C’è un tratto di Sardegna occidentale che fino a poco tempo fa non esisteva, almeno non su una mappa cicloturistica. Oggi ha un nome che suona quasi come una leggenda, Shardana, e una misura precisa: centodue chilometri tra Bosa e Cabras. Sono bastati per portarsi a casa la Menzione Speciale della Stampa al Green Road Award duemilaventisei, l’Oscar italiano del cicloturismo.
Dietro questo percorso si nasconde un progetto molto più grande, quasi spericolato. Shardana Bikeventure è infatti anche il nome del più grande evento di bikepacking non supportato dell’isola, capace di radunare centosettanta corridori arrivati da ogni continente su un anello monstre di milletrentotto chilometri, partenza e ritorno a Olbia. Sessantacinque su cento venivano da fuori Italia. Un numero che da solo racconta quanto la Sardegna sia diventata una calamita per chi pedala guardando oltre confine.
Il tratto premiato, però, non chiede sacrifici estremi: parla a chi ha meno giorni, o semplicemente vuole assaggiare senza strafare. Da Bosa, dove il centro storico colorato si specchia nel fiume Temo come in uno specchio d’acqua ferma, la strada scivola verso la costa occidentale, ancora estranea alle rotte più battute dell’isola. Scogliere, macchia mediterranea, e un silenzio interrotto solo dal mare che risponde ai pedali.
Ad aspettare a Cabras c’è qualcosa che pochi altri luoghi al mondo possono offrire. I Giganti di Mont’e Prama, le statue di pietra più antiche del Mediterraneo, sono riemersi dal terreno solo pochi decenni fa, riscrivendo intere pagine della storia nuragica. Lungo la strada altri siti archeologici minori spuntano come promemoria di un territorio che l’uomo non ha mai davvero abbandonato.
La parte più bella? Non serve nessuna iscrizione, nessun pettorale. Il percorso resta aperto tutto l’anno, a piedi o in bicicletta, pronto ad accogliere chiunque decida, una mattina qualsiasi, di puntare la ruota anteriore verso Cabras e lasciarsi sorprendere.











