Mentre la costa croata continua a macinare record su record, Zagabria decide di guardare altrove. L’Ente Nazionale Croato per il Turismo ha assegnato contratti per un valore complessivo di 8,6 milioni di euro a enti turistici regionali e locali, per finanziare progetti di sviluppo nelle aree meno battute e nelle destinazioni continentali del paese durante il 2026.
I numeri raccontano una strategia capillare, non un gesto simbolico. Il finanziamento, erogato attraverso il Fondo per il Turismo delle Aree Sottosviluppate e del Continente, sosterrà duecentosettantaquattro progetti diversi, quarantacinque a respiro regionale e duecentoventinove locali. Sono cifre pensate per raggiungere anche il comune più piccolo, quello che nessuna guida turistica dedicata all’Adriatico ha mai preso in considerazione.
Il messaggio politico che accompagna l’annuncio è tutt’altro che vago. Rafforzare in modo sistematico lo sviluppo turistico delle aree continentali e meno sviluppate della Croazia, con l’obiettivo dichiarato di costruire prodotti turistici di qualità, sostenibili e vivi tutto l’anno, non solo nei mesi caldi in cui la costa esplode di visitatori. Tra gli strumenti messi in campo dalla strategia nazionale figurano investimenti su percorsi ciclabili, restauro del patrimonio storico e turismo legato ai parchi naturali.
La logica di fondo non è nuova, ma qui viene applicata con decisione: spostare i flussi turistici lontano dalla costa e dai mesi di punta, alleggerendo la pressione su Dubrovnik e Spalato mentre si costruisce un’alternativa credibile nell’entroterra. Regioni come la Slavonia, storicamente ai margini della geografia turistica croata, puntano proprio su turismo attivo, rurale e culturale, con il cicloturismo tra le carte più forti da giocare per attrarre chi vuole conoscere una Croazia che, fuori dall’Adriatico, resta ancora quasi tutta da scoprire.











