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IMPATTO SULLA SALUTE DEL BIKE TO WORK

Oggi con il biomeccanico Omar e Marco di #genovaciclabile parleremo del Bike to Work.

Omar: Io mi chiamo Omar Gatti, ho 35 anni e di mestiere mi occupo di utilizzo della bicicletta per la salute, mi occupo di biomeccanica, quindi di posizionamento in sella, di preparazione atletica e di allenamento. Lo faccio attraverso il portale dell’azienda di cui sono socio che è bikeitalia.it.
Faccio questo nella vita, oltre a fare il papà, il marito e tutto il resto.
Mi sono laureato in scienze motorie e mi sono laureato tardivamente perché mi sono laureato già lavorando, studiando la mattina presto e la sera, mi sono lavorato l’anno scorso. Volevo comunque aggiungere questa caratteristica al mio curriculum e ho seguito tantissimi corsi, soprattutto all’estero, sempre riguardanti la preparazione atletica negli sport di resistenza, non solo per il ciclismo.
Ti dà almeno un imprinting, ti dà quella che è la forma mentis, ovvero ti dà l’idea di impostare il tuo lavoro in maniera scientifica che secondo me molto molto importante perché, purtroppo, come in tutte le cose anche nell’allenamento, nella biomeccanica eccetera è difficile distinguere la scienza dalla stregoneria chiamiamola così.

Paolo Pagni Cicloturismo: Marco, ci siamo sentiti l’altra settimana per una petizione che state portando avanti su Genova, riuscire a fare questi 130 km più o meno di piste ciclabili, che si sposa in pieno anche con il lavoro di Omar.

Marco: Io faccio parte di un gruppo di cittadini, siamo essenzialmente tre persone, Alessandra, Fulvio e me. Abbiamo aperto un gruppo per dare supporto a quella parte dell’amministrazione che vuole un cambiamento nella mobilità.
A noi interessa la mobilità leggera, la mobilità dolce. Abbiamo scritto una petizione, il gruppo si chiama Genova Ciclabile andate, in comunicazione trovate la petizione e firmate per cortesia la petizione.

O: Io vengo da una famiglia di cardiopatici e diabetici, due miei nonni sono morti di diabete, mia nonna paterna e mio nonno materno è morto di infarto, già due zii morti di diabete, un’altro di infarto eccetera.
Quindi tutta la storia familiare della mia famiglia è legata a queste malattie e io ho sempre pensato che non fosse naturale accettare questa cosa, per cui ho sempre cercato, soprattutto su di me, di capire come mantenere i vari parametri di glicemia, di pressione arteriosa sotto controllo e ho visto studiando che la miglior cosa è l’attività fisica che non è lo sport ma è semplicemente il movimento.
Ci sono ormai milioni di studi, è ormai un evidenza scientifica, è un tema su cui tutta la comunità scientifica è d’accordo, persino l’OMS, sono tutti concordi nel dire la sedentarietà è una malattia, questo perché il nostro corpo non è pensato per stare 10 ore sul divano, non è pensato per alzarsi la mattina, prendere l’ascensore, salire in macchina, andare al lavoro, salire in ascensore, stare seduti 10 ore, tornare a casa e stare sul divano la sera a guardare Netflix.
Il nostro corpo non è progettato per quello e questa emergenza covid-19 ce lo ha mostrato. Il 96% dei decessi del covid 19 presentavano due o tre patologie pregresse, significa che queste persone avevano dei fisici indeboliti da anni di terapie, da anni di medicine, da anni di patologie croniche di cui il 75% erano ipertesi per cui questa cosa è veramente importante.
Io ho pubblicato uno studio che ho chiamato “piano strategico per la riduzione della sedentarietà” in cui sono andato a vedere quella che è la situazione italiana e quali sono, invece, le campagne che all’estero sono state promosse per migliorare la salute dei cittadini ed è stato visto che alla fine quello che conta è riuscire a muovere le persone e la bicicletta, ovviamente, si presta benissimo.
Questo perché, innanzitutto, ce l’hanno già tutti, si tratta di un gesto atletico che non va insegnato, ne va imparato, tutti hanno imparato andare in bici e soprattutto grazie al fatto che abbiamo i cambi, possiamo dosare l’intensità e la velocità, la frequenza sulle nostre capacità e caratteristiche.
La bici, quindi, si presta a essere veramente uno strumento terapeutico per abbassare l’incidenza delle patologie, fai conto che in Italia c’è un dato, attualmente l’aspettativa di vita degli italiani è 84 anni, 86 per le donne però c’è un altro dato che è l’aspettativa di vita in salute che in Italia è 58 anni, vuol dire che in media ogni italiano intorno ai 58 anni sviluppa una malattia cronica, le 3 più diffuse sono ipertensione, diabete mellito di tipo 2 e cardiopatie dovute ad un infarto.
Noi possiamo vivere tanto ma viviamo condannati a essere malati cronici, quindi veniamo tenuti in vita da terapie farmaceutiche, veniamo tenuti in vita da continue visite dal medico di base a controlli. L’attività fisica, come la bicicletta, è stato visto essere un farmaco facilmente applicabile e con tanti benefici e pochissime controindicazioni.

