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9001 Miles – Viaggio in Senegal

Continuiamo il nostro viaggio pedalante, siamo arrivati in Senegal abbiamo passato il deserto del Sahara e siamo proprio all’ingresso con il Senegal.
Abbiamo passato il fiume Senegal che praticamente è il segno geografico della fine del deserto e oggi entriamo veramente nell’Africa vera.
Dalla Mauritania sono sceso seguendo la Costa, San Luis dalla costa a nord di Dakar fino ad entrare a Dakar, la capitale.
Poi a Dakar mi sono fermato e poi ho proseguito ancora un pochino per la Costa e poi sono sono entrato all’interno, ho passato il parco nazionale del Delta del Saloum, che è fantastico e la tappa di oggi finisce con l’ingresso in Gambia che è lo stato che è interamente chiuso dentro al Senegal.

Io sono stato in Senegal un paio di mesi e non sono state moltissime moltissime tappe, la lunghezza su Google mostra 524 km ma ho controllato, ho fatto più deviazione a me risultano intorno ai 700 km all’interno del paese.

Sono entrato in Senegal che non stavo molto bene, mi portavo dietro tutta la fatica fisica e mentale accumulata nel deserto e al confine con la Mauritania, a 20 km dal confine della Mauritania mi sono iniziate a venire delle febbri, una grande stanchezza e avevo queste febbri che andavano e venivano quotidianamente, avevo sempre la febbre a 37,5 – 38 e mi sentivo realmente molto debole e anche mentalmente mi sentivo abbastanza spossato.

Appena entrato in Senegal venendo dalla Mauritania la strada è sterrata fatta di sabbia.
Ci sono due frontiere per entrare in Senegal, la principale che si chiama rosso lungo la strada principale e poi ce questa, io avevo scelto questa perché attraversava un parco nazionale veramente bellissimo, pieno di animali e poi perché questa frontiera è molto più facile essendo una frontiera piccola dalla parte del Senegal è stato molto più facile passare rispetto al rosso che è considerata una delle frontiere africane più corrotte e più difficili.
La prima città che si incontra entrando in Senegal è San Luis, sulle delta del fiume Senegal ed è leggermente internata.
Finalmente rivedo il verde, rivedo l’acqua e anche questo veramente mi ha dato tanta gioia.

All’arrivo a San Luis mi fermano subito i militari.
Il primo militare che incontro mi ferma, mi prende il passaporto e non voleva ridarmelo perché voleva soldi, poi inizia a guardarmi i visti.
Ho capito subito che bisognava essere un pochino duri così ad un certo punto, sempre col sorriso gli ho detto “Ascolta, questa non è più la Mauritania, questo è il Senegal, io di soldi non ne ho, sto in bicicletta e non posso fare più niente e guarda il timbro del Senegal è appena fatto, è validissimo” e quindi mi ha lasciato andare.
Arrivo a San Luis che è una città carinissima, è molto tradizionale, molto particolare, realmente tipica.
C’era il Festival Internazionale del Jazz, significa che San Luis era piena colma e ogni albergo era pieno. Non c’era posto da nessuna parte, ho iniziato a chiedere, a girare diversi alberghi chiedendo ai tassisti.
Vedo poi per la strada due signore bianche che camminavano e mi fiondo da loro e gli spiego la situazione, loro si guardano e mi dicono di seguirle e mi porta a casa loro. Sono stato da questa signora, Silvie si chiama, fino al martedì.

