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Cicloturismo

Il blog dedicato al cicloturismo ed ai viaggi in bicicletta

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by Matteo

La Parenzana: la ferrovia che è diventata una delle ciclabili più belle d’Europa

20/01/2026 in Viaggi

C’è una linea sottile che unisce Trieste alla costa istriana. Non è più una ferrovia, anche se per decenni lo è stata. Oggi si chiama Parenzana ed è uno dei percorsi cicloturistici più affascinanti d’Europa, un viaggio lento tra Italia, Slovenia e Croazia, capace di unire storia, natura e mare.

Nata all’inizio del Novecento come ferrovia a scartamento ridotto, la Parenzana collegava Trieste a Parenzo (Poreč), attraversando l’entroterra istriano. Oggi quel tracciato è rinato come ciclovia e conserva intatto il suo spirito: gallerie scavate nella roccia, ponti in pietra, stazioni fantasma trasformate in punti di sosta.

Il tratto croato è probabilmente il più suggestivo. Da Buje a Motovun, fino a scendere verso Poreč, si pedala tra vigneti, uliveti e colline che sembrano dipinte. Motovun, arroccata e spettacolare, è una tappa obbligatoria: arrivarci in bici, dopo chilometri di sterrato dolce e panorami infiniti, dà un senso pieno al viaggio.

Il fondo è per lo più compatto e adatto a gravel e trekking bike. Il dislivello non manca, ma è sempre gentile, figlio della pendenza ferroviaria. È un percorso che non chiede prestazioni, ma attenzione: ai dettagli, ai silenzi, ai profumi della macchia mediterranea.

La Parenzana è più di una ciclabile: è un esempio perfetto di come il turismo lento possa restituire vita a un’infrastruttura dimenticata. Qui si pedala dentro la storia, con il mare che appare all’improvviso come una promessa mantenuta.

Ideale in primavera e in autunno, è una di quelle strade che non si attraversano soltanto: si ricordano.

by Matteo

Da Spalato a Dubrovnik in bicicletta: la Dalmazia al ritmo delle onde

20/01/2026 in Viaggi

Ci sono strade che sembrano disegnate per essere percorse in bicicletta. La costa dalmata è una di queste. Pedalare da Spalato a Dubrovnik significa seguire una linea azzurra fatta di mare, isole, scogliere e città di pietra bianca che emergono dal sole come miraggi.

Il viaggio parte da Spalato, con il Palazzo di Diocleziano alle spalle e l’Adriatico davanti. Da subito la strada sale e scende, mai banale, sempre panoramica. Qui il ciclismo non è mai piatto, ma ogni salita viene ripagata da discese che sembrano scivolare dentro il mare.

Il percorso attraversa tratti poco trafficati, villaggi costieri, baie dove l’acqua è così trasparente da sembrare irreale. Makarska, la penisola di Pelješac, Ston con le sue mura: ogni tappa è una scoperta, ogni deviazione una tentazione.

Il vento può essere un compagno scomodo, soprattutto la bora, ma fa parte del carattere di questa terra. La Dalmazia non è addomesticata, e forse è proprio questo il suo fascino.

Arrivare a Dubrovnik in bicicletta è un piccolo rito. Dopo giorni di luce, sale sulla pelle e orizzonti aperti, le mura della città appaiono come un premio antico. Si entra lentamente, come si deve fare con i luoghi importanti.

Questo non è un percorso per chi cerca solo chilometri. È un viaggio per chi vuole sentire il Mediterraneo sotto le ruote, per chi misura le giornate in tuffi, caffè sul porto e strade che sembrano balconi sul mare.

by Matteo

Lungo la Mosella: quando pedalare diventa un piacere lento

19/01/2026 in Viaggi

La ciclabile della Mosella è una di quelle strade che ti fanno subito capire che qui non serve avere fretta. Il fiume scorre tranquillo, la pista lo segue senza mai forzare il ritmo e tu ti ritrovi a pedalare più lentamente del previsto, solo per goderti quello che hai intorno.

Si parte spesso da Trier, una città sorprendente, antica, piena di storia romana. Ma è appena lasciata la città che la Mosella comincia davvero a mostrarsi: vigneti ordinati come pettini sulle colline, curve morbide del fiume e paesini che sembrano messi lì apposta per una sosta.

