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Cicloturismo

Il blog dedicato al cicloturismo ed ai viaggi in bicicletta

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by Matteo

Borghi e pedali: l’Italia nascosta lungo le strade secondarie

15/10/2025 in News

C’è un’Italia che non appare nelle guide, e che si scopre solo in sella. È fatta di stradine che serpeggiano tra colline e campi, di borghi dove il fornaio conosce ancora per nome chi passa ogni mattina.
Il cicloturismo lento sta riportando vita in questi luoghi dimenticati, dove il turista tradizionale non arriva e il tempo sembra essersi fermato.

Pedalando lungo l’Appennino tosco-emiliano o tra le colline marchigiane, capita di fermarsi in una piazza silenziosa e scambiare due parole con chi, lì, non ha mai smesso di credere nella propria terra.
“Quando vedo arrivare i ciclisti, è come se il mondo tornasse a passare di qui”, racconta un anziano di Montefabbri, minuscolo borgo arroccato su una collina.

Il segreto del successo di questi percorsi è semplice: autenticità. Nessuna frenesia, nessuna vetrina, solo la gioia di scoprire a ritmo di pedale che l’Italia vera non è sparita,basta scegliere la strada giusta per incontrarla.

by Matteo

Federazione Ciclistica Italiana sospende la convenzione con ACSI: una decisione che cambia lo scenario per i granfondisti

14/10/2025 in News

Il mondo del ciclismo amatoriale italiano è di nuovo in fermento. Dopo le polemiche per il rialzo delle quote di tesseramento previsto per il 2026, la Federazione Ciclistica Italiana (FCI) ha annunciato un’altra misura che promette di scuotere ulteriormente il settore: la sospensione della convenzione di reciprocità con l’ACSI, uno degli enti di promozione sportiva più attivi nel panorama ciclistico nazionale.

Un colpo di scena dopo mesi di tensioni

La notizia, comunicata il 13 ottobre, arriva a pochi giorni dalle accese discussioni sull’aumento generalizzato delle tariffe federali. Il Consiglio Federale aveva deliberato un raddoppio delle quote di affiliazione per le società e incrementi diffusi per quasi tutte le categorie di tesserati, dai professionisti agli amatori, fino ai giovani.

Ora, con la sospensione dell’accordo di reciprocità con l’ACSI, la situazione si complica ulteriormente. Fino a oggi, grazie alla convenzione tra FCI e gli Enti di Promozione Sportiva, i ciclisti tesserati con un ente potevano partecipare alle manifestazioni organizzate dall’altro senza necessità di una nuova tessera o di ulteriori coperture assicurative. Era un meccanismo che semplificava la vita agli appassionati e favoriva la partecipazione alle granfondo in tutta Italia.Con la sospensione, però, questo sistema di apertura viene meno.

Cosa cambia per gli amatori

Per i ciclisti amatoriali, la novità rappresenta un potenziale ostacolo economico e organizzativo. Partecipare a una gara non affiliata al proprio ente significherà d’ora in poi dover verificare di volta in volta le condizioni di accesso, sottoscrivere una tessera giornaliera o rinunciare all’evento.

Sul piano pratico, la conseguenza più immediata sarà un aumento dei costi e una riduzione della libertà di scelta. Se fino a ieri un tesserato FCI poteva prendere parte senza problemi a una granfondo ACSI (e viceversa), ora dovrà fare i conti con una burocrazia più rigida e meno conveniente.

Anche se la stagione delle granfondo volge al termine, la decisione potrebbe pesare già sui programmi del 2026, soprattutto per le società sportive che costruiscono la loro attività annuale attorno alle manifestazioni amatoriali.

Le ragioni della Federazione e le reazioni del mondo ciclistico

La FCI giustifica la sospensione come parte di un processo di revisione delle convenzioni con gli Enti di Promozione, ma molti nel settore leggono la mossa come un tentativo di riaffermare un controllo più stretto sul movimento. Dopo il boom post-pandemia dell’ACSI, che ha superato i 50.000 tesserati diventando il principale riferimento per gli amatori, il rapporto tra i due organismi è apparso sempre più delicato.

Le società ciclistiche, già provate dai rincari di affiliazione, vedono in questa decisione un segnale preoccupante. Il rischio è di aumentare ulteriormente il divario tra la Federazione e la base del movimento, cioè quei volontari e appassionati che, con impegno e risorse proprie, tengono in vita il calendario delle manifestazioni locali e nazionali.

