L’altezza della sella che quasi nessuno regola bene, e che decide se pedalare fa bene o fa male

Nessuno controlla mai davvero l’altezza della sella. Si sale in bici, si pedala, e se qualcosa non va si dà la colpa alle gambe, mai al centimetro sbagliato sotto di sé. Eppure è proprio quella misura, spesso lasciata al caso, a decidere se ginocchia e anche resteranno protette o finiranno per pagare un conto salato dopo centinaia di chilometri. La buona notizia è che sistemarla richiede cinque minuti, non un centro di biomeccanica.

Si parte dal cavallo, la distanza tra pavimento e inguine. In piedi, scalzi, contro un muro, si stringe un libro tenuto perfettamente orizzontale, come per simulare il momento in cui ci si siede in sella, e si misura quanto dista dal pavimento al bordo superiore del libro. Serve solo una mano d’aiuto e un metro a nastro.

Con quel numero si può usare il metodo più diffuso tra meccanici e bike fitter, conosciuto come metodo LeMond o Hinault a seconda della fonte. Si moltiplica la lunghezza del cavallo per zero virgola ottantatré, oppure per ottantotto virgola tre, e il risultato indica l’altezza ideale della sella, misurata dal centro del movimento centrale fino alla parte superiore, lungo l’asse del reggisella. Un cavallo di ottantatré centimetri suggerisce così una sella intorno ai settantatré.

Il numero però resta teoria finché non passa al banco di prova della strada. Il metodo del tallone serve esattamente a questo: appoggiando il tallone sul pedale nel punto più basso della pedalata, la gamba deve distendersi del tutto, senza forzature né un bacino che oscilla per rincorrere il pedale. Spostando poi il piede nella normale posizione di spinta, il ginocchio deve mantenere una flessione di circa trenta gradi, né rigido come un compasso aperto, né piegato come in una mezza accovacciata.

Sbagliare in un senso o nell’altro costa caro, ma in modi diversi. Troppo bassa, la sella costringe le ginocchia a piegarsi oltre misura, scaricando lo stress su legamenti e muscoli che non dovrebbero lavorare così tanto. Troppo alta, obbliga il bacino a un’oscillazione continua, inseguendo un fondo corsa che di fatto non esiste mai davvero. Chi pedala con pedali flat dovrebbe infine abbassare il valore calcolato di circa un centimetro rispetto a chi usa attacchi a sgancio rapido, per via dello spessore diverso della suola. Un dettaglio minimo, ma da appuntarsi da qualche parte, per non doverlo reinventare da zero a ogni cambio di bicicletta.