fbpx

Cicloturismo

Il blog dedicato al cicloturismo ed ai viaggi in bicicletta

Scopri tutti gli articoli sul cicloturismo

Ultimi Articoli

Rimani in contatto

Seguici sui social

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 4 ore, 12 minuti fa

    Alpe Adria in bicicletta: il viaggio lento dalle montagne al mare Ci sono percorsi che non sono solo una linea su una mappa, ma un vero racconto che si srotola chilometro dopo chilometro. La Ciclovia Alpe Adria è uno di questi: circa 410 chilometri che collegano Salisburgo a Grado, attraversando le Alpi, i confini e le culture, fino ad arrivare all’Adriatico. Il viaggio inizia tra le montagne austriache, lungo la valle del Salzach, in un paesaggio che sembra disegnato apposta per essere attraversato lentamente. Le prime tappe scorrono tra piste ciclabili perfette, prati curati e villaggi ordinati, con il profilo delle Alpi sempre sullo sfondo. Il vero colpo di genio del percorso arriva poco dopo: il tracciato segue in gran parte l’ex ferrovia del Passo del Predil, trasformata in una ciclabile spettacolare fatta di gallerie illuminate, viadotti e pendenze dolci. Qui la montagna smette di essere un ostacolo e diventa una scenografia. Entrati in Italia, il paesaggio cambia ancora. Le Alpi lasciano spazio alle colline friulane, ai vigneti, ai borghi silenziosi. Si pedala dentro una transizione geografica e culturale che si sente nelle architetture, nei nomi dei paesi, nei piatti che arrivano in tavola la sera. L’arrivo a Grado ha il sapore di una conquista gentile. Dopo giorni di pedalata, il mare appare quasi all’improvviso, piatto e luminoso, come una promessa mantenuta. Non c’è traguardo, non c’è cronometro: solo la sensazione di essere arrivati fin dove la strada aveva deciso di portarci. La Alpe Adria è uno di quei percorsi che spiegano, meglio di mille discorsi, cos’è il cicloturismo: non performance, m Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 4 ore, 14 minuti fa

    Casco obbligatorio: sicurezza o falso problema? Negli ultimi mesi è tornata al centro del dibattito pubblico la proposta di rendere obbligatorio il casco per chi va in bicicletta. Una misura che, nelle intenzioni dei promotori, punta ad aumentare la sicurezza dei ciclisti, ma che continua a dividere esperti, associazioni e appassionati di due ruote. I numeri parlano chiaro: gli incidenti che coinvolgono ciclisti sono in aumento, soprattutto nelle aree urbane. Secondo i sostenitori dell’obbligo, il casco potrebbe ridurre in modo significativo le conseguenze dei traumi cranici, come già avviene per motociclisti e scooteristi. “È una misura di buon senso”, dicono, “che può salvare vite”. Ma il fronte del no è altrettanto compatto. Molte associazioni di ciclisti e di cicloturismo sottolineano come il problema principale non sia la mancanza del casco, ma la mancanza di infrastrutture sicure: piste ciclabili continue, strade 30, città progettate per la convivenza tra utenti diversi. L’esperienza di Paesi come Olanda e Danimarca, dove il casco non è obbligatorio ma l’uso della bici è altissimo e gli incidenti sono relativamente pochi, viene spesso citata come esempio. C’è poi un altro rischio: rendere il casco obbligatorio potrebbe scoraggiare l’uso della bicicletta, soprattutto per gli spostamenti quotidiani e turistici. Meno bici in strada significa meno “sicurezza per numero” e, paradossalmente, città ancora più dominate dalle auto. Nel mondo del cicloturismo la questione è ancora più delicata. Il viaggio in bici è sinonimo di libertà, lentezza, semplicità. Trasformarlo in un’attività percepita come pericolosa e iper-regolamentata rischia di allontanare proprio quei neofiti che si vorrebbero avvicinare a uno stile di vita più sostenibile. Forse la vera domanda non è se rendere obbligatorio il casco, ma quando i Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 giorno, 2 ore fa

    La Parenzana: la ferrovia che è diventata una delle ciclabili più belle d’Europa C’è una linea sottile che unisce Trieste alla costa istriana. Non è più una ferrovia, anche se per decenni lo è stata. Oggi si chiama Parenzana ed è uno dei percorsi cicloturistici più affascinanti d’Europa, un viaggio lento tra Italia, Slovenia e Croazia, capace di unire storia, natura e mare. Nata all’inizio del Novecento come ferrovia a scartamento ridotto, la Parenzana collegava Trieste a Parenzo (Poreč), attraversando l’entroterra istriano. Oggi quel tracciato è rinato come ciclovia e conserva intatto il suo spirito: gallerie scavate nella roccia, ponti in pietra, stazioni fantasma trasformate in punti di sosta. Il tratto croato è probabilmente il più suggestivo. Da Buje a Motovun, fino a scendere verso Poreč, si pedala tra vigneti, uliveti e colline che sembrano dipinte. Motovun, arroccata e spettacolare, è una tappa obbligatoria: arrivarci in bici, dopo chilometri di sterrato dolce e panorami infiniti, dà un senso pieno al viaggio. Il fondo è per lo più compatto e adatto a gravel e trekking bike. Il dislivello non manca, ma è sempre gentile, figlio della pendenza ferroviaria. È un percorso che non chiede prestazioni, ma attenzione: ai dettagli, ai silenzi, ai profumi della macchia mediterranea. La Parenzana è più di una ciclabile: è un esempio perfetto di come il turismo lento possa restituire vita a un’infrastruttura dimenticata. Qui si pedala dentro la storia, con il mare che appare all’improvviso come una promessa mantenuta. Ideale in primavera e in autunno, è una d Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 giorno, 2 ore fa

