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Cicloturismo

Il blog dedicato al cicloturismo ed ai viaggi in bicicletta

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by Matteo

Cappadocia in bicicletta: pedalare dentro un altro pianeta

22/01/2026 in Viaggi

Ci sono luoghi che sembrano progettati per essere raccontati, e altri che sembrano fatti per essere attraversati lentamente. La Cappadocia appartiene a entrambe le categorie. Pedalarla, più che visitarla, è un modo per entrarci dentro: tra camini delle fate, vallate scolpite dal vento e villaggi di pietra che emergono come miraggi dall’altopiano anatolico.

Siamo nel cuore della Turchia, in una regione che non somiglia a nessun’altra. Qui la geologia ha fatto il lavoro di uno scultore visionario: milioni di anni di erosione hanno trasformato la cenere vulcanica in torri, pinnacoli, canyon e cattedrali naturali. La bicicletta è il mezzo ideale per attraversare questo labirinto di roccia e silenzio.

Il viaggio comincia a Göreme

Göreme è il centro nevralgico del cicloturismo in Cappadocia. All’alba il cielo si riempie delle sagome dei palloni aerostatici, mentre a terra i ciclisti preparano le borse e controllano le tracce GPS. L’atmosfera è sospesa, irreale. Si parte su strade secondarie, asfaltate ma poco trafficate, e in pochi chilometri il paesaggio cambia radicalmente.

La prima vera immersione è nella Rose Valley e nella Red Valley, un susseguirsi di sentieri sterrati e piste bianche che si insinuano tra formazioni rocciose dai colori caldi. La bicicletta sobbalza sulla ghiaia, ma il ritmo è lento, contemplativo. Qui non si pedala per fare media, si pedala per guardarsi intorno.

Tra città sotterranee e villaggi scavati nella roccia

La Cappadocia non è solo un museo geologico a cielo aperto: è anche un territorio profondamente umano. Uçhisar, Ortahisar, Çavuşin: nomi che corrispondono a villaggi letteralmente scavati nella roccia, dominati da fortezze naturali che sembrano castelli di sabbia pietrificata.

Pedalando verso sud si incontrano le città sotterranee, come Kaymaklı o Derinkuyu: vere e proprie metropoli ipogee, scavate per sfuggire alle invasioni. Fermarsi, scendere sottoterra, e poi tornare alla luce fa parte dell’esperienza. La bici aspetta fuori, appoggiata a un muro di tufo.

Una fatica gentile

La Cappadocia non è pianeggiante. L’altopiano anatolico propone continui saliscendi, mai estremi ma costanti. È una fatica “gentile”, che non spezza le gambe ma le consuma lentamente. Il vento, a volte, è il vero avversario.

Le distanze sono ideali per il cicloturismo: tappe da 40 a 70 chilometri, con infinite possibilità di deviazioni su sterrato. Una gravel o una MTB sono la scelta perfetta, ma anche una bici da viaggio ben gommata può cavarsela egregiamente.

Oltre le cartoline

Basta allontanarsi di pochi chilometri dalle rotte più battute per ritrovare la Cappadocia più autentica: campi coltivati, pastori, bambini che salutano al passaggio, baracchini di tè improvvisati lungo la strada. L’ospitalità turca non è un cliché: è una costante.

La sera si dorme in hotel-grotta o piccole pensioni scavate nella roccia. Si mangia semplice, si beve tè, si ricaricano le batterie – del ciclista e dei dispositivi.

Pedalare dentro il tempo

La Cappadocia in bicicletta non è un viaggio di conquista, ma di attraversamento. Non si “sfida” questo territorio: lo si ascolta. È un luogo che obbliga a rallentare, a guardare, a prendere atto che il paesaggio può essere ancora più potente della nostra voglia di raccontarlo.

E forse è proprio questo il senso del cicloturismo: usare la fatica come chiave per entrare nei luoghi, invece che limitarsi a visitarli.

