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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 ora, 12 minuti fa
Langhe in bicicletta: viaggio nel cuore collinare del Piemonte dove il tempo pedala piano
C’è un Piemonte che non ha fretta. Un Piemonte che si lascia attraversare in silenzio, curva dopo curva, tra colline pettinate dai filari e borghi che sembrano messi lì apposta per farti rallentare. È il Piemonte delle Langhe, oggi patrimonio UNESCO, e uno dei territori più riusciti d’Italia per chi ama il cicloturismo fatto di fatica giusta, bellezza continua e soste memorabili. Il nostro itinerario parte da Alba, capitale morale di queste colline, città elegante e operosa, profumata di tartufo e di vini importanti. Da qui si prende quota quasi subito, lasciandosi alle spalle il traffico e infilando strade secondarie che sembrano disegnate per le biciclette. La prima regola è semplice: non avere fretta. La seconda: guardarsi intorno. La salita verso Barbaresco è un manifesto del territorio. Pochi chilometri, ma già sufficienti per capire che qui la bicicletta non è solo un mezzo, è una chiave d’accesso. I vigneti si aprono come quinte teatrali, il Tanaro resta sotto, e la torre medievale domina un mare verde ordinato e geometrico. Il Barbaresco non è solo un vino: è un paesaggio che si beve con gli occhi. Si prosegue in direzione Neive e Treiso, su un continuo saliscendi che non concede lunghi respiri ma regala panorami senza interruzioni. È una pedalata “onesta”: mai impossibile, mai banale. Le strade sono strette, poco trafficate, spesso bordate da noccioleti e vigne. Qui il cicloturismo non è un’invasione: è una presenza naturale, integrata. Dopo le colline del Barbaresco si entra nel regno del Barolo. La discesa verso La Morra è uno dei punti più spettacolari del percorso: un balcone naturale sulle Langhe, dove fermarsi è obbligatorio, più che consigliato. Da quassù lo sguardo spazia fino alle Alpi nelle giornate limpide, e si capisce perché queste colline siano diventate un simbolo del Piemonte nel mondo. Il passaggio da Barolo è quasi un rito laico. Il castello, l’enoteca regionale, le cantine storiche: tutto parla di una cultura contadina diventata eccellenza globale senza perdere l’anima. Si riparte verso Monforte d’Alba e poi Serralunga, forse il tratto più “ciclistico” del giro: salite regolari, pendenze mai violente ma costanti, ritmo da trovare e mantenere. Qui la fatica si fa sentire, ma è una fatica che ha senso. Ogni curva apre una prospettiva nuova, ogni crinale è un invito a fermarsi. Non è un percorso da cronometro: è un percorso da memoria. Il rientro verso Alba chiude un anello di circa 80 chilometri, con un dislivello che sfiora i 1.500 metri, adatto a cicloturisti allenati o a chi usa una bici elettrica senza vergogna: perché le Langhe vanno vissute, non subite. Questo è un Piemonte che non urla, non stupisce con effetti speciali. Convince. Conquista. Resta. È un territorio che in bicicletta si capisce meglio, perché il ritmo giusto è quello umano, e perché certe bellezze hanno bisogno di tempo per entrare davvero dentro. E quando torni ad Alba, magari con le gambe stanche e la testa piena, capisci che non hai solo fatto un giro in bici. Hai attraversato un paesaggio che ti ha accompag Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 giorno, 2 ore fa
Danimarca in bicicletta: lungo la rotta del Baltico, dove il vento racconta storie
Pedalare in Danimarca non è solo un viaggio. È un’immersione in un’idea di mobilità, di paesaggio e di tempo che altrove sembra ormai dimenticata. L’itinerario che segue la costa orientale dello Jutland e attraversa le isole fino a Copenaghen è una delle esperienze cicloturistiche più complete d’Europa: sicura, accessibile, sorprendentemente varia. Il percorso si snoda lungo tratti della National Cycle Route 5, conosciuta anche come la “Rotta del Baltico”. Qui la bicicletta non è un’eccezione: è parte integrante della vita quotidiana. Le piste ciclabili sono ovunque, perfettamente segnalate, separate dal traffico e curate con una precisione quasi chirurgica. Si parte idealmente da Aarhus, seconda città del Paese e vivace centro culturale. Dopo pochi chilometri il paesaggio cambia volto: campi coltivati, fattorie isolate, piccoli porti dove le barche sembrano aspettare sempre qualcuno. Il mare è una presenza costante, a volte distante, a volte così vicino che sembra di poterlo toccare con una mano. La Danimarca è un Paese gentile anche con le gambe. Le salite sono rare, le distanze psicologicamente brevi, ma attenzione al vero avversario del ciclista: il vento. Quando soffia contro, trasforma anche il più pianeggiante dei tratti in una piccola prova di carattere. Quando invece spinge alle spalle, regala chilometri che scorrono via leggeri, quasi senza accorgersene. Lungo il percorso si attraversano cittadine come Kolding, con il suo castello medievale affacciato sul fiordo, e Odense, patria di Hans Christian Andersen, dove le case colorate sembrano uscite da una fiaba. Ogni sosta è un invito a rallentare: un caffè in un porto, una panetteria di paese, una panchina davanti al mare. Il passaggio sulle isole, grazie ai ponti ciclabili e ai traghetti, è uno dei momenti più suggestivi del viaggio. Qui la dimensione del “viaggio lento” diventa quasi filosofica: si pedala, si aspetta, si osserva. E intanto il Baltico cambia colore con la luce del giorno. L’arrivo a Copenaghen è un piccolo trionfo urbano. La capitale danese accoglie i ciclisti come vecchi amici: semafori sincronizzati per la velocità delle biciclette, corsie larghe, parcheggi ovunque. Dopo centinaia di chilometri immersi nella natura, ci si ritrova in una metropoli che ha scelto la bicicletta come simbolo del proprio futuro. Questo itinerario non è solo un percorso geografico. È una lezione di equilibrio tra uomo e ambiente, tra viaggio e quotidianità. In Danimarca si pedala bene, sì. Ma soprattutto si pedala con la sensazione che potrebbe e dovrebbe essere così ovunque. Un viaggio consigliato a chi cerca paesaggi, silenzio, organizzazione perfetta. E a chi vuole scoprire che, a volte, il vero lusso è semplicemente una Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 2 giorni, 2 ore fa
