C’era una volta un treno che saliva lungo la Val Seriana carico di zinco, piombo e minerali d’argento. Ha lavorato dal milleottocentottantaquattro fino al millenovecentosessantasette, poi il silenzio, e infine una seconda vita: oggi quello stesso sedime si percorre in sella, tra gallerie recuperate e un fiume che non ha mai smesso di scorrere accanto ai binari scomparsi. Il tracciato ufficiale unisce Ranica a Clusone in circa trentadue chilometri, sempre a un passo dal Serio.
Si parte da Ranica, un paesino a due passi da Bergamo dove il parco della Conciliazione fa anche da capolinea del tram leggero che risale l’intera valle. Chi arriva dalla città può caricare la bici sul tram e saltare a piè pari il tratto urbano più trafficato, oppure affrontarlo di petto per allungare un po’ l’avventura. Da Ranica in poi, però, cambia tutto: la pedalata diventa quasi subito pianeggiante, protetta, quasi meditativa.
I primi dieci chilometri, fino ad Albino, sono illuminati per intero, un lusso raro tra le ciclabili italiane che permette di pedalare anche al calar della sera senza pensieri. Il fiume Serio si attraversa più volte, ora su ponti moderni in legno e acciaio, ora su antichi ponti in pietra che un tempo erano troppo stretti per le automobili e per questo sono stati abbandonati, salvo poi ritrovare una seconda giovinezza grazie alle due ruote. Lungo l’argine capita di incrociare conigli selvatici, e con un po’ di fortuna anche qualche ibis.
La storia industriale della valle non si nasconde, anzi si mostra con orgoglio a ogni curva. Alzano Lombardo conserva ciminiere ottocentesche che raccontano un passato produttivo intenso, oggi trasformate in monumenti silenziosi. Poco più avanti, a Cene, un piccolo parco paleontologico custodisce qualcosa di davvero unico: lo scheletro del più antico pterosauro mai ritrovato al mondo, una scoperta che ha fatto il giro delle riviste scientifiche internazionali.
Il finale cambia registro e chiede qualche energia in più alle gambe. Da Ponte Nossa la strada comincia a salire con una pendenza costante del quattro per cento, eredità diretta del vecchio tracciato ferroviario pensato per un treno a vapore, non certo per gli sprint. Gli ultimi cinque chilometri regalano ampi panorami sull’altopiano, fino a Clusone, dove chi ha ancora fiato nelle gambe può proseguire verso Valbondione lungo un secondo tratto ben più impegnativo, che sfiora i novecento metri di quota.