by Matteo

Alpe Adria in bicicletta: il viaggio lento dalle montagne al mare

21/01/2026 in Viaggi

Ci sono percorsi che non sono solo una linea su una mappa, ma un vero racconto che si srotola chilometro dopo chilometro. La Ciclovia Alpe Adria è uno di questi: circa 410 chilometri che collegano Salisburgo a Grado, attraversando le Alpi, i confini e le culture, fino ad arrivare all’Adriatico.
Il viaggio inizia tra le montagne austriache, lungo la valle del Salzach, in un paesaggio che sembra disegnato apposta per essere attraversato lentamente. Le prime tappe scorrono tra piste ciclabili perfette, prati curati e villaggi ordinati, con il profilo delle Alpi sempre sullo sfondo.
Il vero colpo di genio del percorso arriva poco dopo: il tracciato segue in gran parte l’ex ferrovia del Passo del Predil, trasformata in una ciclabile spettacolare fatta di gallerie illuminate, viadotti e pendenze dolci. Qui la montagna smette di essere un ostacolo e diventa una scenografia.
Entrati in Italia, il paesaggio cambia ancora. Le Alpi lasciano spazio alle colline friulane, ai vigneti, ai borghi silenziosi. Si pedala dentro una transizione geografica e culturale che si sente nelle architetture, nei nomi dei paesi, nei piatti che arrivano in tavola la sera.
L’arrivo a Grado ha il sapore di una conquista gentile. Dopo giorni di pedalata, il mare appare quasi all’improvviso, piatto e luminoso, come una promessa mantenuta. Non c’è traguardo, non c’è cronometro: solo la sensazione di essere arrivati fin dove la strada aveva deciso di portarci.
La Alpe Adria è uno di quei percorsi che spiegano, meglio di mille discorsi, cos’è il cicloturismo: non performance, ma attraversamento. Non velocità, ma tempo riconquistato.

by Matteo

Casco obbligatorio: sicurezza o falso problema?

21/01/2026 in News

Negli ultimi mesi è tornata al centro del dibattito pubblico la proposta di rendere obbligatorio il casco per chi va in bicicletta. Una misura che, nelle intenzioni dei promotori, punta ad aumentare la sicurezza dei ciclisti, ma che continua a dividere esperti, associazioni e appassionati di due ruote.

I numeri parlano chiaro: gli incidenti che coinvolgono ciclisti sono in aumento, soprattutto nelle aree urbane. Secondo i sostenitori dell’obbligo, il casco potrebbe ridurre in modo significativo le conseguenze dei traumi cranici, come già avviene per motociclisti e scooteristi. “È una misura di buon senso”, dicono, “che può salvare vite”.

Ma il fronte del no è altrettanto compatto. Molte associazioni di ciclisti e di cicloturismo sottolineano come il problema principale non sia la mancanza del casco, ma la mancanza di infrastrutture sicure: piste ciclabili continue, strade 30, città progettate per la convivenza tra utenti diversi. L’esperienza di Paesi come Olanda e Danimarca, dove il casco non è obbligatorio ma l’uso della bici è altissimo e gli incidenti sono relativamente pochi, viene spesso citata come esempio.

C’è poi un altro rischio: rendere il casco obbligatorio potrebbe scoraggiare l’uso della bicicletta, soprattutto per gli spostamenti quotidiani e turistici. Meno bici in strada significa meno “sicurezza per numero” e, paradossalmente, città ancora più dominate dalle auto.

Nel mondo del cicloturismo la questione è ancora più delicata. Il viaggio in bici è sinonimo di libertà, lentezza, semplicità. Trasformarlo in un’attività percepita come pericolosa e iper-regolamentata rischia di allontanare proprio quei neofiti che si vorrebbero avvicinare a uno stile di vita più sostenibile.

Forse la vera domanda non è se rendere obbligatorio il casco, ma quando inizieremo a rendere obbligatorie strade più sicure per tutti.

by Matteo

La Parenzana: la ferrovia che è diventata una delle ciclabili più belle d’Europa

20/01/2026 in Viaggi

C’è una linea sottile che unisce Trieste alla costa istriana. Non è più una ferrovia, anche se per decenni lo è stata. Oggi si chiama Parenzana ed è uno dei percorsi cicloturistici più affascinanti d’Europa, un viaggio lento tra Italia, Slovenia e Croazia, capace di unire storia, natura e mare.

Nata all’inizio del Novecento come ferrovia a scartamento ridotto, la Parenzana collegava Trieste a Parenzo (Poreč), attraversando l’entroterra istriano. Oggi quel tracciato è rinato come ciclovia e conserva intatto il suo spirito: gallerie scavate nella roccia, ponti in pietra, stazioni fantasma trasformate in punti di sosta.

Il tratto croato è probabilmente il più suggestivo. Da Buje a Motovun, fino a scendere verso Poreč, si pedala tra vigneti, uliveti e colline che sembrano dipinte. Motovun, arroccata e spettacolare, è una tappa obbligatoria: arrivarci in bici, dopo chilometri di sterrato dolce e panorami infiniti, dà un senso pieno al viaggio.

Il fondo è per lo più compatto e adatto a gravel e trekking bike. Il dislivello non manca, ma è sempre gentile, figlio della pendenza ferroviaria. È un percorso che non chiede prestazioni, ma attenzione: ai dettagli, ai silenzi, ai profumi della macchia mediterranea.