    Da Spalato a Dubrovnik in bicicletta: la Dalmazia al ritmo delle onde Ci sono strade che sembrano disegnate per essere percorse in bicicletta. La costa dalmata è una di queste. Pedalare da Spalato a Dubrovnik significa seguire una linea azzurra fatta di mare, isole, scogliere e città di pietra bianca che emergono dal sole come miraggi. Il viaggio parte da Spalato, con il Palazzo di Diocleziano alle spalle e l’Adriatico davanti. Da subito la strada sale e scende, mai banale, sempre panoramica. Qui il ciclismo non è mai piatto, ma ogni salita viene ripagata da discese che sembrano scivolare dentro il mare. Il percorso attraversa tratti poco trafficati, villaggi costieri, baie dove l’acqua è così trasparente da sembrare irreale. Makarska, la penisola di Pelješac, Ston con le sue mura: ogni tappa è una scoperta, ogni deviazione una tentazione. Il vento può essere un compagno scomodo, soprattutto la bora, ma fa parte del carattere di questa terra. La Dalmazia non è addomesticata, e forse è proprio questo il suo fascino. Arrivare a Dubrovnik in bicicletta è un piccolo rito. Dopo giorni di luce, sale sulla pelle e orizzonti aperti, le mura della città appaiono come un premio antico. Si entra lentamente, come si deve fare con i luoghi importanti. Questo non è un percorso per chi cerca solo chilometri. È un viaggio per chi vuole sentire il Mediterraneo sotto le ruote, per chi misura le giornate in tuffi Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 2 giorni, 4 ore fa

    Lungo la Mosella: quando pedalare diventa un piacere lento La ciclabile della Mosella è una di quelle strade che ti fanno subito capire che qui non serve avere fretta. Il fiume scorre tranquillo, la pista lo segue senza mai forzare il ritmo e tu ti ritrovi a pedalare più lentamente del previsto, solo per goderti quello che hai intorno. Si parte spesso da Trier, una città sorprendente, antica, piena di storia romana. Ma è appena lasciata la città che la Mosella comincia davvero a mostrarsi: vigneti ordinati come pettini sulle colline, curve morbide del fiume e paesini che sembrano messi lì apposta per una sosta. La cosa bella di questo percorso è che non chiede niente in cambio. È pianeggiante, ben tenuto, sempre vicino all’acqua. Puoi chiacchierare mentre pedali, fermarti a scattare foto senza pensarci due volte, oppure semplicemente lasciar andare le gambe. Ogni paese è una tentazione. Bernkastel-Kues ti invita a parcheggiare la bici e perderti tra le case a graticcio. A Cochem il castello domina tutto e ti ricorda che qui il Medioevo non è solo una parola sui libri. E poi ci sono le Weinstube, una dietro l’altra, dove la sera la bici si appoggia al muro e il viaggio continua con un bicchiere di Riesling. Arrivare a Coblenza, dove la Mosella incontra il Reno, dà una strana sensazione di completezza. Come se il fiume avesse deciso che è il momento di lasciarti andare. La Mosella non è un percorso da record o da imprese sportive. È una ciclabile da assaporare, un viaggio che ti insegna che a vol Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 2 giorni, 4 ore fa

    Altmühltal: la ciclabile che ti riconcilia con il silenzio Qui la Germania mostra il suo lato più tranquillo, fatto di prati, rocce chiare e piccoli fiumi che scorrono senza fare rumore. La ciclabile segue il corso dell’Altmühl, un fiume lento, lentissimo. E forse è proprio questo il segreto: finisci per adattarti al suo passo. Le tappe non sono mai faticose, il dislivello è minimo e il percorso sembra pensato apposta per chi viaggia con calma. Pedalando attraversi paesaggi molto aperti, a tratti quasi selvaggi. Ci sono gole rocciose, campi coltivati, cicogne nei prati e lunghi tratti in cui senti solo il rumore delle gomme sull’asfalto. Le città non sono grandi, ma hanno un fascino discreto: Eichstätt con il suo centro barocco, Riedenburg con l’atmosfera da borgo fluviale. Qui non c’è folla, nemmeno in alta stagione. È una ciclabile che ti lascia spazio, fisico e mentale. La sera trovi piccole Gasthof, cene semplici, birra bavarese e quella sensazione di essere esattamente dove dovresti essere. L’Altmühltal è perfetta se cerchi un viaggio che non sia solo movimento, ma anche pausa. È una ciclabile che non ti travolge, ma ti accompagna. E quando arrivi alla fine, ti rendi conto che non ricordi solo i chilometri fatti, Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 3 giorni, 2 ore fa

