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Cicloturismo

Il blog dedicato al cicloturismo ed ai viaggi in bicicletta

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by Matteo

Corsica in bicicletta: il giro del Cap Corse

07/02/2026 in Viaggi

Vento, mare e asfalto ruvido. Pedalare in Corsica significa entrare in un Mediterraneo più selvaggio, dove la montagna cade a picco sull’acqua e la strada diventa un nastro sottile tra macchia profumata e torri genovesi. Il giro del Cap Corse, la penisola che si protende a nord dell’isola, è uno dei percorsi più affascinanti per il cicloturismo: impegnativo il giusto, scenografico sempre.

Un’isola aspra, una strada iconica

Il Cap Corse si percorre seguendo la D80, una strada costiera che abbraccia l’intera penisola per circa 130 chilometri. Si parte spesso da Bastia, porta d’ingresso dell’isola e città di mare dal carattere deciso. Da qui la strada sale subito, senza troppi preamboli: i primi chilometri servono a capire che la Corsica non regala nulla, ma ripaga ogni sforzo.

Il versante orientale è il più “gentile”: saliscendi continui, panorami aperti sul Tirreno, borghi ordinati come Erbalunga e Pietracorbara. L’asfalto è buono, il traffico presente ma gestibile, soprattutto fuori dall’alta stagione. È il lato ideale per trovare il ritmo e lasciare che le gambe si adattino.

Dal mare aperto al silenzio dell’ovest

Superata Macinaggio, il punto più a nord, il Cap Corse cambia volto. La strada si fa più stretta, il paesaggio più severo. A ovest il mare è spesso mosso, il vento può diventare un avversario serio e i tornanti si susseguono senza tregua. Qui il cicloturismo diventa esperienza pura: poche auto, silenzio, odore di salsedine e cisto.

Borghi come Centuri e Pino sembrano sospesi nel tempo. Le case in pietra guardano il mare dall’alto, i porticcioli raccontano una storia di pesca e di partenze. Una sosta è quasi obbligata, non solo per recuperare energie ma per assorbire l’atmosfera di un luogo che non ha fretta.

Dislivello e carattere

Il giro del Cap Corse non è un percorso pianeggiante: il dislivello complessivo supera facilmente i 2.000 metri. Le salite non sono lunghissime, ma spesso ripide e ravvicinate. È un itinerario adatto a cicloturisti allenati o comunque abituati a gestire sforzi prolungati.

La ricompensa, però, è costante. Ogni curva apre un nuovo scorcio, ogni cima regala una vista diversa. Qui la bicicletta è il mezzo ideale: abbastanza lenta da permettere di osservare, abbastanza veloce da coprire distanze importanti in una sola giornata o in due tappe rilassate.

Quando andare e come affrontarlo

Il periodo migliore va da aprile a giugno e da settembre a ottobre. In estate il caldo e il traffico possono rendere il percorso più faticoso, soprattutto sul versante orientale. L’acqua non è sempre facile da trovare: meglio partire con borracce piene e pianificare le soste nei centri abitati.

Una bici da strada con rapporti agili è la scelta più comune, ma anche una gravel scorrevole può essere un’ottima compagna, grazie all’asfalto talvolta irregolare. Fondamentale il rispetto per il vento: in Corsica è parte integrante del viaggio, non un dettaglio.

La Corsica, oltre la cartolina

Il Cap Corse in bicicletta non è solo un itinerario: è una dichiarazione d’intenti. Racconta un’isola fiera, poco addomesticata, che chiede attenzione e restituisce emozioni autentiche. Per chi cerca nel cicloturismo qualcosa che vada oltre i chilometri percorsi, questa penisola è una risposta chiara: qui si pedala per sentire, non solo per arrivare.

by Matteo

Verona Sud, via libera al progetto dell’itinerario ciclabile B20

06/02/2026 in News

Un nuovo passo avanti per la mobilità sostenibile a Verona Sud. Il Comune di Verona ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica dell’itinerario ciclabile B20 “Forte Chievo – Via Legnago”, un intervento strategico previsto dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS).

