Due regioni che sulla carta geografica non potrebbero essere più distanti si incontrano stasera a Mont Fleury, e il tramite è una bicicletta. Alle ore ventuno, dentro la festa dei santi Giorgio e Giacomo, appuntamento carico di significato per la comunità valdostana di origine calabrese, la sezione locale della Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta presenta la guida dedicata alla Ciclovia dei Parchi della Calabria, uscita quest’anno per Terre di Mezzo Editore.
L’autore è Denis Falconieri, penna aostana abituata a scrivere guide regionali per Lonely Planet e a raccontare l’outdoor in televisione per la Rai valdostana. Il fatto che sia lui, cresciuto tra le vette alpine, a firmare il racconto dell’Appennino calabrese dice qualcosa di preciso sul cicloturismo: sa mettere in comunicazione mondi lontanissimi, tenuti insieme solo dalla stessa lentezza con cui si sceglie di attraversarli.
Non parliamo di un itinerario qualunque. La Ciclovia dei Parchi della Calabria è entrata da poco nella rete EuroVelo 7, la lunga arteria ciclabile che collega Capo Nord a Malta lungo tutto il continente, un ingresso che porta il sud Italia dentro un circuito battuto ogni anno da migliaia di cicloturisti stranieri. Per una regione rimasta a lungo fuori dalle rotte più celebrate, è un cambio di status tutt’altro che marginale.
La presentazione di stasera, in fondo, è più di un evento editoriale. È il punto in cui due identità che raramente si incrociano, la montagna alpina e l’Appennino del sud, finiscono per parlarsi attraverso la stessa idea di viaggio: pedalare piano, senza fretta di arrivare, in qualunque angolo d’Italia ci si trovi.