    Langhe in bicicletta: viaggio nel cuore collinare del Piemonte dove il tempo pedala piano C’è un Piemonte che non ha fretta. Un Piemonte che si lascia attraversare in silenzio, curva dopo curva, tra colline pettinate dai filari e borghi che sembrano messi lì apposta per farti rallentare. È il Piemonte delle Langhe, oggi patrimonio UNESCO, e uno dei territori più riusciti d’Italia per chi ama il cicloturismo fatto di fatica giusta, bellezza continua e soste memorabili. Il nostro itinerario parte da Alba, capitale morale di queste colline, città elegante e operosa, profumata di tartufo e di vini importanti. Da qui si prende quota quasi subito, lasciandosi alle spalle il traffico e infilando strade secondarie che sembrano disegnate per le biciclette. La prima regola è semplice: non avere fretta. La seconda: guardarsi intorno. La salita verso Barbaresco è un manifesto del territorio. Pochi chilometri, ma già sufficienti per capire che qui la bicicletta non è solo un mezzo, è una chiave d’accesso. I vigneti si aprono come quinte teatrali, il Tanaro resta sotto, e la torre medievale domina un mare verde ordinato e geometrico. Il Barbaresco non è solo un vino: è un paesaggio che si beve con gli occhi. Si prosegue in direzione Neive e Treiso, su un continuo saliscendi che non concede lunghi respiri ma regala panorami senza interruzioni. È una pedalata “onesta”: mai impossibile, mai banale. Le strade sono strette, poco trafficate, spesso bordate da noccioleti e vigne. Qui il cicloturismo non è un’invasione: è una presenza naturale, integrata. Dopo le colline del Barbaresco si entra nel regno del Barolo. La discesa verso La Morra è uno dei punti più spettacolari del percorso: un balcone naturale sulle Langhe, dove fermarsi è obbligatorio, più che consigliato. Da quassù lo sguardo spazia fino alle Alpi nelle giornate limpide, e si capisce perché queste colline siano diventate un simbolo del Piemonte nel mondo. Il passaggio da Barolo è quasi un rito laico. Il castello, l’enoteca regionale, le cantine storiche: tutto parla di una cultura contadina diventata eccellenza globale senza perdere l’anima. Si riparte verso Monforte d’Alba e poi Serralunga, forse il tratto più “ciclistico” del giro: salite regolari, pendenze mai violente ma costanti, ritmo da trovare e mantenere. Qui la fatica si fa sentire, ma è una fatica che ha senso. Ogni curva apre una prospettiva nuova, ogni crinale è un invito a fermarsi. Non è un percorso da cronometro: è un percorso da memoria. Il rientro verso Alba chiude un anello di circa 80 chilometri, con un dislivello che sfiora i 1.500 metri, adatto a cicloturisti allenati o a chi usa una bici elettrica senza vergogna: perché le Langhe vanno vissute, non subite. Questo è un Piemonte che non urla, non stupisce con effetti speciali. Convince. Conquista. Resta. È un territorio che in bicicletta si capisce meglio, perché il ritmo giusto è quello umano, e perché certe bellezze hanno bisogno di tempo per entrare davvero dentro. E quando torni ad Alba, magari con le gambe stanche e la testa piena, capisci che non hai solo fatto un giro in bici. Hai attraversato un paesaggio che ti ha accompag Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 4 giorni, 4 ore fa

    Danimarca in bicicletta: lungo la rotta del Baltico, dove il vento racconta storie Pedalare in Danimarca non è solo un viaggio. È un’immersione in un’idea di mobilità, di paesaggio e di tempo che altrove sembra ormai dimenticata. L’itinerario che segue la costa orientale dello Jutland e attraversa le isole fino a Copenaghen è una delle esperienze cicloturistiche più complete d’Europa: sicura, accessibile, sorprendentemente varia. Il percorso si snoda lungo tratti della National Cycle Route 5, conosciuta anche come la “Rotta del Baltico”. Qui la bicicletta non è un’eccezione: è parte integrante della vita quotidiana. Le piste ciclabili sono ovunque, perfettamente segnalate, separate dal traffico e curate con una precisione quasi chirurgica. Si parte idealmente da Aarhus, seconda città del Paese e vivace centro culturale. Dopo pochi chilometri il paesaggio cambia volto: campi coltivati, fattorie isolate, piccoli porti dove le barche sembrano aspettare sempre qualcuno. Il mare è una presenza costante, a volte distante, a volte così vicino che sembra di poterlo toccare con una mano. La Danimarca è un Paese gentile anche con le gambe. Le salite sono rare, le distanze psicologicamente brevi, ma attenzione al vero avversario del ciclista: il vento. Quando soffia contro, trasforma anche il più pianeggiante dei tratti in una piccola prova di carattere. Quando invece spinge alle spalle, regala chilometri che scorrono via leggeri, quasi senza accorgersene. Lungo il percorso si attraversano cittadine come Kolding, con il suo castello medievale affacciato sul fiordo, e Odense, patria di Hans Christian Andersen, dove le case colorate sembrano uscite da una fiaba. Ogni sosta è un invito a rallentare: un caffè in un porto, una panetteria di paese, una panchina davanti al mare. Il passaggio sulle isole, grazie ai ponti ciclabili e ai traghetti, è uno dei momenti più suggestivi del viaggio. Qui la dimensione del “viaggio lento” diventa quasi filosofica: si pedala, si aspetta, si osserva. E intanto il Baltico cambia colore con la luce del giorno. L’arrivo a Copenaghen è un piccolo trionfo urbano. La capitale danese accoglie i ciclisti come vecchi amici: semafori sincronizzati per la velocità delle biciclette, corsie larghe, parcheggi ovunque. Dopo centinaia di chilometri immersi nella natura, ci si ritrova in una metropoli che ha scelto la bicicletta come simbolo del proprio futuro. Questo itinerario non è solo un percorso geografico. È una lezione di equilibrio tra uomo e ambiente, tra viaggio e quotidianità. In Danimarca si pedala bene, sì. Ma soprattutto si pedala con la sensazione che potrebbe e dovrebbe essere così ovunque. Un viaggio consigliato a chi cerca paesaggi, silenzio, organizzazione perfetta. E a chi vuole scoprire che, a volte, il vero lusso è semplicemente una Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 5 giorni, 4 ore fa