Un futuro incerto per il ciclismo amatoriale

Mentre la FCI parla di “necessità di aggiornamento e chiarezza normativa”, gli addetti ai lavori temono che il provvedimento finisca per penalizzare proprio il cuore pulsante del ciclismo italiano: gli amatori.
In un contesto economico già fragile, dove i costi di gestione e sicurezza sono in costante aumento, ogni barriera aggiuntiva rischia di trasformarsi in un deterrente per i praticanti e per gli organizzatori.

La sensazione diffusa è che, senza un dialogo costruttivo tra Federazione ed Enti di Promozione, il movimento amatoriale possa frammentarsi ulteriormente. E a pagarne il prezzo, ancora una volta, sarebbero i ciclisti stessi.

by Matteo

La Via del Sale: pedalare tra Liguria e Piemonte, dove la montagna incontra il mare”

14/10/2025 in Viaggi

Tra le rotte più spettacolari del cicloturismo italiano, la Via del Sale è un’esperienza che va ben oltre la pedalata. È un tuffo nella storia dei commerci medievali, quando da Limone Piemonte i muli scendevano verso la costa ligure carichi di sale, oro bianco dell’epoca. Oggi quel tracciato è una delle ciclovie più amate dagli appassionati, un percorso che unisce panorami mozzafiato e fatica vera.

Il tracciato principale parte da Limone Piemonte e si arrampica fino ai Colle di Tenda e Monesi, attraversando antiche fortificazioni e sterrate d’alta quota. Si pedala sopra i 2.000 metri, tra rododendri, aquile e vento che profuma di resina. Poi, lentamente, il paesaggio cambia: il verde delle Alpi Marittime lascia spazio all’azzurro del mare. In lontananza, la costa ligure accoglie il cicloturista come un miraggio.

Consigli pratici

Periodo ideale: da metà giugno a fine settembre (la strada è chiusa in inverno).

Tipo di bici: MTB o gravel con copertoni tassellati.

Punti d’interesse: il Forte Centrale, il Rifugio Don Barbera e le viste sul Monte Saccarello.

Difficoltà: media-alta, ma con possibilità di tappe brevi e punti di ristoro.

Ogni curva racconta una storia, ogni salita ripaga con una vista. E quando finalmente si scende verso il mare, la fatica si trasforma in libertà: il cicloturismo, in fondo, è proprio questo.

by Matteo

Il tempo lento delle due ruote: perché il cicloturismo è la nuova forma di viaggio consapevole”

14/10/2025 in News

In un mondo che corre, la bici invita a rallentare.Il cicloturismo non è solo sport, ma un modo di viaggiare che restituisce il senso delle distanze e il gusto del tempo. Ogni chilometro diventa un racconto, ogni pausa un incontro, ogni salita un piccolo atto di resistenza.

Negli ultimi anni, sempre più persone scelgono di lasciare l’auto e scoprire l’Italia pedalando: lungo le sponde del Po, tra i vigneti del Chianti, sui sentieri del Trentino o sulle coste pugliesi. Non servono prestazioni da atleta, ma curiosità e rispetto per i luoghi.
Pedalare significa osservare: il profilo di un borgo al tramonto, il suono delle campane di mezzogiorno, il sorriso di chi ti offre una borraccia d’acqua lungo la strada.

Un turismo che fa bene

Secondo i dati dell’ENIT, il cicloturismo genera in Italia miliardi di euro ogni anno e sostiene un indotto fatto di agriturismi, officine e piccoli borghi. Ma il suo vero valore è umano: è un turismo a impatto leggero, che restituisce qualcosa ai territori invece di consumarli.

Alla fine del viaggio non si ricorda tanto la meta, quanto il ritmo del pedalare.
Il respiro, il vento, la strada. E quella sensazione di essere finalmente parte del paesaggio.

by Matteo

La Via del Mare: il nuovo itinerario cicloturistico che unisce Appennini e Adriatico

13/10/2025 in Viaggi

Negli ultimi anni, il cicloturismo in Italia sta conoscendo una stagione d’oro. Tra i nuovi percorsi che stanno attirando l’attenzione di viaggiatori e appassionati delle due ruote spicca la Via del Mare, un itinerario di 410 chilometri che collega il cuore dell’Appennino Umbro-Marchigiano alle spiagge dell’Adriatico, attraversando borghi, vallate e aree naturalistiche di rara bellezza.