Artemia: Mi fa piacere perché ho ripreso la bici proprio lunedì e tutti i giorni percorro 20 km

O: Le linee guida dell’OMS dicono che bisognerebbe fare 30 minuti di attività fisica moderata, moderata è un’attività fisica che mentre la svolgiamo possiamo tranquillamente parlare, quindi camminare, correre a bassa intensità e pedalare vanno benissimo. L’importante è riuscire a fare almeno 30 minuti al giorno.

Giovanni: Ho 65 anni, sempre fatto sport, gli esami del sangue pressione tutto bene, incomincio avere problemi di peso.

O: Ok, è fisiologico perché oltre una certa età, che sono proprio i 65 anni, nella quale sei entrato in quella che viene chiamata la terza età adulta, c’è un rallentamento notevole del metabolismo. Ovvero, l’introito calorico che tu assumi diventa superfluo perché il metabolismo basale, cioè quel metabolismo che serve per mantenerti vivo, si abbassa per cui se prima tu avevi bisogno, per esempio di 1.200 calorie al giorno solo per essere vivo adesso magari ne hai bisogno di 900. Queste 300 calorie di surplus diventano grasso perché, tutto il cibo che noi ingeriamo, che sia il carboidrato, la proteina, il grasso viene trasformato in grasso se è di più.
Quindi, in questo caso, oltre 65 anni, sei ottimo perché fai già sport ma sarebbe opportuno magari rivolgersi ad un dietista per essere sotto controllo anche sull’alimentazione secondo me.

Il cibo è anche una rifugio dalla noia, cioè, noi apriamo il frigorifero non perché abbiamo fame ma perché siamo annoiati e quando ingeriamo il cibo abbiamo il rush di dopamina che ci fa sentire bene, quindi a volte il cibo è solo uno sfuggire dalla noia.

Una cosa che io consiglio sempre a tutti è che prima di mettersi a sedere quando siamo a casa e mangiare mettere da parte quello che vogliamo mangiare.

Una delle strategie è tenere un diario alimentare, per una settimana ti segni tutti i giorni cosa mangi e quando lo rivedi dopo una settimana inizia a capire che in realtà tu sei convinto di mangiare poco e poi scopri che mangi un sacco di schifezze.
È uscito un dato che dice che il 40% degli italiani in lockdown è ingrassato oltre i 3-4 kg.

P: Noi siamo ciò che mangiamo, se io mangio bene ho una vita migliore.

M: Quei 30 minuti dell’OMS si sposano benissimo col bike to work perché non hai bisogno di trovarli, invece che passare un’ora, un’ora e mezza in coda in macchina le investi.
Su quello che dicevi del rush di dopamina, secondo me lo sentiamo di più quando stiamo fermi, perché abbiamo bisogno di gratificazione e se non hai endorfine sei molto più in balia della dopamina.

