Monferrato in bicicletta: tra vigne, colline e borghi sospesi nel tempo
02/06/2025 in Territorio
CASALE MONFERRATO – Pedalare nel Monferrato è un’esperienza che va oltre la semplice escursione. È un viaggio lento tra paesaggi disegnati da secoli di lavoro agricolo, dove la bicicletta diventa mezzo privilegiato per cogliere l’anima più autentica di una terra Patrimonio dell’Umanità. In sella, ci si immerge in un mosaico di colline morbide, filari ordinati, cascine isolate e piccoli borghi che sembrano scolpiti nel tempo.
Il Monferrato – cuore geografico e sentimentale del Piemonte – si presta a essere scoperto su due ruote grazie a una rete sempre più articolata di percorsi cicloturistici, in gran parte su strade secondarie a basso traffico. Qui, tra le province di Asti e Alessandria, la bici è alleata ideale per vivere una regione che parla con il ritmo delle stagioni.
Tra Barbera e infernot, la bellezza che non ti aspetti
Uno degli itinerari più suggestivi parte da Casale Monferrato, elegante cittadina sulle rive del Po, e si dirige verso sud, entrando subito nel cuore del paesaggio collinare. Dopo pochi chilometri, la pianura cede il passo a dolci saliscendi tra vigne e noccioleti, con scorci che paiono usciti da una cartolina d’epoca.
Il percorso attraversa paesi come Rosignano Monferrato, Cella Monte e Ozzano, dove è possibile visitare gli infernot, antiche cantine scavate nella pietra da cantoni, testimonianze uniche dell’architettura rurale locale. Sono vere e proprie cattedrali sotterranee della civiltà contadina, spesso ancora in uso per conservare bottiglie di Barbera, Grignolino e Freisa, i vini simbolo del territorio.
Una palestra a cielo aperto, per tutti i livelli
Nonostante i dislivelli, i percorsi nel Monferrato si adattano a ogni tipo di ciclista. Dai più allenati, che cercano sfide sui crinali più impervi, agli amatori o alle famiglie con bici a pedalata assistita, tutti possono trovare il proprio ritmo. Le strade sono asfaltate, ben tenute e immerse nella quiete: si pedala tra vigneti ordinati come giardini e piccoli boschi, interrotti solo dal rintocco di un campanile o dal profumo del pane appena sfornato.
Chi cerca esperienze più lunghe può proseguire verso Acqui Terme o collegarsi alle tratte del Grande Anello Monferrato, un circuito ad anello che unisce decine di borghi e offre soste strategiche per degustazioni, visite culturali e piccole pause gourmet.
Turismo dolce, sapori forti
Pedalare nel Monferrato significa anche fermarsi. Assaggiare un agnolotto fatto a mano in una trattoria di paese, degustare un bicchiere di vino al tramonto su una terrazza naturale, ascoltare le storie di chi ha scelto di restare o tornare, spesso aprendo agriturismi, botteghe o laboratori artigiani. Il cicloturismo qui non è solo uno svago, ma un’opportunità concreta per riscoprire un territorio in equilibrio tra tradizione e innovazione.
Il futuro passa dalle due ruote
Negli ultimi anni, il Monferrato ha investito in segnaletica, mappature digitali e strutture bike-friendly. Sono sempre più numerosi gli agriturismi attrezzati per il cicloturismo, con ricoveri per bici, officine di fortuna, colazioni energetiche e mappe personalizzate.
Un’attenzione che rende la zona sempre più competitiva a livello nazionale, con una formula vincente: paesaggi autentici, accoglienza calorosa e una mobilità dolce che fa bene al corpo e all’ambiente.
In sella nel Monferrato, ogni curva è una scoperta, ogni salita una promessa, ogni discesa un invito a tornare. Perché qui, dove le colline sembrano onde pietrificate, la bicicletta non è solo un mezzo, ma un modo di essere.