L’idea nasce da un progetto di valorizzazione territoriale che coinvolge piccole amministrazioni locali, associazioni ciclistiche e operatori turistici. Il percorso parte da Norcia, patria del tartufo e punto d’incontro tra spiritualità e natura, per arrivare fino a Senigallia, città di mare e festival, passando per paesi come Visso, Camerino e Arcevia.

“Non è solo una ciclovia, è un viaggio nel tempo e nella memoria rurale del Paese,” racconta Laura , portavoce del consorzio che gestisce il tracciato.La Via del Mare è stata pensata per chi ama il turismo lento, con tappe brevi (tra 40 e 60 km) e un dislivello equilibrato. È perfetta per gravel e bici da trekking, ma anche per e-bike.Lungo il percorso, strutture ricettive bike-friendly offrono servizi dedicati ai cicloturisti: officine mobili, colazioni energetiche e spazi sicuri per il ricovero delle bici.

Il tratto più suggestivo? Quello che attraversa il Monte Cucco, dove la strada serpeggia tra faggete e panorami che si aprono fino al mare.Con la Via del Mare, l’Italia aggiunge un nuovo tassello alla sua rete di ciclovie nazionali, dimostrando che pedalare può essere la chiave per riscoprire i territori dimenticati

by Matteo

Bikepacking in Europa: la libertà di viaggiare leggeri (e senza fretta)

13/10/2025 in Viaggi

Nessun check-in, nessuna tabella di marcia, nessuna valigia: solo una bicicletta, qualche borsa e la voglia di lasciarsi sorprendere.È la filosofia del bikepacking, la tendenza che sta rivoluzionando il modo di viaggiare su due ruote in Europa.
Dalla Danube Cycle Path che segue il corso del Danubio, alla selvaggia Trans-Pyrenees Route, il bikepacking unisce l’essenzialità del campeggio alla libertà del viaggio lento.

Non servono grandi mezzi, ma spirito di adattamento e curiosità.“Nel bikepacking ogni chilometro conta, non per la distanza, ma per ciò che incontri,” racconta Marco, fotografo e cicloturista che ha attraversato cinque Paesi in tre settimane, dormendo in tenda o in piccoli rifugi.
L’attrezzatura è ridotta all’essenziale: borse morbide fissate al telaio, una tenda ultraleggera, fornellino e kit di riparazione. Tutto deve stare sulla bici e nulla deve pesare troppo.Negli ultimi due anni, il bikepacking è diventato anche un fenomeno sociale. Nelle grandi città europee stanno nascendo “bike hostels”, strutture pensate per accogliere viaggiatori su due ruote, con spazi condivisi e mappe digitali per pianificare le tappe.

Chi sceglie questo tipo di viaggio cerca più l’esperienza che la meta.
Pedalare tra le Alpi slovene o lungo i fiordi norvegesi diventa un modo per rallentare, respirare, tornare al contatto diretto con la natura.Il futuro del cicloturismo sembra quindi puntare verso un concetto di viaggio minimale e autentico, dove ogni strada è una storia da raccontare e ogni pedalata, un ritorno alla libertà.

by Matteo

Sulle due ruote nel cuore delle Dolomiti: il fascino senza tempo della Ciclabile delle Dolomiti

12/10/2025 in News

DOBBIACO (BZ) – C’è un momento, pedalando lungo la vecchia ferrovia delle Dolomiti, in cui il respiro si confonde con l’aria fresca di montagna e lo sguardo si perde tra le vette che hanno fatto la storia dell’alpinismo. È la magia della Ciclabile delle Dolomiti, uno dei percorsi più spettacolari d’Italia, capace di unire natura, storia e silenzio in un itinerario di poco più di 60 chilometri tra Dobbiaco e Calalzo di Cadore.

Dal treno alla bici: un viaggio lento tra valli e gallerie

Lungo il tracciato dell’antica linea ferroviaria che collegava le valli ladine, oggi i binari hanno lasciato spazio a un nastro d’asfalto che serpeggia tra boschi di larici, piccoli borghi e stazioni riconvertite. Le vecchie fermate, come quelle di Cortina d’Ampezzo o San Vito di Cadore, accolgono i ciclisti con caffè, noleggi e punti ristoro, creando una rete di accoglienza perfettamente integrata nel territorio.

La pendenza dolce e costante rende il percorso accessibile anche ai meno allenati, ma non per questo meno emozionante. Ogni curva regala scorci da cartolina: le Tre Cime di Lavaredo sullo sfondo, le Tofane che si stagliano come guardiani di pietra e, più in basso, i prati punteggiati di malghe e pascoli.