O: Noi abbiamo all’interno del nostro corpo quello che viene chiamato sistema analgesico endogeno, quando noi facciamo sport stiamo stressando il nostro corpo, lo stiamo portando oltre che si chiama omeostasi che è l’equilibrio del nostro corpo. Questo provoca si dei miglioramenti ma anche uno stress un’infiammazione localizzata dato che però il nostro corpo dice “io questa attività la voglio fare” abbassa il tono del dolore di questa infiammazione producendo praticamente questi oppioidi che sono le endorfine che vengono secreti da un punto nel nostro cervello che si chiama il talamo.
Questo fa sì che esista proprio una situazione dove noi siamo “fatti” di endorfine che viene chiamata tecnicamente “Runners High” ovvero lo “sballo del corridore”, è una situazione in cui il nostro umore è elevato, in cui la sensazione dolorifica viene spenta e soprattutto è una situazione in cui altri ormoni, come gli ormoni adrenergici vengono spenti. Questo fa sì che noi siamo già soddisfatti di quello che facciamo quindi non abbiamo bisogno di rifugiarci in piaceri istantanei, che ci diano la botta di dopamina.
Mi riallaccio al discorso del bike to work, tutti gli studi che hanno detto “Come facciamo a rendere un sedentario più attivo?” hanno definito che non bisogna chiedere tempo per l’attività fisica, la persona non deve trovare nuovo tempo per l’attività fisica perché altrimenti l’avrebbe già trovato. Il fatto è che noi siamo tutti convinti di non avere tempo. Quindi cambiare le abitudini di movimento, passare da una movimento passivo in auto a un movimento attivo è fondamentale perché così faccio attività fisica senza però rinunciare a tutto quello che dovevo fare prima. Quindi non devo rinunciare a Netflix la sera, non devo rinunciare ad andare a vedere la partita di pallone di mio figlio, perché ho semplicemente cambiato il modo in cui mi muovo verso il mio lavoro e quindi faccio attività fisica mentre sto andando al lavoro e questo è ottimo per riuscire a riprendere i 30 minuti dell’OMS.

P: Oltre a far del bene a te stesso fai del bene anche alla natura, al mondo perché ovviamente non inquini.

M: Io volevo chiedere ad Omar, per la questione del covid, tu hai dei consigli per chi, come massimo sforzo fisico ha fatto quello dal divano al frigo, come approcciarsi a quel quarto d’ora venti minuti di attività fisica?

O: Allora, innanzitutto bisogna iniziare con un’intensità molto blanda e dare il tempo al nostro corpo di abituarsi. Questa cosa è successa per esempio anche in questa settimana ma con gente che andava in bici. Il 4 maggio siamo stati liberi, ho visto su Strava gente che era venuta a fare la visita biomeccanica da me che i primi tre giorni si sentiva da Dio, poi ha iniziato a ad avere problemi, affaticamento questo perché all’inizio è stato proprio un rush di endorfine poi il corpo però ha chiesto il conto di due mesi di sedentarietà.
Non ci si può assolutamente trasformare in persone in totale sedentarietà ad atleti in una settimana è una cosa che richiede tempo e richiede molta costanza, il mio consiglio è questo. Per iniziare evitare di pedalare con rapporti troppo lunghi, questo perché rapporti troppo lunghi richiedono, oltre a uno sforzo fisico a livello cardiovascolare, maggiore impegno muscolare e il giorno dopo possiamo avere i doms, ovvero i dolori del giorno dopo.
Questi dolori sono fastidiosi, faccio fatica ad alzarmi dalla sedia eccetera, molta gente magari non conosce i doms, non li ha mai avuti e quindi cosa fa? La prima cosa che fa è smettere di andare in bici. M è semplicemente un adattamento del nostro corpo, i nostri muscoli non erano abituati ad andare in bicicletta quindi si devono abituare e all’inizio possono fare male per cui il primo consiglio è usare rapporti più corti.
Cercare di idratarsi molto bene perché anche l’idratazione può portare lo squilibrio elettrolitico dovuto alla scarsa idratazione, può portare i crampi e non avete paura se il giorno dopo si hanno dei dolori muscolari, sono dei dolori normalissimi che vanno via col tempo.
Altra cosa che consiglio sempre è cercare di monitorarsi, controllare quanto tempo ci impieghiamo per andare in bici e cercare di non aumentare oltre il 10% la distanza o il tempo che pedaliamo ogni giorno, è ottimo per dare il tempo al corpo di adattarsi e soprattutto imparare ad ascoltare se stessi.
Quindi se si va in affanno mentre si va in bici, rallentare, per capire come fare basta parlare, se siamo in grado di parlare mentre andiamo in bici significa che stiamo andando sotto il 60% della nostra massima capacità aerobica quindi stiamo bruciando grassi.

