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Dino Lanzaretti: PER PARTIRE IN BICICLETTA

Paolo Pagni Cicloturismo: Stasera ho l’onore di avere come ospite il grande viaggiatore cicloviaggiatore Dino Lanzaretti.
75.000 km in 4 anni, classe 1977. Una persona che insegnerà alle nuove generazioni che la bicicletta potrà cambiare il mondo.

Dino Lanzaretti: A me piaceva viaggiare per il mondo, avevo cominciato a fare l’alpinista però avevo capito che come alpinista non sarei mai stato a livelli dignitosi perché ho cominciato tardi però mi era venuta la fissa del conoscere, vedere le persone, conoscere il mondo e mi sono detto “a me serve qualcosa di figo per vedere veramente cosa c’è in questo meraviglioso pianeta” però volevo mantenere la bellezza di arrivare in cima a un monte da solo. Per avere quella soddisfazione di meritarsi un luogo perché sei arrivato con le tue forze e per sbaglio sono caduto addosso ad una bicicletta e per varie vicissitudini ho cominciato a pedalare in Sud est asiatico, perché il volo costava meno non avevo un soldo.
E poi da lì l’unica mia tempistica era trovare i soldi per partire quindi quando finivo i soldi tornavo, facevo le stagioni in montagna come cuoco nei rifugi lavoravo 4-5 mesi poi ripartivo, stavo via 6-7-8 mesi, un anno e ho continuato così per molto tempo.
Poi un giorno mi è venuto da progettare, con i viaggi in giro per il mondo, i posti più belli che ho visto, conosco i posti, ci sono stato io pedalate, se ce l’ho fatta io ce la può fare chiunque e quindi adesso voglio portarvi a vedere quelle cose lì perché vi assicuro nel contratto c’è scritto dalle 2 alle 4 commozioni sono garantite.
Perché come sai il mondo è spettacolare, la gente fuori e meravigliosa e in questa vita per forza dobbiamo concentrarci di conoscerla.

Io ho un sito internet dove la gente mi chiede quotidianamente dal tipo di bici al tipo di borse piuttosto che il visto per l’Iran, piuttosto che la strada di qua di là e tanta gente è partita e tanta gente continua a partire.

In ogni parte del mondo sei tu sei un bisognoso è quasi intrinseco nel DNA della gente quello di aiutarti, soprattutto in Africa ma anche in Medio Oriente, i paesi musulmani ovunque c’è il rispetto del sudore, c’è rispetto che tu sei lontano da casa, che tu sei da solo e quindi l’accoglienza è naturale e tante volte quasi imbarazzante. Tante volte in alcuni paesi io devo far finta di niente perché era talmente troppa questa cortesia però è qualcosa di incredibile e la bicicletta è il passaporto, il biglietto da visita migliore in qualsiasi contesto.

Anche perfino nei posti più incasinati Sud America, sono convinto che se avessi fatto la stessa strada che ho sbagliato in moto mi avrebbero aggredito ma in bici mi hanno lasciato passare.

Io fino a poco tempo fa avevo una bici d’acciaio fatta su misura, una bici da trekking fondamentalmente era convinto che fosse quella roba lì.
Poi ho cominciato a fare percorsi un po’ più impegnativi che richiedevano copertoni un po’ più larghi e sono arrivato a limare il telaio per farci stare i copertoni e poi ho esaurito tutta la versatilità di quella bici lì e adesso uso una bici gravel.
Con la possibilità di montare copertoni da 2 e mezzo, c’ho il manubrio drop e, ti giuro, è come se mi avessero regalato un Ciao perché mi rendo conto, ovviamente costretto nel backpack ad esser più leggero, mi rendo conto che più leggero, con una posizione di guida più aggressiva, con la bici più rigida, con angoli più stretti veramente vado con il piacere di spingere.

Con una bici così aggressiva ti vien voglia di spingere di più. Quindi ho riscoperto un mondo incredibile, questo del gravel.