L’opera, per la quale è stato stanziato un investimento complessivo di 1,9 milioni di euro, punta a rafforzare la rete ciclabile cittadina in una delle aree che maggiormente soffre la carenza di infrastrutture protette dedicate alle due ruote. Il nuovo tracciato attraverserà diversi quartieri di Verona Sud, favorendo collegamenti diretti e sicuri tra le zone residenziali e migliorando l’accessibilità complessiva del territorio.

Il percorso B20 non sarà un intervento isolato: il progetto si inserisce infatti in un disegno più ampio di connessione della rete ciclabile. È prevista l’integrazione con un altro itinerario i cui cantieri partiranno a breve, destinato a collegare l’area di Basso Acquar con il quartiere di Borgo Roma. Un sistema di percorsi pensato per rendere la bicicletta un’alternativa concreta all’auto negli spostamenti quotidiani.

Il progetto ha già ottenuto il parere favorevole della circoscrizione competente, confermando l’interesse e l’attenzione verso un intervento ritenuto prioritario per la zona sud della città. L’obiettivo dell’amministrazione è quello di colmare progressivamente il divario infrastrutturale e promuovere una mobilità più sostenibile, sicura e accessibile per tutti.

by Matteo

In bicicletta nel Cilento: il volto autentico della Campania su due ruote

05/02/2026 in Viaggi

C’è una Campania che va oltre le cartoline della Costiera Amalfitana, una terra più silenziosa e profonda, dove la bicicletta diventa il mezzo ideale per entrare in sintonia con il paesaggio. È il Cilento, cuore verde della regione, attraversato da strade secondarie, borghi in pietra e un mare che appare all’improvviso, dopo chilometri di colline e uliveti.

Il percorso cicloturistico nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è un viaggio lento e intenso, adatto a chi cerca autenticità, cultura e natura, senza rinunciare alla sfida sportiva.

Il percorso: tra mare, colline e borghi storici

Uno degli itinerari più affascinanti parte da Agropoli, porta d’accesso al Cilento, e segue la costa verso sud fino a Palinuro, con possibili varianti verso l’interno. La distanza complessiva può variare dai 70 ai 120 chilometri, a seconda delle deviazioni scelte, con un dislivello importante ma sempre ripagato dal panorama.

La strada costiera alterna tratti panoramici sul Tirreno a salite dolci tra macchia mediterranea e fichi d’India. Superata Acciaroli, borgo marinaro caro a Hemingway, il percorso si fa più selvaggio: meno traffico, curve ampie, silenzio interrotto solo dal vento e dal rumore delle ruote sull’asfalto.

Velia e la memoria del Mediterraneo

Una tappa imprescindibile è Velia (Elea), sito archeologico patrimonio UNESCO. Qui la bicicletta si ferma e lascia spazio alla storia: fu culla della scuola filosofica eleatica, di Parmenide e Zenone. Pedalare in questo tratto significa attraversare secoli di civiltà, con il mare sempre sullo sfondo.

L’entroterra: il vero segreto del Cilento

Per chi ama i percorsi più impegnativi, vale la pena deviare verso l’entroterra, in direzione di Castellabate, Pollica o Piano Vetrale, il “borgo dei murales”. Le salite sono più decise, ma il traffico quasi assente e l’accoglienza dei piccoli paesi rendono ogni sforzo sostenibile.

Qui il cicloturismo incontra la Dieta Mediterranea, nata proprio nel Cilento: pane cotto a legna, olio extravergine, fichi, formaggi locali. Fermarsi è parte integrante del viaggio.

Quando andare e a chi è consigliato

I periodi migliori sono primavera e autunno, quando le temperature sono miti e i colori del paesaggio più intensi. In estate il caldo può essere impegnativo, ma la vicinanza del mare offre ristoro.

Il percorso è indicato per cicloturisti con un minimo di allenamento, perfetto anche in e-bike, che permette di godere delle salite senza rinunciare alla scoperta.

