Ci sono cammini che esistono da così tanto tempo da sembrare parte del paesaggio stesso. La Trasversale Sicula è uno di questi: quattromila anni di storia racchiusi in un’unica traccia che taglia l’isola da costa a costa, dall’antica città fenicia di Mozia fino a Kamarina, sullo Ionio. Per secoli è stata riservata a chi cammina. Solo da pochissimo si è aperta anche a chi preferisce affrontarla in sella, su gravel o mountain bike.
Tutto comincia nel settembre del duemilaventitré, quando tre appassionati si chiedono se un percorso pensato per i piedi possa funzionare anche a due ruote. Non è una domanda banale: significa cercare varianti, testare fondi, capire dove l’antico tracciato regge e dove invece va reinventato. Il lavoro sul campo dura mesi, tra sopralluoghi e correzioni continue, finché tra la fine di giugno e l’inizio di luglio del duemilaventiquattro arriva il primo viaggio pilota, da Marsala a Scoglitti, sei giorni attraverso una Sicilia che raramente finisce nelle guide turistiche.
Il viaggio si apre tra le saline di Marsala e Trapani, dove i mulini a vento girano ancora accanto a cumuli di sale raccolto a mano, come si fa da secoli. Da lì la strada abbandona la costa e si tuffa nell’entroterra, tra colline di grano dorato e vigneti che cambiano colore a ogni stagione. È un paesaggio che sorprende chi si aspetta solo mare: necropoli antichissime e resti archeologici spuntano lungo il tragitto, testimonianze silenziose di fenici, greci e romani che qui si sono succeduti, lasciando ciascuno la propria impronta.
Proseguendo verso l’entroterra ennese il ritmo del viaggio cambia ancora, tra borghi arroccati su speroni di roccia e masserie che raccontano un’economia agricola mai davvero scomparsa. Poi la discesa verso la costa meridionale, fino a Kamarina, antica colonia greca vicino Scoglitti. L’arrivo chiude il cerchio quasi come una frase compiuta: da una città fenicia a una città greca, attraversando l’anima più autentica e meno fotografata della Sicilia.
Oggi chi affronta il percorso lo fa quasi sempre da solo, seguendo le tracce GPS messe a disposizione da chi lo ha ideato. È un itinerario giovane, ancora in evoluzione, che si aggiusta viaggio dopo viaggio grazie a chi lo percorre e racconta cosa ha trovato. Ma è già capace di offrire qualcosa che in Sicilia resta raro: un vero percorso cicloturistico, lontano dalle spiagge affollate e dai luoghi che tutti hanno già visto.