Quando ho cominciato io non c’era internet, mi sono preso una bici da €50 e ho fatto 8000 Km in sud-est asiatico con la bici due taglie più piccole mi sono schiacciato il tendine perché avevo la stella molto più alta del manubrio, quindi partito con le pezze al culo senza sapere niente ho capito che si poteva fare.
Adesso, con tutto quello che c’è online, con tutta la tecnologia che c’è sulle biciclette fare un viaggio, in base alle proprie disponibilità economiche e di tempo, è facile. Abbiamo fatto tempo fa una reunion di viaggiatori e stavamo lì e chiacchierando dicevo “Ma cosa possiamo dire a chi vorrebbe cominciare a mettersi nei nostri panni?” alla fine è venuta fuori una sola cosa “Fallo”.
Non c’è nulla che ti possa far desistere da una cosa così perché anche uno non ha mai viaggiato, non ha mai pedalato più di tanto se non voglia di viaggiare e ha una grandissima apertura mentale prende la bici, si attacca le borse, si mette su un copertone un po’ giusto per la strada, vediamo come si fanno i visti e si parte.
Giorno dopo giorno uno si accorge che ce la fa, che le gambe vanno di più, si mangia bene, si riesce a dormire bene in tenda ed è tutto un divenire e poi una cosa incredibile è che diventa sempre più bello.
E poi continuando, stando fuori come sono stato fuori io tutti sti anni cambia totalmente il tuo modo di vedere il modo, di vedere noi nel mondo.

C’è un algoritmo abbastanza comune tra i viaggiatori: chi ha i soldi non ha il tempo e chi ha il tempo non hai soldi. Quindi noi viaggiatori, che abbiamo dato al tempo dell’importanza maggiore e abbiamo sempre cercato dei lavori che ci piacessero ma che ci lasciassero il tempo di fare quello che ci piaceva. Quindi lavori brevi, intensi, massacranti.
Io ricordo quando ho attraversato il Tibet, ci ho messo 6 mesi e ho speso 380 dollari. Non c’è nessuno, quindi neanche se li brutti i soldi li spendi, però costa pochissimo, una volta che tu hai ammortizzato l’aereo veramente costa poco quindi non è una questione economica ma una questione di volontà.

Io ho cominciato a dire “il venerdì non esco”, non spendo quei €50 al bar poi il sabato mattina visto che mi posso alzare presto perché non sono stato fuori fino alle 4 vado a fare un giro in montagna, quindi hai già due giorni dove tu non spendi soldi. E facendo queste piccole variazioni della vita ti accorgi che, tirano un po’ la cinghia, diminuendo le birre, le uscite riesci a mettere via soldi.

Roberto: Qualcosa di facile in Europa?

D: Io di Europa conosco poco perché ho sempre avuto bisogno dello shock culturale.

P: Se vuoi andare in un paese civile, per quanto riguarda la bicicletta, vicino all’Italia è la Francia. Perché la Francia ha tutte le ciclovie di questo mondo. La Francia è adattissima, tutto il Nord Europa ma la Francia che è molto vicina ha un clima abbastanza favorevole è un posto per cominciare.

Ivan: la ciclabile del Danubio partendo dalla Foresta Nera

D: Io non l’ho mai fatta però so che addirittura la fanno delle famiglie. Potrebbe essere una cosa molto facile, so che è organizzata benissimo, ci sono i punti dove dormire, ci sono i ristori per strada.