La Parenzana è più di una ciclabile: è un esempio perfetto di come il turismo lento possa restituire vita a un’infrastruttura dimenticata. Qui si pedala dentro la storia, con il mare che appare all’improvviso come una promessa mantenuta.

Ideale in primavera e in autunno, è una di quelle strade che non si attraversano soltanto: si ricordano.

by Matteo

Da Spalato a Dubrovnik in bicicletta: la Dalmazia al ritmo delle onde

20/01/2026 in Viaggi

Ci sono strade che sembrano disegnate per essere percorse in bicicletta. La costa dalmata è una di queste. Pedalare da Spalato a Dubrovnik significa seguire una linea azzurra fatta di mare, isole, scogliere e città di pietra bianca che emergono dal sole come miraggi.

Il viaggio parte da Spalato, con il Palazzo di Diocleziano alle spalle e l’Adriatico davanti. Da subito la strada sale e scende, mai banale, sempre panoramica. Qui il ciclismo non è mai piatto, ma ogni salita viene ripagata da discese che sembrano scivolare dentro il mare.

Il percorso attraversa tratti poco trafficati, villaggi costieri, baie dove l’acqua è così trasparente da sembrare irreale. Makarska, la penisola di Pelješac, Ston con le sue mura: ogni tappa è una scoperta, ogni deviazione una tentazione.

Il vento può essere un compagno scomodo, soprattutto la bora, ma fa parte del carattere di questa terra. La Dalmazia non è addomesticata, e forse è proprio questo il suo fascino.

Arrivare a Dubrovnik in bicicletta è un piccolo rito. Dopo giorni di luce, sale sulla pelle e orizzonti aperti, le mura della città appaiono come un premio antico. Si entra lentamente, come si deve fare con i luoghi importanti.

Questo non è un percorso per chi cerca solo chilometri. È un viaggio per chi vuole sentire il Mediterraneo sotto le ruote, per chi misura le giornate in tuffi, caffè sul porto e strade che sembrano balconi sul mare.

by Matteo

Lungo la Mosella: quando pedalare diventa un piacere lento

19/01/2026 in Viaggi

La ciclabile della Mosella è una di quelle strade che ti fanno subito capire che qui non serve avere fretta. Il fiume scorre tranquillo, la pista lo segue senza mai forzare il ritmo e tu ti ritrovi a pedalare più lentamente del previsto, solo per goderti quello che hai intorno.

Si parte spesso da Trier, una città sorprendente, antica, piena di storia romana. Ma è appena lasciata la città che la Mosella comincia davvero a mostrarsi: vigneti ordinati come pettini sulle colline, curve morbide del fiume e paesini che sembrano messi lì apposta per una sosta.

La cosa bella di questo percorso è che non chiede niente in cambio. È pianeggiante, ben tenuto, sempre vicino all’acqua. Puoi chiacchierare mentre pedali, fermarti a scattare foto senza pensarci due volte, oppure semplicemente lasciar andare le gambe.

Ogni paese è una tentazione. Bernkastel-Kues ti invita a parcheggiare la bici e perderti tra le case a graticcio. A Cochem il castello domina tutto e ti ricorda che qui il Medioevo non è solo una parola sui libri. E poi ci sono le Weinstube, una dietro l’altra, dove la sera la bici si appoggia al muro e il viaggio continua con un bicchiere di Riesling.

Arrivare a Coblenza, dove la Mosella incontra il Reno, dà una strana sensazione di completezza. Come se il fiume avesse deciso che è il momento di lasciarti andare.

La Mosella non è un percorso da record o da imprese sportive. È una ciclabile da assaporare, un viaggio che ti insegna che a volte pedalare piano è il modo migliore per arrivare lontano.

by Matteo

Altmühltal: la ciclabile che ti riconcilia con il silenzio

19/01/2026 in Viaggi

Qui la Germania mostra il suo lato più tranquillo, fatto di prati, rocce chiare e piccoli fiumi che scorrono senza fare rumore.

La ciclabile segue il corso dell’Altmühl, un fiume lento, lentissimo. E forse è proprio questo il segreto: finisci per adattarti al suo passo. Le tappe non sono mai faticose, il dislivello è minimo e il percorso sembra pensato apposta per chi viaggia con calma.

Pedalando attraversi paesaggi molto aperti, a tratti quasi selvaggi. Ci sono gole rocciose, campi coltivati, cicogne nei prati e lunghi tratti in cui senti solo il rumore delle gomme sull’asfalto. Le città non sono grandi, ma hanno un fascino discreto: Eichstätt con il suo centro barocco, Riedenburg con l’atmosfera da borgo fluviale.