Bici, allo studio nuove regole: possibile obbligo di targa, casco e assicurazione
Il governo sta valutando una proposta di legge che potrebbe introdurre nuovi obblighi per le biciclette tradizionali che circolano su strada. Secondo le prime indiscrezioni, il provvedimento prevederebbe l’introduzione della targa, l’obbligo del casco e la stipula di un’assicurazione di responsabilità civile anche per le bici non elettriche. Se la misura dovesse essere confermata, le biciclette verrebbero in parte equiparate ad altri veicoli già soggetti a registrazione e copertura assicurativa. Cosa prevede la proposta Le ipotesi attualmente allo studio includono: Obbligo di casco per tutti i ciclisti Assicurazione RC annuale Targa identificativa da applicare al telaio della bicicletta L’obiettivo dichiarato del provvedimento sarebbe quello di rafforzare la sicurezza stradale e rendere più semplice l’identificazione dei veicoli coinvolti in eventuali incidenti. Possibili controlli e sanzioni In base alle bozze circolate, la mancanza dei requisiti richiesti potrebbe comportare sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, anche il fermo del mezzo. Le modalità operative e l’entità delle eventuali multe non sono ancora state definite. Una misura ancora in fase di valutazione Al momento non esiste ancora un testo definitivo. La proposta è in fase di valutazione politica e potrebbe subire modifiche prima di un eventuale iter parlamentare.Il tema si inserisce in un contesto più ampio di revisione delle norme sulla sicurezza stradale, con particolare attenzione alla convivenza tra auto, motocicli, biciclette e monopattini.L’ipotesi ha già aperto un dibattito tra favorevoli e contrari. Da un lato c’è chi ritiene che una regolamentazione più stringente possa migliorare la sicurezza sulle strade; dall’altro c’è chi teme che nuovi obblighi possano complicare l’uso quotidiano della bicicletta come mezzo di trasporto.Nei prossimi mesi si capirà se la proposta si trasformerà in un disegno di legge Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 3 giorni fa
Marocco in bicicletta: dal deserto dell’Atlante alle porte del Sahara, un viaggio che cambia il modo di pedalare
C’è un Marocco che si scopre solo al ritmo lento delle ruote, quando l’asfalto lascia spazio alle piste di terra e l’orizzonte sembra non finire mai. Il percorso che attraversa le montagne dell’Atlante e scende verso le regioni pre-sahariane è uno di quelli che restano impressi nella memoria: non solo per la fatica, ma per la potenza dei paesaggi e l’intensità dell’incontro con una terra antica. Si pedala tra villaggi in pietra, oasi improvvise e passi montani che superano i 2.000 metri, con il vento caldo che porta l’odore del deserto. Le tappe sono un continuo cambio di scenario. Al mattino si sale tra tornanti spettacolari, con panorami che si aprono su vallate verdi e coltivate, mentre nel pomeriggio il terreno si fa più arido e i colori virano verso l’ocra e il rosso. Le strade sono spesso poco trafficate e l’accoglienza della popolazione locale diventa parte integrante del viaggio: un tè alla menta offerto lungo la strada, un saluto curioso, un sorriso che vale più di mille parole. Qui la bicicletta non è solo un mezzo, ma un passaporto per entrare davvero nel ritmo del paese. Arrivare alle porte del Sahara, dopo giorni di pedalate, ha il sapore di una conquista. Le distanze si dilatano, il silenzio diventa quasi assoluto e ogni chilometro guadagnato sembra più prezioso. È un itinerario che richiede preparazione e spirito di adattamento, ma ripaga con un’esperienza autentica e profonda: il Marocco in bicicletta non è solo un viaggio, è un modo diverso di guardare il mondo e se stessi attraverso la fatic Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 4 giorni, 2 ore fa
Lettonia in bicicletta: da Riga a Capo Kolka, dove il Baltico incontra il silenzio
C’è un punto, in Lettonia, in cui il Mar Baltico smette di essere solo mare e diventa confine, incontro, orizzonte. È Capo Kolka, sottile lingua di sabbia dove le correnti del Golfo di Riga si scontrano con quelle del Baltico aperto. Arrivarci in bicicletta, partendo da Riga, è uno dei viaggi più affascinanti che il Nord Europa possa offrire a un cicloturista. Si parte dalla capitale lettone lasciandosi alle spalle i tetti art nouveau e le guglie gotiche per entrare subito in un mondo più orizzontale: pinete, spiagge infinite, piccoli villaggi di pescatori e strade secondarie che sembrano disegnate apposta per chi pedala. La prima tappa naturale è Jūrmala, storica località balneare, elegante e vivace, con le sue ville in legno e i lunghissimi pontili che si spingono nel mare. Poi il traffico si dirada, i rumori si spengono, e inizia la vera Lettonia costiera. Il percorso segue tratti dell’EuroVelo 13 – la Cortina di Ferro, oggi trasformata in un corridoio verde di pace e turismo lento. L’asfalto lascia spesso spazio a strade bianche compatte, perfette per il viaggio a ritmo lento. Pedalando verso nord, il paesaggio si fa sempre più selvaggio: spiagge deserte, foreste fitte, lagune dove il vento muove l’acqua come un respiro. I villaggi livoni una minoranza etnica antica raccontano una storia diversa, fatta di mare e isolamento. Le barche sono tirate in secca, le reti stese ad asciugare, le case basse sembrano proteggersi dal vento. L’arrivo a Capo Kolka è un momento quasi simbolico: la strada finisce, la terra si assottiglia, e davanti restano solo acqua, cielo e silenzio. Qui non c’è nulla da “fare”, ed è proprio questo il bello: si scende dalla bici, si cammina sulla sabbia, si guarda il mare dividersi in due. Un itinerario perfetto per chi cerca spazi aperti, solitudine, natura e un Balti Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 4 giorni, 2 ore fa
