Ci sono luoghi che vanno ascoltati prima ancora che guardati. Il Cilento è uno di questi, e la Via Silente lo dimostra a ogni pedalata. Un anello di 600 chilometri, 13.460 metri di dislivello, che si snoda dentro il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, riserva della biosfera Unesco e uno dei polmoni verdi più grandi d’Italia.
È il primo itinerario ciclabile del paese a svilupparsi interamente dentro un’area protetta, e porta scritta nel nome la sua filosofia: qui il silenzio non è vuoto, è una forma di ascolto.
Tutto nasce nel 2014, quando due giovani cilentane, Simona Ridolfi e Carla Passarelli, trasformano l’amore per la propria terra in un progetto concreto e fondano l’omonima associazione il primo dicembre di quell’anno. Il viaggio parte e torna a Castelnuovo Cilento, borgo collinare a un passo dal mare.
Nella frazione di Velina, La Casa Silente accoglie i ciclisti come un rifugio, tra officina, infopoint e letti caldi ad attendere chi arriva stanco. È qui che si ritira la Silentina, il piccolo passaporto del viaggiatore che si riempie di timbri tappa dopo tappa, aprendo le porte a sconti su vitto e alloggio lungo tutto il tragitto.
Dal borgo la strada scende verso Pioppi, minuscolo paese di pescatori che nasconde un tesoro inaspettato: il Museo della Dieta Mediterranea, riconosciuta patrimonio Unesco proprio in queste acque. Per una quarantina di chilometri il mare accompagna la pedalata, sfiorando Acciaroli e Castellabate, poi cede il passo a una salita che segna il vero ingresso nell’anima più selvaggia del Cilento.
Da qui iniziano quasi 400 chilometri nell’entroterra, tra Cicerale, Perdifumo e Mercato Cilento, fino a Trentinara, la terrazza del Cilento, dove oggi una zipline di 1,5 chilometri regala scariche di adrenalina a chi si affaccia sul vuoto della valle.
Il viaggio prosegue tra le gole scavate dal fiume Calore a Felitto e le pendici dei Monti Alburni a Roccadaspide, fino a un incontro che lascia il segno: Roscigno Vecchia, paese fantasma abbandonato agli inizi del Novecento dopo una frana, sospeso nel tempo come una fotografia in bianco e nero.
Si arriva poi a Teggiano, borgo medievale nel cuore del Vallo di Diano, e a Padula, dove la Certosa di San Lorenzo, altro gioiello Unesco, apre i suoi immensi chiostri a chi ha voglia di scendere dalla sella e restare in silenzio qualche minuto.
Le grotte di Castelcivita e Pertosa custodiscono un altro tipo di silenzio, scavato nella roccia calcarea nel corso di millenni. Il fiume Calore scorre limpido tra boschi di faggio, mentre le valli si accendono a tratti del colore delle orchidee selvatiche.
Per chi cerca ancora più fatica, e ancora più vista, due deviazioni facoltative aspettano lungo la strada: i 1.898 metri del Monte Cervati, tetto della Campania, e il Monte Gelbison, con il suo santuario mariano affacciato sul nulla.
Il mare torna a farsi vedere a San Giovanni a Piro e Policastro Bussentino, antica colonia greca, prima del gran finale tra Marina di Camerota e Palinuro, con le sue scogliere bianche che sembrano tagliate col coltello. Il 70% del percorso corre su asfalto, con una sola vera eccezione sterrata proprio nella salita al Cervati, e una media di 35 chilometri al giorno che lascia il tempo di godersi ogni curva senza fretta.
Non stupisce che la Via Silente abbia già conquistato l’Oscar del Cicloturismo a soli due anni dalla nascita, oltre a una menzione speciale per la comunicazione all’IGRAW 2024: un riconoscimento meritato per uno degli itinerari più autentici, e ancora sorprendentemente poco conosciuti, di tutta Italia.











