Da San Paolo a Kathmandu, tre progetti dimostrano come la bicicletta possa cambiare i quartieri più fragili del mondo

C’è un premio da centomila dollari che a Rimini, durante Velo-city 2026, ha raccontato una storia diversa dal solito. Non parla di ciclovie turistiche né di record di presenze, ma di quartieri difficili, di donne e bambini, di comunità che si riprendono le proprie strade un pedale alla volta. La Healthy Cycling Challenge, lanciata nell’aprile del 2025 dall’iniziativa Cities for Better Health di Novo Nordisk insieme all’European Cyclists’ Federation, ha premiato tre progetti in Brasile, Perù e Nepal, ciascuno finanziato con centomila dollari.

A San Paolo il progetto Pedalando Juntas dell’Instituto Caminhabilidade ha portato dieci biciclette condivise in ciascuno dei quartieri di Jardim Panorama e Jardim Ibirapuera, gestite direttamente dagli abitanti, non da un operatore esterno. Le prime settimane hanno spiazzato anche chi lo aveva ideato: le donne rappresentano oltre la metà degli utenti, e il gruppo più numeroso è quello di bambini e ragazzi tra zero e diciassette anni. Un dato che rovescia un pregiudizio diffuso: non mancava l’interesse per gli spazi pubblici, mancavano semplicemente le biciclette.

In Perù il progetto Pedalea Seguro, promosso dalla Società Peruviana per il Diritto Ambientale, corre su tre binari diversi: la capitale Lima e le due città intermedie di Tacna e Trujillo. Il lavoro mescola strumenti digitali di pianificazione territoriale, analisi legali sulla sicurezza ciclabile e interventi di urbanistica tattica, con oltre trecento metri quadrati di murales dedicati ai ciclisti e sette pedalate comunitarie già realizzate. A Trujillo, la Giornata Mondiale della Bicicletta ha portato in strada oltre duecento partecipanti, mentre il duemilaventisei, anno elettorale in Perù, trasforma il progetto in una testimonianza concreta a favore di politiche nazionali più solide sulla mobilità ciclabile urbana.

In Nepal, a Bharatpur, il progetto Pedal Paathshala della Cycle City Network Nepal ha costruito qualcosa di semplice e geniale insieme: una vera biblioteca di biciclette. Cento mezzi e relativi kit di manutenzione distribuiti in dieci scuole diverse. A maggio, un programma di formazione durato sette giorni ha coinvolto venti donne e dieci insegnanti, che dopo cinquanta ore di corso e due settimane di lavoro sul territorio si sono diplomati proprio nella Giornata Mondiale della Bicicletta, pronti a guidare i club ciclistici scolastici delle rispettive comunità.

Otto mesi dopo la presentazione ufficiale, i tre progetti hanno mostrato a Rimini quanto siano già passati dalla teoria alla pratica quotidiana. Il filo che li unisce non è la geografia, ma un’idea semplice, quasi disarmante nella sua chiarezza: cambiare davvero un quartiere si può, e spesso basta cominciare da una bicicletta.