Nel cuore verde della Lettonia: in bici tra Sigulda e Cēsis, lungo la valle del Gauja
Se la costa racconta la Lettonia del vento e dell’orizzonte, l’interno del Paese custodisce un’altra anima: quella delle foreste, dei fiumi lenti e delle leggende medievali. Il Parco Nazionale del Gauja, il più grande e antico della Lettonia, è il posto perfetto per scoprirla in bicicletta. Il viaggio inizia a Sigulda, facilmente raggiungibile in treno da Riga. È una piccola città immersa nel verde, famosa per i suoi castelli e per le viste spettacolari sulla valle del fiume Gauja. Da qui si entra subito in un paesaggio sorprendentemente movimentato per essere nel Baltico: saliscendi dolci, gole sabbiose, ponti, boschi fitti e sentieri che sembrano usciti da una fiaba nordica. Il percorso segue strade secondarie e tratti sterrati ben battuti, attraversando luoghi iconici come il Castello di Turaida, rosso e imponente, e le grotte di arenaria scavate dal fiume nei secoli. Ogni curva regala un punto panoramico, ogni discesa porta verso l’acqua. Qui il cicloturismo diventa esplorazione lenta: ci si ferma spesso, si lascia la bici per pochi minuti, si cammina su un sentiero, si ascolta il rumore del vento tra gli alberi. Il Gauja non è un fiume spettacolare, ma è costante, ipnotico, sempre presente. Arrivando verso Cēsis, una delle città più antiche della Lettonia, il viaggio assume un sapore più storico. Il castello medievale domina ancora il centro, e la piazza sembra fatta apposta per una birra artigianale a fine tappa. Questo itinerario è perfetto per chi ama un cicloturismo naturalistico, vario, mai monotono, con dist Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 4 giorni, 23 ore fa
Lombardia in bicicletta: dalla Val Seriana alla Valtellina, due viaggi tra montagne e fiumi
Non serve scalare grandi passi alpini per assaporare la montagna in bicicletta. In Lombardia esiste un cicloturismo più accessibile, fatto di fondovalle, vecchie ferrovie riconvertite e strade che seguono il corso dei fiumi. Oggi vi portiamo su due percorsi che hanno in comune una cosa: regalano panorami spettacolari senza chiedere imprese da professionisti. La ciclabile della Val Seriana: da Clusone ad Alzano Lombardo La Val Seriana è una delle valli più amate dai bergamaschi, e non solo. Qui corre una delle piste ciclabili più lunghe e riuscite della Lombardia, realizzata in gran parte sul sedime di una vecchia ferrovia. Si parte da Clusone, borgo elegante e ricco di storia, e si scende dolcemente verso Alzano Lombardo per circa 35 chilometri. Il tracciato è quasi sempre in leggera discesa, con fondo asfaltato o sterrato compatto, e attraversa gallerie illuminate, viadotti e tratti immersi nel bosco. Il bello di questo percorso è la sua varietà: si pedala accanto al fiume Serio, si attraversano piccoli centri abitati, si incrociano vecchie stazioni ferroviarie riconvertite in punti di sosta. Non mancano bar, agriturismi e panifici dove fermarsi per una pausa che profuma di montagna. È un itinerario perfetto per una gita rilassata, magari con rientro in treno, ma anche per chi vuole scoprire una valle autentica, lontana dai circuiti più affollati. Il Sentiero Valtellina: da Colico a Sondrio (e oltre) Se esiste un “classico” del cicloturismo lombardo, questo è il Sentiero Valtellina. Un percorso che segue il corso dell’Adda, risalendo dolcemente la valle da Colico, sul Lago di Como, fino a Bormio. La tratta più frequentata e accessibile è quella tra Colico e Sondrio, circa 60 chilometri quasi completamente pianeggianti. Qui la bicicletta diventa uno strumento perfetto per leggere il paesaggio: da un lato i terrazzamenti vitati, dall’altro le montagne che chiudono l’orizzonte. Si attraversano borghi come Morbegno e Chiuro, si costeggiano meleti, vigneti e campi coltivati, con le Alpi sempre presenti ma mai oppressive. Il percorso è ben segnalato, sicuro e adatto a tutti. È facile incontrare famiglie, cicloturisti con borse al seguito e viaggiatori che stanno attraversando l’intera valle come parte di itinerari più lunghi. Arrivare a Sondrio in bici, dopo aver seguito per ore il corso del fiume, dà quella sensazione rara di viaggio vero, anche se si è rimasti sempre in pianura. Pedalare lungo le valli: un altro modo di vivere la montagna La Val Seriana e la Valtellina dimostrano che la montagna non è solo fatica e dislivello. Esiste una dimensione più lenta e accessibile, dove il paesaggio si conquista chilometro dopo chilometro, senza fretta. Sono due percorsi diversi per carattere e scenari, ma uniti dalla stessa filosofia: rendere il viaggio più importante della meta, e la bicicletta lo strumento ideale per ascoltare il territorio. In una Lombardia che investe sempre di più nelle ciclovie, questi itinerari non sono solo belle gite: sono l’anteprima di un modo nuovo di esplorare le Alpi, a misura d’uomo Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 5 giorni fa
Due itinerari in bici in Lombardia: tra acque, vigneti e borghi storici