Qui non c’è folla, nemmeno in alta stagione. È una ciclabile che ti lascia spazio, fisico e mentale. La sera trovi piccole Gasthof, cene semplici, birra bavarese e quella sensazione di essere esattamente dove dovresti essere.

L’Altmühltal è perfetta se cerchi un viaggio che non sia solo movimento, ma anche pausa. È una ciclabile che non ti travolge, ma ti accompagna.

E quando arrivi alla fine, ti rendi conto che non ricordi solo i chilometri fatti, ma soprattutto i momenti di silenzio tra uno e l’altro.

by Matteo

Langhe in bicicletta: viaggio nel cuore collinare del Piemonte dove il tempo pedala piano

18/01/2026 in Viaggi

C’è un Piemonte che non ha fretta. Un Piemonte che si lascia attraversare in silenzio, curva dopo curva, tra colline pettinate dai filari e borghi che sembrano messi lì apposta per farti rallentare. È il Piemonte delle Langhe, oggi patrimonio UNESCO, e uno dei territori più riusciti d’Italia per chi ama il cicloturismo fatto di fatica giusta, bellezza continua e soste memorabili.

Il nostro itinerario parte da Alba, capitale morale di queste colline, città elegante e operosa, profumata di tartufo e di vini importanti. Da qui si prende quota quasi subito, lasciandosi alle spalle il traffico e infilando strade secondarie che sembrano disegnate per le biciclette. La prima regola è semplice: non avere fretta. La seconda: guardarsi intorno.

La salita verso Barbaresco è un manifesto del territorio. Pochi chilometri, ma già sufficienti per capire che qui la bicicletta non è solo un mezzo, è una chiave d’accesso. I vigneti si aprono come quinte teatrali, il Tanaro resta sotto, e la torre medievale domina un mare verde ordinato e geometrico. Il Barbaresco non è solo un vino: è un paesaggio che si beve con gli occhi.

Si prosegue in direzione Neive e Treiso, su un continuo saliscendi che non concede lunghi respiri ma regala panorami senza interruzioni. È una pedalata “onesta”: mai impossibile, mai banale. Le strade sono strette, poco trafficate, spesso bordate da noccioleti e vigne. Qui il cicloturismo non è un’invasione: è una presenza naturale, integrata.

Dopo le colline del Barbaresco si entra nel regno del Barolo. La discesa verso La Morra è uno dei punti più spettacolari del percorso: un balcone naturale sulle Langhe, dove fermarsi è obbligatorio, più che consigliato. Da quassù lo sguardo spazia fino alle Alpi nelle giornate limpide, e si capisce perché queste colline siano diventate un simbolo del Piemonte nel mondo.

Il passaggio da Barolo è quasi un rito laico. Il castello, l’enoteca regionale, le cantine storiche: tutto parla di una cultura contadina diventata eccellenza globale senza perdere l’anima. Si riparte verso Monforte d’Alba e poi Serralunga, forse il tratto più “ciclistico” del giro: salite regolari, pendenze mai violente ma costanti, ritmo da trovare e mantenere.

Qui la fatica si fa sentire, ma è una fatica che ha senso. Ogni curva apre una prospettiva nuova, ogni crinale è un invito a fermarsi. Non è un percorso da cronometro: è un percorso da memoria.

Il rientro verso Alba chiude un anello di circa 80 chilometri, con un dislivello che sfiora i 1.500 metri, adatto a cicloturisti allenati o a chi usa una bici elettrica senza vergogna: perché le Langhe vanno vissute, non subite.

Questo è un Piemonte che non urla, non stupisce con effetti speciali. Convince. Conquista. Resta. È un territorio che in bicicletta si capisce meglio, perché il ritmo giusto è quello umano, e perché certe bellezze hanno bisogno di tempo per entrare davvero dentro.

E quando torni ad Alba, magari con le gambe stanche e la testa piena, capisci che non hai solo fatto un giro in bici. Hai attraversato un paesaggio che ti ha accompagnato, metro dopo metro, come fanno le storie migliori.

by Matteo

Danimarca in bicicletta: lungo la rotta del Baltico, dove il vento racconta storie

17/01/2026 in Viaggi

Pedalare in Danimarca non è solo un viaggio. È un’immersione in un’idea di mobilità, di paesaggio e di tempo che altrove sembra ormai dimenticata. L’itinerario che segue la costa orientale dello Jutland e attraversa le isole fino a Copenaghen è una delle esperienze cicloturistiche più complete d’Europa: sicura, accessibile, sorprendentemente varia.

