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Cicloturismo

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by Matteo

Che abbigliamento portare per un viaggio in bicicletta di una settimana

31/01/2026 in Tecnica

Preparare le borse per un viaggio in bicicletta di una settimana è un esercizio di equilibrio: tra comfort e leggerezza, tra sicurezza e praticità. Nel cicloturismo, più che in altre forme di viaggio, l’abbigliamento gioca un ruolo chiave nel determinare la qualità dell’esperienza. Scegliere cosa portare non significa solo decidere “cosa indossare”, ma anche come affrontare clima, fatica e imprevisti.

Il principio base: pochi capi, giusti

La regola d’oro è una: portare meno, ma meglio. I cicloturisti esperti lo sanno bene: capi tecnici, facilmente lavabili e ad asciugatura rapida permettono di ridurre il carico senza rinunciare al comfort. In una settimana di viaggio bastano due o tre completi da bici ben scelti.

Abbigliamento da ciclismo: comfort prima di tutto

Il cuore del guardaroba è l’abbigliamento tecnico. Due maglie traspiranti (meglio se una a maniche corte e una a maniche lunghe) e due pantaloncini con fondello di qualità sono generalmente sufficienti. Il fondello, spesso sottovalutato dai neofiti, è invece essenziale per prevenire dolori e irritazioni dopo molte ore in sella.

Per chi viaggia in zone variabili dal punto di vista climatico, è consigliabile aggiungere una maglia termica leggera o un gilet antivento, capi versatili che occupano poco spazio ma fanno la differenza nelle prime ore del mattino o in discesa.

Pioggia, vento e freddo: essere pronti

Anche in estate, il meteo può cambiare rapidamente. Una giacca impermeabile e traspirante è indispensabile: protegge dalla pioggia, ma anche dal vento e dal freddo improvviso. In alternativa, per i climi più miti, può bastare un k-way tecnico ultraleggero.

Non vanno dimenticati manicotti e gambali, accessori spesso trascurati ma estremamente utili: consentono di adattarsi rapidamente alle variazioni di temperatura senza cambiarsi completamente.

Fuori dalla sella: l’abbigliamento “civile”

Il viaggio non è solo pedalare. La sera, una volta scesi dalla bici, è piacevole indossare qualcosa di più comodo. Qui vale lo stesso principio: pochi capi, multifunzionali. Un paio di pantaloni leggeri (o shorts), una t-shirt tecnica che sembri “normale” e una felpa o giacca leggera sono più che sufficienti.

Per le scarpe, molti cicloturisti scelgono scarpe da bici con suola adatta alla camminata, evitando così di portare un secondo paio ingombrante. In alternativa, delle infradito ultraleggere possono essere utili per la sera o la doccia.

Intimo e accessori: piccoli dettagli, grande differenza

L’intimo tecnico (2-3 cambi) è preferibile a quello in cotone: asciuga prima e gestisce meglio il sudore. Le calze meritano attenzione: almeno due paia specifiche da ciclismo e un paio più caldo, se il clima lo richiede.

Tra gli accessori indispensabili rientrano guanti, occhiali da sole, bandana o sottocasco e, naturalmente, il casco. Tutti elementi che aumentano sicurezza e comfort, spesso sottovalutati fino al momento del bisogno.In un viaggio in bicicletta di una settimana, l’abbigliamento giusto non è quello più abbondante, ma quello più intelligente. Scegliere capi tecnici, versatili e adatti al clima permette di viaggiare leggeri, pedalare meglio e godersi davvero il percorso. Perché nel cicloturismo, come nella vita, meno peso significa spesso più libertà.

by Matteo

L’Anello d’Oro in bicicletta: pedalare nel cuore storico della Russia

30/01/2026 in Viaggi

C’è una Russia che scorre lenta, lontana dalle metropoli e dai grandi assi ferroviari. È la Russia delle cupole a cipolla, dei fiumi larghi come pianure e dei villaggi di legno affacciati sulla strada. Percorrerla in bicicletta, seguendo il tracciato dell’Anello d’Oro, significa entrare nel cuore storico del Paese, dove il tempo sembra aver deciso di rallentare il passo.

Un itinerario tra storia e paesaggio

L’Anello d’Oro è un circuito di circa 700–800 chilometri a nord-est di Mosca che collega alcune delle città più antiche della Russia europea: Sergiev Posad, Pereslavl-Zalesskij, Rostov Velikij, Jaroslavl, Kostroma, Suzdal e Vladimir. In bicicletta, l’itinerario si trasforma in un viaggio progressivo, fatto di tappe equilibrate e strade secondarie immerse nella campagna.

