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Cicloturismo

Il blog dedicato al cicloturismo ed ai viaggi in bicicletta

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by Matteo

Marocco in bicicletta: dal deserto dell’Atlante alle porte del Sahara, un viaggio che cambia il modo di pedalare

15/01/2026 in Viaggi

C’è un Marocco che si scopre solo al ritmo lento delle ruote, quando l’asfalto lascia spazio alle piste di terra e l’orizzonte sembra non finire mai. Il percorso che attraversa le montagne dell’Atlante e scende verso le regioni pre-sahariane è uno di quelli che restano impressi nella memoria: non solo per la fatica, ma per la potenza dei paesaggi e l’intensità dell’incontro con una terra antica. Si pedala tra villaggi in pietra, oasi improvvise e passi montani che superano i 2.000 metri, con il vento caldo che porta l’odore del deserto.

Le tappe sono un continuo cambio di scenario. Al mattino si sale tra tornanti spettacolari, con panorami che si aprono su vallate verdi e coltivate, mentre nel pomeriggio il terreno si fa più arido e i colori virano verso l’ocra e il rosso. Le strade sono spesso poco trafficate e l’accoglienza della popolazione locale diventa parte integrante del viaggio: un tè alla menta offerto lungo la strada, un saluto curioso, un sorriso che vale più di mille parole. Qui la bicicletta non è solo un mezzo, ma un passaporto per entrare davvero nel ritmo del paese.

Arrivare alle porte del Sahara, dopo giorni di pedalate, ha il sapore di una conquista. Le distanze si dilatano, il silenzio diventa quasi assoluto e ogni chilometro guadagnato sembra più prezioso. È un itinerario che richiede preparazione e spirito di adattamento, ma ripaga con un’esperienza autentica e profonda: il Marocco in bicicletta non è solo un viaggio, è un modo diverso di guardare il mondo e se stessi attraverso la fatica, la meraviglia e la strada che scorre sotto le ruote.

by Matteo

Lettonia in bicicletta: da Riga a Capo Kolka, dove il Baltico incontra il silenzio

14/01/2026 in Viaggi

C’è un punto, in Lettonia, in cui il Mar Baltico smette di essere solo mare e diventa confine, incontro, orizzonte. È Capo Kolka, sottile lingua di sabbia dove le correnti del Golfo di Riga si scontrano con quelle del Baltico aperto. Arrivarci in bicicletta, partendo da Riga, è uno dei viaggi più affascinanti che il Nord Europa possa offrire a un cicloturista.

Si parte dalla capitale lettone lasciandosi alle spalle i tetti art nouveau e le guglie gotiche per entrare subito in un mondo più orizzontale: pinete, spiagge infinite, piccoli villaggi di pescatori e strade secondarie che sembrano disegnate apposta per chi pedala. La prima tappa naturale è Jūrmala, storica località balneare, elegante e vivace, con le sue ville in legno e i lunghissimi pontili che si spingono nel mare.

Poi il traffico si dirada, i rumori si spengono, e inizia la vera Lettonia costiera. Il percorso segue tratti dell’EuroVelo 13 – la Cortina di Ferro, oggi trasformata in un corridoio verde di pace e turismo lento. L’asfalto lascia spesso spazio a strade bianche compatte, perfette per il viaggio a ritmo lento.

Pedalando verso nord, il paesaggio si fa sempre più selvaggio: spiagge deserte, foreste fitte, lagune dove il vento muove l’acqua come un respiro. I villaggi livoni una minoranza etnica antica raccontano una storia diversa, fatta di mare e isolamento. Le barche sono tirate in secca, le reti stese ad asciugare, le case basse sembrano proteggersi dal vento.

L’arrivo a Capo Kolka è un momento quasi simbolico: la strada finisce, la terra si assottiglia, e davanti restano solo acqua, cielo e silenzio. Qui non c’è nulla da “fare”, ed è proprio questo il bello: si scende dalla bici, si cammina sulla sabbia, si guarda il mare dividersi in due.