La cosa bella di questo percorso è che non chiede niente in cambio. È pianeggiante, ben tenuto, sempre vicino all’acqua. Puoi chiacchierare mentre pedali, fermarti a scattare foto senza pensarci due volte, oppure semplicemente lasciar andare le gambe.

Ogni paese è una tentazione. Bernkastel-Kues ti invita a parcheggiare la bici e perderti tra le case a graticcio. A Cochem il castello domina tutto e ti ricorda che qui il Medioevo non è solo una parola sui libri. E poi ci sono le Weinstube, una dietro l’altra, dove la sera la bici si appoggia al muro e il viaggio continua con un bicchiere di Riesling.

Arrivare a Coblenza, dove la Mosella incontra il Reno, dà una strana sensazione di completezza. Come se il fiume avesse deciso che è il momento di lasciarti andare.

La Mosella non è un percorso da record o da imprese sportive. È una ciclabile da assaporare, un viaggio che ti insegna che a volte pedalare piano è il modo migliore per arrivare lontano.

by Matteo

Altmühltal: la ciclabile che ti riconcilia con il silenzio

19/01/2026 in Viaggi

Qui la Germania mostra il suo lato più tranquillo, fatto di prati, rocce chiare e piccoli fiumi che scorrono senza fare rumore.

La ciclabile segue il corso dell’Altmühl, un fiume lento, lentissimo. E forse è proprio questo il segreto: finisci per adattarti al suo passo. Le tappe non sono mai faticose, il dislivello è minimo e il percorso sembra pensato apposta per chi viaggia con calma.

Pedalando attraversi paesaggi molto aperti, a tratti quasi selvaggi. Ci sono gole rocciose, campi coltivati, cicogne nei prati e lunghi tratti in cui senti solo il rumore delle gomme sull’asfalto. Le città non sono grandi, ma hanno un fascino discreto: Eichstätt con il suo centro barocco, Riedenburg con l’atmosfera da borgo fluviale.

Qui non c’è folla, nemmeno in alta stagione. È una ciclabile che ti lascia spazio, fisico e mentale. La sera trovi piccole Gasthof, cene semplici, birra bavarese e quella sensazione di essere esattamente dove dovresti essere.

L’Altmühltal è perfetta se cerchi un viaggio che non sia solo movimento, ma anche pausa. È una ciclabile che non ti travolge, ma ti accompagna.

E quando arrivi alla fine, ti rendi conto che non ricordi solo i chilometri fatti, ma soprattutto i momenti di silenzio tra uno e l’altro.

by Matteo

Langhe in bicicletta: viaggio nel cuore collinare del Piemonte dove il tempo pedala piano

18/01/2026 in Viaggi

C’è un Piemonte che non ha fretta. Un Piemonte che si lascia attraversare in silenzio, curva dopo curva, tra colline pettinate dai filari e borghi che sembrano messi lì apposta per farti rallentare. È il Piemonte delle Langhe, oggi patrimonio UNESCO, e uno dei territori più riusciti d’Italia per chi ama il cicloturismo fatto di fatica giusta, bellezza continua e soste memorabili.

Il nostro itinerario parte da Alba, capitale morale di queste colline, città elegante e operosa, profumata di tartufo e di vini importanti. Da qui si prende quota quasi subito, lasciandosi alle spalle il traffico e infilando strade secondarie che sembrano disegnate per le biciclette. La prima regola è semplice: non avere fretta. La seconda: guardarsi intorno.

La salita verso Barbaresco è un manifesto del territorio. Pochi chilometri, ma già sufficienti per capire che qui la bicicletta non è solo un mezzo, è una chiave d’accesso. I vigneti si aprono come quinte teatrali, il Tanaro resta sotto, e la torre medievale domina un mare verde ordinato e geometrico. Il Barbaresco non è solo un vino: è un paesaggio che si beve con gli occhi.

Si prosegue in direzione Neive e Treiso, su un continuo saliscendi che non concede lunghi respiri ma regala panorami senza interruzioni. È una pedalata “onesta”: mai impossibile, mai banale. Le strade sono strette, poco trafficate, spesso bordate da noccioleti e vigne. Qui il cicloturismo non è un’invasione: è una presenza naturale, integrata.