Il percorso alterna asfalto tranquillo e tratti rurali, con dislivelli moderati e lunghe sezioni pianeggianti che seguono il corso del Volga e dei suoi affluenti. Non è un viaggio tecnico, ma richiede autonomia, spirito di adattamento e una buona pianificazione delle tappe.

Pedalare nella Russia profonda

Uscendo da Mosca, il traffico si dirada rapidamente. Dopo i primi chilometri urbani, la bicicletta diventa il mezzo ideale per osservare la vita quotidiana: anziani seduti sulle panchine, mercati improvvisati lungo la strada, fermate di autobus che sembrano rimaste agli anni Ottanta.

Le città dell’Anello d’Oro sono piccole ma dense di storia. Suzdal, con le sue chiese bianche e i prati infiniti, è una delle tappe più suggestive per il cicloturista. Jaroslavl, affacciata sul Volga, offre invece un centro storico elegante e servizi migliori, perfetti per una giornata di riposo.

Accoglienza spartana, ma autentica

Viaggiare in bicicletta in Russia significa accettare una certa essenzialità. Le strutture ricettive sono semplici, spesso a gestione familiare, ma l’accoglienza è diretta e genuina. Non è raro che qualcuno si avvicini incuriosito dalla bicicletta carica di borse, offrendo aiuto o un tè caldo.

Dal punto di vista logistico, negozi di alimentari e acqua non mancano, anche nei centri più piccoli. Più rari, invece, i negozi specializzati in ciclismo: meglio partire con ricambi essenziali e una bici in perfette condizioni.

Quando partire e perché farlo

Il periodo migliore va da giugno a inizio settembre, quando le giornate sono lunghe e il clima relativamente stabile. Le estati possono essere calde, ma mai estreme, mentre le mezze stagioni portano pioggia e temperature variabili.

L’Anello d’Oro in bicicletta non è solo un itinerario turistico: è un viaggio culturale e umano. È la Russia vista dal bordo strada, senza filtri, con il tempo necessario per osservare, ascoltare e capire.

Per il cicloturista che cerca strade poco battute e un’esperienza fuori dai circuiti classici, pedalare nell’Anello d’Oro è una scelta che lascia il segno. Non tanto per la difficoltà del percorso, quanto per la profondità del viaggio.

by Matteo

In bicicletta ai confini del deserto: attraversare Israele pedalando tra storia e silenzio

29/01/2026 in Viaggi

C’è un punto, nel sud di Israele, in cui l’asfalto sembra sciogliersi nel paesaggio e la strada diventa una linea sottile tracciata tra cielo e deserto. È da qui che inizia uno dei percorsi cicloturistici più sorprendenti del Medio Oriente: un viaggio in bicicletta dal cuore del Negev fino alle acque immobili del Mar Morto.

Israele è un paese piccolo nelle dimensioni, ma enorme per varietà. In poche centinaia di chilometri si passa dal Mediterraneo alle montagne, dalle città sacre ai crateri desertici, dai mercati rumorosi a distese dove il silenzio è quasi assoluto. Pedalarlo significa attraversare non solo un territorio, ma una stratificazione continua di storie, culture e paesaggi.

Dal Negev al Mar Morto: la strada del silenzio

Il punto di partenza ideale è Mitzpe Ramon, una piccola città affacciata sul Makhtesh Ramon, un gigantesco cratere naturale che sembra uscito da un altro pianeta. Qui il viaggio comincia in discesa, tra curve ampie e panorami che si aprono improvvisamente su distese di roccia e sabbia color ocra.

La Route 40 e le strade secondarie che attraversano il deserto sono un paradiso per chi ama i grandi spazi: traffico quasi inesistente, asfalto in ottime condizioni e un orizzonte che sembra non finire mai. Il vento è spesso il vero avversario, più delle salite, ma fa parte del gioco: nel Negev si pedala contro gli elementi, non contro il tempo.

Pedalare nella storia

Israele è uno di quei luoghi dove ogni sosta ha un peso storico. Lungo il percorso si incontrano antichi avamposti nabatei, kibbutz moderni e piccoli insediamenti nel nulla. A Sde Boker, per esempio, si può visitare il luogo dove visse David Ben-Gurion, il padre fondatore dello Stato di Israele: un promemoria di quanto questa terra sia giovane e antichissima allo stesso tempo.