La Lombardia è una regione che sorprende chi la attraversa lentamente, a colpi di pedale. Non solo grandi laghi e città d’arte, ma una rete sempre più fitta di ciclovie che seguono fiumi, navigli e antiche vie commerciali. Oggi vi proponiamo due percorsi molto diversi tra loro, ma accomunati da una caratteristica fondamentale: sono perfetti per chi ama il cicloturismo fatto di paesaggi, soste gastronomiche e scoperte culturali. Lungo il Naviglio della Martesana: da Milano a Trezzo sull’Adda Partire in bici dal centro di Milano e ritrovarsi, nel giro di pochi chilometri, immersi nel verde è una piccola magia che solo i Navigli sanno regalare. La ciclabile della Martesana inizia praticamente alle porte della città, costeggiando l’omonimo canale che per secoli è stato una via commerciale fondamentale per il capoluogo lombardo. Il percorso è quasi interamente pianeggiante e protetto dal traffico, ideale anche per famiglie o ciclisti poco allenati. Si pedala tra vecchie chiuse, ponticelli in ferro, case di ringhiera e tratti di campagna che sembrano resistere al tempo. Lungo il tragitto si attraversano paesi come Cernusco sul Naviglio e Gorgonzola, dove una sosta gastronomica non è solo consigliata, ma quasi obbligatoria. La meta più classica è Trezzo sull’Adda, dominata dai resti imponenti del castello visconteo e affacciata su uno dei tratti più suggestivi del fiume. In totale sono circa 40 chilometri andata e ritorno, che scorrono via senza fretta, con la sensazione di aver lasciato la città molto più lontano di quanto dica il contachilometri. La ciclabile del Mincio: da Peschiera del Garda a Mantova Se il primo itinerario è un viaggio nella Lombardia più quotidiana e nascosta, la ciclabile del Mincio è una cartolina in movimento. Il percorso segue il fiume Mincio da Peschiera del Garda fino a Mantova, per circa 45 chilometri, attraversando uno dei paesaggi più eleganti del nord Italia. Si parte dalle mura veneziane di Peschiera, patrimonio UNESCO, e fin dai primi chilometri si pedala immersi nel verde, tra canneti, campi coltivati e acque tranquille. Il tracciato è completamente pianeggiante e ben segnalato, perfetto anche per chi viaggia con borse al seguito o con bambini. Uno dei punti più affascinanti è Borghetto sul Mincio, piccolo gioiello con i suoi mulini sull’acqua e il ponte visconteo che sembra uscito da un dipinto. Qui il tempo sembra fermarsi e una sosta è praticamente inevitabile. Proseguendo, il paesaggio si apre verso le valli del Mincio, fino ad arrivare a Mantova, città d’arte sospesa tra laghi e storia rinascimentale. Due modi diversi di pedalare, un’unica filosofia La Martesana e il Mincio raccontano due anime diverse della Lombardia: una più urbana e quotidiana, l’altra più naturale e monumentale. Ma entrambe incarnano alla perfezione lo spirito del cicloturismo: viaggiare lentamente, osservare, fermarsi, scoprire. Che si tratti di una gita di un giorno o di una tappa all’interno di un viaggio più lungo, questi due percorsi dimostrano come la Lombardia sia sempre più una regione da esplorare in bicicletta, seguendo il ritmo dell’acqua e quello, molto più umano, dei p Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 6 giorni, 2 ore fa
Sulla Sila in bicicletta: dove la Calabria cambia ritmo
Ci sono luoghi in Calabria che sorprendono anche chi pensa di conoscerla già. La Sila è uno di questi. Non è la Calabria del mare e delle spiagge, ma quella dei boschi infiniti, dell’aria fresca e delle strade che sembrano disegnate apposta per chi ama pedalare. Il percorso parte idealmente da Camigliatello Silano, cuore turistico dell’altopiano, e si snoda tra abeti, pini larici e grandi radure fino a raggiungere il Lago Cecita e il Lago Arvo. Qui la bicicletta diventa il mezzo perfetto per assaporare un territorio che invita alla lentezza. Le strade sono ampie, con salite mai brutali ma costanti, ideali per il cicloturismo e le gravel. Ogni curva regala panorami inaspettati: mucche al pascolo, casette di legno, silenzi che sanno di Nord Europa più che di Sud Italia. Pedalando si attraversano piccoli borghi come San Giovanni in Fiore, dove una sosta è d’obbligo: un caffè in piazza, due chiacchiere con i locali, e si riparte. Qui il cicloturismo non è solo sport: è un viaggio dentro una Calabria diversa, intima e autentica. La Sila è perfetta in estate per sfuggire al caldo, ma anche in primavera e in autunno, quando i color Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 6 giorni, 2 ore fa
La Costa degli Dei in bici: pedalare tra cielo e mare
Se esiste un posto in Calabria dove il cicloturismo incontra la meraviglia, quello è la Costa degli Dei. Un nastro d’asfalto sospeso tra scogliere, spiagge bianche e acqua turchese, da Pizzo Calabro a Tropea fino a Capo Vaticano. Qui ogni chilometro è una tentazione a fermarsi. Si pedala tra fichi d’India, muretti a secco e improvvise aperture sul mare che lasciano senza fiato. Il blu è sempre lì, sotto di te, accanto a te, davanti a te. Il percorso non è mai completamente pianeggiante: brevi salite e continui saliscendi lo rendono divertente e mai monotono. Ma ogni sforzo viene ripagato da panorami che sembrano usciti da una pubblicità. A Tropea la sosta è obbligatoria. Non solo per la famosa cipolla rossa, ma per uno dei centri storici più belli del Sud Italia, appollaiato sulla roccia sopra il mare. Proseguendo verso Capo Vaticano, la strada si fa più selvaggia, meno trafficata, più autentica. Qui il cicloturismo diventa esplorazione pura: spiagge nascoste, stradine secondarie, silenzio e vento.Questo è un itinerario che non si pedala per Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana fa
In bicicletta tra mare e montagna: l’Abruzzo che sorprende, dalla Costa dei Trabocchi alla Maiella
L’Abruzzo è una di quelle regioni che non si concedono in un colpo solo. Va attraversata, esplorata con lentezza, ascoltata. E non c’è mezzo migliore della bicicletta per farlo. Un itinerario che unisce la Costa dei Trabocchi all’entroterra della Maiella è un perfetto compendio di quello che questa terra sa offrire: mare, borghi, silenzi, salite impegnative e discese che restano nella memoria. Si parte dal mare Adriatico, lungo quella che oggi è considerata una delle ciclovie più belle d’Italia: la Via Verde della Costa dei Trabocchi. L’ex tracciato ferroviario corre sospeso tra spiaggia e acqua, con l’azzurro che accompagna ogni pedalata e i celebri trabocchi antiche macchine da pesca su palafitta che punteggiano l’orizzonte come sentinelle di legno. Da Ortona a Vasto il percorso è scorrevole, adatto a tutti, e regala un avvio morbido e spettacolare. Ma l’Abruzzo, si sa, non è solo mare. Dopo i primi chilometri pianeggianti, si svolta verso l’interno e il paesaggio cambia volto. Le