Dopo le colline del Barbaresco si entra nel regno del Barolo. La discesa verso La Morra è uno dei punti più spettacolari del percorso: un balcone naturale sulle Langhe, dove fermarsi è obbligatorio, più che consigliato. Da quassù lo sguardo spazia fino alle Alpi nelle giornate limpide, e si capisce perché queste colline siano diventate un simbolo del Piemonte nel mondo.

Il passaggio da Barolo è quasi un rito laico. Il castello, l’enoteca regionale, le cantine storiche: tutto parla di una cultura contadina diventata eccellenza globale senza perdere l’anima. Si riparte verso Monforte d’Alba e poi Serralunga, forse il tratto più “ciclistico” del giro: salite regolari, pendenze mai violente ma costanti, ritmo da trovare e mantenere.

Qui la fatica si fa sentire, ma è una fatica che ha senso. Ogni curva apre una prospettiva nuova, ogni crinale è un invito a fermarsi. Non è un percorso da cronometro: è un percorso da memoria.

Il rientro verso Alba chiude un anello di circa 80 chilometri, con un dislivello che sfiora i 1.500 metri, adatto a cicloturisti allenati o a chi usa una bici elettrica senza vergogna: perché le Langhe vanno vissute, non subite.

Questo è un Piemonte che non urla, non stupisce con effetti speciali. Convince. Conquista. Resta. È un territorio che in bicicletta si capisce meglio, perché il ritmo giusto è quello umano, e perché certe bellezze hanno bisogno di tempo per entrare davvero dentro.

E quando torni ad Alba, magari con le gambe stanche e la testa piena, capisci che non hai solo fatto un giro in bici. Hai attraversato un paesaggio che ti ha accompagnato, metro dopo metro, come fanno le storie migliori.

by Matteo

Danimarca in bicicletta: lungo la rotta del Baltico, dove il vento racconta storie

17/01/2026 in Viaggi

Pedalare in Danimarca non è solo un viaggio. È un’immersione in un’idea di mobilità, di paesaggio e di tempo che altrove sembra ormai dimenticata. L’itinerario che segue la costa orientale dello Jutland e attraversa le isole fino a Copenaghen è una delle esperienze cicloturistiche più complete d’Europa: sicura, accessibile, sorprendentemente varia.

Il percorso si snoda lungo tratti della National Cycle Route 5, conosciuta anche come la “Rotta del Baltico”. Qui la bicicletta non è un’eccezione: è parte integrante della vita quotidiana. Le piste ciclabili sono ovunque, perfettamente segnalate, separate dal traffico e curate con una precisione quasi chirurgica.

Si parte idealmente da Aarhus, seconda città del Paese e vivace centro culturale. Dopo pochi chilometri il paesaggio cambia volto: campi coltivati, fattorie isolate, piccoli porti dove le barche sembrano aspettare sempre qualcuno. Il mare è una presenza costante, a volte distante, a volte così vicino che sembra di poterlo toccare con una mano.

La Danimarca è un Paese gentile anche con le gambe. Le salite sono rare, le distanze psicologicamente brevi, ma attenzione al vero avversario del ciclista: il vento. Quando soffia contro, trasforma anche il più pianeggiante dei tratti in una piccola prova di carattere. Quando invece spinge alle spalle, regala chilometri che scorrono via leggeri, quasi senza accorgersene.

Lungo il percorso si attraversano cittadine come Kolding, con il suo castello medievale affacciato sul fiordo, e Odense, patria di Hans Christian Andersen, dove le case colorate sembrano uscite da una fiaba. Ogni sosta è un invito a rallentare: un caffè in un porto, una panetteria di paese, una panchina davanti al mare.

Il passaggio sulle isole, grazie ai ponti ciclabili e ai traghetti, è uno dei momenti più suggestivi del viaggio. Qui la dimensione del “viaggio lento” diventa quasi filosofica: si pedala, si aspetta, si osserva. E intanto il Baltico cambia colore con la luce del giorno.

L’arrivo a Copenaghen è un piccolo trionfo urbano. La capitale danese accoglie i ciclisti come vecchi amici: semafori sincronizzati per la velocità delle biciclette, corsie larghe, parcheggi ovunque. Dopo centinaia di chilometri immersi nella natura, ci si ritrova in una metropoli che ha scelto la bicicletta come simbolo del proprio futuro.