L’arrivo al punto più basso della Terra

Gli ultimi chilometri verso il Mar Morto sono un lento e spettacolare scendere sotto il livello del mare. Il paesaggio cambia ancora: le montagne si fanno più aspre, l’aria più calda, la luce più intensa. Poi, all’improvviso, appare: una distesa d’acqua color argento, immobile, irreale.

Arrivare qui in bicicletta ha qualcosa di epico. Non per la difficoltà tecnica, ma per il contrasto: dopo giorni di deserto, il corpo trova riposo nel galleggiamento più famoso del mondo. E la mente si prende il lusso di guardarsi indietro.

Un viaggio che resta addosso

Pedalare in Israele non è solo un’esperienza sportiva. È un viaggio che mette insieme geografia, politica, religione e natura in un modo che pochi altri paesi riescono a fare. È sicuro, organizzato, sorprendentemente accogliente per i ciclisti. Ma soprattutto è intenso.Qui ogni chilometro sembra più denso. Ogni tramonto nel deserto pesa un po’ di più. E ogni strada racconta qualcosa.

by Matteo

Tra le montagne maledette: in bici da Valbona a Theth, nel cuore selvaggio dell’Albania

28/01/2026 in Viaggi

Ci sono strade che non si attraversano: si conquistano. La salita che collega Valbona a Theth, nel cuore delle Alpi Albanesi, è una di queste. Un nastro d’asfalto ruvido a tratti ancora sterrato che si arrampica fino a oltre 1.700 metri e taglia in due uno dei territori più selvaggi e meno addomesticati d’Europa.

Siamo nel nord dell’Albania, in quella regione che un tempo veniva chiamata “le montagne maledette”. Un nome che oggi suona come una promessa: qui la natura è ancora sovrana. Le valli sono profonde, i boschi fitti, i villaggi sembrano sospesi nel tempo.

Si parte da Valbona, piccolo centro immerso in una valle ampia e verdissima. I primi chilometri sono ingannevoli: la strada scorre dolce lungo il fiume, tra pascoli e case in pietra. Poi la montagna si chiude, la pendenza aumenta e la salita diventa subito seria. I tornanti si susseguono senza tregua, ma ogni curva regala panorami sempre più vasti: pareti rocciose, boschi di faggi, cime frastagliate che ricordano più i Balcani selvaggi che le Alpi turistiche.

In cima al passo, il mondo cambia improvvisamente. Si entra nel regno di Theth, una valle stretta e spettacolare, con case in pietra, chiese isolate e una sensazione rara di silenzio autentico. Qui il tempo sembra avere un altro ritmo. Le gambe sono stanche, ma la testa è leggera: è la ricompensa delle strade difficili.

Questo non è un percorso per chi cerca solo chilometri facili. È un viaggio per chi vuole sentire la montagna, per chi pedala anche per il gusto dell’isolamento, per chi sa che certe fatiche si trasformano in ricordi indelebili.

by Matteo

La Riviera Albanese in bicicletta: 200 chilometri tra mare, vento e Balcani

28/01/2026 in Viaggi

Se esiste una strada che può cambiare la percezione dell’Albania, è la SH8, la strada costiera che attraversa la Riviera Albanese da Valona a Saranda. Un percorso che alterna mare e montagna, villaggi sospesi e spiagge caraibiche, curve panoramiche e discese che sembrano non finire mai.

Si parte da Valona, città di confine tra l’Albania urbana e quella selvaggia. Dopo pochi chilometri, la strada inizia a salire verso il passo di Llogara, il vero spartiacque del viaggio. La salita è lunga e regolare, mai banale, ma è in cima che arriva la magia: davanti si apre lo Ionio, blu intenso, con la costa che si srotola verso sud come una mappa dei desideri.

Da qui in poi è un continuo saliscendi tra mare e cielo. Dhërmi, Himarë, Qeparo: nomi che sanno ancora di viaggio vero, di Mediterraneo non addomesticato. Le spiagge sono chiare, l’acqua trasparente, e appena ci si allontana dalla costa la montagna torna subito protagonista.

Pedalare qui significa convivere con il vento, con il sole forte, con strade che non fanno sconti. Ma è anche un viaggio sensoriale: l’odore del mare, i bar improvvisati lungo la strada, il caffè turco servito nei bicchieri piccoli, le capre che attraversano l’asfalto senza chiedere permesso.