    Bici, allo studio nuove regole: possibile obbligo di targa, casco e assicurazione Il governo sta valutando una proposta di legge che potrebbe introdurre nuovi obblighi per le biciclette tradizionali che circolano su strada. Secondo le prime indiscrezioni, il provvedimento prevederebbe l’introduzione della targa, l’obbligo del casco e la stipula di un’assicurazione di responsabilità civile anche per le bici non elettriche. Se la misura dovesse essere confermata, le biciclette verrebbero in parte equiparate ad altri veicoli già soggetti a registrazione e copertura assicurativa. Cosa prevede la proposta Le ipotesi attualmente allo studio includono: Obbligo di casco per tutti i ciclisti Assicurazione RC annuale Targa identificativa da applicare al telaio della bicicletta L’obiettivo dichiarato del provvedimento sarebbe quello di rafforzare la sicurezza stradale e rendere più semplice l’identificazione dei veicoli coinvolti in eventuali incidenti. Possibili controlli e sanzioni In base alle bozze circolate, la mancanza dei requisiti richiesti potrebbe comportare sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, anche il fermo del mezzo. Le modalità operative e l’entità delle eventuali multe non sono ancora state definite. Una misura ancora in fase di valutazione Al momento non esiste ancora un testo definitivo. La proposta è in fase di valutazione politica e potrebbe subire modifiche prima di un eventuale iter parlamentare.Il tema si inserisce in un contesto più ampio di revisione delle norme sulla sicurezza stradale, con particolare attenzione alla convivenza tra auto, motocicli, biciclette e monopattini.L’ipotesi ha già aperto un dibattito tra favorevoli e contrari. Da un lato c’è chi ritiene che una regolamentazione più stringente possa migliorare la sicurezza sulle strade; dall’altro c’è chi teme che nuovi obblighi possano complicare l’uso quotidiano della bicicletta come mezzo di trasporto.Nei prossimi mesi si capirà se la proposta si trasformerà in un disegno di legge Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 6 giorni, 2 ore fa

    Marocco in bicicletta: dal deserto dell’Atlante alle porte del Sahara, un viaggio che cambia il modo di pedalare C’è un Marocco che si scopre solo al ritmo lento delle ruote, quando l’asfalto lascia spazio alle piste di terra e l’orizzonte sembra non finire mai. Il percorso che attraversa le montagne dell’Atlante e scende verso le regioni pre-sahariane è uno di quelli che restano impressi nella memoria: non solo per la fatica, ma per la potenza dei paesaggi e l’intensità dell’incontro con una terra antica. Si pedala tra villaggi in pietra, oasi improvvise e passi montani che superano i 2.000 metri, con il vento caldo che porta l’odore del deserto. Le tappe sono un continuo cambio di scenario. Al mattino si sale tra tornanti spettacolari, con panorami che si aprono su vallate verdi e coltivate, mentre nel pomeriggio il terreno si fa più arido e i colori virano verso l’ocra e il rosso. Le strade sono spesso poco trafficate e l’accoglienza della popolazione locale diventa parte integrante del viaggio: un tè alla menta offerto lungo la strada, un saluto curioso, un sorriso che vale più di mille parole. Qui la bicicletta non è solo un mezzo, ma un passaporto per entrare davvero nel ritmo del paese. Arrivare alle porte del Sahara, dopo giorni di pedalate, ha il sapore di una conquista. Le distanze si dilatano, il silenzio diventa quasi assoluto e ogni chilometro guadagnato sembra più prezioso. È un itinerario che richiede preparazione e spirito di adattamento, ma ripaga con un’esperienza autentica e profonda: il Marocco in bicicletta non è solo un viaggio, è un modo diverso di guardare il mondo e se stessi attraverso la fatic Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana fa

    Lettonia in bicicletta: da Riga a Capo Kolka, dove il Baltico incontra il silenzio C’è un punto, in Lettonia, in cui il Mar Baltico smette di essere solo mare e diventa confine, incontro, orizzonte. È Capo Kolka, sottile lingua di sabbia dove le correnti del Golfo di Riga si scontrano con quelle del Baltico aperto. Arrivarci in bicicletta, partendo da Riga, è uno dei viaggi più affascinanti che il Nord Europa possa offrire a un cicloturista. Si parte dalla capitale lettone lasciandosi alle spalle i tetti art nouveau e le guglie gotiche per entrare subito in un mondo più orizzontale: pinete, spiagge infinite, piccoli villaggi di pescatori e strade secondarie che sembrano disegnate apposta per chi pedala. La prima tappa naturale è Jūrmala, storica località balneare, elegante e vivace, con le sue ville in legno e i lunghissimi pontili che si spingono nel mare. Poi il traffico si dirada, i rumori si spengono, e inizia la vera Lettonia costiera. Il percorso segue tratti dell’EuroVelo 13 – la Cortina di Ferro, oggi trasformata in un corridoio verde di pace e turismo lento. L’asfalto lascia spesso spazio a strade bianche compatte, perfette per il viaggio a ritmo lento. Pedalando verso nord, il paesaggio si fa sempre più selvaggio: spiagge deserte, foreste fitte, lagune dove il vento muove l’acqua come un respiro. I villaggi livoni una minoranza etnica antica raccontano una storia diversa, fatta di mare e isolamento. Le barche sono tirate in secca, le reti stese ad asciugare, le case basse sembrano proteggersi dal vento. L’arrivo a Capo Kolka è un momento quasi simbolico: la strada finisce, la terra si assottiglia, e davanti restano solo acqua, cielo e silenzio. Qui non c’è nulla da “fare”, ed è proprio questo il bello: si scende dalla bici, si cammina sulla sabbia, si guarda il mare dividersi in due. Un itinerario perfetto per chi cerca spazi aperti, solitudine, natura e un Balti Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana fa

