L’Elberadweg torna sul trono: la ciclabile più amata di Germania riconquista il primo posto dopo cinque anni d’attesa

Cinque anni sono un’eternità, quando si tratta di riconquistare un titolo. Eppure l’Elberadweg li ha aspettati senza fretta, pedalata dopo pedalata, prima di tornare in cima al sondaggio dell’ADFC, il club ciclistico tedesco che ogni anno misura cosa ama davvero chi pedala in Germania. Il verdetto è arrivato all’ITB di Berlino, davanti a circa diciassettemilatrecento partecipanti: primo posto, di nuovo.

Il tracciato tedesco misura circa milletrecento chilometri, ai quali si aggiungono altri quattrocentosessanta in Repubblica Ceca, dove il fiume porta ancora il nome originale di Labe. Si può partire da Cuxhaven, dove l’Elba si consegna al Mare del Nord, oppure da Praga, seguendo prima la Moldava fino a Mělník, dove le due acque si incontrano e diventano una sola strada da pedalare.

Chi risale il fiume verso sud, direzione consigliata perché il vento prevalente spinge quasi sempre alle spalle, trova un ritmo di tappe quasi perfetto. Da Amburgo a Hitzacker corrono novanta chilometri completamente piatti, tra prati verdissimi e villaggi silenziosi affacciati sull’argine. Altri ottanta chilometri portano da Hitzacker a Wittenberge, attraversando più volte il corso del fiume prima di Havelberg, cinta da canali e dominata dal suo duomo imponente. Più a sud si incontrano Tangermünde e Magdeburgo, che quest’anno festeggia milleduecento anni di storia con l’aria di chi non li dimostra affatto.

Poi arriva il tratto che tutti aspettano, quello sassone: centottanta chilometri che gli esperti considerano la parte più densa di bellezza dell’intero percorso, da vivere con calma in almeno cinque giorni. Qui c’è Wittenberg, dove Martin Lutero inchiodò le sue tesi nel millecinquecentodiciassette cambiando la storia europea con un martello e qualche chiodo. C’è Meissen, che nel mondo intero significa porcellana. E infine Dresda, la Firenze sull’Elba, con la sua Svizzera Sassone di scogliere d’arenaria e vigneti a terrazza che sembrano dipinti più che coltivati. Chi preferisce affidarsi a un operatore specializzato può percorrere il tratto Dresda-Wittenberg, circa duecentoventi chilometri in sette giorni, bagagli trasportati compresi.

Il duemilaventisei non porta solo un premio, ma anche novità concrete da toccare con mano. Entro l’estate aprirà il primo accesso ufficiale in bicicletta alla Fortezza di Königstein, quasi dieci ettari di bastioni mai espugnati sospesi sull’Elba, finora quasi appannaggio esclusivo di gravel e mountain bike. In autunno partirà BorderLess Trails, un progetto che unisce due comuni tedeschi e uno ceco, pensato per chi ama sporcarsi le ruote fuori asfalto. E chi organizza il viaggio quest’anno trova anche uno strumento nuovo di zecca: il Manuale Elberadweg 2026, ventuno mappe dettagliate, strutture bike-friendly certificate, informazioni su traghetti, ponti e officine, stazioni di ricarica per le e-bike e persino un passaporto da timbrare tappa dopo tappa, come un piccolo diario di viaggio che si costruisce da solo, pedalata dopo pedalata.