Questo itinerario non è solo un percorso geografico. È una lezione di equilibrio tra uomo e ambiente, tra viaggio e quotidianità. In Danimarca si pedala bene, sì. Ma soprattutto si pedala con la sensazione che potrebbe e dovrebbe essere così ovunque.

Un viaggio consigliato a chi cerca paesaggi, silenzio, organizzazione perfetta. E a chi vuole scoprire che, a volte, il vero lusso è semplicemente una strada sicura davanti a sé e il tempo per percorrerla.

by Matteo

Bici, allo studio nuove regole: possibile obbligo di targa, casco e assicurazione

16/01/2026 in News

Il governo sta valutando una proposta di legge che potrebbe introdurre nuovi obblighi per le biciclette tradizionali che circolano su strada. Secondo le prime indiscrezioni, il provvedimento prevederebbe l’introduzione della targa, l’obbligo del casco e la stipula di un’assicurazione di responsabilità civile anche per le bici non elettriche.

Se la misura dovesse essere confermata, le biciclette verrebbero in parte equiparate ad altri veicoli già soggetti a registrazione e copertura assicurativa.

Cosa prevede la proposta

Le ipotesi attualmente allo studio includono:

Obbligo di casco per tutti i ciclisti

Assicurazione RC annuale

Targa identificativa da applicare al telaio della bicicletta

L’obiettivo dichiarato del provvedimento sarebbe quello di rafforzare la sicurezza stradale e rendere più semplice l’identificazione dei veicoli coinvolti in eventuali incidenti.

Possibili controlli e sanzioni

In base alle bozze circolate, la mancanza dei requisiti richiesti potrebbe comportare sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, anche il fermo del mezzo. Le modalità operative e l’entità delle eventuali multe non sono ancora state definite.

Una misura ancora in fase di valutazione

Al momento non esiste ancora un testo definitivo. La proposta è in fase di valutazione politica e potrebbe subire modifiche prima di un eventuale iter parlamentare.Il tema si inserisce in un contesto più ampio di revisione delle norme sulla sicurezza stradale, con particolare attenzione alla convivenza tra auto, motocicli, biciclette e monopattini.L’ipotesi ha già aperto un dibattito tra favorevoli e contrari. Da un lato c’è chi ritiene che una regolamentazione più stringente possa migliorare la sicurezza sulle strade; dall’altro c’è chi teme che nuovi obblighi possano complicare l’uso quotidiano della bicicletta come mezzo di trasporto.Nei prossimi mesi si capirà se la proposta si trasformerà in un disegno di legge vero e proprio e quale sarà l’orientamento del Parlamento.

by Matteo

Marocco in bicicletta: dal deserto dell’Atlante alle porte del Sahara, un viaggio che cambia il modo di pedalare

15/01/2026 in Viaggi

C’è un Marocco che si scopre solo al ritmo lento delle ruote, quando l’asfalto lascia spazio alle piste di terra e l’orizzonte sembra non finire mai. Il percorso che attraversa le montagne dell’Atlante e scende verso le regioni pre-sahariane è uno di quelli che restano impressi nella memoria: non solo per la fatica, ma per la potenza dei paesaggi e l’intensità dell’incontro con una terra antica. Si pedala tra villaggi in pietra, oasi improvvise e passi montani che superano i 2.000 metri, con il vento caldo che porta l’odore del deserto.

Le tappe sono un continuo cambio di scenario. Al mattino si sale tra tornanti spettacolari, con panorami che si aprono su vallate verdi e coltivate, mentre nel pomeriggio il terreno si fa più arido e i colori virano verso l’ocra e il rosso. Le strade sono spesso poco trafficate e l’accoglienza della popolazione locale diventa parte integrante del viaggio: un tè alla menta offerto lungo la strada, un saluto curioso, un sorriso che vale più di mille parole. Qui la bicicletta non è solo un mezzo, ma un passaporto per entrare davvero nel ritmo del paese.