Una Campania da vivere lentamente

Il Cilento in bicicletta non è solo un itinerario, ma un modo di viaggiare. È la Campania che non corre, che accoglie, che si lascia scoprire un chilometro alla volta. Un territorio che sulla sella rivela il suo volto più vero, lontano dalle folle e vicino all’essenza del viaggio.

by Matteo

I Monti Rodopi: la Bulgaria più segreta in bicicletta

04/02/2026 in Viaggi

Se il Danubio rappresenta l’anima aperta e fluida della Bulgaria, i Monti Rodopi ne sono il cuore più profondo e misterioso. Situati nel sud del Paese, vicino al confine con la Grecia, offrono uno dei percorsi cicloturistici più affascinanti e impegnativi della regione balcanica.

Qui la bicicletta diventa strumento di esplorazione lenta in un paesaggio fatto di foreste fitte, gole rocciose e villaggi sospesi nel tempo. Le strade sono spesso secondarie, con traffico quasi inesistente, ma richiedono buone gambe: i saliscendi sono continui e le pendenze, a tratti, non perdonano. È il terreno ideale per chi ama il cicloturismo d’avventura.

Il percorso può partire da Plovdiv, una delle città più antiche d’Europa, e salire gradualmente verso l’interno dei Rodopi. Man mano che si guadagna quota, l’aria si fa più fresca e il paesaggio cambia: case in pietra, minareti che spuntano tra i tetti, strade che si arrampicano seguendo la morfologia della montagna.

Luoghi come Shiroka Laka o Smolyan raccontano una Bulgaria multiculturale, dove tradizioni cristiane e musulmane convivono da secoli. Pedalare qui significa anche entrare in contatto con una cucina robusta, fatta di zuppe calde, formaggi locali e pane appena sfornato, spesso offerto con spontanea ospitalità.

Le ricompense non sono solo gastronomiche: i panorami dai passi montani ripagano ogni fatica, e le discese lunghe e tecniche sono puro piacere ciclistico. La sensazione dominante è quella di trovarsi in una Bulgaria poco raccontata, intima e sincera.

Questo itinerario è consigliato a cicloturisti esperti o ben allenati, ma soprattutto a chi cerca un viaggio che sia anche incontro culturale e immersione totale nella natura. Nei Rodopi, la bicicletta non è solo un mezzo: è una chiave per entrare in un mondo rimasto, per fortuna, ancora ai margini del turismo di massa.

by Matteo

Lungo il Danubio: pedalare tra storia e natura selvaggia

04/02/2026 in Viaggi

Il Danubio, secondo fiume più lungo d’Europa, non è solo una linea d’acqua che separa confini: in Bulgaria è una vera e propria spina dorsale culturale. Pedalare lungo il suo corso significa attraversare un Paese meno conosciuto, lontano dalle rotte turistiche più battute, ma incredibilmente autentico.

Il percorso ciclabile segue in buona parte la EuroVelo 6, che qui scorre tra argini erbosi, villaggi rurali e città dal passato importante come Vidin e Ruse. Vidin accoglie i cicloturisti con la fortezza medievale di Baba Vida, affacciata direttamente sul fiume: una partenza suggestiva, che mette subito in chiaro il tono del viaggio. Da qui, la strada è perlopiù pianeggiante, ideale anche per chi ama viaggiare con borse cariche e senza l’ansia dei dislivelli.

La pedalata è scandita da paesaggi aperti: campi di girasoli, vigneti e tratti di natura quasi incontaminata, dove il Danubio diventa rifugio per uccelli migratori e fauna selvatica. I ritmi sono lenti, così come la vita nei piccoli centri attraversati, dove una sosta al bar del paese si trasforma facilmente in una conversazione a gesti e sorrisi.

Ruse, spesso definita la “piccola Vienna bulgara”, segna uno dei punti più interessanti del percorso. L’architettura ottocentesca, i viali alberati e l’atmosfera mitteleuropea sorprendono dopo giorni immersi nella ruralità. È un ottimo luogo per fermarsi, riposare e assaporare la cucina locale, prima di riprendere a seguire il fiume verso est.

