Il Grand Tour Costa degli Etruschi: trecentoquarantasette chilometri tra mare e colline toscane

Ci sono percorsi che si affrontano tutti d’un fiato, e percorsi che invece si assaggiano un pezzo alla volta, come un libro da riprendere in mano quando capita. Il Grand Tour Costa degli Etruschi appartiene decisamente alla seconda categoria. Trecentoquarantasette chilometri da Rosignano Marittimo a Piombino, costruiti non come una linea ma come sei macro anelli intrecciati attorno a Castagneto Carducci, pronti a essere combinati secondo il tempo e le gambe a disposizione.

Il bello di questa struttura è la libertà che regala. Alcuni anelli si esauriscono in un paio d’ore, con appena trecento metri di dislivello, alla portata di chiunque abbia voglia di pedalare senza troppi pensieri. Altri chiedono più di cinque ore in sella e novecento metri di dislivello, con tratti dove serve scendere dalla bici e spingerla a mano. Tra questi due estremi c’è spazio per ogni tipo di cicloturista, dal principiante della domenica al gravel rider più allenato.

Il tracciato non nasce dal nulla: recupera e ricuce strade a bassa percorrenza e sterrati esistenti, messi in sicurezza appena a marzo di quest’anno grazie ai fondi del progetto Green Community Costa degli Etruschi. Il risultato è una rete che dialoga con cammini già storici, la Via Francigena, l’antica Via Etrusca, il Cammino dei Tirreni e la Ciclopista Tirrenica, come se il territorio avesse semplicemente aspettato qualcuno capace di unire i puntini. Sedici borghi medievali scandiscono il viaggio, mentre la macchia mediterranea si apre a tratti su scorci di mare che arrivano quasi per sorpresa.

Il catalogo di paesaggi che si attraversa è quasi disorientante per varietà. A nord si incontrano il Parco dei Monti Livornesi, il Lago di Santa Luce, la Macchia della Magona e il Tombolo di Cecina. Scendendo verso sud, i boschi demaniali di Sassetta, il Parco Costiero di Rimigliano e il promontorio di Piombino Populonia raccontano un’altra Toscana, più selvatica e meno fotografata. E poi le soste che restano impresse: i vigneti di Bolgheri, il Golfo di Baratti, le terme di Venturina e Sassetta, dove le gambe chiedono finalmente una tregua.

Il vero cuore pulsante del percorso, però, sono cinque piccole oasi che non c’entrano nulla con i chilometri o il dislivello. Ai Laghetti della Tufaia di Campiglia Marittima, nella Pineta del Seggio di Castagneto Carducci, nel Giardino Scornabecchi di Riparbella e negli altri due angoli del progetto Il Senso del Silenzio, negli ultimi mesi si sono già tenute meditazioni all’aperto, trekking notturni e piccole performance artistiche. Come se qualcuno avesse deciso che, ogni tanto, anche il cicloturismo ha bisogno di fermarsi del tutto.

A tenere insieme questo mosaico ci pensano undici stazioni ferroviarie, da Castagneto Carducci fino a Piombino, pensate per chi vuole spezzare il viaggio in più weekend nel corso dell’anno. Lungo la strada, cartelli narranti con QR code raccontano la storia del luogo a chi si ferma a leggerli, mentre il classico segnale marrone con la bicicletta stilizzata accompagna ogni curva, ricordando che qui, anche chi guida un’auto, sta attraversando una via verde.