    Nel cuore verde della Lettonia: in bici tra Sigulda e Cēsis, lungo la valle del Gauja Se la costa racconta la Lettonia del vento e dell’orizzonte, l’interno del Paese custodisce un’altra anima: quella delle foreste, dei fiumi lenti e delle leggende medievali. Il Parco Nazionale del Gauja, il più grande e antico della Lettonia, è il posto perfetto per scoprirla in bicicletta. Il viaggio inizia a Sigulda, facilmente raggiungibile in treno da Riga. È una piccola città immersa nel verde, famosa per i suoi castelli e per le viste spettacolari sulla valle del fiume Gauja. Da qui si entra subito in un paesaggio sorprendentemente movimentato per essere nel Baltico: saliscendi dolci, gole sabbiose, ponti, boschi fitti e sentieri che sembrano usciti da una fiaba nordica. Il percorso segue strade secondarie e tratti sterrati ben battuti, attraversando luoghi iconici come il Castello di Turaida, rosso e imponente, e le grotte di arenaria scavate dal fiume nei secoli. Ogni curva regala un punto panoramico, ogni discesa porta verso l’acqua. Qui il cicloturismo diventa esplorazione lenta: ci si ferma spesso, si lascia la bici per pochi minuti, si cammina su un sentiero, si ascolta il rumore del vento tra gli alberi. Il Gauja non è un fiume spettacolare, ma è costante, ipnotico, sempre presente. Arrivando verso Cēsis, una delle città più antiche della Lettonia, il viaggio assume un sapore più storico. Il castello medievale domina ancora il centro, e la piazza sembra fatta apposta per una birra artigianale a fine tappa. Questo itinerario è perfetto per chi ama un cicloturismo naturalistico, vario, mai monotono, con dist Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 1 giorno fa

    Lombardia in bicicletta: dalla Val Seriana alla Valtellina, due viaggi tra montagne e fiumi Non serve scalare grandi passi alpini per assaporare la montagna in bicicletta. In Lombardia esiste un cicloturismo più accessibile, fatto di fondovalle, vecchie ferrovie riconvertite e strade che seguono il corso dei fiumi. Oggi vi portiamo su due percorsi che hanno in comune una cosa: regalano panorami spettacolari senza chiedere imprese da professionisti. La ciclabile della Val Seriana: da Clusone ad Alzano Lombardo La Val Seriana è una delle valli più amate dai bergamaschi, e non solo. Qui corre una delle piste ciclabili più lunghe e riuscite della Lombardia, realizzata in gran parte sul sedime di una vecchia ferrovia. Si parte da Clusone, borgo elegante e ricco di storia, e si scende dolcemente verso Alzano Lombardo per circa 35 chilometri. Il tracciato è quasi sempre in leggera discesa, con fondo asfaltato o sterrato compatto, e attraversa gallerie illuminate, viadotti e tratti immersi nel bosco. Il bello di questo percorso è la sua varietà: si pedala accanto al fiume Serio, si attraversano piccoli centri abitati, si incrociano vecchie stazioni ferroviarie riconvertite in punti di sosta. Non mancano bar, agriturismi e panifici dove fermarsi per una pausa che profuma di montagna. È un itinerario perfetto per una gita rilassata, magari con rientro in treno, ma anche per chi vuole scoprire una valle autentica, lontana dai circuiti più affollati. Il Sentiero Valtellina: da Colico a Sondrio (e oltre) Se esiste un “classico” del cicloturismo lombardo, questo è il Sentiero Valtellina. Un percorso che segue il corso dell’Adda, risalendo dolcemente la valle da Colico, sul Lago di Como, fino a Bormio. La tratta più frequentata e accessibile è quella tra Colico e Sondrio, circa 60 chilometri quasi completamente pianeggianti. Qui la bicicletta diventa uno strumento perfetto per leggere il paesaggio: da un lato i terrazzamenti vitati, dall’altro le montagne che chiudono l’orizzonte. Si attraversano borghi come Morbegno e Chiuro, si costeggiano meleti, vigneti e campi coltivati, con le Alpi sempre presenti ma mai oppressive. Il percorso è ben segnalato, sicuro e adatto a tutti. È facile incontrare famiglie, cicloturisti con borse al seguito e viaggiatori che stanno attraversando l’intera valle come parte di itinerari più lunghi. Arrivare a Sondrio in bici, dopo aver seguito per ore il corso del fiume, dà quella sensazione rara di viaggio vero, anche se si è rimasti sempre in pianura. Pedalare lungo le valli: un altro modo di vivere la montagna La Val Seriana e la Valtellina dimostrano che la montagna non è solo fatica e dislivello. Esiste una dimensione più lenta e accessibile, dove il paesaggio si conquista chilometro dopo chilometro, senza fretta. Sono due percorsi diversi per carattere e scenari, ma uniti dalla stessa filosofia: rendere il viaggio più importante della meta, e la bicicletta lo strumento ideale per ascoltare il territorio. In una Lombardia che investe sempre di più nelle ciclovie, questi itinerari non sono solo belle gite: sono l’anteprima di un modo nuovo di esplorare le Alpi, a misura d’uomo Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 1 giorno fa