Un itinerario perfetto per chi cerca spazi aperti, solitudine, natura e un Baltico autentico, lontano dalle rotte turistiche più battute.

by Matteo

Nel cuore verde della Lettonia: in bici tra Sigulda e Cēsis, lungo la valle del Gauja

14/01/2026 in Viaggi

Se la costa racconta la Lettonia del vento e dell’orizzonte, l’interno del Paese custodisce un’altra anima: quella delle foreste, dei fiumi lenti e delle leggende medievali. Il Parco Nazionale del Gauja, il più grande e antico della Lettonia, è il posto perfetto per scoprirla in bicicletta.

Il viaggio inizia a Sigulda, facilmente raggiungibile in treno da Riga. È una piccola città immersa nel verde, famosa per i suoi castelli e per le viste spettacolari sulla valle del fiume Gauja. Da qui si entra subito in un paesaggio sorprendentemente movimentato per essere nel Baltico: saliscendi dolci, gole sabbiose, ponti, boschi fitti e sentieri che sembrano usciti da una fiaba nordica.

Il percorso segue strade secondarie e tratti sterrati ben battuti, attraversando luoghi iconici come il Castello di Turaida, rosso e imponente, e le grotte di arenaria scavate dal fiume nei secoli. Ogni curva regala un punto panoramico, ogni discesa porta verso l’acqua.

Qui il cicloturismo diventa esplorazione lenta: ci si ferma spesso, si lascia la bici per pochi minuti, si cammina su un sentiero, si ascolta il rumore del vento tra gli alberi. Il Gauja non è un fiume spettacolare, ma è costante, ipnotico, sempre presente.

Arrivando verso Cēsis, una delle città più antiche della Lettonia, il viaggio assume un sapore più storico. Il castello medievale domina ancora il centro, e la piazza sembra fatta apposta per una birra artigianale a fine tappa.

Questo itinerario è perfetto per chi ama un cicloturismo naturalistico, vario, mai monotono, con distanze contenute ma tanta ricchezza paesaggistica e culturale.

by Matteo

Due itinerari in bici in Lombardia: tra acque, vigneti e borghi storici

13/01/2026 in Viaggi

La Lombardia è una regione che sorprende chi la attraversa lentamente, a colpi di pedale. Non solo grandi laghi e città d’arte, ma una rete sempre più fitta di ciclovie che seguono fiumi, navigli e antiche vie commerciali. Oggi vi proponiamo due percorsi molto diversi tra loro, ma accomunati da una caratteristica fondamentale: sono perfetti per chi ama il cicloturismo fatto di paesaggi, soste gastronomiche e scoperte culturali.

Lungo il Naviglio della Martesana: da Milano a Trezzo sull’Adda

Partire in bici dal centro di Milano e ritrovarsi, nel giro di pochi chilometri, immersi nel verde è una piccola magia che solo i Navigli sanno regalare. La ciclabile della Martesana inizia praticamente alle porte della città, costeggiando l’omonimo canale che per secoli è stato una via commerciale fondamentale per il capoluogo lombardo.

Il percorso è quasi interamente pianeggiante e protetto dal traffico, ideale anche per famiglie o ciclisti poco allenati. Si pedala tra vecchie chiuse, ponticelli in ferro, case di ringhiera e tratti di campagna che sembrano resistere al tempo. Lungo il tragitto si attraversano paesi come Cernusco sul Naviglio e Gorgonzola, dove una sosta gastronomica non è solo consigliata, ma quasi obbligatoria.

La meta più classica è Trezzo sull’Adda, dominata dai resti imponenti del castello visconteo e affacciata su uno dei tratti più suggestivi del fiume. In totale sono circa 40 chilometri andata e ritorno, che scorrono via senza fretta, con la sensazione di aver lasciato la città molto più lontano di quanto dica il contachilometri.

La ciclabile del Mincio: da Peschiera del Garda a Mantova

Se il primo itinerario è un viaggio nella Lombardia più quotidiana e nascosta, la ciclabile del Mincio è una cartolina in movimento. Il percorso segue il fiume Mincio da Peschiera del Garda fino a Mantova, per circa 45 chilometri, attraversando uno dei paesaggi più eleganti del nord Italia.

Si parte dalle mura veneziane di Peschiera, patrimonio UNESCO, e fin dai primi chilometri si pedala immersi nel verde, tra canneti, campi coltivati e acque tranquille. Il tracciato è completamente pianeggiante e ben segnalato, perfetto anche per chi viaggia con borse al seguito o con bambini.