Arrivare a Saranda, con lo sguardo che ormai si spinge verso la Grecia, dà la sensazione di aver attraversato un’Albania sorprendente, molto più complessa e affascinante di quanto raccontino i luoghi comuni.

Questa non è solo una ciclovia costiera: è una strada iniziatica per chi vuole capire perché l’Albania sta diventando una delle nuove frontiere del cicloturismo europeo.

by Matteo

Tra piantagioni e nuvole: in bicicletta nell’Eje Cafetero colombiano

27/01/2026 in Viaggi

La Colombia che profuma di caffè esiste davvero. È un mosaico di colline verdi, villaggi colorati e strade secondarie che sembrano disegnate apposta per essere percorse in bicicletta. L’Eje Cafetero la “spina dorsale” del caffè colombiano è uno dei territori più affascinanti del Sudamerica per il cicloturismo: impegnativo, sì, ma anche incredibilmente generoso.

Il viaggio parte solitamente da Armenia o Pereira, nel cuore della regione, e si snoda tra saliscendi continui, piantagioni infinite e panorami che si perdono nella nebbia. Qui la bicicletta non è solo un mezzo: è il modo migliore per entrare in sintonia con un territorio che vive ancora a ritmo lento.

Le strade secondarie collegano paesi come Salento, Filandia e Pijao, piccoli gioielli coloniali dove il tempo sembra essersi fermato. Le case sono dipinte con colori accesi, i balconi traboccano di fiori e nelle piazze la vita scorre tra una tazza di tinto (il caffè locale) e una partita a domino.

Ma non bisogna farsi ingannare dalla bellezza: qui si sale tanto. Le pendenze raramente sono estreme, ma sono continue. Ogni collina è seguita da un’altra, in una sequenza che mette alla prova gambe e fiato. La ricompensa, però, è costante: discese panoramiche, silenzi interrotti solo dagli uccelli e incontri con contadini che salutano sempre con un sorriso.

Uno dei momenti più memorabili è la deviazione verso la Valle de Cocora, dove le palme da cera le più alte del mondo si alzano come cattedrali naturali sopra i pascoli. Arrivarci in bici significa guadagnarsi ogni metro di quello spettacolo.

Lungo il percorso è facile fermarsi in una finca cafetera, dove il caffè non è un prodotto turistico ma una questione di identità. Qui si scopre che dietro ogni tazza ci sono famiglie, storie, e un lavoro faticoso fatto ancora in gran parte a mano.

Dal punto di vista tecnico, il percorso è adatto a chi ha un minimo di allenamento e una bici con rapporti agili. L’asfalto è generalmente buono, ma non mancano tratti secondari più ruvidi. Il clima cambia rapidamente: sole, pioggia, nebbia possono alternarsi nello stesso giorno.

Pedalare nell’Eje Cafetero non è solo un viaggio geografico: è un’immersione in una Colombia rurale, gentile e autentica, dove la bicicletta non è un’intrusa, ma un’ospite benvenuta.

by Matteo

Da Bogotá a Villa de Leyva: l’altopiano andino in sella

27/01/2026 in Viaggi

Uscire da Bogotá in bicicletta è come sfogliare lentamente un atlante: la metropoli si dissolve, il traffico lascia spazio alle montagne e, chilometro dopo chilometro, il paesaggio diventa sempre più vasto, sempre più silenzioso.

La rotta verso Villa de Leyva è uno dei percorsi più affascinanti dell’altopiano andino colombiano. Non è il più semplice, né il più corto, ma è uno di quelli che restano impressi per la varietà di ambienti, climi e incontri.

Si parte da oltre 2.600 metri di altitudine, e l’aria rarefatta si fa sentire subito. I primi giorni sono un susseguirsi di salite lunghe e regolari, attraverso campagne coltivate, piccoli villaggi e strade dove la bicicletta suscita ancora curiosità e saluti.

Superata Zipaquirá e la sua famosa cattedrale di sale, il paesaggio si apre in un’alternanza di altipiani e vallate. Le temperature scendono di notte e il vento può diventare un avversario serio, soprattutto nei tratti più esposti.

Qui il viaggio diventa più contemplativo che sportivo. I ritmi si abbassano, le distanze si misurano più in fatica che in chilometri. Ma proprio per questo ogni arrivo in paese è una piccola vittoria: una zuppa calda, una stanza semplice, e il silenzio delle montagne fuori dalla finestra.

