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Cicloturismo

Il blog dedicato al cicloturismo ed ai viaggi in bicicletta

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  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 9 ore, 18 minuti fa

    Nel cuore vulcanico dell’Alvernia: pedalando nella Via Allier Se la Loira racconta la Francia dei re, la Via Allier narra quella più selvaggia e autentica. Questo itinerario segue il corso del fiume Allier attraversando l’Alvernia, tra altopiani basaltici, villaggi medievali e paesaggi modellati da antichi vulcani. Il punto di partenza ideale è Clermont-Ferrand, dominata dalla sagoma scura della cattedrale gotica e circondata dai rilievi della Chaîne des Puys. Da qui, la ciclovia scende dolcemente lungo il fiume, alternando tratti asfaltati a strade secondarie immerse nel verde. Il dislivello è più marcato rispetto alla Loira, ma mai proibitivo per chi ha un minimo di allenamento o una bici a pedalata assistita. Lungo il percorso si incontrano borghi come Issoire, con la sua abbazia romanica, e Brioude, che custodisce una delle più grandi chiese romaniche dell’Alvernia. La campagna circostante è un mosaico di pascoli, campi coltivati e foreste, dove non è raro incrociare mucche al pascolo e cicloturisti provenienti da tutta Europa. Il fiume Allier, uno dei più selvaggi di Francia, accompagna il viaggio con le sue anse sabbiose e le rive popolate da aironi. In alcuni tratti, la pista si allontana dall’acqua per salire leggermente di quota, regalando viste ampie sulle colline vulcaniche che caratterizzano questa regione del Massiccio Centrale. Dal punto di vista logistico, la Via Allier è meno affollata rispetto alla Loira e conserva un’atmosfera più intima. Le strutture ricettive sono spesso a conduzione familiare, e l’accoglienza è calorosa, quasi rurale. La cucina alverniate, sostanziosa e autentica, offre piatti come la truffade e formaggi decisi che aiutano a recuperare le energie dopo una giornata in sella. Qui il cicloturismo diventa esplorazione lenta di una Francia meno conosciuta, dove il silenzio è parte integrante dell’esperienza e ogni Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 9 ore, 20 minuti fa

    Lungo la Loira in bicicletta: il fascino senza tempo de La Loire à Vélo C’è un modo lento e privilegiato per scoprire il cuore della Francia: seguire il corso della Loira pedalando. La La Loire à Vélo è molto più di una pista ciclabile: è un viaggio dentro la storia, l’arte e il paesaggio, un itinerario che attraversa castelli rinascimentali, vigneti ordinati e villaggi di pietra chiara affacciati sul fiume. Nel tratto centrale, tra Orléans e Tours, la ciclovia regala alcuni degli scorci più iconici della Valle della Loira. Il percorso è prevalentemente pianeggiante, ben segnalato e adatto anche a cicloturisti non esperti o a famiglie. L’asfalto si alterna a tratti su strade secondarie a bassissimo traffico, sempre con il fiume come bussola naturale. Pedalando verso ovest, l’orizzonte è punteggiato da castelli che sembrano usciti da un libro illustrato. Il più celebre è senza dubbio il Château de Chambord, con la sua architettura monumentale e la scalinata attribuita a Leonardo da Vinci. Poco distante, il Château de Chenonceau attraversa il fiume Cher con le sue arcate eleganti, offrendo uno dei panorami più fotografati di Francia. Ma la Loira non è solo storia nobiliare. È anche territorio agricolo, cantine e mercati locali. Soste golose tra formaggi caprini, rillettes e calici di Vouvray trasformano la pedalata in un’esperienza sensoriale completa. Le tappe sono brevi e modulabili: si può scegliere di coprire 40 chilometri al giorno o spingersi oltre, approfittando della perfetta integrazione con il trasporto ferroviario regionale. Il periodo ideale va dalla primavera all’inizio dell’autunno, quando la luce accende le facciate in tufo e i filari di vite si colorano di verde intenso o oro. La Loira scorre lenta accanto alla cicla Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 giorno, 11 ore fa