Uno dei punti più affascinanti è Borghetto sul Mincio, piccolo gioiello con i suoi mulini sull’acqua e il ponte visconteo che sembra uscito da un dipinto. Qui il tempo sembra fermarsi e una sosta è praticamente inevitabile. Proseguendo, il paesaggio si apre verso le valli del Mincio, fino ad arrivare a Mantova, città d’arte sospesa tra laghi e storia rinascimentale.

Due modi diversi di pedalare, un’unica filosofia

La Martesana e il Mincio raccontano due anime diverse della Lombardia: una più urbana e quotidiana, l’altra più naturale e monumentale. Ma entrambe incarnano alla perfezione lo spirito del cicloturismo: viaggiare lentamente, osservare, fermarsi, scoprire.

Che si tratti di una gita di un giorno o di una tappa all’interno di un viaggio più lungo, questi due percorsi dimostrano come la Lombardia sia sempre più una regione da esplorare in bicicletta, seguendo il ritmo dell’acqua e quello, molto più umano, dei propri pedali.

by Matteo

Lombardia in bicicletta: dalla Val Seriana alla Valtellina, due viaggi tra montagne e fiumi

13/01/2026 in Viaggi

Non serve scalare grandi passi alpini per assaporare la montagna in bicicletta. In Lombardia esiste un cicloturismo più accessibile, fatto di fondovalle, vecchie ferrovie riconvertite e strade che seguono il corso dei fiumi. Oggi vi portiamo su due percorsi che hanno in comune una cosa: regalano panorami spettacolari senza chiedere imprese da professionisti.

La ciclabile della Val Seriana: da Clusone ad Alzano Lombardo

La Val Seriana è una delle valli più amate dai bergamaschi, e non solo. Qui corre una delle piste ciclabili più lunghe e riuscite della Lombardia, realizzata in gran parte sul sedime di una vecchia ferrovia.

Si parte da Clusone, borgo elegante e ricco di storia, e si scende dolcemente verso Alzano Lombardo per circa 35 chilometri. Il tracciato è quasi sempre in leggera discesa, con fondo asfaltato o sterrato compatto, e attraversa gallerie illuminate, viadotti e tratti immersi nel bosco.

Il bello di questo percorso è la sua varietà: si pedala accanto al fiume Serio, si attraversano piccoli centri abitati, si incrociano vecchie stazioni ferroviarie riconvertite in punti di sosta. Non mancano bar, agriturismi e panifici dove fermarsi per una pausa che profuma di montagna.

È un itinerario perfetto per una gita rilassata, magari con rientro in treno, ma anche per chi vuole scoprire una valle autentica, lontana dai circuiti più affollati.

Il Sentiero Valtellina: da Colico a Sondrio (e oltre)

Se esiste un “classico” del cicloturismo lombardo, questo è il Sentiero Valtellina. Un percorso che segue il corso dell’Adda, risalendo dolcemente la valle da Colico, sul Lago di Como, fino a Bormio. La tratta più frequentata e accessibile è quella tra Colico e Sondrio, circa 60 chilometri quasi completamente pianeggianti.

Qui la bicicletta diventa uno strumento perfetto per leggere il paesaggio: da un lato i terrazzamenti vitati, dall’altro le montagne che chiudono l’orizzonte. Si attraversano borghi come Morbegno e Chiuro, si costeggiano meleti, vigneti e campi coltivati, con le Alpi sempre presenti ma mai oppressive.

Il percorso è ben segnalato, sicuro e adatto a tutti. È facile incontrare famiglie, cicloturisti con borse al seguito e viaggiatori che stanno attraversando l’intera valle come parte di itinerari più lunghi.

Arrivare a Sondrio in bici, dopo aver seguito per ore il corso del fiume, dà quella sensazione rara di viaggio vero, anche se si è rimasti sempre in pianura.

Pedalare lungo le valli: un altro modo di vivere la montagna

La Val Seriana e la Valtellina dimostrano che la montagna non è solo fatica e dislivello. Esiste una dimensione più lenta e accessibile, dove il paesaggio si conquista chilometro dopo chilometro, senza fretta.

Sono due percorsi diversi per carattere e scenari, ma uniti dalla stessa filosofia: rendere il viaggio più importante della meta, e la bicicletta lo strumento ideale per ascoltare il territorio.