Ivan: domanda per Dino 5 cose che non devono assolutamente mancare a un cicloviaggiatore

D: La prima cosa è come dicevo prima l’apertura mentale, bisogna essere veramente pronti ad accogliere quello che arriva. Non è che si può andare in Cambogia e pretendere gli spaghetti al pomodoro.
Un’altra cosa deve piacerti la bici che hai, ti devi divertire, deve piacerti anche la fatica dopo ma fondamentalmente deve essere un richiamo bello quello di saltare sulla bici la mattina.
Poi l’equipaggiamento, è la cosa più più costosa da mettere insieme fare un viaggio, bisogna avere quella bella giacca in gore-tex, bisogna avere quella scarpa che vuoi tu ma che ti piace, la sella giusta, il copertone che ti permette di non forare dalla mattina alla sera. Ci vuole un equipaggiamento che per ognuno è personale.
Macchina fotografica, io sbarello per le foto, a me piace, mi perdo veramente giornate.
Quinta cosa, ci vuole l’arma segreta, ognuno di noi avrà un’arma segreta che è quella roba che ti tira fuori dei casini all’ultimo secondo quando non ce la fai più. Nel mio caso è la musica, la musica ti da la carica.

Alessandra: Un bel percorso da fare in Italia con bici da strada una settimana

P: In Toscana ti potrei disegnare quello che vuoi, bisogna vedere se ti piace la montagna, se ti piace il mare o la collina. Però diciamo che ci sono dei social apposta.

La bicicletta salverà il mondo.

P: Quanto è durato il viaggio in Siberia più o meno?

D: Ho fatto un anno perché sono tornato a casa in bici, però in Siberia, la parte dura dura della Siberia sono 2000-2200 km. Il posto più freddo del mondo, dove vai sotto i meno 60 lì sono 2000 km.

Angela: Ciao ragazzi ma free-camping in Italia? La cosa mi spaventa un po’, vorrei avere una vostra opinione Grazie

D: Guarda, non è solamente una mia opinione ma tantissimi viaggiatori che ho incrociato in giro per il mondo si lamentavano del fatto che in Italia non è assolutamente la cosa più facile del mondo fare free camping. In Italia non è semplicissimo, però me la cavavo usando Google. Però bisogna un attimino mettersi un po’ via perché non è che se tu ti metti lì e poi la mattina arriva il contadino ti offre il caffè.
In Marocco o in altri paesi la gente neanche ti lascia mettere giù a tenda perché ti porta a cena. Quello che faccio io è di star lontano dalla strada, lontano da chiunque e non mi faccio manco vedere mentre porto la bici o dove metto la tenda. Quindi con delle accortezze si può fare ma sconsiglio a chiunque mettere la tenda vista strada, anche perché in moltissimi posti ti becchi €1000 di multa.

Ivan: Ne approfitto per l’ultima domanda il mio sogno è partire dall’Italia raggiungere lo stretto di Bering e attraversare le Americhe, è fattibile aggiungere l’Alaska da quella regione della Siberia (anche in nave ovviamente). Che ne dici?

D: Ci sto studiando da un paio d’anni, io so come si può fare ma non ha dell’umano, non ci sono strade per arrivare in cima alla Siberia a parte i visti allucinante che ci vogliono. Bisognerebbe pedalare i laghi, i fiumi ghiacciati e poi mi attraversare lo stretto di Bering ghiacciato e non c’è la possibilità di trovare questa combinazione di distanza perché siano ghiacciati sia i fiumi che lo stretto. Poi il problema più grosso sono i visti, non puoi uscire dalla Russia quindi devi far venire una delegazione con elicottero apposta per te e questa cosa qua ha un costo disumano e poi verrai sicuramente arrestato una volta dall’altra parte o viceversa. Se non l’ha fatto Mike Horn che è il più grande avventuriero vivente un motivo c’è.
Chiunque riesca a fare una cosa del genere probabilmente entrerà nella storia.

L’unica cosa che mi sento di dire per concludere e questa: noi siamo stati rinchiusi per un sacco di tempo, noi siamo come delle molle che sono state compresse.
Spero che tutte le persone che hanno avuto questa compressione, adesso che potranno uscire lo faranno spingendo sui pedali e non disperdendo energie in cose inutili, in odio eccetera.
Mettiamo tutta questa energia sui nostri sogni e basta, andiamo pedaliamo, siamo positivi, ci siamo resoconti che siamo tutti parte di un unico pianeta.

 

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