Questo itinerario è perfetto per chi cerca cicloturismo contemplativo, fatto di lunghe giornate in sella, paesaggi orizzontali e incontri autentici. Un viaggio che non punta alla prestazione, ma all’ascolto del territorio.

by Matteo

Sulla spina dorsale della Baja California: 1.700 km tra oceano, deserto e silenzi

03/02/2026 in Viaggi

Pedalare lungo la Baja California non è solo un viaggio: è una prova di resistenza, di adattamento e di meraviglia continua.

La penisola della Baja California si allunga per oltre 1.700 chilometri tra l’Oceano Pacifico e il Mar di Cortez. Un nastro d’asfalto la Carretera Transpeninsular (MX-1) – collega Tijuana a Cabo San Lucas ed è diventato negli anni uno dei percorsi più iconici per il cicloturismo d’avventura.

Qui il paesaggio è il vero protagonista. Cactus giganti, distese desertiche, scogliere battute dal vento e improvvise baie turchesi si alternano senza preavviso. Le tappe sono lunghe, i servizi radi, l’acqua una risorsa da pianificare con attenzione. Ma è proprio questa essenzialità a rendere la Baja un’esperienza unica.

Dal punto di vista ciclistico, il percorso è impegnativo ma lineare: carreggiata spesso stretta, traffico variabile, continui saliscendi che mettono alla prova le gambe più che le grandi pendenze. Il clima è secco, con temperature elevate soprattutto nella parte centrale della penisola, dove l’ombra è un concetto astratto.

A sorprendere è anche l’aspetto umano. Nei piccoli villaggi si viene accolti con curiosità e gentilezza, tra minimarket improvvisati, missioni storiche e pescatori che offrono un pasto caldo senza troppe domande. La Baja insegna la lentezza e l’autosufficienza, ma regala in cambio uno dei sensi di libertà più puri che si possano provare in bicicletta.

È un percorso per chi cerca spazi aperti, solitudine e orizzonti lunghissimi. Non per fuggire dal mondo, ma per rimetterlo a fuoco, un colpo di pedale alla volta.

by Matteo

La Ruta Maya in bicicletta: tra giungla, cenote e città coloniali

03/02/2026 in Viaggi

Nel sud-est del Messico, la bicicletta diventa una chiave per attraversare secoli di storia immersi in una natura sorprendentemente gentile.

La Ruta Maya, che attraversa la penisola dello Yucatán e parte del Chiapas, è uno dei percorsi cicloturistici più affascinanti e accessibili del continente americano. Qui il viaggio non è fatto di estremi, ma di equilibrio: tra archeologia e vita quotidiana, tra strade tranquille e patrimonio culturale millenario.

Il tracciato non è unico né obbligato, ma si snoda tra città come Mérida, Valladolid, Campeche e Palenque, collegate da strade secondarie pianeggianti, ideali anche per chi non cerca un’impresa estrema. Il dislivello è minimo, il fondo prevalentemente asfaltato, il traffico gestibile.

Il vero lusso del percorso è la varietà. Si pedala nella giungla umida, si attraversano villaggi maya dove il tempo sembra sospeso, ci si ferma a rinfrescarsi nei cenote, grotte d’acqua dolce color smeraldo. E poi, quasi all’improvviso, compaiono le piramidi: Chichén Itzá, Uxmal, Calakmul. Monumenti che raccontano una civiltà complessa, osservati senza fretta, arrivando in silenzio, in bicicletta.

Dal punto di vista climatico, l’umidità è la vera sfida, soprattutto nei mesi estivi. Ma la presenza costante di piccoli centri abitati rende la logistica semplice: alloggi economici, comida corrida, officine improvvisate sempre pronte a dare una mano.

La Ruta Maya è il percorso ideale per chi vuole unire cicloturismo, cultura e relazione con il territorio. Non serve spingersi al limite: basta aprirsi all’incontro, accettare il ritmo del caldo e lasciarsi guidare dalla curiosità.In Messico, la bicicletta non è solo un mezzo. È un passaporto.

by Matteo

Il giro del Luberon: pedalare tra borghi e lavanda

02/02/2026 in Viaggi

Se il Ventoux rappresenta la Provenza più aspra, il massiccio del Luberon racconta il suo volto gentile. Qui il cicloturismo si fa viaggio lento, tra colline morbide, borghi arroccati e strade secondarie che sembrano disegnate apposta per la bicicletta.