Il problema grosso è che molte persone che non hanno mai fatto sport si spaventano. Il problema che moltissime persone appena hanno un dolore smettono di andare in bici è di fare movimento.

Se vogliamo avere gli stessi effetti della bici camminando bisognerebbe farlo per 60 minuti al giorno, quindi per una bici va bene 30 minuti ma se vogliamo avere gli stessi risultati bisogna camminare 60 minuti oppure camminare 30 minuti ma passo molto più spedito.

Fulvio: Mi piace il tuo approccio al benessere della persona, riesci a trasferire la tua esperienza nella biomeccanica dall’alta prestazione alle esigenze di benessere e di confort del ciclista urbano? Se sì come?

O: Allora, diciamo che ci provo, partiamo dal presupposto che siamo tutti esseri umani e io mi sono reso conto negli anni, lavorando con la biomeccanica, che molti ciclisti sono ottimi atleti e pessimi esseri umani.
Cosa significa questo? Che sono fortissimi in bici, spingono, generano un sacco di watt, hanno una resistenza clamorosa, appena scendono dalla bici per esempio non sanno piegarsi a terra per raccogliere la penna che gli è caduta oppure messi in una posizione di quadrupedia non sanno muovere il bacino.
Quindi quello che dico sempre è che la bici è fantastica ma va sempre accompagnata con almeno dei lavori di mobilità articolare perché purtroppo la bici è bellissima, perché ha un rischio di infortunio molto basso rispetto agli altri sport, è un movimento molto guidato quindi noi facciamo sempre lo stesso movimento però allo stesso modo il nostro corpo, facendo sempre questi movimenti si struttura per questa cosa.

Se noi stiamo seduti tutto il giorno il nostro corpo si struttura per stare seduto, se pedaliamo e basta si struttura solo per pedalare quindi a volte vedo degli atleti che in bici sono fantastici, arrivano primi di categoria in bicicletta ma a livello motorio come esseri umani sono pessimi, non sanno fare uno squat quindi è importante se vogliamo utilizzare il gesto della pedalata in bicicletta è fondamentale prima muoversi tanto, abbinare mobilità articolare, sollevare pesi, allenare la forza muscolare perché senza forza muscolare non si va da nessuna parte. Quindi anche il ciclista urbano che vuole migliorare sicuramente dovrebbe, oltre a pedalare, fare almeno un minimo di mobilità articolare.

Il 90% dei dolori di gente che fa granfondo che io valuto non sono legati alla bici, sono legati a qualcosa fuori dalla bici che in bici viene estremizzato.

La maggior parte dei ciclisti che è venuta da me aveva mal di schiena, il secondo dolore più diffuso è il dolore alle spalle, il dolore alle ginocchia è solo il terzo quindi sono dolori legati alla parte superiore che in realtà non si sta muovendo, questo perché non la alleniamo fuori per diventare più forte.
Io dico sempre che c’è una piramide, prima c’è il movimento, muoviamoci il più possibile, poi ci sarà l’allenamento della forza perché senza forza non andiamo da nessuna parte, poi arriverà l’allenamento di resistenza aerobica e infine la tecnica lo sport specifico.

Mauro: In seguito alla visita biodinamica che rileva scompensi, te lavori per bilanciare il sistema muscolo-scheletrico attraverso esercizi posture ecc. Ma ti avvali anche di collaborazione con altri specialisti? Se sì quali sono i tuoi specialisti di riferimento?

