C’è un modo per raggiungere Venezia che non passa dal traffico della statale né dalla folla dei treni: seguire in bicicletta il corso del Naviglio del Brenta, l’antica via d’acqua che per secoli ha tenuto insieme Padova e la laguna. L’itinerario, lungo circa trentacinque chilometri, ricalca fedelmente il tragitto un tempo solcato dal Burchiello, la barca che portava i nobili veneziani verso le proprie residenze estive, e attraversa uno dei paesaggi più scenografici del Veneto, quello che tutti conoscono come Riviera del Brenta.
Il percorso muove i primi passi dalla stazione ferroviaria di Padova, raggiunge in fretta il canale Piovego e la monumentale Porta Portello, antico porto fluviale della città che sembra ancora aspettare l’arrivo di una barca. Da qui si segue l’argine, in gran parte su stradine sterrate o piste ciclabili secondarie, fino a Noventa Padovana, dove la prima villa veneta del viaggio, Villa Giovanelli, si annuncia come un primo assaggio di ciò che verrà. Il canale Piovego confluisce poi nel fiume Brenta all’altezza di Stra, dove un sistema di chiuse regola ancora oggi, con la stessa pazienza di sempre, il flusso delle acque verso Chioggia e verso la laguna.
Proprio a Stra si trova la tappa più celebre dell’intero itinerario: Villa Pisani, detta anche la Nazionale, la più grande e famosa tra le ville venete, oggi museo nazionale che custodisce affreschi di Giambattista Tiepolo dentro un parco monumentale capace di far perdere la cognizione del tempo. Poco distante sorge la seicentesca Villa Foscarini Rossi, che ospita il Museo della Calzatura, quasi un contrappunto curioso tra arte e artigianato. Proseguendo lungo il naviglio si arriva a Dolo, borgo che conserva un antico squero cinquecentesco e mulini ad acqua più volte ritratti anche da Canaletto, e poi a Mira, dove Villa Widmann apre la sua sala delle feste in stile rococò come se il ballo potesse ricominciare da un momento all’altro.
L’ultimo tratto conduce a Oriago, citata perfino da Dante nel quinto canto del Purgatorio, e poi verso Malcontenta, dove sorge Villa Foscari, capolavoro di Andrea Palladio costruito nel 1558 per la famiglia Foscari e considerato uno dei vertici assoluti dell’intera architettura veneta. Da qui si può raggiungere Fusina, punto di imbarco per il traghetto verso Venezia, oppure deviare verso Mestre per entrare in città attraverso il ponte translagunare, dotato di corsia ciclabile dedicata. Vale la pena ricordarlo prima di partire: a Venezia la bicicletta non può circolare nel centro storico, nemmeno a mano, per cui il parcheggio custodito di Piazzale Roma resta il vero punto d’arrivo per chi la percorre fino in fondo.
Il tracciato è pensato per un livello di difficoltà accessibile, quasi interamente pianeggiante, anche se alcuni tratti tra Stra, Dolo e Malcontenta corrono su strade promiscue aperte al traffico locale, motivo per cui conviene affrontarlo nel fine settimana, quando la circolazione si fa più leggera. Un itinerario che unisce arte, architettura e paesaggio fluviale, capace di raccontare in poche ore di pedalata otto secoli di storia della Serenissima, con la stessa lentezza con cui un tempo li viveva chi solcava quelle acque in barca.