    Due itinerari in bici in Lombardia: tra acque, vigneti e borghi storici La Lombardia è una regione che sorprende chi la attraversa lentamente, a colpi di pedale. Non solo grandi laghi e città d’arte, ma una rete sempre più fitta di ciclovie che seguono fiumi, navigli e antiche vie commerciali. Oggi vi proponiamo due percorsi molto diversi tra loro, ma accomunati da una caratteristica fondamentale: sono perfetti per chi ama il cicloturismo fatto di paesaggi, soste gastronomiche e scoperte culturali. Lungo il Naviglio della Martesana: da Milano a Trezzo sull’Adda Partire in bici dal centro di Milano e ritrovarsi, nel giro di pochi chilometri, immersi nel verde è una piccola magia che solo i Navigli sanno regalare. La ciclabile della Martesana inizia praticamente alle porte della città, costeggiando l’omonimo canale che per secoli è stato una via commerciale fondamentale per il capoluogo lombardo. Il percorso è quasi interamente pianeggiante e protetto dal traffico, ideale anche per famiglie o ciclisti poco allenati. Si pedala tra vecchie chiuse, ponticelli in ferro, case di ringhiera e tratti di campagna che sembrano resistere al tempo. Lungo il tragitto si attraversano paesi come Cernusco sul Naviglio e Gorgonzola, dove una sosta gastronomica non è solo consigliata, ma quasi obbligatoria. La meta più classica è Trezzo sull’Adda, dominata dai resti imponenti del castello visconteo e affacciata su uno dei tratti più suggestivi del fiume. In totale sono circa 40 chilometri andata e ritorno, che scorrono via senza fretta, con la sensazione di aver lasciato la città molto più lontano di quanto dica il contachilometri. La ciclabile del Mincio: da Peschiera del Garda a Mantova Se il primo itinerario è un viaggio nella Lombardia più quotidiana e nascosta, la ciclabile del Mincio è una cartolina in movimento. Il percorso segue il fiume Mincio da Peschiera del Garda fino a Mantova, per circa 45 chilometri, attraversando uno dei paesaggi più eleganti del nord Italia. Si parte dalle mura veneziane di Peschiera, patrimonio UNESCO, e fin dai primi chilometri si pedala immersi nel verde, tra canneti, campi coltivati e acque tranquille. Il tracciato è completamente pianeggiante e ben segnalato, perfetto anche per chi viaggia con borse al seguito o con bambini. Uno dei punti più affascinanti è Borghetto sul Mincio, piccolo gioiello con i suoi mulini sull’acqua e il ponte visconteo che sembra uscito da un dipinto. Qui il tempo sembra fermarsi e una sosta è praticamente inevitabile. Proseguendo, il paesaggio si apre verso le valli del Mincio, fino ad arrivare a Mantova, città d’arte sospesa tra laghi e storia rinascimentale. Due modi diversi di pedalare, un’unica filosofia La Martesana e il Mincio raccontano due anime diverse della Lombardia: una più urbana e quotidiana, l’altra più naturale e monumentale. Ma entrambe incarnano alla perfezione lo spirito del cicloturismo: viaggiare lentamente, osservare, fermarsi, scoprire. Che si tratti di una gita di un giorno o di una tappa all’interno di un viaggio più lungo, questi due percorsi dimostrano come la Lombardia sia sempre più una regione da esplorare in bicicletta, seguendo il ritmo dell’acqua e quello, molto più umano, dei p Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 2 giorni fa

    Sulla Sila in bicicletta: dove la Calabria cambia ritmo Ci sono luoghi in Calabria che sorprendono anche chi pensa di conoscerla già. La Sila è uno di questi. Non è la Calabria del mare e delle spiagge, ma quella dei boschi infiniti, dell’aria fresca e delle strade che sembrano disegnate apposta per chi ama pedalare. Il percorso parte idealmente da Camigliatello Silano, cuore turistico dell’altopiano, e si snoda tra abeti, pini larici e grandi radure fino a raggiungere il Lago Cecita e il Lago Arvo. Qui la bicicletta diventa il mezzo perfetto per assaporare un territorio che invita alla lentezza. Le strade sono ampie, con salite mai brutali ma costanti, ideali per il cicloturismo e le gravel. Ogni curva regala panorami inaspettati: mucche al pascolo, casette di legno, silenzi che sanno di Nord Europa più che di Sud Italia. Pedalando si attraversano piccoli borghi come San Giovanni in Fiore, dove una sosta è d’obbligo: un caffè in piazza, due chiacchiere con i locali, e si riparte. Qui il cicloturismo non è solo sport: è un viaggio dentro una Calabria diversa, intima e autentica. La Sila è perfetta in estate per sfuggire al caldo, ma anche in primavera e in autunno, quando i color Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 2 giorni fa

    La Costa degli Dei in bici: pedalare tra cielo e mare Se esiste un posto in Calabria dove il cicloturismo incontra la meraviglia, quello è la Costa degli Dei. Un nastro d’asfalto sospeso tra scogliere, spiagge bianche e acqua turchese, da Pizzo Calabro a Tropea fino a Capo Vaticano. Qui ogni chilometro è una tentazione a fermarsi. Si pedala tra fichi d’India, muretti a secco e improvvise aperture sul mare che lasciano senza fiato. Il blu è sempre lì, sotto di te, accanto a te, davanti a te. Il percorso non è mai completamente pianeggiante: brevi salite e continui saliscendi lo rendono divertente e mai monotono. Ma ogni sforzo viene ripagato da panorami che sembrano usciti da una pubblicità. A Tropea la sosta è obbligatoria. Non solo per la famosa cipolla rossa, ma per uno dei centri storici più belli del Sud Italia, appollaiato sulla roccia sopra il mare. Proseguendo verso Capo Vaticano, la strada si fa più selvaggia, meno trafficata, più autentica. Qui il cicloturismo diventa esplorazione pura: spiagge nascoste, stradine secondarie, silenzio e vento.Questo è un itinerario che non si pedala per Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 3 giorni fa