Lei è stata un angelo, dal momento in cui ho lasciato la casa, lei mi ha dato una stanza, poi lei mi ha portato a vedere il festival, i mercati, mi ha fatto fare il giro della città perché lei abitava lì da diversi anni, adesso è ritornata in Francia.
Poi lasciato Dakar il paesaggio ritorna molto arido, semi-desertico e si incontrano delle saline.
Poi iniziano dei Baobab secchi e poi ci sono delle Acacie, è caldissimo e il sole enorme brucia tutto.
Non mi sentivo bene, venendo dal deserto con tutta la solitudine e il grande sforzo che avevo fatto per abituarmi ad essere praticamente solo, trovandomi improvvisamente in Senegal che invece è un paese molto popoloso mi trovavo male.
Non stavo bene in mezzo alla gente e tutto quel caos e quella confusione mi infastidivano, mi rendevano nervoso, uniti anche a questa febbre che non mai stavo malissimo.
Allora cercavo di prendere le strade più remote, più lontane ma trovavo gente ovunque, è stato durissimo. Io solitamente sono una persona che ha sempre amato stare in mezzo alla gente, raramente nella mia vita ho avuto dei problemi a relazionarmi con le persone, in quel momento avevo addirittura questo tipo di problemi.
Perché poi gli africani molto curiosi, già in Senegal di bianchi che girano al di fuori delle città maggiori sono sono veramente rari quindi attiri tutte le attenzioni.

Il fatto che ci sia molta urbanizzazione porta anche al fatto che in Senegal si inizia a trovare facilmente cibo lungo la strada. Ogni piccolo gruppo di case o quasi c’è una signora che tiene il ristorante oppure la bancarella che prepara il riso e qualcosa da mangiare.
In Senegal si mangia prevalentemente riso con verdure, con una verdura tipo zucca e poi c’è una specie di verza e poi c’è una salsa fatta con le arachidi.
Quando mi vedevano le persone si stupivano, praticamente mi facevano una festa enorme, anche i bambini, anche se soffrivo mi rendevo conto che stavo vivendo degli attimi unici, incredibili. Perché praticamente il viaggio è fatto di questi momenti, a volte uno arriva stanco, spossato, finito però poi succede in un posto qualsiasi si innescano delle scintille, delle reazioni chimiche e ti trovi in questa atmosfera fantastica e questa è la vera magia del viaggio.

Riesco arrivare a Dakar dove avevo una famiglia locale che mio ospitava, arrivo a casa loro morto in pratica, sono stato a Dakar un mese immobile nel letto per per farmi passare la febbre.
Dakar è una città infernale, lo stereotipo della vera città africana. Dakar sta su una penisola, il centro è proprio situato sull’estremità della penisola ma prima c’è la periferia, le strade sono sia asfaltate che di sabbia, ci sono macchine, camion, asini e mucche, cavalli, c’è di tutto. Per riuscire ad arrivare dal mio contatto mi sono infilato in mercati infiniti dov’era tutto bloccato, le macchine e i motorini salivano sui marciapiedi in mezzo alla gente, è stata una cosa orribile ma al tempo stesso eccitantissima.

Con la famiglia che mi ospitava ero diventato amico allora la mattina andavo al mercato con la ragazza delle pulizie e della cucina che andava a prendere le varie cose per cucinare.
Il mercato è il centro della vita senegalese come di tutta l’Africa, il mercato è il fulcro della comunità.
All’interno del mercato trovate tutto, il 99% delle persone che trovi nei mercati sono donne che sono il fulcro della famiglia e dell’economia, le donne fanno tutto, solitamente non ci sono molti uomini che lavorano, gli uomini passano il tempo sotto il mango a parlare, facendo un poco e niente mentre le donne dalla mattina si occupano della casa, dei figli, del mangiare.

Ero diventato molto amico con il figlio della donna che mi ospitava, avevamo la stessa età e il pomeriggio mi portava con lui. Mi ha portato sull’isola di Gorée, un isola dove ci sono tutte Buganville, ci sono artisti che fanno quadri oppure musicisti che suonano però in passato è stata fulcro della tratta degli schiavi, c’è infatti la casa dello schiavo. Fatta su due piani, il livello superiore era il livello dei bianchi, dei padroni e voi vedete la casa bellissima con vista sul mare, grandi finestre ancora arredata come era a quel tempo e poi il piano inferiore invece sono delle prigioni, delle celle dove gli schiavi che arrivavano dal mare stavano, divisi per uomini, donne, bambini ed anziani. Erano delle sale di tortura senza finestre.