Un itinerario classico è l’anello del Luberon, con partenza da Cavaillon o Apt. La distanza è affrontabile anche senza spirito agonistico e le pendenze, mai eccessive, permettono di godersi il paesaggio. Si pedala tra vigneti, campi di lavanda e frutteti, con il profumo dell’estate che accompagna ogni chilometro.

I villaggi sono il vero valore aggiunto del percorso. Gordes appare all’improvviso, spettacolare, con le sue case di pietra incastonate nella roccia. Roussillon sorprende con le sfumature ocra delle sue falesie, un contrasto cromatico che rende la sosta quasi obbligatoria. Lourmarin, più a sud, invita a rallentare definitivamente: una piazza, una fontana, un caffè all’ombra.

Il Luberon è anche un territorio accogliente per i ciclisti. Tra una tappa e l’altra non mancano panetterie, mercati locali e strutture abituate a ospitare chi viaggia su due ruote. È un ciclismo che privilegia l’esperienza complessiva: meno numeri, più sensazioni.

Questo itinerario è ideale per chi cerca la Provenza delle cartoline, ma senza rinunciare al piacere autentico della pedalata. Un percorso che dimostra come il cicloturismo, quando incontra territori così ricchi di identità, diventi molto più di una semplice vacanza attiva.

by Matteo

Il Gigante della Provenza: il Mont Ventoux in bicicletta

02/02/2026 in Viaggi

Il Mont Ventoux non è soltanto una salita: è un monumento del ciclismo europeo. Isolato, riconoscibile da chilometri di distanza, il “Gigante della Provenza” domina la pianura del Vaucluse con i suoi 1.909 metri e una fama costruita su fatica, vento e leggenda. Affrontarlo in chiave cicloturistica significa entrare in un racconto che mescola natura estrema e memoria sportiva.

Il versante più celebre parte da Bédoin, piccolo centro che vive di biciclette e caffè mattutini. I primi chilometri sono un inganno: strada larga, pendenza gentile, vigneti tutt’intorno. Poi, improvvisamente, la foresta. Da Saint-Estève in poi la salita si irrigidisce e non concede tregua: chilometri regolari sopra l’8%, silenzio interrotto solo dal respiro dei ciclisti e dal fruscio delle ruote sull’asfalto.

Usciti dal bosco, al Chalet Reynard, il paesaggio cambia di colpo. Gli alberi scompaiono e lasciano spazio a un ambiente quasi lunare. La cima è visibile, ma sembra non avvicinarsi mai. Qui il vento è spesso protagonista e il sole può essere implacabile: elementi che rendono il Ventoux una montagna da rispettare anche in un’ottica turistica.

La ricompensa, una volta in vetta, è totale. Lo sguardo spazia dalle Alpi al Massiccio Centrale, fino al Mediterraneo nelle giornate più limpide. La discesa, tecnica e veloce, restituisce al ciclista il piacere della leggerezza dopo la lunga lotta contro la gravità. Il Mont Ventoux non è un percorso per tutti, ma per chi ama le sfide iconiche resta un’esperienza imprescindibile.

by Matteo

Come organizzare un viaggio in bicicletta all’estero

01/02/2026 in Tecnica

Organizzare un viaggio in bicicletta fuori dai confini nazionali è un’esperienza che unisce avventura, logistica e una buona dose di pianificazione. Che si tratti di una traversata europea su piste ciclabili o di un itinerario più selvaggio in un Paese extra UE, la differenza tra un viaggio memorabile e uno stressante sta quasi tutta nella preparazione. Ecco una guida pratica, in stile essenziale, per partire informati e pedalare sereni.

