I Monti Rodopi: la Bulgaria segreta che pochi cicloturisti hanno mai pedalato

C’è una Bulgaria che le guide di viaggio dimenticano quasi sempre, nascosta nel sud del paese, a un passo dal confine greco. Sono i Monti Rodopi, il cuore più profondo e misterioso di una nazione che il grande pubblico conosce solo per il Danubio, la sua faccia più aperta e raccontata. Qui la bicicletta smette di essere un mezzo e diventa uno strumento di esplorazione lenta, tra foreste fitte, gole di roccia e villaggi che sembrano essersi fermati a metà del secolo scorso.

Il viaggio parte spesso da Plovdiv, una delle città più antiche d’Europa, da dove la strada comincia a salire senza fretta verso l’interno della catena montuosa. Quota dopo quota, l’aria si fa più fresca e il paesaggio cambia pelle davanti agli occhi: case di pietra, minareti che spuntano tra i tetti, strade che si avvitano seguendo ogni piega del terreno. Il traffico è quasi un ricordo, ma i saliscendi non danno tregua, e le pendenze, a tratti, mettono a dura prova anche le gambe più allenate.

Uno dei momenti più intensi arriva seguendo il fiume Vacha, tra villaggi dell’etnia pomacca dove capita ancora, all’improvviso, di sentire la voce di un muezzin risuonare nel folto del bosco. Shiroka Laka, borgo secentesco di poco più di cinquecento anime, custodisce case tradizionali e un ponte a dorso di mulo proprio lungo il tracciato dell’EuroVelo 13, oltre a un carnevale locale chiamato kukeri che sembra uscito da un altro tempo. Questa stessa terra fu per decenni la frontiera fisica della Cortina di Ferro, un dettaglio che aggiunge un peso storico a ogni chilometro pedalato.

Chi affronta un tour organizzato di più giorni macina in media tra i quaranta e i settanta chilometri quotidiani, toccando quote che nei tratti più alti sfiorano i duemila metri. Non tutto l’asfalto è perfetto, e alcuni tratti restano sterrati, ma la qualità del fondo resta generalmente buona. È un viaggio che non promette comfort, promette autenticità, in una delle regioni balcaniche dove il cicloturismo muove ancora i primi passi timidi.