Liguria: la Cycling Riviera trionfa al Green Road Award 2025, omaggio sostenibile alla Milano-Sanremo
02/06/2025 in News
La Liguria pedala sul podio dell’eccellenza cicloturistica italiana. La Cycling Riviera, spettacolare ciclovia costiera che si snoda da Ospedaletti a Imperia, si è aggiudicata il Green Road Award 2025, l’Oscar italiano del cicloturismo. Un riconoscimento che celebra non solo la qualità infrastrutturale del tracciato, ma anche la sua capacità di fondere mobilità dolce, valorizzazione del territorio e memoria sportiva.
Giunto alla sua decima edizione, il Green Road Award seleziona ogni anno le ciclovie più virtuose d’Italia, premiando quei progetti che coniugano accessibilità, sicurezza, promozione turistica e sostenibilità ambientale. E quest’anno, a sbaragliare la concorrenza, è stata proprio la Liguria con un’infrastruttura che ha saputo rigenerare un pezzo di storia ferroviaria e trasformarlo in uno dei percorsi ciclabili più suggestivi d’Europa.
Un nastro d’asfalto tra mare e memoria
Lunga 33 chilometri, la Cycling Riviera percorre il tracciato dismesso della ferrovia costiera Genova-Ventimiglia, oggi riconvertita in una pista ciclabile moderna, completamente pianeggiante e adatta a ogni tipo di utenza: cicloturisti, famiglie, sportivi. La larghezza generosa e il fondo compatto la rendono ideale anche per allenamenti su strada, in un contesto paesaggistico mozzafiato dove il blu del Mar Ligure si alterna al verde della macchia mediterranea.
Ma la forza simbolica del percorso va oltre l’aspetto paesaggistico. La ciclovia, infatti, ripercorre i luoghi iconici della Milano-Sanremo, la più celebre classica di primavera del ciclismo professionistico. Tappe come San Lorenzo al Mare, Arma di Taggia, Riva Ligure o Sanremo evocano imprese leggendarie e rendono il tragitto un omaggio vivente alla storia delle due ruote.
Da archeologia industriale a volano turistico
Il successo della Cycling Riviera è anche un caso esemplare di rigenerazione urbana e valorizzazione del patrimonio dismesso. Là dove un tempo sfrecciavano i treni, oggi si pedala in sicurezza, tra gallerie riconvertite, punti panoramici e aree attrezzate. Il percorso, interamente segregato dal traffico automobilistico, è accessibile anche a piedi o con mezzi a mobilità dolce, in un’ottica di turismo lento e consapevole.
I numeri confermano l’intuizione vincente: la ciclovia attrae ogni anno centinaia di migliaia di visitatori, generando un indotto importante per le economie locali, dalla ristorazione all’accoglienza. Un turismo di prossimità, sostenibile e distribuito lungo l’anno, che contribuisce a destagionalizzare i flussi e a rivitalizzare borghi e litorali spesso dimenticati.
Una vittoria per la Liguria e per il cicloturismo italiano
La premiazione è avvenuta nell’ambito della fiera BiciTour 2025, alla presenza di rappresentanti istituzionali e operatori del settore. A ritirare il premio, con visibile emozione, una delegazione dei Comuni coinvolti e della Regione Liguria, che ha sostenuto fortemente il progetto.
“Questo riconoscimento premia un’idea di Liguria diversa: accessibile, verde, dinamica – ha dichiarato l’assessore regionale al turismo –. La Cycling Riviera è un simbolo di come si possa fare sviluppo partendo dalla mobilità dolce e dal rispetto del paesaggio”.
In un Paese che riscopre sempre più la bicicletta come strumento di viaggio e di scoperta, la vittoria della ciclovia ligure rappresenta una spinta ulteriore verso un modello di turismo più lento, sostenibile e, soprattutto, umano.
