Ci sono luoghi che sembrano scherzi di natura più che paesaggi veri. Castelmezzano e Pietrapertosa, visti da lontano per la prima volta, fanno esattamente questo effetto: due paesi incastrati tra guglie di arenaria che paiono cresciute dal terreno per capriccio, non per geologia. Sono le Dolomiti Lucane, cuore pulsante del Parco Regionale Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane, e da qualche anno si possono raggiungere anche pedalando, su una rete di itinerari pensata apposta per non tradire l’emozione di quella prima occhiata.
Il viaggio più iconico comincia a Castelmezzano, che da solo basta a giustificare il titolo di uno dei borghi più belli d’Italia. Otto chilometri di percorso misto lo separano da Pietrapertosa, l’altro protagonista della zona, arroccato su uno sperone di roccia e sorvegliato dai resti di un castello di origine saracena. I due paesi si guardano da sponde opposte di una gola scavata nell’arenaria, e non stupisce che proprio qui corra il celebre Volo dell’Angelo: un cavo d’acciaio lungo un chilometro e mezzo su cui si vola tra le due vette a quasi centoventi chilometri orari, per chi preferisce l’adrenalina ai pedali, anche solo per un giorno.
Chi resta in sella ha due strade tra cui scegliere. L’anello più semplice misura ventisei chilometri, ottocento metri di dislivello, un tetto a millecentottantatré metri, tutto su asfalto: abbordabile, ma tutt’altro che banale. Il giro più duro alza la posta a ventotto chilometri e oltre milleduecento metri di dislivello, con pendenze mai impossibili ma saliscendi continui che tengono le gambe sempre all’erta, senza un attimo di tregua vera.
Da Pietrapertosa la strada racconta due storie diverse a seconda di dove si punta la ruota. Tornando verso Castelmezzano si chiude un anello di quindici chilometri e mezzo, per un totale di venticinque chilometri di difficoltà medio facile, quasi una tregua dopo la salita. Puntando invece verso Accettura, diciannove chilometri più in là, si attraversano boschi fitti di querce e faggi e si supera il valico di Montepiano, a millecinquanta metri di quota. Vale la pena arrivarci anche per un motivo che con la bicicletta non c’entra nulla: ogni Pentecoste, Accettura celebra il Maggio, un rito arboreo antichissimo che unisce simbolicamente un faggio e un agrifoglio, come un matrimonio tra la terra e il cielo.
Per chi vuole spingersi oltre, esiste un grande anello che lega Accettura, Pietrapertosa e Castelmezzano in un unico circuito da sessanta a ottanta chilometri, con oltre duemila metri di dislivello complessivo, percorribile da aprile a novembre. È un itinerario pensato per chi ha già gambe allenate, tra salite serie, altipiani sospesi e boschi che si aprono all’improvviso su panorami impossibili. Da queste parti lo chiamano, senza troppa modestia, un manipolo di giganti emersi dal mare. Dopo averlo pedalato, è difficile dargli torto.