colline diventano più decise, i vigneti lasciano spazio agli uliveti e poi ai boschi. Borghi come Lanciano, Guardiagrele o Palombaro sembrano messi lì apposta per una sosta: una fontana, un bar, una piazza silenziosa e il tempo che rallenta. La salita verso la Maiella è progressiva ma costante. Non è mai brutale, ma chiede rispetto. Qui il cicloturismo diventa viaggio interiore: il traffico si dirada, i rumori si spengono, restano il respiro, la catena che scorre e l’eco lontana di qualche campanaccio. Il massiccio della Maiella, “montagna madre” per gli abruzzesi, si mostra severo e accogliente allo stesso tempo. Arrivare in quota significa entrare in un Abruzzo più selvaggio: pascoli, altopiani, strade che sembrano disegnate per i ciclisti. Zone come Campo di Giove o Passo San Leonardo offrono panorami ampi, quasi appenninici nel senso più puro del termine. Qui la fatica viene sempre ripagata: da una vista che si apre all’improvviso, da una discesa lunga e sinuosa, da quella sensazione rara di essere esattamente dove si dovrebbe essere. Questo itinerario non è solo un percorso ciclistico. È un riassunto perfetto dell’Abruzzo: una regione che in pochi chilometri passa dal mare alla montagna, dalla luce accecante della costa all’ombra dei faggi, dai borghi animati alle strade deserte. Un viaggio così non si misura in chilometri o in dislivello, ma in paesaggi attraversati e ricordi costruiti. E alla fine, quando si torna a valle, resta una certezza: Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 1 giorno fa
Come preparare la borsa da viaggio: la checklist essenziale per il cicloturista
Viaggiare in bicicletta è un esercizio di libertà, ma anche di organizzazione. Preparare la borsa da viaggio nel modo giusto può fare la differenza tra un’avventura indimenticabile e una sequenza di piccoli (o grandi) imprevisti. Che si tratti di un weekend in bikepacking o di una traversata di più settimane, una cosa è certa: nello spazio limitato delle borse non c’è posto per il superfluo, ma non si può nemmeno dimenticare l’essenziale. Negli ultimi anni il cicloturismo è cresciuto in modo esponenziale e, con esso, anche l’attenzione alla tecnica e alla gestione dell’attrezzatura. Preparare bene le borse non è solo una questione di ordine: significa pedalare più leggeri, più sicuri e più sereni. Il primo principio: meno è meglio La regola d’oro è semplice: portare solo ciò che serve davvero. Ogni chilo in più si sentirà dopo decine (o centinaia) di chilometri. Prima di infilare qualsiasi oggetto in borsa, vale la pena chiedersi: lo userò davvero? Se la risposta è “forse”, probabilmente può restare a casa. Un buon metodo è preparare tutto sul pavimento, fare una prima selezione e poi tagliare almeno il 20%. L’esperienza insegna che quasi sempre si parte con qualcosa di troppo. Come organizzare lo spazio La disposizione del carico è importante quanto il contenuto. Gli oggetti più pesanti vanno posizionati in basso e vicino al centro della bici, per mantenere stabilità e maneggevolezza. Quelli che servono più spesso – antipioggia, snack, telefono, crema solare – dovrebbero stare in una borsa facilmente accessibile. Una divisione efficace può essere questa: Una borsa per l’abbigliamento Una per il materiale tecnico e gli attrezzi Una per gli oggetti di uso quotidiano Se si viaggia in bikepacking, con borse più compatte, la logica non cambia: cambia solo la precisione con cui bisogna incastrare tutto. Cosa non può mancare Ci sono alcuni “intoccabili” in ogni viaggio in bici: Abbigliamento Un completo di ricambio (max due, anche per viaggi lunghi) Giacca antipioggia o antivento Indumenti caldi, anche d’estate (in quota o la sera servono sempre) Biancheria tecnica a rapida asciugatura Meccanica e sicurezza Kit di riparazione (camere d’aria, leve, toppe o vermicelli tubeless) Pompa o cartucce CO₂ Multi-tool Lubrificante catena Luci e power bank Personale Documento e un po’ di contanti Telefono e cavi di ricarica Mini kit di pronto soccorso Crema solare e burrocacao Il trucco dei sacchetti e delle categorie Un metodo molto usato dai viaggiatori esperti è dividere tutto in sacchetti o dry bag per categoria: uno per i vestiti, uno per la meccanica, uno per l’igiene personale. Questo non solo aiuta a trovare subito ciò che serve, ma rende anche più semplice rifare le borse ogni mattina. In più, se piove (e prima o poi succederà), avere tutto compartimentato può salvare il viaggio… e l’umore. Test prima della partenza Ultimo consiglio, spesso sottovalutato: fare un’uscita di prova con la bici già carica. Anche solo 20–30 km bastano per capire se qualcosa balla, se il peso è distribuito male o se c’è qualcosa che non serve davvero. Meglio scoprirlo sotto casa che a 100 km dal primo negozio di biciclette.Preparare bene la borsa da viaggio non è una perdita di tempo: è il primo vero passo del viaggio. Perché quando tutto è al suo posto, l’un Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 2 giorni fa
La ciclovia che non ti aspetti: viaggio lento lungo la Via Verde della Costa dei Trabocchi