Pedalando nella Garfagnana: il cuore verde della Toscana a due ruote
01/06/2025 in Viaggi
Nel cuore montano della Toscana, incastonata tra le Alpi Apuane e l’Appennino Tosco-Emiliano, si apre la Garfagnana: una terra antica, selvaggia, verde come l’anima di chi la attraversa. Un luogo dove il tempo sembra rallentare, e dove ogni tornante svela un panorama nuovo, un borgo intatto, un silenzio dimenticato. Per gli amanti della bicicletta, la Garfagnana è un itinerario che unisce la fatica alla bellezza, l’avventura alla contemplazione. Un viaggio a pedali che diventa scoperta autentica, fuori dalle rotte turistiche tradizionali.
Una terra da guadagnarsi
Dimenticate le piste ciclabili in pianura. Qui la bicicletta si conquista il territorio metro dopo metro, salendo e scendendo lungo strade secondarie, sterrate, a tratti impervie. Il paesaggio è scolpito nella pietra e nella foresta: boschi di castagni, faggi secolari, borghi in pietra arroccati, pievi romaniche che emergono tra il verde.
Il punto di partenza ideale è Castelnuovo di Garfagnana, il capoluogo della valle, facilmente raggiungibile anche in treno con bici al seguito. Da qui si può progettare un anello ciclistico che tocchi alcuni dei luoghi più iconici e nascosti della zona. Ma attenzione: ogni chilometro va pianificato. Le pendenze possono essere toste, e il meteo in montagna cambia in fretta.
Sulle tracce del Serchio e oltre
Seguendo il corso del fiume Serchio si scende inizialmente dolcemente verso Gallicano, da cui si può deviare per raggiungere la Grotta del Vento, uno dei fenomeni carsici più affascinanti d’Europa. La salita è impegnativa ma asfaltata, e la discesa regala adrenalina pura. Si pedala tra profumi di bosco e brezze montane, con squarci improvvisi sulle Apuane, come colpi di scena naturali.
Al ritorno verso Castelnuovo, si può deviare verso il piccolo borgo di Verni, e poi puntare a Cascio o Eglio, attraverso strade che sembrano dimenticate dal mondo. Le case in pietra, le fontane fresche, le anziane sedute sull’uscio sono parte di un tempo sospeso, che in bicicletta si assapora in tutta la sua lentezza.
Borghi che raccontano storie
Continuando verso nord si incontra Pieve Fosciana, con la sua storica chiesa romanica, e poi San Romano in Garfagnana, punto strategico per deviare verso la Fortezza delle Verrucole. Raggiungibile con una salita ripida ma breve, la fortezza medievale è uno dei luoghi più scenografici dell’intero viaggio: da lassù, lo sguardo abbraccia tutta la valle, e si ha la netta sensazione di essere in un angolo d’Italia rimasto miracolosamente autentico.
Un altro gioiello è il paese di Vagli Sotto, vicino all’omonimo lago artificiale che, in estate, offre riflessi smeraldini e un’atmosfera da alta quota. Qui si può decidere se affrontare il Passo della Tambura per i più esperti, oppure tornare verso valle lungo le strade che conducono a Camporgiano, dove un castello medievale testimonia il passato difensivo di queste terre.
Dove il silenzio è padrone
La Garfagnana è soprattutto un’esperienza sensoriale. I suoni sono pochi: il fruscio delle foglie, lo scalpitare di una bici su ghiaia, il canto di un ruscello. L’aria sa di muschio, di erba bagnata, di castagne. Pedalare qui significa rallentare, accettare la salita come parte della ricompensa, e godere delle piccole grandi cose: una fontana d’acqua fresca, un pranzo con pane e pecorino in un’osteria nascosta, un tramonto che incendia le creste delle Apuane.
Consigli pratici
Periodo consigliato: da aprile a ottobre. In estate fa caldo, ma le altitudini rendono il clima gradevole.
Tipo di bici: una gravel o una mountain bike sono ideali, meglio se con borse leggere e freni affidabili.
Alloggi: agriturismi, B&B, piccoli alberghi. Prenotare nei mesi estivi è consigliato.
Attrezzatura: kit di riparazione, luci, mappa o GPS, borracce. Le fonti d’acqua non mancano, ma le botteghe sì: organizzarsi con snack e viveri.