Il percorso si snoda lungo tratti della National Cycle Route 5, conosciuta anche come la “Rotta del Baltico”. Qui la bicicletta non è un’eccezione: è parte integrante della vita quotidiana. Le piste ciclabili sono ovunque, perfettamente segnalate, separate dal traffico e curate con una precisione quasi chirurgica.

Si parte idealmente da Aarhus, seconda città del Paese e vivace centro culturale. Dopo pochi chilometri il paesaggio cambia volto: campi coltivati, fattorie isolate, piccoli porti dove le barche sembrano aspettare sempre qualcuno. Il mare è una presenza costante, a volte distante, a volte così vicino che sembra di poterlo toccare con una mano.

La Danimarca è un Paese gentile anche con le gambe. Le salite sono rare, le distanze psicologicamente brevi, ma attenzione al vero avversario del ciclista: il vento. Quando soffia contro, trasforma anche il più pianeggiante dei tratti in una piccola prova di carattere. Quando invece spinge alle spalle, regala chilometri che scorrono via leggeri, quasi senza accorgersene.

Lungo il percorso si attraversano cittadine come Kolding, con il suo castello medievale affacciato sul fiordo, e Odense, patria di Hans Christian Andersen, dove le case colorate sembrano uscite da una fiaba. Ogni sosta è un invito a rallentare: un caffè in un porto, una panetteria di paese, una panchina davanti al mare.

Il passaggio sulle isole, grazie ai ponti ciclabili e ai traghetti, è uno dei momenti più suggestivi del viaggio. Qui la dimensione del “viaggio lento” diventa quasi filosofica: si pedala, si aspetta, si osserva. E intanto il Baltico cambia colore con la luce del giorno.

L’arrivo a Copenaghen è un piccolo trionfo urbano. La capitale danese accoglie i ciclisti come vecchi amici: semafori sincronizzati per la velocità delle biciclette, corsie larghe, parcheggi ovunque. Dopo centinaia di chilometri immersi nella natura, ci si ritrova in una metropoli che ha scelto la bicicletta come simbolo del proprio futuro.

Questo itinerario non è solo un percorso geografico. È una lezione di equilibrio tra uomo e ambiente, tra viaggio e quotidianità. In Danimarca si pedala bene, sì. Ma soprattutto si pedala con la sensazione che potrebbe e dovrebbe essere così ovunque.

Un viaggio consigliato a chi cerca paesaggi, silenzio, organizzazione perfetta. E a chi vuole scoprire che, a volte, il vero lusso è semplicemente una strada sicura davanti a sé e il tempo per percorrerla.

by Matteo

Bici, allo studio nuove regole: possibile obbligo di targa, casco e assicurazione

16/01/2026 in News

Il governo sta valutando una proposta di legge che potrebbe introdurre nuovi obblighi per le biciclette tradizionali che circolano su strada. Secondo le prime indiscrezioni, il provvedimento prevederebbe l’introduzione della targa, l’obbligo del casco e la stipula di un’assicurazione di responsabilità civile anche per le bici non elettriche.

Se la misura dovesse essere confermata, le biciclette verrebbero in parte equiparate ad altri veicoli già soggetti a registrazione e copertura assicurativa.

Cosa prevede la proposta

Le ipotesi attualmente allo studio includono:

Obbligo di casco per tutti i ciclisti

Assicurazione RC annuale

Targa identificativa da applicare al telaio della bicicletta

L’obiettivo dichiarato del provvedimento sarebbe quello di rafforzare la sicurezza stradale e rendere più semplice l’identificazione dei veicoli coinvolti in eventuali incidenti.

Possibili controlli e sanzioni

In base alle bozze circolate, la mancanza dei requisiti richiesti potrebbe comportare sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, anche il fermo del mezzo. Le modalità operative e l’entità delle eventuali multe non sono ancora state definite.

Una misura ancora in fase di valutazione

Al momento non esiste ancora un testo definitivo. La proposta è in fase di valutazione politica e potrebbe subire modifiche prima di un eventuale iter parlamentare.Il tema si inserisce in un contesto più ampio di revisione delle norme sulla sicurezza stradale, con particolare attenzione alla convivenza tra auto, motocicli, biciclette e monopattini.L’ipotesi ha già aperto un dibattito tra favorevoli e contrari. Da un lato c’è chi ritiene che una regolamentazione più stringente possa migliorare la sicurezza sulle strade; dall’altro c’è chi teme che nuovi obblighi possano complicare l’uso quotidiano della bicicletta come mezzo di trasporto.Nei prossimi mesi si capirà se la proposta si trasformerà in un disegno di legge vero e proprio e quale sarà l’orientamento del Parlamento.