O: La mia visita biomeccanica viene eseguita da me insieme ad un fisioterapista perché lui valuta il corpo, io valuto il movimento. Oltre a questo io collaboro con un professore dell’università di Brescia che ha un dottorato in scienza dell’allenamento per il movimento quindi per l’analisi del movimento e l’allenamento e poi con un podologo che è un professore dell’università di Firenze.
Io consiglio, oltre la visita biomeccanica, do sempre esercizi, faccio piani di allenamento per gli esercizi eccetera.
Comunque almeno un fisioterapista e un podologo sono fondamentali oltre alla dietista che è lì in quel caso se il cliente ha bisogno anche di perdere peso.

Molti ciclisti sono ancora convinti di due cose che secondo me sono estremamente dannose nel ciclismo, la prima è che se non torni distrutto dal tuo allenamento non ti sei allenato, il che è sbagliato perché devi tornare affaticato ma non distrutto e la seconda “i pesi fanno diventare grossi e se io divento grosso divento pesante quindi non spingo più” in realtà allenare la forza è la cosa più importante per un ciclista perché noi usiamo un tipo di forza muscolare che si chiama forza resistente di lunga durata cioè i nostri muscoli per tantissimo tempo usano il 25% contrazione massima se non la alleniamo e quello l’anello debole di tutti i ciclisti che hanno poi problemi in bicicletta.

P: Ho sentito varie scuole di pensiero sullo stretching, va fatto o non va fatto? Quando si torna o quando si parte? Perché ci sono scuole di pensiero completamente diverse.

O: Sullo stretching mi sono documentato proprio a fine 2019 perché ho supportato una ragazza di scienze motorie per una tesi di laurea sullo stretching. Da questa tesi è emerso questo: prima dell’attività in bici è totalmente controproducente perché prima tu devi portare sangue ai muscoli, lo stretching allunga il muscolo, se tu hai uno straccio bagnato e lo tiri l’acqua esce, quindi se tu i muscoli li tiri esce il sangue, tu invece il sangue lo devi portare i muscoli. Oltre al fatto che è stato visto che allungare i muscoli prima dell’attività fisica aumenta il rischio di infortuni perché diminuisce la componente di resistenza. Allo stesso modo è stato visto che subito dopo è controproducente perché il muscolo è caldo e tirandolo stai riducendo il flusso perché quando tiri il muscolo tu non tiri solo il muscolo, tiri il muscolo, tiri la fascia che è una una sorta di gelatina che avvolge il muscolo ma stai tirando anche i vasi e quindi tirandoli tu li stringi e riduci l’afflusso sanguigno. Quindi è stato visto che fare stretching subito dopo l’attività fisica aumenta il tempo di recupero.
Quando bisogna fare stretching? Bisognerebbe fare stretching tutti i giorni, 10 minuti al giorno ma lontano dall’attività, la sera prima di andare a letto o guardando la tv fai stretching ed è importante sempre prima fare esercizi per la mobilità per le articolazioni e poi allunghi i muscoli. Per cui lo stretching prima di andare a letto, fatto con la respirazione, aiuta anche a rilassarsi, favorisce la dominanza del sistema nervoso parasimpatico che è quello del relax e quindi aiuta anche addormentarsi.

M: Tu hai descritto quali possono essere le difficoltà di chi inizia a a fare bike to work e hai descritto i benefici in modo generale.
Una persona che inizia oggi, e supera lo scoglio dei dolori muscolari che benefici dal punto di vista pratico può aspettarsi nell’arco di 2/3 settimane.