Livello di difficoltà: medio-alto. Ideale per cicloturisti con un minimo di allenamento.
Un viaggio in bicicletta nella Garfagnana non è solo sport, è un’immersione totale in una Toscana nascosta, ruvida, profondamente umana. Non è una meta da catalogo patinato, ma un percorso che si guadagna con il sudore e si ricorda con emozione. Qui, ogni pedalata è una pagina di un racconto fatto di curve, silenzi e meraviglie.
Pedalando tra cielo e polvere: l’ascesa epica al Colle delle Finestre
31/05/2025 in Territorio
Nascosto tra le valli alpine del Piemonte, il Colle delle Finestre è più di una semplice salita: è un viaggio nel cuore selvaggio delle montagne, un’esperienza dove fatica e bellezza si fondono in un’unica, indimenticabile impresa ciclistica. Con i suoi 18 chilometri di ascesa, pendenze a doppia cifra e un lungo tratto sterrato, questo passo ha il potere di trasformare ogni cicloturista in un piccolo eroe.
Una leggenda delle Alpi Occidentali
Il Colle delle Finestre, a quota 2.176 metri, collega la Val di Susa con la Val Chisone, in provincia di Torino. Reso celebre dal Giro d’Italia, questo valico è oggi una delle mete più ambite dai ciclisti in cerca di una sfida autentica. La strada si arrampica per quasi 1.700 metri di dislivello positivo, alternando asfalto ruvido a ghiaia compatta, in un crescendo epico che sembra uscito da un romanzo d’avventura.
L’ascesa: numeri e sensazioni
La scalata inizia a Meana di Susa, con i primi chilometri in asfalto che ingannano: la vera salita comincia poco dopo, quando la strada si stringe e la pendenza raramente scende sotto il 9%. Il cuore dell’impresa è però l’ultimo tratto: 8 chilometri sterrati, dove il respiro si fa corto e le ruote cercano aderenza tra ghiaia e sassi.
Qui, in mezzo a una natura incontaminata e silenziosa, la montagna si impone con tutta la sua severità. Non c’è traffico, né distrazioni: solo il suono regolare della catena, il battito del cuore e il vento che soffia tra i larici. È l’essenza del cicloturismo d’avventura.
Paesaggi mozzafiato e memoria storica
Mentre si sale, il panorama si apre sui tornanti sottostanti e sulla maestosa Val di Susa. Più in alto, le vette del Parco Naturale Orsiera-Rocciavrè dominano l’orizzonte, offrendo scorci degni di un dipinto romantico.
Ma il Colle delle Finestre non è solo natura: è anche storia. Lungo il percorso si incontrano ancora le fortificazioni militari costruite alla fine dell’Ottocento, quando questa strada aveva un’importanza strategica. Pedalare qui significa anche viaggiare nel tempo.
Consigli pratici per affrontare la salita
Il Colle delle Finestre non è una salita da prendere alla leggera. È consigliabile affrontarla con una bici da gravel o da strada robusta, preferibilmente con copertoni larghi per affrontare lo sterrato in sicurezza. La presenza d’acqua lungo il percorso è scarsa, quindi è fondamentale partire ben equipaggiati. Il periodo migliore? Da metà giugno a settembre, quando la neve lascia il passo alla polvere e ai cieli tersi.
Una meta per ciclisti autentici
In un’epoca in cui il cicloturismo si fa sempre più alla moda, il Colle delle Finestre resta una sfida per puristi. È il luogo ideale per chi cerca emozioni vere, lontano dai percorsi patinati. Qui si riscopre il valore della fatica, il gusto della conquista e il privilegio raro di pedalare in uno dei luoghi più suggestivi d’Europa.