C’è un’Italia che non fa rumore. Non urla, non corre, non si mette in mostra. È l’Italia che si scopre pedalando, metro dopo metro, con il tempo necessario per guardarsi intorno. La Via Verde della Costa dei Trabocchi, in Abruzzo, è una di quelle strade che non nascono per stupire, ma finiscono per farlo. Un nastro d’asfalto e ghiaia lungo oltre 40 chilometri, ricavato dal tracciato della vecchia ferrovia adriatica dismessa, che collega Ortona a Vasto costeggiando uno dei litorali più sorprendenti e meno raccontati del Centro Italia. Dove il mare incontra i pedali Qui la bicicletta non è un mezzo: è una chiave d’accesso. Si pedala sospesi tra il blu dell’Adriatico e il verde delle colline, con il profumo di salsedine che entra nei polmoni e il rumore delle onde che accompagna ogni chilometro. Il tracciato è quasi completamente pianeggiante, adatto a tutti: famiglie, viaggiatori lenti, cicloturisti con le borse e anche chi è alla prima esperienza. Ma sarebbe un errore ridurre la Via Verde a una semplice pista ciclabile. È piuttosto un corridoio culturale e paesaggistico, dove ogni curva regala un affaccio sul mare e ogni galleria riconvertita racconta un pezzo di storia ferroviaria. I trabocchi: macchine da pesca e poesia Il vero simbolo di questo tratto di costa sono loro: i trabocchi. Antiche macchine da pesca in legno, costruite su palafitte e protese sul mare come insetti giganti. Sembrano fragili, ma resistono da secoli alle mareggiate e al tempo. Pedalando se ne incontrano decine. Alcuni sono stati trasformati in piccoli ristoranti sospesi sull’acqua, altri restano strutture silenziose, buone solo per essere fotografate e immaginate. È qui che il viaggio in bici diventa qualcosa di più: non solo spostamento, ma osservazione. Un turismo diverso, finalmente La Via Verde è anche un esempio concreto di riconversione intelligente del territorio. Dove prima passavano treni, oggi scorrono biciclette. Dove c’era infrastruttura pesante, ora c’è turismo lento, sostenibile, distribuito. I numeri crescono ogni anno, ma senza l’effetto “parco giochi”. Ci sono cicloturisti stranieri, famiglie del posto, viaggiatori con borse enormi e gravel impolverate. Tutti convivono in uno spazio che invita più a rallentare che a performare. Cosa resta alla fine della pedalata Quando si arriva a destinazione che sia Vasto, Ortona o un piccolo borgo nell’entroterra non resta solo la traccia GPS. Resta la sensazione di aver attraversato un territorio con rispetto, di averlo letto a bassa voce. La Via Verde dei Trabocchi non è una sfida sportiva. È un promemoria: che viaggiare può essere semplice, che la bellezza spesso non ha bisogno di altitudine, e che la bicicletta Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 3 giorni fa
Colle delle Finestre: la montagna che non fa sconti
Ci sono salite che si scalano. E poi ci sono salite che si conquistano. Il Colle delle Finestre, nelle Alpi piemontesi, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non è solo una strada che sale: è un viaggio nella storia del ciclismo, nella fatica pura e in una bellezza aspra che non cerca di piacere, ma finisce per stregare. Siamo in Val Chisone, a pochi chilometri da Susa. Il cartello all’inizio dell’ascesa è discreto, quasi timido. Ma i numeri parlano chiaro: 18,5 chilometri di salita, pendenza media del 9% e soprattutto otto chilometri finali di sterrato, a oltre 2.000 metri di quota. Qui il Finestre smette di essere una strada e diventa un’esperienza. Una salita che racconta storie Il Colle delle Finestre è entrato nel mito grazie al Giro d’Italia, che lo ha trasformato in uno dei giudici più severi della corsa rosa. Qui si sono decise classifiche, qui si sono visti campioni vacillare e outsider diventare eroi per un giorno. Ma anche senza dorsale e numeri sulla schiena, il fascino resta intatto. I primi chilometri scorrono su asfalto regolare, dentro un bosco fitto che protegge dal sole e inganna le gambe: la pendenza è costante, non concede veri momenti di respiro, ma si lascia ancora gestire. Poi, superata la località Pian dell’Alpe, cambia tutto. L’asfalto finisce, la strada si fa chiara, polverosa, e inizia la parte più spettacolare e più dura. Dove la strada si aggrappa alla montagna Lo sterrato del Finestre è largo e ben tenuto, ma non fa sconti. Le curve si susseguono come gradini di una scala infinita, e ogni tornante apre panorami sempre più vasti sulla valle. La vegetazione si dirada, l’aria si fa sottile, il silenzio quasi totale. Qui il ciclista resta solo con il rumore del respiro e delle ruote sulla ghiaia. La salita non è mai veramente cattiva, ma è incessante. Non ci sono tratti facili: si sale e basta. E mentre il colpo d’occhio migliora, le gambe chiedono il conto. Quando finalmente si arriva al colle, a 2.178 metri, il premio non è solo il panorama: è quella sensazione difficile da spiegare di aver messo insieme fatica, concentrazione e ostinazione in un’unica, lunga progressione. Oltre il colle: l’Assietta e il gusto dell’avventura Per chi ha ancora voglia di pedalare e un minimo di spirito d’avventura il Finestre può diventare la porta d’accesso alla Strada dell’Assietta, uno dei percorsi militari in quota più spettacolari delle Alpi. Qui il cicloturismo diventa esplorazione, e la bici, più che un mezzo sportivo, torna a essere uno strumento per attraversare il paesaggio. Non solo per scalatori Il Colle delle Finestre non è una salita per tutti, ma è una salita che resta nella memoria di chiunque la percorra. Serve allenamento, certo. Serve anche una bici adatta, meglio se con rapporti agili e gomme che non temano lo sterrato. Ma soprattutto serve tempo: tempo per salire senza fretta, per fermarsi a guardare, per capire che qui non si viene solo a “fare una salita”, ma a vivere un pezzo di montagna.In un’epoca in cui tutto è misurato in watt e secondi, il Finestre ricorda che il ciclismo, prima di tutto, è viaggio. E che alcune strade non si percorrono solo Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 3 giorni fa
Avventura alpina: la ciclabile della Val di Fassa in Trentino