    In bicicletta tra mare e montagna: l’Abruzzo che sorprende, dalla Costa dei Trabocchi alla Maiella L’Abruzzo è una di quelle regioni che non si concedono in un colpo solo. Va attraversata, esplorata con lentezza, ascoltata. E non c’è mezzo migliore della bicicletta per farlo. Un itinerario che unisce la Costa dei Trabocchi all’entroterra della Maiella è un perfetto compendio di quello che questa terra sa offrire: mare, borghi, silenzi, salite impegnative e discese che restano nella memoria. Si parte dal mare Adriatico, lungo quella che oggi è considerata una delle ciclovie più belle d’Italia: la Via Verde della Costa dei Trabocchi. L’ex tracciato ferroviario corre sospeso tra spiaggia e acqua, con l’azzurro che accompagna ogni pedalata e i celebri trabocchi antiche macchine da pesca su palafitta che punteggiano l’orizzonte come sentinelle di legno. Da Ortona a Vasto il percorso è scorrevole, adatto a tutti, e regala un avvio morbido e spettacolare. Ma l’Abruzzo, si sa, non è solo mare. Dopo i primi chilometri pianeggianti, si svolta verso l’interno e il paesaggio cambia volto. Le colline diventano più decise, i vigneti lasciano spazio agli uliveti e poi ai boschi. Borghi come Lanciano, Guardiagrele o Palombaro sembrano messi lì apposta per una sosta: una fontana, un bar, una piazza silenziosa e il tempo che rallenta. La salita verso la Maiella è progressiva ma costante. Non è mai brutale, ma chiede rispetto. Qui il cicloturismo diventa viaggio interiore: il traffico si dirada, i rumori si spengono, restano il respiro, la catena che scorre e l’eco lontana di qualche campanaccio. Il massiccio della Maiella, “montagna madre” per gli abruzzesi, si mostra severo e accogliente allo stesso tempo. Arrivare in quota significa entrare in un Abruzzo più selvaggio: pascoli, altopiani, strade che sembrano disegnate per i ciclisti. Zone come Campo di Giove o Passo San Leonardo offrono panorami ampi, quasi appenninici nel senso più puro del termine. Qui la fatica viene sempre ripagata: da una vista che si apre all’improvviso, da una discesa lunga e sinuosa, da quella sensazione rara di essere esattamente dove si dovrebbe essere. Questo itinerario non è solo un percorso ciclistico. È un riassunto perfetto dell’Abruzzo: una regione che in pochi chilometri passa dal mare alla montagna, dalla luce accecante della costa all’ombra dei faggi, dai borghi animati alle strade deserte. Un viaggio così non si misura in chilometri o in dislivello, ma in paesaggi attraversati e ricordi costruiti. E alla fine, quando si torna a valle, resta una certezza: Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 4 giorni fa

    Come preparare la borsa da viaggio: la checklist essenziale per il cicloturista Viaggiare in bicicletta è un esercizio di libertà, ma anche di organizzazione. Preparare la borsa da viaggio nel modo giusto può fare la differenza tra un’avventura indimenticabile e una sequenza di piccoli (o grandi) imprevisti. Che si tratti di un weekend in bikepacking o di una traversata di più settimane, una cosa è certa: nello spazio limitato delle borse non c’è posto per il superfluo, ma non si può nemmeno dimenticare l’essenziale. Negli ultimi anni il cicloturismo è cresciuto in modo esponenziale e, con esso, anche l’attenzione alla tecnica e alla gestione dell’attrezzatura. Preparare bene le borse non è solo una questione di ordine: significa pedalare più leggeri, più sicuri e più sereni. Il primo principio: meno è meglio La regola d’oro è semplice: portare solo ciò che serve davvero. Ogni chilo in più si sentirà dopo decine (o centinaia) di chilometri. Prima di infilare qualsiasi oggetto in borsa, vale la pena chiedersi: lo userò davvero? Se la risposta è “forse”, probabilmente può restare a casa. Un buon metodo è preparare tutto sul pavimento, fare una prima selezione e poi tagliare almeno il 20%. L’esperienza insegna che quasi sempre si parte con qualcosa di troppo. Come organizzare lo spazio La disposizione del carico è importante quanto il contenuto. Gli oggetti più pesanti vanno posizionati in basso e vicino al centro della bici, per mantenere stabilità e maneggevolezza. Quelli che servono più spesso – antipioggia, snack, telefono, crema solare – dovrebbero stare in una borsa facilmente accessibile. Una divisione efficace può essere questa: Una borsa per l’abbigliamento Una per il materiale tecnico e gli attrezzi Una per gli oggetti di uso quotidiano Se si viaggia in bikepacking, con borse più compatte, la logica non cambia: cambia solo la precisione con cui bisogna incastrare tutto. Cosa non può mancare Ci sono alcuni “intoccabili” in ogni viaggio in bici: Abbigliamento Un completo di ricambio (max due, anche per viaggi lunghi) Giacca antipioggia o antivento Indumenti caldi, anche d’estate (in quota o la sera servono sempre) Biancheria tecnica a rapida asciugatura Meccanica e sicurezza Kit di riparazione (camere d’aria, leve, toppe o vermicelli tubeless) Pompa o cartucce CO₂ Multi-tool Lubrificante catena Luci e power bank Personale Documento e un po’ di contanti Telefono e cavi di ricarica Mini kit di pronto soccorso Crema solare e burrocacao Il trucco dei sacchetti e delle categorie Un metodo molto usato dai viaggiatori esperti è dividere tutto in sacchetti o dry bag per categoria: uno per i vestiti, uno per la meccanica, uno per l’igiene personale. Questo non solo aiuta a trovare subito ciò che serve, ma rende anche più semplice rifare le borse ogni mattina. In più, se piove (e prima o poi succederà), avere tutto compartimentato può salvare il viaggio… e l’umore. Test prima della partenza Ultimo consiglio, spesso sottovalutato: fare un’uscita di prova con la bici già carica. Anche solo 20–30 km bastano per capire se qualcosa balla, se il peso è distribuito male o se c’è qualcosa che non serve davvero. Meglio scoprirlo sotto casa che a 100 km dal primo negozio di biciclette.Preparare bene la borsa da viaggio non è una perdita di tempo: è il primo vero passo del viaggio. Perché quando tutto è al suo posto, l’un Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 5 giorni fa