Zurigo, dal traffico al pedale: lo Stadttunnel diventa simbolo di mobilità sostenibile
29/05/2025 in News
Zurigo ha trasformato un’eredità del passato in un modello per il futuro. Dove un tempo scorreva il traffico a motore, oggi viaggiano silenziosi i pendolari del pedale. È la metamorfosi dello Stadttunnel, un’infrastruttura concepita negli anni Ottanta come tratto autostradale, ora riconvertita in una pista ciclabile coperta, tra le più avveniristiche d’Europa. Un gesto concreto e simbolico, che racconta come una città possa ripensare radicalmente il proprio spazio urbano, abbracciando una mobilità più verde e sostenibile.
La riconversione dello Stadttunnel non è solo un progetto ingegneristico: è una dichiarazione di intenti. Il tunnel, lungo oltre un chilometro, è stato adattato per accogliere migliaia di ciclisti ogni giorno, protetti dalle intemperie e immersi in un ambiente sicuro, ben illuminato e ventilato. A completare l’opera, un maxi parcheggio sotterraneo per biciclette, capace di ospitare centinaia di mezzi, con servizi dedicati e sistemi di sorveglianza attiva. Un’infrastruttura pensata per rispondere alle esigenze della mobilità quotidiana e incentivare l’uso della bicicletta come mezzo principale per spostarsi in città.
La trasformazione zurighese si inserisce in una più ampia tendenza europea che guarda con attenzione al recupero degli spazi urbani. Un parallelo emblematico è quello dei Giardini del Turia a Valencia: un vecchio letto fluviale, originariamente destinato a diventare un’arteria stradale, è stato invece trasformato in un polmone verde di oltre nove chilometri, attraversato da piste ciclabili, aree sportive e spazi ricreativi. Due storie, due città, ma un’unica visione: sostituire l’asfalto con il verde, la velocità con la vivibilità.
In un momento in cui la crisi climatica impone scelte urgenti e coraggiose, progetti come quello dello Stadttunnel dimostrano che una mobilità alternativa è possibile e desiderabile. Non si tratta solo di costruire nuove ciclabili, ma di riscrivere la narrazione urbana: da spazi dominati dalle auto a luoghi pensati per le persone.Zurigo, con il suo tunnel ritrovato, lancia un messaggio chiaro al resto d’Europa: il futuro delle città si costruisce anche pedalando.
Sulle due ruote verso la cultura: arriva la Ciclabile del Mattatoio, un regalo alla città
28/05/2025 in News
C’è un tratto di Roma che presto cambierà pelle, e lo farà pedalando. Si chiama “Ciclabile del Mattatoio” il nuovo percorso ciclabile che collegherà il lungotevere degli Artigiani a Ponte Testaccio, trasformando un angolo urbano poco valorizzato in un corridoio verde, sicuro e suggestivo. Ma soprattutto, nascerà grazie a un gesto di mecenatismo contemporaneo: un investimento di 1,3 milioni di euro interamente finanziato dalla Fondazione Roma.
L’annuncio è arrivato oggi in Campidoglio, dove è stata firmata la convenzione tra il presidente della Fondazione, Franco Parasassi, e il sindaco Roberto Gualtieri. Con loro, l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè, il presidente del Municipio XII Elio Tomassetti e Umberto Marroni, delegato del Comune al progetto della Città delle Arti.
Il percorso, lungo 550 metri e distribuito su una superficie di 1.700 metri quadrati, sarà un piccolo gioiello urbano. A illuminare la pista saranno 180 luci led a raso, accompagnate da 660 catarifrangenti che daranno al tracciato una visibilità notturna quasi scenografica. Al posto dei banchi del vecchio mercato, sorgeranno dieci panchine; e senza sacrificare troppo la sosta, verranno recuperati anche 30 posti auto.
Ma la novità vera non è solo tecnica: questa ciclabile sarà un nuovo ingresso per l’ex Mattatoio, oggi importante centro culturale romano, collegandolo direttamente alla Dorsale Tevere. Non un semplice tracciato per ciclisti, ma un ponte ideale tra mobilità sostenibile e produzione culturale, tra la città che si muove e quella che si racconta.