La Val di Fassa, nel cuore delle Dolomiti trentine, è un paradiso per ciclisti che amano panorami mozzafiato e aria pura di montagna. La ciclabile della Val di Fassa, lunga circa 45 km, segue il corso del rio di Fassa e attraversa boschi, prati e borghi alpini pittoreschi. Ideale per famiglie e ciclisti di tutti i livelli, l’itinerario combina semplicità tecnica e bellezza naturale. Il percorso Il viaggio inizia a Canazei, rinomata località turistica. Dopo aver attraversato il centro, il percorso segue la pista ciclabile che si snoda lungo il rio, tra faggi e abeti. La prima sosta consigliata è Campitello di Fassa, dove è possibile ammirare le imponenti Pale di San Martino e gustare un caffè in uno dei bar con vista montagna. Proseguendo, si incontra Mazzin, piccolo borgo con antiche case in legno e numerosi punti panoramici. Il tratto finale porta fino a Pozza di Fassa, attraversando prati e boschi, con possibilità di fermarsi in rifugi attrezzati per un pranzo a base di piatti tipici trentini: canederli, polenta e formaggi di malga. Il percorso è perlopiù pianeggiante, con brevi salite, ideale per godersi la pedalata senza fatica estrema. Consigli pratici Difficoltà: facile/media; adatto anche a famiglie con bambini. Attrezzatura: casco, borraccia, giacca leggera a vento; in quota le condizioni meteo cambiano rapidamente. Soste gastronomiche: rifugi di montagna lungo il percorso; provare i canederli e la birra artigianale locale. Curiosità: la Val di Fassa è patrimonio UNESCO, famosa per la geologia delle Dolomiti e le tradizioni ladine ancora vive nei piccoli borghi. Perché vale la pena Pedalare lungo la ciclabile della Val di Fassa significa immergersi in un paesaggio alpino unico al mondo. La combinazione di natura, storia e cultura locale rende il percorso un’esperienza completa: sportiva, sensoriale e culturale. Ogni curva, ogni bosco attraversato e ogni vista sulle cime dolomitiche regalano emozioni uniche, rendendo la Val Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 3 giorni fa
Tra colline e borghi: il Giro della Val d’Orcia in Toscana
Pedalare in Val d’Orcia è come entrare in un quadro vivente. Situata nel cuore della Toscana meridionale, questa valle è un mosaico di colline ondulate, cipressi solitari e borghi medievali che sembrano sospesi nel tempo. Il Giro della Val d’Orcia, lungo circa 60 km, è un itinerario pensato per ciclisti di livello intermedio, che combina paesaggi iconici e cultura enogastronomica. Il percorso Si parte da Pienza, città rinascimentale nota per il suo pecorino e le stradine lastricate di travertino. Dopo aver ammirato la piazza Pio II e la Cattedrale, la strada sale dolcemente verso Monticchiello, un piccolo borgo che conserva mura medievali e una piazzetta panoramica da cui si domina l’intera valle. Proseguendo tra filari di viti e campi dorati, si raggiunge San Quirico d’Orcia, borgo fortificato dove il tempo sembra essersi fermato: le stradine lastricate, le chiese antiche e i giardini all’italiana offrono una sosta perfetta per fotografie e relax. La tappa successiva è Bagno Vignoni, famoso per la sua piazza termale, un bacino di acqua calda al centro del paese che risale all’epoca etrusca. Qui si può fare una breve pausa per ammirare le acque fumanti, rigenerarsi e assaggiare un gelato artigianale prima di affrontare la salita finale verso le colline che riportano a Pienza. Consigli pratici Difficoltà: intermedia, con salite dolci ma continue. Abbigliamento: casco, guanti leggeri e occhiali da sole; le temperature possono cambiare rapidamente tra valle e collina. Soste gastronomiche: degustazione di vini locali a Montalcino o pranzo a base di prodotti tipici della Val d’Orcia. Curiosità: il paesaggio della Val d’Orcia è stato fonte di ispirazione per film come Il Gladiatore e numerosi spot pubblicitari per il vino. Perché vale la pena Il Giro della Val d’Orcia non è solo un itinerario ciclistico: è un’immersione nella Toscana più autentica. Ogni curva regala un panorama diverso, ogni borgo racconta una storia antica, e ogni pedalata diventa un’occasione per scoprire sapori e tradizioni locali. È un’esperienza che unisce sport, arte e gastronomia, perfetta per chi ama via Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 5 giorni fa
Una settimana in bikepacking: quello che impari davvero quando parti
C’è un momento preciso, quando chiudi la zip dell’ultima borsa e guardi la bici carica, in cui capisci che non stai per fare un semplice giro in bicicletta. Stai per andare via davvero. Una settimana in bikepacking è abbastanza lunga da farti cambiare ritmo, pensiero e anche un po’ pelle.All’inizio porti sempre troppa roba. È inevitabile. Anche se hai pesato tutto, anche se hai fatto la lista tre volte, qualcosa di inutile finirà comunque in una borsa. E qualcosa che servirà davvero, ovviamente, resterà a casa. Fa parte del gioco. Dopo il primo giorno impari la prima grande lezione: ogni grammo si sente. In salita soprattutto. È lì che inizi a guardare con sospetto quella maglietta “nel caso servisse” o quel secondo paio di pantaloncini “per sicurezza”. Il bikepacking ti insegna a semplificare. Due completi da bici bastano. Uno lo lavi la sera, uno lo usi il giorno dopo. Il resto è superfluo. Anche mentalmente. Poi c’è il tempo. Il secondo insegnamento. Dopo due o tre giorni smetti di guardare l’orologio. Guardi il cielo, il vento, le gambe. Parti quando sei pronto. Ti fermi quando trovi un posto che ti piace. Non quando “dovresti”. La notte cambia tutto. Dormire in tenda, in un bivacco, o in una stanza trovata all’ultimo momento ti fa sentire dentro il viaggio, non solo di passaggio. La bici diventa casa, tavolo, armadio e compagna silenziosa. E infine c’è la cosa più bella: la testa si svuota. Rimangono solo la strada davanti, il rumore delle ruote e la prossima salita. Dopo una s Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 5 giorni fa
Appennino, il viaggio dove la strada conta più della meta