Avvicinandosi a Villa de Leyva, il paesaggio cambia ancora: diventa più secco, quasi semidesertico, con colline color ocra e cieli enormi. L’ingresso nella cittadina coloniale è uno di quei momenti che ripagano tutto: strade acciottolate, una delle piazze più grandi del Sudamerica e un’atmosfera sospesa nel tempo.

Dal punto di vista ciclistico, questo itinerario richiede buona preparazione fisica e una certa autonomia. I servizi non mancano, ma le distanze tra i centri abitati possono essere significative. Meglio avere una bici robusta e rapporti adatti all’alta quota.

Questo non è un percorso da “collezionare”. È un viaggio da attraversare lentamente, lasciando che l’altopiano andino faccia il suo lavoro: stancarti, ridimensionarti, e alla fine regalarti una sensazione rara di spazio e libertà.

by Matteo

Lungo la Côte d’Albâtre: da Étretat a Dieppe, la Normandia delle scogliere bianche

26/01/2026 in Viaggi

Se esiste una costa capace di togliere il fiato a ogni curva, quella è la Côte d’Albâtre, la costa d’alabastro della Normandia. Un itinerario in bicicletta tra Étretat e Dieppe è un concentrato di bellezza, fatica e meraviglia continua.
Si parte da Étretat, uno dei luoghi più iconici di Francia.

Le sue scogliere bianche e gli archi naturali sembrano usciti da un dipinto. Ma attenzione: i primi chilometri sono subito in salita, e fanno capire che questo non è un percorso da prendere alla leggera.
La strada corre alta sulle scogliere, alternando salite brevi ma ripide a discese vertiginose verso piccoli villaggi di pescatori come Fécamp, Yport e Saint-Valery-en-Caux. Ogni discesa promette il mare. Ogni risalita chiede il conto alle gambe.Il panorama è il vero protagonista: prati verdissimi che finiscono di colpo nel vuoto, il mare grigio-blu, il vento che spinge o frena senza preavviso. Qui il cicloturismo diventa viaggio fisico e contemplativo insieme.

Fécamp è una sosta obbligata, non solo per riposare, ma per respirare l’atmosfera del porto e magari assaggiare qualcosa di caldo. Poi si riparte, sempre su e giù, sempre sospesi tra cielo e mare.
L’arrivo a Dieppe regala un senso di conquista. Il porto, il castello, la lunga passeggiata sul mare: tutto invita a fermarsi e guardare indietro, verso le scogliere appena percorse.Questo è un itinerario più impegnativo, ma anche uno dei più spettacolari che si possano fare in Francia.

by Matteo

Normandia in bicicletta: da Bayeux alle spiagge del D-Day, viaggio nella storia tra vento e oceano

26/01/2026 in Viaggi

Pedalare in Normandia non è solo fare cicloturismo. È attraversare la storia, respirarla, sentirla sotto le ruote. Il percorso che da Bayeux conduce alle spiagge dello sbarco è uno dei più emozionanti che un ciclista possa affrontare in Europa: circa 60 chilometri tra campagna, scogliere e oceano, sempre accompagnati dal vento dell’Atlantico e da una memoria che non smette mai di parlare.

Si parte da Bayeux, cittadina elegante e silenziosa, famosa per il suo arazzo millenario. Bastano pochi chilometri per trovarsi immersi nella campagna normanna, tra siepi, pascoli e mucche al pascolo. Le strade sono secondarie, ben asfaltate e poco trafficate: ideali per chi ama pedalare senza stress.
Dopo una ventina di chilometri si arriva a Gold Beach, la prima delle storiche spiagge dello sbarco. Da qui in poi il viaggio cambia tono. Ogni chilometro è un incontro con la storia: musei, bunker, cimiteri militari, resti delle fortificazioni tedesche.

Il tratto più emozionante è quello che porta a Omaha Beach. La spiaggia è immensa, il mare spesso grigio, il vento costante. Pedalare qui è un’esperienza quasi solenne. Poco distante, il cimitero americano di Colleville-sur-Mer impone una sosta. Migliaia di croci bianche allineate, il silenzio, il panorama sull’oceano.
Dal punto di vista ciclistico, il percorso è adatto a tutti: poche salite, dislivello moderato, fondo sempre buono. L’unica vera difficoltà può essere il vento, che in Normandia non manca mai.Si arriva stanchi, sì, ma con la sensazione di aver fatto molto più di una semplice pedalata.

by Matteo

Tunisia in bicicletta: dal Mediterraneo al Sahara, il viaggio dove l’orizzonte non finisce mai

25/01/2026 in Viaggi

Non esiste un modo migliore per capire la Tunisia che attraversarla lentamente. E non esiste modo più lento e più intenso della bicicletta.