“È un’opera che unisce bellezza, funzionalità e visione urbana”, ha commentato Gualtieri, sottolineando come il progetto rappresenti un passo avanti nella riconquista dello spazio pubblico da parte dei cittadini.
L’apertura è prevista per la primavera del 2026. Sarà allora che le biciclette cominceranno a scorrere su questo nuovo tappeto urbano, tracciando un cammino che è tanto fisico quanto simbolico: un invito a vivere la città in modo diverso, più lento, più attento, più umano.In un tempo in cui i grandi progetti spesso attendono risorse o si scontrano con la burocrazia, la Ciclabile del Mattatoio dimostra che la collaborazione tra pubblico e privato può trasformarsi in azione concreta.
Cabras punta sulla mobilità sostenibile: al via i lavori per il nuovo percorso ciclabile urbano
27/05/2025 in News
CABRAS – Un altro passo avanti verso una mobilità più sostenibile e integrata. Questa mattina, nel palazzo comunale di Cabras, si è svolto un incontro operativo cruciale che ha riunito tutti gli attori coinvolti nel nuovo progetto infrastrutturale: rappresentanti dell’assessorato regionale dei Lavori Pubblici, tecnici dell’Arst, impresa esecutrice e direzione dei lavori. L’obiettivo: definire gli ultimi dettagli tecnici e operativi in vista dell’avvio ufficiale del cantiere.
Il progetto, considerato strategico per il territorio, mira a rafforzare la rete di mobilità dolce, promuovendo spostamenti alternativi e meno impattanti, in linea con le direttive regionali sulla sostenibilità ambientale. In particolare, l’intervento riguarda il tratto urbano all’interno del centro abitato, dove la realizzazione della pista ciclabile richiede soluzioni flessibili.
Il tracciato si svilupperà in sede promiscua lungo le vie Leopardi, Sassari, Cavallotti, Roma e Peschiera, collegando Piazza Stagno con la pista già esistente in Viale Repubblica. Una scelta dettata dalla necessità di adattarsi alla conformazione del centro urbano, dove lo spazio stradale limitato e la presenza di aree destinate alla sosta rendono impraticabile la creazione di un percorso completamente indipendente.
Nonostante i vincoli strutturali, l’opera rappresenta un’importante connessione tra centro e periferia, tra mobilità tradizionale e nuove forme di spostamento. L’obiettivo a medio termine è quello di costruire una rete ciclabile più estesa, sicura e accessibile, capace di incentivare l’uso quotidiano della bicicletta, valorizzando al tempo stesso l’identità e la vivibilità del territorio.
L’inizio dei lavori segnerà dunque non solo la realizzazione di un’infrastruttura attesa, ma anche un investimento concreto nel futuro di Cabras, orientato verso una città più sostenibile, moderna e a misura di persona.
Via Emilia e ex ferrovia Santarcangelo-Urbino: il territorio si pedala verso il futuro
26/05/2025 in News
Prosegue a ritmo sostenuto il cantiere delle nuove piste ciclabili lungo due assi strategici della mobilità romagnola: la storica via Emilia e il tracciato dismesso della ferrovia Santarcangelo-Urbino. Due interventi distinti ma uniti da una visione comune: costruire infrastrutture moderne per una mobilità più pulita, sicura e accessibile a tutti. L’obiettivo è ambizioso ma concreto: completare i lavori entro la fine del 2025.
Lungo la via Emilia sono in corso due interventi fondamentali. Il primo riguarda la riqualificazione di un tratto già esistente, quello che si estende tra la rotatoria della Strada di Gronda e via Bornaccino. Un lavoro di sistemazione e ammodernamento che punta a rendere più fruibile e sicura la pista per ciclisti e pedoni. L’investimento, pari a 180 mila euro, è sostenuto da fondi privati e sarà portato a termine entro il mese di giugno.