L’Appennino non si attraversa per caso. Si sceglie. È una montagna lunga, complessa, spesso sottovalutata, che non colpisce con effetti speciali ma convince con la continuità della fatica e con la qualità del silenzio. Pedalarci significa accettare un terreno che non concede pause vere e che costruisce il viaggio un tornante dopo l’altro. L’itinerario parte da Bologna e punta verso sud seguendo la direttrice naturale che porta verso il Passo della Futa, uno dei valichi storici tra Emilia e Toscana. L’uscita dalla città è progressiva: la pianura lascia spazio alle prime colline, il traffico si dirada e il paesaggio comincia a chiedere un ritmo diverso. Dopo Loiano la salita diventa costante e regolare, senza mai presentare pendenze estreme ma senza concedere tratti di recupero. È una delle caratteristiche dell’Appennino tosco-emiliano: non ci sono muri spettacolari, ma una successione di salite lunghe che consumano le energie in modo silenzioso e continuo. La salita al Passo della Futa, dal versante emiliano, è un esercizio di pazienza e gestione dello sforzo. La strada sale quasi sempre nel bosco, con curve ampie e ombra costante. Il traffico è ridotto, l’asfalto in buone condizioni. In cima, a 903 metri, il Cimitero Militare Germanico ricorda che queste strade non sono nate per il turismo, ma come linee di collegamento strategiche in una delle fasi più difficili della storia italiana. La discesa verso il Mugello cambia il carattere del paesaggio. I boschi si aprono, compaiono prati e campi coltivati, e i piccoli centri abitati tornano a scandire il percorso. Firenzuola, Scarperia e Barberino diventano punti di riferimento non solo geografici, ma pratici: acqua, cibo, una sosta breve prima di ripartire. Il ritorno verso nord è la parte meno evidente sulle mappe e, proprio per questo, la più interessante. Si abbandonano le strade principali per cercare provinciali secondarie, tratti poco frequentati, salite senza nome che riportano lentamente verso il crinale. Qui le pendenze diventano più irregolari, l’asfalto a tratti rovinato, e la pedalata si fa più ruvida. È il volto più autentico dell’Appennino: meno ordinato, meno prevedibile, ma più vero. Dal punto di vista tecnico, il percorso misura tra i 160 e i 180 chilometri, con un dislivello complessivo che supera facilmente i 3.000 metri. È un itinerario impegnativo, adatto a ciclisti allenati o a essere diviso in due giornate. La bici ideale è una strada con rapporti agili o una gravel. Il periodo migliore va dalla tarda primavera all’inizio dell’estate e poi di nuovo a settembre, quando il caldo è più gestibile e le strade sono meno frequentate. Scegliere l’Appennino significa rinunciare allo spettacolo immediato in cambio di qualcosa di più profondo: un viaggio fatto di continuità, di fatica misurata, di paesi piccoli e strade che non hanno fretta. È una montagna che non si offre, ma che si lascia scoprire solo a chi accetta di attraversarla lentamen Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 6 giorni fa
Dalle Alpi all’Adriatico: l’eleganza senza tempo della Ciclovia Alpe Adria
Poche ciclovie europee riescono a coniugare paesaggio, storia e qualità dell’infrastruttura come la Ciclovia Alpe Adria. In circa 410 chilometri collega Salisburgo a Grado, unendo il mondo alpino a quello mediterraneo con una naturalezza che sorprende anche i ciclisti più esperti. Il viaggio inizia tra le montagne austriache, lungo fiumi impetuosi e vallate verdi, per poi seguire l’antico tracciato ferroviario della linea Pontebbana. Qui la ciclovia offre uno dei suoi tratti più iconici: gallerie illuminate, viadotti spettacolari e una pendenza costante che rende la discesa verso sud fluida e mai banale. Entrati in Italia, il paesaggio cambia volto. Le Alpi Carniche lasciano spazio alle colline friulane, ai vigneti ordinati e ai borghi attraversati con discrezione. Venzone, Gemona e Udine non sono semplici tappe, ma capitoli di un racconto che intreccia cultura mitteleuropea e identità italiana. La forza della Alpe Adria sta anche nella sua accessibilità. Segnaletica impeccabile, fondo quasi sempre asfaltato, servizi dedicati e collegamenti ferroviari frequenti la rendono perfetta sia per i neofiti del cicloturismo sia per chi viaggia in famiglia. Non a caso è considerata un modello a livello europeo. L’arrivo a Grado, con il mare che appare all’improvviso dopo giorni di pedalata, ha qualcosa di cinematografico. È il momento in cui si comprende il senso del viaggio: non la sfida sportiva, ma la transizione lenta tra mondi diversi, resa possibile da una bicicletta e da una strada pensata per chi vuole osservare. La Ciclovia Alpe Adria non promette avventura estrema, ma mantiene una promessa forse più difficile: quella di un vi Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 6 giorni fa
Lungo l’acqua che unisce la Puglia: la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese
C’è una linea sottile che attraversa la Puglia da nord a sud, invisibile a chi viaggia in fretta ma potentissima per chi sceglie il ritmo lento della bicicletta. È il tracciato dell’Acquedotto Pugliese, una delle opere di ingegneria idraulica più imponenti d’Europa, oggi trasformato in una ciclovia che racconta il territorio metro dopo metro. Il percorso corre per oltre 500 chilometri lungo strade di servizio e sterrati compatti, lontano dal traffico, collegando l’Appennino Dauno al cuore del Salento. Pedalare qui significa attraversare una Puglia interna e sorprendente: uliveti secolari, muretti a secco, masserie isolate e paesi arroccati che sembrano sospesi nel tempo. Dal punto di vista cicloturistico, la ciclovia è democratica. Le pendenze sono sempre dolci, pensate originariamente per l’acqua e oggi ideali per chi viaggia con borse e ritmo costante. Gravel, trekking bike ed e-bike sono le regine del percorso, ma anche una bici da corsa, con qualche attenzione, può cavarsela. Il vero valore aggiunto è la continuità. Non si tratta di una semplice pista ciclabile, ma di un’infrastruttura narrativa: ogni tratto racconta il rapporto profondo tra l’uomo e l’acqua in una regione storicamente assetata. Le deviazioni verso borghi come Locorotondo, Martina Franca o Cisternino arricchiscono l’esperienza con soste gastronomiche e architettoniche di grande livello. La Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese non è ancora completamente rifinita in ogni suo segmento, ma è proprio questa sua natura “in divenire” a renderla affascinante. È un viaggio autentico, ideale per chi cerca silenzio, orizzonti aperti e la s Continua a leggere
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