    La ciclovia che non ti aspetti: viaggio lento lungo la Via Verde della Costa dei Trabocchi C’è un’Italia che non fa rumore. Non urla, non corre, non si mette in mostra. È l’Italia che si scopre pedalando, metro dopo metro, con il tempo necessario per guardarsi intorno. La Via Verde della Costa dei Trabocchi, in Abruzzo, è una di quelle strade che non nascono per stupire, ma finiscono per farlo. Un nastro d’asfalto e ghiaia lungo oltre 40 chilometri, ricavato dal tracciato della vecchia ferrovia adriatica dismessa, che collega Ortona a Vasto costeggiando uno dei litorali più sorprendenti e meno raccontati del Centro Italia. Dove il mare incontra i pedali Qui la bicicletta non è un mezzo: è una chiave d’accesso. Si pedala sospesi tra il blu dell’Adriatico e il verde delle colline, con il profumo di salsedine che entra nei polmoni e il rumore delle onde che accompagna ogni chilometro. Il tracciato è quasi completamente pianeggiante, adatto a tutti: famiglie, viaggiatori lenti, cicloturisti con le borse e anche chi è alla prima esperienza. Ma sarebbe un errore ridurre la Via Verde a una semplice pista ciclabile. È piuttosto un corridoio culturale e paesaggistico, dove ogni curva regala un affaccio sul mare e ogni galleria riconvertita racconta un pezzo di storia ferroviaria. I trabocchi: macchine da pesca e poesia Il vero simbolo di questo tratto di costa sono loro: i trabocchi. Antiche macchine da pesca in legno, costruite su palafitte e protese sul mare come insetti giganti. Sembrano fragili, ma resistono da secoli alle mareggiate e al tempo. Pedalando se ne incontrano decine. Alcuni sono stati trasformati in piccoli ristoranti sospesi sull’acqua, altri restano strutture silenziose, buone solo per essere fotografate e immaginate. È qui che il viaggio in bici diventa qualcosa di più: non solo spostamento, ma osservazione. Un turismo diverso, finalmente La Via Verde è anche un esempio concreto di riconversione intelligente del territorio. Dove prima passavano treni, oggi scorrono biciclette. Dove c’era infrastruttura pesante, ora c’è turismo lento, sostenibile, distribuito. I numeri crescono ogni anno, ma senza l’effetto “parco giochi”. Ci sono cicloturisti stranieri, famiglie del posto, viaggiatori con borse enormi e gravel impolverate. Tutti convivono in uno spazio che invita più a rallentare che a performare. Cosa resta alla fine della pedalata Quando si arriva a destinazione che sia Vasto, Ortona o un piccolo borgo nell’entroterra non resta solo la traccia GPS. Resta la sensazione di aver attraversato un territorio con rispetto, di averlo letto a bassa voce. La Via Verde dei Trabocchi non è una sfida sportiva. È un promemoria: che viaggiare può essere semplice, che la bellezza spesso non ha bisogno di altitudine, e che la bicicletta Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 6 giorni fa

    Colle delle Finestre: la montagna che non fa sconti Ci sono salite che si scalano. E poi ci sono salite che si conquistano. Il Colle delle Finestre, nelle Alpi piemontesi, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non è solo una strada che sale: è un viaggio nella storia del ciclismo, nella fatica pura e in una bellezza aspra che non cerca di piacere, ma finisce per stregare. Siamo in Val Chisone, a pochi chilometri da Susa. Il cartello all’inizio dell’ascesa è discreto, quasi timido. Ma i numeri parlano chiaro: 18,5 chilometri di salita, pendenza media del 9% e soprattutto otto chilometri finali di sterrato, a oltre 2.000 metri di quota. Qui il Finestre smette di essere una strada e diventa un’esperienza. Una salita che racconta storie Il Colle delle Finestre è entrato nel mito grazie al Giro d’Italia, che lo ha trasformato in uno dei giudici più severi della corsa rosa. Qui si sono decise classifiche, qui si sono visti campioni vacillare e outsider diventare eroi per un giorno. Ma anche senza dorsale e numeri sulla schiena, il fascino resta intatto. I primi chilometri scorrono su asfalto regolare, dentro un bosco fitto che protegge dal sole e inganna le gambe: la pendenza è costante, non concede veri momenti di respiro, ma si lascia ancora gestire. Poi, superata la località Pian dell’Alpe, cambia tutto. L’asfalto finisce, la strada si fa chiara, polverosa, e inizia la parte più spettacolare e più dura. Dove la strada si aggrappa alla montagna Lo sterrato del Finestre è largo e ben tenuto, ma non fa sconti. Le curve si susseguono come gradini di una scala infinita, e ogni tornante apre panorami sempre più vasti sulla valle. La vegetazione si dirada, l’aria si fa sottile, il silenzio quasi totale. Qui il ciclista resta solo con il rumore del respiro e delle ruote sulla ghiaia. La salita non è mai veramente cattiva, ma è incessante. Non ci sono tratti facili: si sale e basta. E mentre il colpo d’occhio migliora, le gambe chiedono il conto. Quando finalmente si arriva al colle, a 2.178 metri, il premio non è solo il panorama: è quella sensazione difficile da spiegare di aver messo insieme fatica, concentrazione e ostinazione in un’unica, lunga progressione. Oltre il colle: l’Assietta e il gusto dell’avventura Per chi ha ancora voglia di pedalare e un minimo di spirito d’avventura il Finestre può diventare la porta d’accesso alla Strada dell’Assietta, uno dei percorsi militari in quota più spettacolari delle Alpi. Qui il cicloturismo diventa esplorazione, e la bici, più che un mezzo sportivo, torna a essere uno strumento per attraversare il paesaggio. Non solo per scalatori Il Colle delle Finestre non è una salita per tutti, ma è una salita che resta nella memoria di chiunque la percorra. Serve allenamento, certo. Serve anche una bici adatta, meglio se con rapporti agili e gomme che non temano lo sterrato. Ma soprattutto serve tempo: tempo per salire senza fretta, per fermarsi a guardare, per capire che qui non si viene solo a “fare una salita”, ma a vivere un pezzo di montagna.In un’epoca in cui tutto è misurato in watt e secondi, il Finestre ricorda che il ciclismo, prima di tutto, è viaggio. E che alcune strade non si percorrono solo Continua a leggere

  • Carica di più