C’è un fiume che nasce tra le Dolomiti e attraversa quattro paesi prima di perdersi nel Danubio, e c’è una bicicletta che può seguirlo passo dopo passo. È la Ciclabile della Drava, 510 chilometri che intrecciano Italia, Austria, Slovenia e Croazia in un unico racconto fatto di montagne, laghi alpini, città imperiali e pianure sconfinate. Nel 2015 il tratto austriaco ha conquistato le cinque stelle dell’ADFC, il club ciclistico tedesco che premia solo i percorsi più curati e scenografici del continente. Il sito ufficiale del percorso lo divide in sette tappe, pensate per essere vissute in una settimana, un pernottamento dopo l’altro, lasciando che il paesaggio cambi lentamente sotto le ruote.
Tutto comincia a Dobbiaco, con le Tre Cime di Lavaredo che vegliano sulla partenza. La prima tappa, 48,5 chilometri fino a Lienz, scende dolcemente lungo la Val Pusteria, sfiora San Candido e supera il confine austriaco dopo appena tredici chilometri di pedalata. È un inizio quasi regalato, con soli 50 metri di dislivello in salita, pensato apposta per lasciare che gambe e cuore prendano il ritmo giusto. Famiglie e ciclisti alle prime armi trovano qui il loro terreno ideale.
Da Lienz la strada si allunga per 76 chilometri fino a Spittal an der Drau, sempre in perfetta pianura. Chi ha tempo può fermarsi al parco archeologico di Aguntum, unica testimonianza romana rimasta nel Tirolo orientale, prima che la pista disegni un’ampia curva verso Sachsenburg tra boschi silenziosi e campi coltivati. Spittal accoglie i ciclisti con l’eleganza rinascimentale dello Schloss Porcia, un buon motivo per rallentare il passo.
La terza tappa è un dono agli stanchi: appena 40,5 chilometri fino a Villach, i più brevi e facili dell’intero viaggio. Si passa accanto agli scavi paleocristiani di Molzbichl, con il profilo del Dobratsch che domina l’orizzonte, prima di entrare in una città vivace, fatta di terme, locali e vita all’aperto. Villach è la sosta perfetta per riprendere fiato prima che il percorso torni a farsi impegnativo.
Da Villach a Ferlach si contano 52 chilometri, e il paesaggio cambia pelle. La ciclabile entra nella valle Rosental, custodita da tre laghi, il Faaker See, il Wörthersee e il Silbersee, e sfiora castelli che sembrano usciti da una fiaba, come quelli di Wernberg, Ebenau e Rosegg. Con quasi 200 metri di dislivello, la tappa si chiude a Ferlach, storica città degli armaioli, ai piedi delle Caravanche.
La quinta tappa, 70 chilometri fino a Lavamünd, attraversa la valle Jauntal, cuore della minoranza slovena in Carinzia, tra villaggi silenziosi e boschi fitti. Il ponte ferroviario di Ruden, sospeso a 96 metri d’altezza, e la passerella pedonale di Santa Lucia regalano due momenti di puro brivido lungo il tragitto. I 450 metri di dislivello si concentrano soprattutto nella seconda metà, quando la valle comincia a stringersi.
Poi arriva la tappa che mette davvero alla prova le gambe: da Lavamünd a Maribor, 80 chilometri e oltre 1.000 metri di salita, proprio nel momento in cui il percorso lascia l’Austria per entrare in Slovenia. Il Parco Naturale di Pohorje accompagna la salita, mentre la centrale idroelettrica di Fala, la più antica costruita sul fiume in questa parte d’Europa, racconta un secolo di storia industriale. Maribor, seconda città slovena e capitale europea della cultura nel 2012, è la ricompensa perfetta a fine giornata.
L’ultima tappa concede infine una discesa dolce verso il traguardo: 87 chilometri quasi interamente pianeggianti, attraverso la grande pianura della Pannonia. Si passa da Ptuj, la città più antica di tutta la Slovenia, stretta attorno al suo castello medievale, prima di varcare il confine croato. Il viaggio si chiude a Varaždin, città barocca soprannominata la piccola Vienna, con appena 50 metri di dislivello a separare i ciclisti dal traguardo finale.
Lungo tutto il percorso, la segnaletica cambia colore insieme ai confini: verde in Austria, rossa in Slovenia, blu in Croazia, come un filo che non si spezza mai. Due terzi del tracciato corrono su asfalto, il resto su un fondo naturale sempre ben battuto e scorrevole. Da maggio a ottobre il clima regala le condizioni migliori, mentre una gravel o una trekking bike restano le compagne di viaggio più versatili per affrontare senza pensieri ogni tipo di terreno. In fondo, pedalare lungo la Drava significa lasciarsi guidare da un fiume che ha visto nascere e morire imperi, e che oggi accompagna solo il rumore leggero delle ruote sull’asfalto.











