Ottantotto chilometri su una ferrovia che non c’è più: la provincia di Foggia è la prima a consegnare un tratto della Ciclovia Adriatica

Nessuno, in Italia, ci era ancora riuscito. La Provincia di Foggia ha aperto ufficialmente ottantotto chilometri della Ciclovia Adriatica, diventando il primo territorio del paese a completare e rendere percorribile un tratto dell’infrastruttura che dovrà collegare Venezia a Santa Maria di Leuca. Il presidente della Provincia, Giuseppe Nobiletti, lo ha rivendicato senza giri di parole: siamo i primi.

I numeri raccontano un’opera consistente. Ventiquattro milioni di euro investiti, fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, e i tempi previsti rispettati, un dettaglio che nel panorama delle grandi opere italiane vale quasi quanto il risultato finale. Il grosso del lavoro è consistito nel recuperare un vecchio tracciato ferroviario abbandonato, restituendolo a chi si muove a piedi o in bicicletta dopo anni di degrado.

Chi conosce le ciclabili europee ricavate da vecchie ferrovie sa già perché questa scelta funziona. Un tracciato ferroviario regala pendenze dolcissime, curve ampie e un fondo regolare, caratteristiche pensate un secolo fa per i treni e oggi perfette per chi pedala con le borse o accompagna un bambino. È lo stesso principio che ha trasformato l’Irlanda occidentale e la Spagna in destinazioni cicloturistiche di riferimento, partendo da binari che nessuno voleva più.

I lavori, però, non si fermano qui. La Provincia ha annunciato che il cantiere proseguirà lungo un ulteriore tratto, finanziato attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027. Per questa parte di Puglia, ricca di paesaggi e borghi che raramente compaiono nelle guide turistiche, la scommessa è chiara: usare la bicicletta per portare visitatori dove il mare da solo non li ha mai attirati.