Dopo un po’ di tempo mi sono ripreso completamente, e mi sono sentito pronto a lasciare Dakar.
L’ho lasciata una domenica mattina prestissimo perché non volevo prendere il casino perché mi sono rifatta tutta la penisola a ritroso e non volevo rimane bloccato un’altra volta.

Ho incontrato quest’uomo in una città sulla costa, all’inizio ha cercato di fregarmi e io mi ero arrabbiato con lui.
Io stavo mangiando ad un ristorante, lui mi avvicina parlando e mi chiede se voglio una Coca Cola, io dico di sì, me la va a prendere e praticamente mi chiede il prezzo della coca-cola raddoppiato perché me l’aveva portata.
Da sta cosa mi si è messo vicino e abbiamo iniziato a parlare, è venuto fuori che aveva una sartoria e poi siamo stati una giornata insieme, mi ha spiegato tantissime leggende della cultura africana e mi mostrava nella sua boutique le varie figure che erano rappresentate sul tessuto. Mi ha portato lungo il mare da dei suoi amici, mi ha fatto fare una catenina con scritto il nome.

Qua siamo a M’bour, dove c’è il mercato del pesce più incredibile e più forte che io abbia mai visto in tutti i miei viaggi.
Praticamente arrivano le barche che hanno tanti tipi di pesci, di polpi perché il mare è ricchissimo e poi ci sono le donne e i bambini che puliscono e vengono a pochissimo.
La maggior parte del pescato però viene caricato in camion e viene portato verso il Marocco e la Spagna. Tu considera che le navi sono cariche e non possono arrivare sulla spiaggia perché si romperebbe lo scafo, quindi rimangono una decina di metri nel mare. Le persone vanno a prendere le cassette piene di pesce dalle navi che pesano 20 kg in media e le trasportano passando per la spiaggia attraverso i rifiuti, attraverso le persone per oltre 200 metri e vengono pagati niente.

Passato M’bour, che mi ha fatto riflettere tantissimo sulla vita, sulle differenze, sulla nostra fortuna solo di essere nati qui, il paesaggio diventa sempre più verde, si trovano baobab belli e rigogliosi, sono delle cattedrali, sono alberi giganteschi.
Proseguendo ho trovato paesaggi sempre più magnifici, ho preso delle strade piccolissime che passavano attraverso il Parco del Delta del Saloum che è una riserva anche per il birdwatching e c’erano i fiumi e laghi che formavano tutto un ambiente salmastro fantastico.
Poi in Senegal iniziano le vere strade di terra rossa africana perché inizia quindi come potevo mi levavo dall’asfalto e iniziavo a prendere queste strade incredibili.

Siamo arrivati alla fine della tappa di oggi, il giorno prima di entrare in Gambia, dove è iniziata la stagione della pioggia, mi sono fermato in una casa dove mi hanno accolto.
Ho dormito, mi hanno fatto stare da loro, poi la mattina volevo fare una foto tutti insieme ma non me lo hanno permesso. Mi hanno fatto fare una foto con soli uomini e l’altra con le donne per non farsi vedere uomini insieme per la loro cultura e religione.
In Senegal prevalentemente sono musulmani, io i musulmani li adoro perché ogni volta che ho viaggiato in un paese musulmano non ho avuto mai nessun problema, mi hanno dato sempre tutto, io li rispetto tantissimo.
Non è da confondersi con le cellule Al Qaida, quella non è religione. Io sono cristiano e la religione musulmana ha molti lati in comune con il cristianesimo.

Il Senegal è un paese bellissimo, vi porta realmente nelle nell’Africa, si trovano parchi con animali tipici africani e potete vedere uno spaccato di vita del continente.
Per me è stato duro perché non ero fisicamente e mentalmente al 100% ma è stato un gran paese, mi ha fatto sentire a mio agio e mi ha permesso di riprendere le mie forze per permettermi di continuare il viaggio. Le persone sono fantastiche, sono amichevoli, sono accoglienti e spero che possano migliorare le loro condizioni di vita nei prossimi anni.

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