La Voie Bleue conquista la corona europea: settecento chilometri d’acqua dolce tra Lussemburgo e Lione

Ogni anno la comunità europea del cicloturismo aspetta questo verdetto con la stessa curiosità di chi segue una classifica sportiva. Quest’anno il trofeo è finito in Francia. Alla Fiets en Wandelbeurs di Utrecht, la fiera olandese che riunisce ogni gennaio gli appassionati di turismo lento di tutto il continente, la giuria ha incoronato La Voie Bleue Ciclovia Europea dell’Anno 2026.

Il nome tradisce già l’anima del percorso. Settecento chilometri che nascono al confine con il Lussemburgo e si allungano fino a Lione, inseguendo quasi sempre l’acqua: fiumi, canali, chiuse silenziose. Pedalare accanto a un corso d’acqua significa quasi sempre pedalare in piano, e questo dettaglio, banale solo in apparenza, è probabilmente la vera arma segreta del percorso.

La Voie Bleue non vive isolata. Si innesta nella grande rete dei fiumi europei, la EuroVelo 6, e si intreccia con la ViaRhôna, che scende fino al Mediterraneo inseguendo il corso del Rodano. Tocca anche la Via Romea Francigena, l’antico cammino verso Roma, trasformandosi in un crocevia naturale per chi affronta l’Europa a tappe lunghe, magari in più estati diverse.

Il bello arriva pedalata dopo pedalata, tra vigneti che scendono fino all’argine, cittadine medievali e piccole stazioni dove salire e scendere dal treno con la bici al seguito. Le tappe si allungano o si accorciano a piacere, senza vincoli rigidi, ed è forse proprio questa libertà, insieme alla continuità di un tracciato che non ti costringe mai a smontare o deviare, ad aver convinto la giuria più di ogni altro dettaglio tecnico.

Il premio arriva in un momento delicato, quasi storico, per il cicloturismo europeo. Le istituzioni continentali stanno discutendo se riconoscere ufficialmente le grandi reti ciclabili come vera infrastruttura di trasporto, alla pari di strade e ferrovie, e non più come semplice attrazione per turisti.