In una Lombardia che investe sempre di più nelle ciclovie, questi itinerari non sono solo belle gite: sono l’anteprima di un modo nuovo di esplorare le Alpi, a misura d’uomo e di pedale.

by Matteo

Sulla Sila in bicicletta: dove la Calabria cambia ritmo

12/01/2026 in Viaggi

Ci sono luoghi in Calabria che sorprendono anche chi pensa di conoscerla già. La Sila è uno di questi. Non è la Calabria del mare e delle spiagge, ma quella dei boschi infiniti, dell’aria fresca e delle strade che sembrano disegnate apposta per chi ama pedalare.

Il percorso parte idealmente da Camigliatello Silano, cuore turistico dell’altopiano, e si snoda tra abeti, pini larici e grandi radure fino a raggiungere il Lago Cecita e il Lago Arvo. Qui la bicicletta diventa il mezzo perfetto per assaporare un territorio che invita alla lentezza.

Le strade sono ampie, con salite mai brutali ma costanti, ideali per il cicloturismo e le gravel. Ogni curva regala panorami inaspettati: mucche al pascolo, casette di legno, silenzi che sanno di Nord Europa più che di Sud Italia.

Pedalando si attraversano piccoli borghi come San Giovanni in Fiore, dove una sosta è d’obbligo: un caffè in piazza, due chiacchiere con i locali, e si riparte. Qui il cicloturismo non è solo sport: è un viaggio dentro una Calabria diversa, intima e autentica.

La Sila è perfetta in estate per sfuggire al caldo, ma anche in primavera e in autunno, quando i colori dei boschi trasformano ogni chilometro in una cartolina.

by Matteo

La Costa degli Dei in bici: pedalare tra cielo e mare

12/01/2026 in Viaggi

Se esiste un posto in Calabria dove il cicloturismo incontra la meraviglia, quello è la Costa degli Dei. Un nastro d’asfalto sospeso tra scogliere, spiagge bianche e acqua turchese, da Pizzo Calabro a Tropea fino a Capo Vaticano.

Qui ogni chilometro è una tentazione a fermarsi. Si pedala tra fichi d’India, muretti a secco e improvvise aperture sul mare che lasciano senza fiato. Il blu è sempre lì, sotto di te, accanto a te, davanti a te.

Il percorso non è mai completamente pianeggiante: brevi salite e continui saliscendi lo rendono divertente e mai monotono. Ma ogni sforzo viene ripagato da panorami che sembrano usciti da una pubblicità.

A Tropea la sosta è obbligatoria. Non solo per la famosa cipolla rossa, ma per uno dei centri storici più belli del Sud Italia, appollaiato sulla roccia sopra il mare.

Proseguendo verso Capo Vaticano, la strada si fa più selvaggia, meno trafficata, più autentica. Qui il cicloturismo diventa esplorazione pura: spiagge nascoste, stradine secondarie, silenzio e vento.Questo è un itinerario che non si pedala per fare media chilometrica, ma per collezionare emozioni.

by Matteo

In bicicletta tra mare e montagna: l’Abruzzo che sorprende, dalla Costa dei Trabocchi alla Maiella

11/01/2026 in Viaggi

L’Abruzzo è una di quelle regioni che non si concedono in un colpo solo. Va attraversata, esplorata con lentezza, ascoltata. E non c’è mezzo migliore della bicicletta per farlo. Un itinerario che unisce la Costa dei Trabocchi all’entroterra della Maiella è un perfetto compendio di quello che questa terra sa offrire: mare, borghi, silenzi, salite impegnative e discese che restano nella memoria.

Si parte dal mare Adriatico, lungo quella che oggi è considerata una delle ciclovie più belle d’Italia: la Via Verde della Costa dei Trabocchi. L’ex tracciato ferroviario corre sospeso tra spiaggia e acqua, con l’azzurro che accompagna ogni pedalata e i celebri trabocchi antiche macchine da pesca su palafitta che punteggiano l’orizzonte come sentinelle di legno. Da Ortona a Vasto il percorso è scorrevole, adatto a tutti, e regala un avvio morbido e spettacolare.