Contemporaneamente prende forma un nuovo collegamento ciclabile: il tratto tra via Bornaccino e via Piadina, che si aggiunge alla rete ciclabile con l’obiettivo di completare un corridoio continuo lungo uno degli assi viari più trafficati della regione. Un’opera pensata per integrare la mobilità dolce nella quotidianità di chi si muove per lavoro, scuola o tempo libero.
Parallelamente, si lavora anche al recupero dell’ex ferrovia Santarcangelo-Urbino, un progetto che trasforma il vecchio tracciato ferroviario in una greenway ciclabile dal forte valore paesaggistico e culturale. Un’infrastruttura che non solo collega territori, ma restituisce vita a un percorso storico, rendendolo accessibile a ciclisti, camminatori e famiglie.
Questi cantieri rappresentano un passo importante verso una mobilità più sostenibile, in grado di alleggerire il traffico veicolare, ridurre l’inquinamento e migliorare la qualità della vita urbana e rurale. Ma sono anche un’opportunità turistica per chi sceglie di scoprire la Romagna in sella a una bici: un viaggio lento, che valorizza il territorio e racconta storie dimenticate lungo strade che oggi tornano protagoniste.
Spineda inaugura la nuova pista ciclabile: un passo avanti per la mobilità sostenibile a Riese Pio X
26/05/2025 in News
Una nuova arteria ciclabile si snoda tra le campagne della frazione di Spineda, nel comune di Riese Pio X, regalando a residenti e cicloturisti un tracciato sicuro, immerso nella natura e pensato per una mobilità più sostenibile. È stata ufficialmente inaugurata la nuova pista ciclabile, frutto di un lungo lavoro amministrativo e tecnico che ha visto la luce dopo anni di attesa.
«È stata un’opera importante e molto attesa, frutto di anni di lavoro, progettazione e impegno», ha dichiarato la sindaca Ombretta Basso durante il taglio del nastro. Il progetto ha preso il via nel 2019, articolandosi in due stralci principali e completandosi con un terzo tratto che attraversa la zona del “Curiotto”: una suggestiva stradina bianca che conserva intatto il fascino rurale del territorio.
Con i suoi 1.700 metri di estensione, la nuova pista ciclabile rappresenta un tassello significativo per chi ama esplorare il territorio in sella a una bicicletta. Non si tratta solo di un’opera di collegamento: il tracciato è pensato per integrarsi con l’ambiente, senza comprometterne l’identità paesaggistica. Il tratto del “Curiotto” ne è un esempio emblematico, un segmento non asfaltato che mantiene il contatto diretto con la natura e invita a rallentare, osservare, respirare.
Il costo complessivo dell’opera si aggira attorno al milione e mezzo di euro, di cui 400 mila finanziati dalla Regione Veneto. Il resto è stato sostenuto dall’amministrazione comunale, che ha voluto investire in un’infrastruttura capace di migliorare la sicurezza della viabilità locale e di offrire nuove opportunità di fruizione del territorio.
Per i cicloturisti, Spineda si arricchisce così di una nuova meta da inserire negli itinerari attraverso la Marca Trevigiana, un territorio già ricco di percorsi ciclabili che coniugano storia, natura e buona cucina. Questa nuova pista diventa quindi non solo un’opera pubblica, ma anche un invito: a scoprire il paesaggio con lentezza, a pedalare tra filari, fossati e antichi casolari, e a riscoprire quel legame tra comunità e territorio che solo il viaggio a due ruote sa raccontare.
Pedalando tra colline, castelli e vigneti: un viaggio in bicicletta nella provincia di Alessandria
25/05/2025 in Viaggi
La provincia di Alessandria, nel cuore del Piemonte sud-orientale, è una terra di confine e di passaggio, ma anche di profonda identità. Per i cicloturisti rappresenta una destinazione ideale, grazie alla varietà dei paesaggi, alla ricchezza del patrimonio storico e alla possibilità di alternare percorsi rilassanti a tratti più impegnativi. Ho deciso di esplorarla in sella alla mia bici gravel, partendo da Alessandria città e attraversando un itinerario ad anello che mi ha portato tra le dolci colline del Monferrato, i vigneti del Gavi e i borghi medievali incastonati tra le valli del Tanaro e del Bormida.