Pedalare tra natura e memoria

Non è solo un itinerario sportivo, ma anche un viaggio nella memoria alpina. Lungo la ciclabile si incontrano ancora i ponti in ferro e le gallerie scavate nella roccia durante la Grande Guerra, testimonianze di un passato in cui queste montagne erano frontiera e teatro di battaglie. Oggi, invece, la frontiera è quella della sostenibilità: la Ciclabile delle Dolomiti è un modello di mobilità dolce che attira ogni anno migliaia di turisti da tutta Europa.

Quando andare e come organizzarsi

Il periodo migliore per affrontare il percorso va da giugno a settembre, quando le giornate sono lunghe e i rifugi aperti. Chi vuole evitare la fatica della salita può approfittare del servizio bici+treno che collega Calalzo a Dobbiaco, rendendo possibile percorrere la ciclabile in un solo senso senza preoccupazioni logistiche.

E per chi cerca qualcosa in più, le connessioni non mancano: da Dobbiaco parte la Drava Radweg, che porta fino a Lienz, in Austria, attraversando vallate verdi e villaggi tirolesi. Un invito a proseguire, a scoprire, a respirare ancora.

L’emozione di un ritmo diverso

Pedalare lungo la Ciclabile delle Dolomiti significa riscoprire il piacere del viaggio lento, quello che lascia il tempo di fermarsi a guardare, a sentire, a fotografare. Non serve essere ciclisti esperti: basta un po’ di curiosità e la voglia di lasciarsi sorprendere.
Perché, tra queste montagne, anche una pedalata diventa poesia.

by Matteo

Tavagnacco, ladro in pieno giorno tenta il colpo da 17 mila euro: fuga rocambolesca con la bici in spalla

11/10/2025 in News

TAVAGNACCO – Un pomeriggio ordinario in negozio, clienti che osservano, chiedono, provano. Poi, in pochi secondi, la scena cambia: un uomo afferra una bicicletta di alta gamma e scappa di corsa, tenendola in braccio come fosse un trofeo. È accaduto mercoledì verso le 17.30 alla X–Zone Bike di via Nazionale 89, specializzata in modelli di fascia alta.

«Era un uomo sulla sessantina, è entrato tranquillo, dicendo che stava aspettando qualcuno», racconta Michele Picili, amministratore e responsabile della rivendita. «Sembrava un normale cliente, ma improvvisamente ha preso una delle bici più costose, da 17 mila euro, e si è messo a correre verso l’uscita».

Il negozio era affollato. Qualcuno ha gridato, altri sono rimasti increduli. Un cliente ha segnalato la fuga, permettendo al personale di reagire: in pochi istanti quattro dipendenti si sono divisi per inseguirlo, chi a piedi, chi in auto, tra i capannoni e il vicino parcheggio della concessionaria Toyota.

L’uomo aveva preparato una monovolume scura come via di fuga. Ha cercato di infilare la bici nel bagagliaio, ma il mezzo non si chiudeva: la ruota sporgeva, la scena era surreale. Uno dei commessi, avvicinatosi di corsa, è riuscito a riappropriarsi della bicicletta, mentre il ladro si rimetteva al volante e fuggiva con il portellone ancora aperto.

«È stato tutto rapidissimo, come in una scena di un film d’azione», commenta Picili. «Non ci era mai capitato nulla di simile. Ci colpisce la sfacciataggine di chi agisce in pieno giorno, con la gente dentro e le telecamere accese».

Le immagini di videosorveglianza sono ora al vaglio delle forze dell’ordine, che stanno cercando di individuare il fuggitivo. Il tentato furto, conclusosi senza feriti e con la bici recuperata, ha comunque lasciato un senso di inquietudine tra i presenti.

Un episodio che ricorda quanto anche un negozio specializzato, nel cuore del pomeriggio, possa diventare teatro di un colpo da manuale fortunatamente, sventato all’ultimo istante.

by Matteo

Binari che diventano sentieri: la rinascita delle ferrovie dimenticate

10/10/2025 in News

Un tempo il fischio dei treni accompagnava le partenze dei pendolari e il ritorno dei viaggiatori. Oggi, lungo quegli stessi binari, risuonano solo il fruscio delle ruote e il ritmo regolare dei pedali. È la nuova vita delle ferrovie dismesse, trasformate in ciclovie panoramiche che attraversano l’Italia da nord a sud, restituendo ai territori una rete di mobilità lenta, sostenibile e ricca di memoria.

