C’è un numero, dentro il rapporto nazionale Viaggiare con la bici 2026, che da solo racconta un cambiamento epocale per il cicloturismo italiano. I turisti della Generazione Z rappresentano oggi il diciassette virgola tre per cento del pubblico che sceglie la bicicletta per viaggiare, contro il nove virgola tre per cento di appena un anno fa. Un raddoppio quasi completo in dodici mesi, che il Friuli Venezia Giulia osserva con particolare interesse, forte di una rete di ciclovie che negli ultimi anni ha saputo farsi notare ben oltre i confini regionali.
Dietro l’entusiasmo dei titoli si nascondono numeri più minuti, ma altrettanto rivelatori. Chi pedala lungo le ciclovie spende in media ventidue euro al giorno nei ristoranti, dieci euro in prodotti tipici locali, e circa diciassette euro per servizi termali e wellness. Non sono cifre enormi prese singolarmente, ma sommate raccontano un turista capace di lasciare sul territorio un indotto ben più ricco del semplice pernottamento in albergo.
C’è poi un dettaglio che colpisce per la sua semplicità disarmante: uomini e donne sono ormai alla pari tra chi sceglie il cicloturismo, e la maggioranza pedala in coppia o con amici. L’immagine del ciclista solitario, chino sul manubrio a inseguire chilometri in silenzio, sembra ormai un ricordo di un’altra epoca: oggi la bicicletta è diventata soprattutto un’esperienza da condividere.
Tra le attività più praticate durante questi viaggi spiccano le visite ai centri storici, le tappe verso il mare o i laghi, e naturalmente le soste enogastronomiche lungo il tragitto. Il Friuli Venezia Giulia, che può contare anche sulla ciclovia Alpe Adria in arrivo fino a Grado, sembra intercettare questa domanda con crescente efficacia, trasformando il cicloturismo in una leva concreta per portare visitatori sul territorio anche fuori dai soli mesi caldi dell’estate.