O: In un mese è stato visto che è possibile abbassare la pressione arteriosa di 3/4/5 mm di colonna di mercurio si ha un miglioramento dell’assetto lipidico del sangue, quindi un miglioramento della dell’equilibrio colesterolo HDL buono – colesterolo LDL cattivo, si ha un miglioramento del tono muscolare si ha una miglioramento della mobilità articolare perché pedalando noi usiamo le articolazioni, le articolazioni quando le muoviamo la cartilagine secerne un liquido che le lubrifica.
In sostanza in un mese possiamo aspettarci di abbassare i battiti a riposo del nostro cuore, quindi aumentare il tono muscolare, migliorare la capillarizzazione dei tessuti, migliorare il tono muscolare, ovviamente abbassare un po’ il peso corporeo, ma dipende anche da come mangiamo. Ci possiamo aspettare un abbassamento della pressione arteriosa, un miglioramento dell’assetto lipidico e un miglioramento della glicemia oltre ai ad un miglioramento del tono dell’umore e dell’autostima che sono fondamentali perché quando noi pedaliamo il nostro cervello secerne delle neurotropine, che lo rendono più lo rendono più resistente alle infiammazioni, questo è stato visto avere degli impatti sulla memoria, sulla capacità di attenzione, sull’autostima e sulla sensazione di benessere generale.

Quindi in breve tempo possiamo semplicemente essere degli esseri umani più felici.

M: ti viene anche meno da cercare cibo spazzatura.

O: Sì, assolutamente sì, è una delle prime cose che avviene è un abbandono di alcuni tipi di cibi.

M: Anche dato il periodo, esistono studi che correlano l’attività motoria con l’efficienza del sistema immunitario?

O: Sì, assolutamente, ce ne sono parecchi e tutti dicono che l’attività motoria di qualunque tipo è ottima per rinforzare il sistema immunitario perché come ti dicevo prima ci sono queste infiammazioni latenti che si attivano quando pedaliamo per esempio. Questo fa sì che quando c’è un infiammazione il nostro sistema linfatico venga forzato a produrre più linfociti, i globuli bianchi quelli che servono per combattere malattie.
Il problema avviene quando facciamo delle attività più lunghe di 2-3 ore e soprattutto molto spesso o se le facciamo con dei sintomi di sintomi già di malattia. Infatti è famoso il paziente 1, Mattia di Codogno, è famoso perché ha sviluppato il coronavirus in una forma molto grave dopo aver corso una maratona. La corsa con già dei sintomi influenzali ha abbattuto le sue difese immunitarie e ha permesso al virus di dilagare.
Infatti cosa succede oltre i 60 minuti? i nostri muscoli sequestrano talmente tanto sangue che il nostro corpo inizia a spegnere degli apparati che vengono considerati inutili in quel momento che sono l’apparato riproduttivo, perché in quel momento non ci interessa riprodurre la nostra specie, l’apparato digerente e l’apparato immunitario, quindi sistema immunitario. Infatti è stato visto che almeno il 13% dei maratoneti si ammala di influenza nella settimana seguente la maratona, se fai le ultra-marathon, quindi sopra i 40 km, il 37% degli ultra-maratoneti la settimana dopo una gara si ammala di almeno influenza perché ha abbattuto completamente il sistema immunitario.

Se riusciamo a stare entro i 60 minuti al giorno invece il nostro sistema immunitario viene potenziato.

Il benessere è il presupposto per vivere una vita felice e una vita degna di essere vissuta. Io non posso sperimentare con pienezza la mia vita se non sono in grado di svolgere senza dolore e senza impegno i normali i compiti della mia vita. Quindi il benessere è il presupposto base per poter svolgere qualunque attività in maniera funzionale, in maniera fluida e in maniera ottimale. In questo modo io potrò avere delle soddisfazioni nella mia vita, che siano giocare con mio figlio, che siano correre una maratona, che siano esprimere la mia creatività al lavoro. Ma se io ho il corpo debilitato, ho il mio sistema nervoso che non viene stimolato, ho le mie articolazioni che fanno male non potrò mai vivere a pieno le situazioni che sto vivendo.
Quindi secondo me il benessere è una condizione in cui posso vivere ogni momento della mia vita in pienezza e a me piace sempre citare una frase di Socrate che dice “È una vergogna per un essere umano invecchiare senza vedere la capacità di forza e di potenza che il proprio corpo può sviluppare”.
Questo perché molti di noi vivono una vita totalmente sedentaria, non escono mai dalla propria zona di confort e non sperimentano, non scoprono quante cose possono fare con il loro corpo è questo secondo me inficia moltissimo sulla qualità della vita e soprattutto sul modo in cui noi ci relazioniamo con la vita con i problemi. I problemi sono fatti per essere risolti ma se hai la prontezza e il tuo corpo che ti assiste li puoi risolvere in modo facile se per prendere lo zucchero dalla credenza ti fa male la spalla probabilmente quando troverai un problema ti sembrerà qualcosa di insormontabile.