La strada parte dal blu del Mediterraneo e si perde, chilometro dopo chilometro, nell’oro del deserto. È un viaggio che non è solo geografico, ma culturale, umano, quasi interiore. Pedalare in Tunisia significa attraversare mondi diversi in pochi giorni: città antiche, villaggi berberi, oasi verdi come miraggi e distese di sabbia che sembrano non finire mai.

Il nostro itinerario comincia da Hammamet, sulla costa nord-orientale. Qui il mare è calmo, le palme ondeggiano al vento e il traffico, almeno nelle prime ore del mattino, lascia spazio al rumore delle onde e al fruscio delle gomme sull’asfalto. Le prime tappe scorrono veloci, tra strade costiere e campagne coltivate a ulivi. È una Tunisia gentile, accogliente, quasi europea.Ma basta puntare la ruota verso sud perché il paesaggio inizi a cambiare.

La strada che cambia colore

Dopo Kairouan, città santa e cuore spirituale del paese, il verde inizia a diradarsi. Le colline diventano più secche, la luce più intensa, l’aria più ferma. Il cicloturista se ne accorge subito: il sole pesa sulle spalle, il vento caldo soffia spesso contro, e le distanze cominciano ad avere un altro significato.

Pedalare qui non è mai banale. Le strade sono dritte, lunghissime, e l’orizzonte sembra non avvicinarsi mai. Ma è proprio in questa apparente monotonia che si nasconde la magia: ogni piccolo villaggio è un incontro, ogni bar polveroso una storia, ogni sorriso un invito a fermarsi.

A Gafsa e poi verso Tozeur, la Tunisia mostra il suo volto più sorprendente. All’improvviso, nel nulla, appaiono le oasi. Migliaia di palme, canali d’acqua, orti, ombra. È come entrare in un altro mondo dopo ore di luce accecante.

Tozeur e il confine del deserto

Tozeur è una tappa che ogni cicloturista dovrebbe segnare in rosso sulla mappa. Non solo per la sua architettura in mattoni color sabbia, ma perché rappresenta una soglia: oltre c’è il Sahara.

Qui il viaggio cambia ancora. Le borse della bici sono piene d’acqua, la testa di rispetto. La strada verso Douz, la “porta del deserto”, è uno dei tratti più emozionanti e più duri. Il vento può essere feroce, il caldo implacabile, ma il silenzio… il silenzio è qualcosa che non si dimentica.

Pedalare in mezzo al nulla, con le dune che cominciano a comparire all’orizzonte, è un’esperienza quasi meditativa. Non c’è traffico, non c’è rumore. Solo il respiro, la catena che gira e il battito del cuore.

Ospitalità che non si impara nei libri

Una delle sorprese più grandi di questo viaggio non è il paesaggio, ma le persone.

In Tunisia il ciclista non passa inosservato. I bambini salutano, gli adulti chiedono da dove vieni e dove stai andando. Spesso non parlano la tua lingua, ma non importa: un tè alla menta, un pezzo di pane, un posto all’ombra si trovano sempre.

Più di una volta ci siamo sentiti dire: “Bienvenue, repose-toi” benvenuto, riposati. Ed è in quei momenti, seduti su una sedia di plastica davanti a una casa nel nulla, che il viaggio acquista un valore che va oltre i chilometri.

Un viaggio per chi ama la strada, non solo la meta

La Tunisia in bicicletta non è un itinerario “facile”. Richiede organizzazione, rispetto per il clima, capacità di adattamento. Ma è proprio questo che lo rende speciale.Non è un viaggio da collezionare in foto, è un viaggio da vivere con lentezza. È per chi ama le strade che sembrano non portare da nessuna parte. Per chi trova bellezza nella fatica. Per chi sa che certe frontiere non sono su una mappa, ma dentro di noi.Quando, alla fine, si mette la bici contro una duna e ci si siede a guardare il sole scendere nel Sahara, si capisce che non si è semplicemente attraversato un paese. Si è attraversato un modo diverso di guardare il mondo.