Arrivare alle porte del Sahara, dopo giorni di pedalate, ha il sapore di una conquista. Le distanze si dilatano, il silenzio diventa quasi assoluto e ogni chilometro guadagnato sembra più prezioso. È un itinerario che richiede preparazione e spirito di adattamento, ma ripaga con un’esperienza autentica e profonda: il Marocco in bicicletta non è solo un viaggio, è un modo diverso di guardare il mondo e se stessi attraverso la fatica, la meraviglia e la strada che scorre sotto le ruote.

by Matteo

Lettonia in bicicletta: da Riga a Capo Kolka, dove il Baltico incontra il silenzio

14/01/2026 in Viaggi

C’è un punto, in Lettonia, in cui il Mar Baltico smette di essere solo mare e diventa confine, incontro, orizzonte. È Capo Kolka, sottile lingua di sabbia dove le correnti del Golfo di Riga si scontrano con quelle del Baltico aperto. Arrivarci in bicicletta, partendo da Riga, è uno dei viaggi più affascinanti che il Nord Europa possa offrire a un cicloturista.

Si parte dalla capitale lettone lasciandosi alle spalle i tetti art nouveau e le guglie gotiche per entrare subito in un mondo più orizzontale: pinete, spiagge infinite, piccoli villaggi di pescatori e strade secondarie che sembrano disegnate apposta per chi pedala. La prima tappa naturale è Jūrmala, storica località balneare, elegante e vivace, con le sue ville in legno e i lunghissimi pontili che si spingono nel mare.

Poi il traffico si dirada, i rumori si spengono, e inizia la vera Lettonia costiera. Il percorso segue tratti dell’EuroVelo 13 – la Cortina di Ferro, oggi trasformata in un corridoio verde di pace e turismo lento. L’asfalto lascia spesso spazio a strade bianche compatte, perfette per il viaggio a ritmo lento.

Pedalando verso nord, il paesaggio si fa sempre più selvaggio: spiagge deserte, foreste fitte, lagune dove il vento muove l’acqua come un respiro. I villaggi livoni una minoranza etnica antica raccontano una storia diversa, fatta di mare e isolamento. Le barche sono tirate in secca, le reti stese ad asciugare, le case basse sembrano proteggersi dal vento.

L’arrivo a Capo Kolka è un momento quasi simbolico: la strada finisce, la terra si assottiglia, e davanti restano solo acqua, cielo e silenzio. Qui non c’è nulla da “fare”, ed è proprio questo il bello: si scende dalla bici, si cammina sulla sabbia, si guarda il mare dividersi in due.

Un itinerario perfetto per chi cerca spazi aperti, solitudine, natura e un Baltico autentico, lontano dalle rotte turistiche più battute.

by Matteo

Nel cuore verde della Lettonia: in bici tra Sigulda e Cēsis, lungo la valle del Gauja

14/01/2026 in Viaggi

Se la costa racconta la Lettonia del vento e dell’orizzonte, l’interno del Paese custodisce un’altra anima: quella delle foreste, dei fiumi lenti e delle leggende medievali. Il Parco Nazionale del Gauja, il più grande e antico della Lettonia, è il posto perfetto per scoprirla in bicicletta.

Il viaggio inizia a Sigulda, facilmente raggiungibile in treno da Riga. È una piccola città immersa nel verde, famosa per i suoi castelli e per le viste spettacolari sulla valle del fiume Gauja. Da qui si entra subito in un paesaggio sorprendentemente movimentato per essere nel Baltico: saliscendi dolci, gole sabbiose, ponti, boschi fitti e sentieri che sembrano usciti da una fiaba nordica.

Il percorso segue strade secondarie e tratti sterrati ben battuti, attraversando luoghi iconici come il Castello di Turaida, rosso e imponente, e le grotte di arenaria scavate dal fiume nei secoli. Ogni curva regala un punto panoramico, ogni discesa porta verso l’acqua.

Qui il cicloturismo diventa esplorazione lenta: ci si ferma spesso, si lascia la bici per pochi minuti, si cammina su un sentiero, si ascolta il rumore del vento tra gli alberi. Il Gauja non è un fiume spettacolare, ma è costante, ipnotico, sempre presente.

Arrivando verso Cēsis, una delle città più antiche della Lettonia, il viaggio assume un sapore più storico. Il castello medievale domina ancora il centro, e la piazza sembra fatta apposta per una birra artigianale a fine tappa.

Questo itinerario è perfetto per chi ama un cicloturismo naturalistico, vario, mai monotono, con distanze contenute ma tanta ricchezza paesaggistica e culturale.