Ma l’Abruzzo, si sa, non è solo mare. Dopo i primi chilometri pianeggianti, si svolta verso l’interno e il paesaggio cambia volto. Le colline diventano più decise, i vigneti lasciano spazio agli uliveti e poi ai boschi. Borghi come Lanciano, Guardiagrele o Palombaro sembrano messi lì apposta per una sosta: una fontana, un bar, una piazza silenziosa e il tempo che rallenta.

La salita verso la Maiella è progressiva ma costante. Non è mai brutale, ma chiede rispetto. Qui il cicloturismo diventa viaggio interiore: il traffico si dirada, i rumori si spengono, restano il respiro, la catena che scorre e l’eco lontana di qualche campanaccio. Il massiccio della Maiella, “montagna madre” per gli abruzzesi, si mostra severo e accogliente allo stesso tempo.

Arrivare in quota significa entrare in un Abruzzo più selvaggio: pascoli, altopiani, strade che sembrano disegnate per i ciclisti. Zone come Campo di Giove o Passo San Leonardo offrono panorami ampi, quasi appenninici nel senso più puro del termine. Qui la fatica viene sempre ripagata: da una vista che si apre all’improvviso, da una discesa lunga e sinuosa, da quella sensazione rara di essere esattamente dove si dovrebbe essere.

Questo itinerario non è solo un percorso ciclistico. È un riassunto perfetto dell’Abruzzo: una regione che in pochi chilometri passa dal mare alla montagna, dalla luce accecante della costa all’ombra dei faggi, dai borghi animati alle strade deserte.

Un viaggio così non si misura in chilometri o in dislivello, ma in paesaggi attraversati e ricordi costruiti. E alla fine, quando si torna a valle, resta una certezza: l’Abruzzo è una terra che in bicicletta dà il meglio di sé.

by Matteo

Come preparare la borsa da viaggio: la checklist essenziale per il cicloturista

10/01/2026 in Tecnica

Viaggiare in bicicletta è un esercizio di libertà, ma anche di organizzazione. Preparare la borsa da viaggio nel modo giusto può fare la differenza tra un’avventura indimenticabile e una sequenza di piccoli (o grandi) imprevisti. Che si tratti di un weekend in bikepacking o di una traversata di più settimane, una cosa è certa: nello spazio limitato delle borse non c’è posto per il superfluo, ma non si può nemmeno dimenticare l’essenziale.

Negli ultimi anni il cicloturismo è cresciuto in modo esponenziale e, con esso, anche l’attenzione alla tecnica e alla gestione dell’attrezzatura. Preparare bene le borse non è solo una questione di ordine: significa pedalare più leggeri, più sicuri e più sereni.

Il primo principio: meno è meglio

La regola d’oro è semplice: portare solo ciò che serve davvero. Ogni chilo in più si sentirà dopo decine (o centinaia) di chilometri. Prima di infilare qualsiasi oggetto in borsa, vale la pena chiedersi: lo userò davvero? Se la risposta è “forse”, probabilmente può restare a casa.

Un buon metodo è preparare tutto sul pavimento, fare una prima selezione e poi tagliare almeno il 20%. L’esperienza insegna che quasi sempre si parte con qualcosa di troppo.

Come organizzare lo spazio

La disposizione del carico è importante quanto il contenuto. Gli oggetti più pesanti vanno posizionati in basso e vicino al centro della bici, per mantenere stabilità e maneggevolezza. Quelli che servono più spesso – antipioggia, snack, telefono, crema solare – dovrebbero stare in una borsa facilmente accessibile.

Una divisione efficace può essere questa:

Una borsa per l’abbigliamento

Una per il materiale tecnico e gli attrezzi

Una per gli oggetti di uso quotidiano

Se si viaggia in bikepacking, con borse più compatte, la logica non cambia: cambia solo la precisione con cui bisogna incastrare tutto.

Cosa non può mancare

Ci sono alcuni “intoccabili” in ogni viaggio in bici:

Abbigliamento

Un completo di ricambio (max due, anche per viaggi lunghi)

Giacca antipioggia o antivento

Indumenti caldi, anche d’estate (in quota o la sera servono sempre)

Biancheria tecnica a rapida asciugatura

Meccanica e sicurezza

Kit di riparazione (camere d’aria, leve, toppe o vermicelli tubeless)

Pompa o cartucce CO₂

Multi-tool

Lubrificante catena

Luci e power bank

Personale

Documento e un po’ di contanti

Telefono e cavi di ricarica

Mini kit di pronto soccorso

Crema solare e burrocacao

Il trucco dei sacchetti e delle categorie

Un metodo molto usato dai viaggiatori esperti è dividere tutto in sacchetti o dry bag per categoria: uno per i vestiti, uno per la meccanica, uno per l’igiene personale. Questo non solo aiuta a trovare subito ciò che serve, ma rende anche più semplice rifare le borse ogni mattina.