Dalle rotaie ai pedali

Negli ultimi dieci anni, oltre 1.000 chilometri di ex linee ferroviarie sono stati riconvertiti in percorsi ciclabili grazie a progetti locali, fondi europei e all’impegno di associazioni come FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta).
Le vecchie stazioni diventano punti ristoro, gli ex caselli ferroviari si trasformano in bed & breakfast per cicloturisti, mentre i ponti e le gallerie tornano a essere varchi suggestivi nella natura.

Un esempio emblematico è la Ciclovia Spoleto–Norcia, in Umbria: 51 chilometri di curve dolci, viadotti arditi e gallerie illuminate, dove il profumo dei boschi si mescola alla storia ferroviaria degli anni ’20. O ancora la Via delle Risorgive, nel Friuli Venezia Giulia, che ricalca l’antico tracciato della ferrovia Udine–Cividale.

Turismo lento, economia veloce

Il fenomeno non è solo romantico: è anche economico.
Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale sul Cicloturismo, il settore genera in Italia oltre 7 miliardi di euro l’anno, con una crescita costante del 15%. Ogni cicloturista spende mediamente 85 euro al giorno, sostenendo strutture ricettive, agriturismi, botteghe e piccoli produttori locali.

“Queste ciclovie non sono solo percorsi, ma corridoi di rinascita”, spiega Marco Fiorini, urbanista e consulente per progetti di mobilità dolce. “Rimettono in connessione territori marginali e restituiscono senso ai luoghi abbandonati”.

L’Italia che pedala

Dalla Ciclovia dei Parchi della Calabria, premiata come miglior itinerario d’Italia nel 2021, alla Greenway del Lago di Comabbio in Lombardia, ogni regione ha la sua ferrovia da scoprire. Alcune si percorrono in un weekend, altre — come la Ciclovia Tirrenica o la Vento (Venezia–Torino) — promettono giorni di viaggio tra mare, borghi e pianure.

by Matteo

La rinascita del cicloturismo lento in Italia: pedalare come atto di resistenza e scoperta

09/10/2025 in News

C’è un’Italia che si riscopre lentamente, al ritmo regolare di una pedalata. Non quella delle autostrade e dei treni ad alta velocità, ma quella dei borghi dimenticati, dei tratturi che profumano di erbe selvatiche e dei piccoli bar di paese dove il tempo sembra essersi fermato. È l’Italia del cicloturismo lento, un fenomeno in crescita che sta cambiando il modo di viaggiare e di vivere il territorio.

Un boom silenzioso

Secondo i dati di Isnart-Unioncamere, il cicloturismo in Italia ha generato nel 2024 oltre 30 milioni di presenze, con un impatto economico di circa 5 miliardi di euro. Numeri che parlano chiaro: la bicicletta non è più solo uno strumento sportivo, ma un mezzo culturale e sociale.

La pandemia ha accelerato questa tendenza, ma non l’ha inventata. Da anni si moltiplicano le esperienze di viaggio che scelgono di abbandonare la fretta per riscoprire la lentezza. Dalla Ciclovia del Sole, che unisce Verona a Bologna, alla Via Silente nel Cilento, fino alla Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, ogni regione offre un percorso che racconta la sua anima più autentica.

Il fascino del tempo lungo

Chi sceglie il cicloturismo lento non cerca la performance, ma l’esperienza. È un modo di viaggiare che invita all’attenzione: si osservano i dettagli, si ascoltano i suoni, si entra in contatto con le persone. “La bici ti costringe a misurarti con il territorio racconta Marta, 32 anni, che ha attraversato la Toscana in sette giorni . Non puoi ignorare una salita, come non puoi ignorare una vista mozzafiato. Tutto passa attraverso il corpo e il respiro.”

Questa filosofia si traduce anche in una nuova forma di sostenibilità. Il cicloturista tende a scegliere strutture locali, prodotti a km zero, esperienze autentiche. Non consuma il territorio: lo vive.

Le regioni più amate

Tra le mete più richieste spiccano Trentino-Alto Adige, con la celebre Ciclabile della Val Pusteria, e la Toscana, dove la Via Francigena continua ad attrarre viaggiatori da tutta Europa. Ma anche il Sud si sta muovendo: la Ciclovia dei Parchi della Calabria e la Ciclovia Adriatica sono esempi virtuosi di come infrastruttura e bellezza possano convivere.