1. Scegliere la destinazione (con realismo)

Il primo passo non è sognare troppo in grande, ma scegliere con criterio. Livello di allenamento, tempo a disposizione e stagione sono variabili decisive. Un viaggio in Scandinavia offre infrastrutture ciclabili eccellenti ma richiede di fare i conti con clima e distanze; i Balcani o il Portogallo regalano autenticità e costi contenuti, ma con servizi più discontinui.

Informarsi su viabilità, traffico, presenza di piste ciclabili e abitudini locali nei confronti dei ciclisti è fondamentale. I forum di cicloturismo, i racconti di viaggio e le tracce GPX condivise online restano le fonti più affidabili.

2. Documenti e burocrazia: meglio pensarci prima

Viaggiare all’estero significa anche adeguarsi alle regole del Paese ospitante. Per l’Unione Europea bastano carta d’identità valida e tessera sanitaria, ma è sempre consigliabile una assicurazione di viaggio che copra infortuni e rientro.

Fuori dall’UE entrano in gioco passaporto, eventuali visti e, in alcuni casi, vaccinazioni. Non va trascurata la normativa locale sul ciclismo: obbligo di casco, luci diurne, giubbotti riflettenti o assicurazione RC possono essere richiesti.

3. La bicicletta giusta (e come trasportarla)

La scelta della bici dipende dal tipo di percorso: gravel e trekking bike sono le più versatili per i viaggi, mentre una bici da corsa è indicata solo per itinerari asfaltati e leggeri.

Per raggiungere la destinazione, le opzioni principali sono aereo e treno. L’aereo richiede una valigia rigida o una sacca certificata e costi aggiuntivi variabili da compagnia a compagnia. Il treno, quando possibile, è spesso la soluzione più semplice e sostenibile, ma va verificata la disponibilità di posti bici e le regole di smontaggio.

Prima della partenza è indispensabile un controllo completo del mezzo: trasmissione, freni, ruote e una revisione che riduca al minimo gli imprevisti.

4. Pianificare l’itinerario, senza ingabbiarsi

La tecnologia aiuta, ma non deve diventare una gabbia. App e ciclocomputer permettono di pianificare tappe, dislivelli e punti di interesse, ma lasciare margine all’improvvisazione è parte del fascino del cicloturismo.

Meglio tappe realistiche, con chilometraggi compatibili con il terreno e il carico. Inserire giorni di recupero o tappe brevi può salvare il viaggio in caso di maltempo o stanchezza.

5. Dove dormire e come gestire i pasti

Prenotare tutto in anticipo offre sicurezza, ma riduce la libertà. Una soluzione intermedia è prenotare le prime notti e lasciare il resto flessibile.

Ostelli, campeggi e strutture bike-friendly sono ideali per i cicloturisti. In alcuni Paesi esistono reti di ospitalità dedicate ai viaggiatori in bici.

Per l’alimentazione, vale la regola dell’adattamento: conoscere i piatti locali aiuta a gestire le energie, ma è sempre utile avere con sé snack e integratori per le tratte più isolate.

6. Bagagli: meno è meglio

Il cicloturismo premia l’essenzialità. Abbigliamento tecnico, un cambio civile, antipioggia, kit di riparazione, elettronica minima e documenti: tutto il resto è spesso superfluo.

La distribuzione dei pesi sulle borse laterali influisce sulla stabilità della bici. Fare una prova su strada prima della partenza è il modo migliore per evitare sorprese.

7. Sicurezza e imprevisti

Casco, luci e visibilità non sono opzionali. Portare con sé una copia digitale dei documenti e dei contatti di emergenza è una precauzione semplice ma efficace.

Accettare l’imprevisto fa parte del viaggio: una foratura, una deviazione o un cambio di programma non sono fallimenti, ma storie da raccontare.

In conclusione organizzare un viaggio in bicicletta all’estero richiede attenzione e metodo, ma la ricompensa è un’esperienza di viaggio profonda e autentica. Pedalare in un altro Paese significa attraversarlo davvero, un chilometro alla volta, con il tempo necessario per capirlo. Ed è proprio questo, alla fine, il senso del cicloturismo.