In più, se piove (e prima o poi succederà), avere tutto compartimentato può salvare il viaggio… e l’umore.

Test prima della partenza

Ultimo consiglio, spesso sottovalutato: fare un’uscita di prova con la bici già carica. Anche solo 20–30 km bastano per capire se qualcosa balla, se il peso è distribuito male o se c’è qualcosa che non serve davvero.

Meglio scoprirlo sotto casa che a 100 km dal primo negozio di biciclette.Preparare bene la borsa da viaggio non è una perdita di tempo: è il primo vero passo del viaggio. Perché quando tutto è al suo posto, l’unica cosa a cui pensare è pedalare. E guardarsi intorno.

by Matteo

La ciclovia che non ti aspetti: viaggio lento lungo la Via Verde della Costa dei Trabocchi

09/01/2026 in Viaggi

C’è un’Italia che non fa rumore. Non urla, non corre, non si mette in mostra. È l’Italia che si scopre pedalando, metro dopo metro, con il tempo necessario per guardarsi intorno. La Via Verde della Costa dei Trabocchi, in Abruzzo, è una di quelle strade che non nascono per stupire, ma finiscono per farlo.

Un nastro d’asfalto e ghiaia lungo oltre 40 chilometri, ricavato dal tracciato della vecchia ferrovia adriatica dismessa, che collega Ortona a Vasto costeggiando uno dei litorali più sorprendenti e meno raccontati del Centro Italia.

Dove il mare incontra i pedali

Qui la bicicletta non è un mezzo: è una chiave d’accesso. Si pedala sospesi tra il blu dell’Adriatico e il verde delle colline, con il profumo di salsedine che entra nei polmoni e il rumore delle onde che accompagna ogni chilometro. Il tracciato è quasi completamente pianeggiante, adatto a tutti: famiglie, viaggiatori lenti, cicloturisti con le borse e anche chi è alla prima esperienza.

Ma sarebbe un errore ridurre la Via Verde a una semplice pista ciclabile. È piuttosto un corridoio culturale e paesaggistico, dove ogni curva regala un affaccio sul mare e ogni galleria riconvertita racconta un pezzo di storia ferroviaria.

I trabocchi: macchine da pesca e poesia

Il vero simbolo di questo tratto di costa sono loro: i trabocchi. Antiche macchine da pesca in legno, costruite su palafitte e protese sul mare come insetti giganti. Sembrano fragili, ma resistono da secoli alle mareggiate e al tempo.

Pedalando se ne incontrano decine. Alcuni sono stati trasformati in piccoli ristoranti sospesi sull’acqua, altri restano strutture silenziose, buone solo per essere fotografate e immaginate. È qui che il viaggio in bici diventa qualcosa di più: non solo spostamento, ma osservazione.

Un turismo diverso, finalmente

La Via Verde è anche un esempio concreto di riconversione intelligente del territorio. Dove prima passavano treni, oggi scorrono biciclette. Dove c’era infrastruttura pesante, ora c’è turismo lento, sostenibile, distribuito.

I numeri crescono ogni anno, ma senza l’effetto “parco giochi”. Ci sono cicloturisti stranieri, famiglie del posto, viaggiatori con borse enormi e gravel impolverate. Tutti convivono in uno spazio che invita più a rallentare che a performare.

Cosa resta alla fine della pedalata

Quando si arriva a destinazione che sia Vasto, Ortona o un piccolo borgo nell’entroterra non resta solo la traccia GPS. Resta la sensazione di aver attraversato un territorio con rispetto, di averlo letto a bassa voce.

La Via Verde dei Trabocchi non è una sfida sportiva. È un promemoria: che viaggiare può essere semplice, che la bellezza spesso non ha bisogno di altitudine, e che la bicicletta, ancora una volta, è il modo migliore per accorgersene.