M: Anche perché è in questo modo non è il fine ma un mezzo per vedere tutte le esperienze che la vita ti propone.

P: Volevo fare un po’ di polemica, secondo me il covid dal punto di vista dello sport, del movimento è stato gestito male. Rinchiudere le persone ha soltanto abbassato le difese immunitarie e ha provocato veramente tanti danni sia a livello fisico che a livello mentale. Che ne pensi di questo?

O: Sono completamente d’accordo per il fatto che io sono convinto che noi italiani abbiamo un’ottima coscienza sportiva ma abbiamo una scarsissima conoscenza del movimento. La lezione di educazione fisica a scuola era vista come una cosa inutili. Cresciamo convinti che fare movimento sia esclusivamente fare sport e questo ci porta a credere che se uno è sportivo vabbè ce l’ha dentro e questa cosa permea qualunque nostro aspetto. E quindi l’attività fisica, che non è lo sport, non viene vista come un uno strumento. Quando invece se introdotta in maniera ottimale nella vita di tutti sicuramente permette un benessere migliore e questa cosa secondo me nella fase 1 del covid è stata presa sottogamba.
Ci hanno obbligato in casa, ma a delle persone totalmente sedentarie è stato lanciato il messaggio che se fai attività sportiva sei il male, tu produci il contagio quando non è così. Perché chi è riuscito a mantenersi attivo ha sicuramente vissuto una quarantena migliore.
Oltre al fatto che il Ministero della Salute ha cercato in qualche modo di veicolare dei messaggi, il problema grosso è che tu puoi veicolare dei messaggi dicendo fai attività ma tu non puoi pensare che uno che non ha mai fatto attività si mette a fare qualcosa se prima non gli spieghi come, quando, ogni quanto.
Devi educare le persone al movimento e se non lo fai saranno per forza sedentarie. In questo momento il nostro modo di vivere è quello sedentario, dobbiamo proporre alle persone una via alternativa ma per farlo dobbiamo renderlo appetibile.
Se tutti raccontano che i corridori sono gli untori come puoi pensare di proporre poi il movimento come terapia? Quindi dobbiamo cambiare completamente la cognizione a livello politico e a livello proprio culturale.

Fulvio: Quali sono i tuoi riferimenti bibliografici più importanti?

O: Allora, sulla sedentarietà se vuoi leggere puoi scaricarti gratuitamente il mio studio, scaricabile da bikeitalia si chiama “Piano strategico per la riduzione della sedentarietà”, a livello di allenamento io sono un grande cultore dei libri della scienza dello Sport Sovietica che ha cercato di apportare sempre più scienza nell’allenamento. Se dovessi consigliare un libro sull’allenamento si chiama “training for the Uphill athlete” ovvero “l’allenamento per gli sport di montagna” che secondo me è il più bel libro di allenamento per gli sport di resistenza che abbia mai letto, lo trovi su Amazon tranquillamente.

Giovanni: Si deve usare la mascherina in bici?

O: No, però quello che faccio io, la tengo sempre giù, quando incrocio qualcuno la metto su al momento e la tolgo.

Federico: Raccontaci che esperienze belle di bike to school

O: Sì, sicuramente la Massa marmocchi, un ottimo esempio questi ragazzi di Milano che si sono messi e accompagnare i bambini in bicicletta ce ne saranno sicuramente tanti. Il problema grosso è sempre la paura, tanta gente ha ancora giustamente paura, troppa paura. Io quando vado a trovare i miei genitori che abitano a 15 km da casa mia e torno in bici mia mamma vuole la chiamata quando arrivo o il WhatsApp per sapere se sono arrivato.

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