Tappa 1: Alessandria – Acqui Terme (65 km)
La partenza da Alessandria è tranquilla. Dopo una breve visita alla Cittadella — imponente fortificazione settecentesca che merita una deviazione — mi dirigo verso sud, costeggiando il fiume Tanaro. L’asfalto cede spesso il passo a strade bianche ben tenute, ideali per chi cerca percorsi misti. Attraverso paesi come Castellazzo Bormida e Sezzadio, con la sua abbazia benedettina immersa nel verde.
La giornata si conclude ad Acqui Terme, celebre per le sue acque sulfuree e la sua storia romana. L’arrivo in città è scenografico: la “Bollente”, la celebre fonte termale che sgorga a 75°, fuma nel cuore del centro storico. È il posto ideale per rilassarsi dopo la prima giornata di pedalate.
Tappa 2: Acqui Terme – Gavi (70 km)
La seconda giornata è un crescendo di emozioni e di pendenze. Lasciando Acqui alle spalle, il percorso si snoda tra le colline del Monferrato, patrimonio UNESCO, punteggiate da vigneti ordinati e casali isolati. A Ricaldone e Strevi si incontrano le prime vere salite, mai troppo dure ma costanti, che richiedono gambe pronte e una buona gestione delle energie.
Lungo il tragitto, impossibile non fermarsi a Voltaggio, piccolo gioiello incastonato tra le montagne dell’Appennino Ligure. Da lì, con un ultimo sforzo, si arriva a Gavi, terra del vino bianco che porta lo stesso nome. Qui, oltre a una meritata degustazione in una delle tante cantine, vale la pena visitare il Forte di Gavi, costruito direttamente nella roccia. Lo sguardo spazia sulle vallate: la fatica viene ripagata.
Tappa 3: Gavi – Casale Monferrato (85 km)
La terza tappa è la più lunga, ma anche la più varia. Si lascia la zona collinare per scendere verso la pianura del Po. Attraverso Novi Ligure — patria di Fausto Coppi, con il Museo dei Campionissimi che è un must per ogni appassionato — e Tortona, la pedalata diventa più veloce, i tratti rettilinei si allungano.
Il fiume Po accompagna gli ultimi chilometri prima dell’arrivo a Casale Monferrato. Qui, il mix di architettura barocca, sinagoghe storiche e il maestoso Duomo offrono un’interessante deviazione culturale. La città è anche un buon punto per ristorarsi con piatti tipici come gli agnolotti monferrini o la celebre muletta, salame locale.
Tappa 4: Casale – Alessandria (50 km)
L’ultima tappa è un rientro dolce verso il punto di partenza. Il tragitto attraversa la pianura del basso Monferrato, tra risaie, campi coltivati e strade secondarie dove si incrociano solo trattori e altri ciclisti. Si passa per Valenza, conosciuta nel mondo per la lavorazione dell’oro, e infine si rientra ad Alessandria chiudendo un anello che regala la soddisfazione di aver attraversato una delle zone più autentiche del nord Italia.
Consigli pratici
Periodo migliore: primavera e autunno sono ideali. L’estate può essere molto calda, soprattutto in pianura.
Tipo di bici: una gravel o una bici da turismo con gomme robuste è perfetta per affrontare sia l’asfalto che i tratti sterrati.
Alloggio: agriturismi, B&B e bike hotel sono numerosi e spesso attrezzati per ciclisti.
Cibo: approfittate della cucina locale: farinata, tajarin, brasati al Barbera e dolci come i krumiri vi daranno la giusta energia.
Pedalare in provincia di Alessandria significa scoprire un Piemonte più intimo e rurale, fatto di piccoli borghi, accoglienza genuina e paesaggi mutevoli. È una destinazione perfetta per chi cerca un’esperienza cicloturistica completa, lontano dai grandi flussi turistici ma ricca di storia, natura e sapori.