    Alpe Adria Cycle Route: dalle Alpi al Mare Adriatico in bicicletta C’è un momento, lungo l’Alpe Adria Cycle Route, in cui ti accorgi che stai vivendo uno dei viaggi più belli che si possano fare in sella: quando lasci alle spalle le cime alpine, respiri l’aria fresca del mattino e inizi una lunga, dolce discesa verso il mare. Questo itinerario cicloturistico internazionale collega il cuore delle Alpi austriache con la costa friulana, attraversando paesaggi che cambiano lentamente, quasi con rispetto, chilometro dopo chilometro. Il percorso classico parte da Salisburgo, città barocca e musicale, e si conclude a Grado, elegante località affacciata sull’Adriatico. In mezzo, oltre 400 chilometri di ciclabili, strade secondarie e vecchie ferrovie riconvertite che rendono il viaggio accessibile anche a chi non è un atleta professionista. È un itinerario pensato per il cicloturismo: ben segnalato, ricco di servizi, con una logistica che facilita il trasporto bagagli e il rientro in treno. Nei primi giorni si pedala immersi in scenari alpini spettacolari. Le montagne accompagnano il ciclista senza mai essere oppressive, grazie a pendenze generalmente dolci e a lunghi tratti in leggera discesa. Uno dei momenti più suggestivi è l’attraversamento del Passo di Tarvisio, dove il confine tra Austria e Italia si supera quasi senza accorgersene, seguendo il tracciato di una ferrovia dismessa trasformata in pista ciclabile panoramica. Entrati in Italia, il paesaggio cambia volto. Le Alpi Giulie si aprono su vallate verdi, piccoli borghi e fiumi dalle acque turchesi. La ciclabile FVG Alpe Adria è uno dei tratti più apprezzati: gallerie illuminate, viadotti sospesi nel vuoto e curve dolci che regalano scorci continui. È una sezione spettacolare ma sicura, perfetta anche per chi viaggia con borse laterali o in e-bike. Proseguendo verso sud, la montagna lascia spazio alla pianura friulana. Qui il ritmo si fa più lento, il caldo aumenta, i vigneti e i campi coltivati accompagnano la pedalata. Si attraversano cittadine eleganti e silenziose, fino a percepire nell’aria il profumo salmastro del mare. L’arrivo a Grado è emozionante: la laguna si apre davanti alla ruota anteriore e l’orizzonte si distende finalmente piatto, dopo giorni di discese, vallate e panorami alpini. Dal punto di vista tecnico, l’Alpe Adria Cycle Route è considerata di difficoltà medio-facile se percorsa in direzione nord-sud. La scelta delle tappe dipende dal livello di allenamento, ma in genere si suddivide in 5-7 giorni. Il fondo è prevalentemente asfaltato o ben battuto, ideale per bici da trekking, gravel o e-bike. I mesi migliori sono tra maggio e settembre, quando i passi alpini sono aperti e le temperature permettono di pedalare con comfort. Ciò che rende davvero speciale questo itinerario non è solo la qualità della ciclabile, ma l’esperienza culturale. In pochi giorni si attraversano due Paesi, due lingue, due tradizioni gastronomiche. Dallo strudel austriaco al prosciutto friulano, dalle birrerie alpine alle osterie sul mare, ogni tappa è un incontro con sapori e storie diverse. L’Alpe Adria non è semplicemente una ciclovia: è un viaggio di trasformazione paesaggistica e personale. Si parte tra montagne imponenti e si arriva davanti al mare aperto. Si inizia con il silenzio delle valli alpine e si conclude con il suono delle onde. È questo contrasto armonioso, unito alla perfetta organizzazione del percorso, che la rende un Continua a leggere

  • Redazione ha scritto un nuovo articolo 1 giorno, 23 ore fa

    Giro della Questura 2026 Giro della Questura 2026: 70 km in Toscana, promo 25€ e prima griglia per i primi 100 iscritti Il Giro della Questura 2026 torna il 29 marzo 2026 con un format chiaro: percorso veloce, numero chiuso e vantaggi concreti per chi si iscrive subito. La manifestazione si svilupperà su 70 km con 300 metri di dislivello, un tracciato scorrevole e tecnico pensato per aprire la stagione con ritmo e qualità organizzativa. ⚠️ Massimo 500 partenti. Nessuna eccezione. 📍 Partenza e arrivo ufficiali Partenza: Campo Moreno Martini – Campo CONI (Lucca) Arrivo: Monte San Quirico, nella classica e consolidata sede di arrivo del Giro della Questura La partenza dal Campo CONI garantisce logistica efficiente, ampi spazi per la griglia e servizi dedicati agli atleti. L’arrivo a Monte San Quirico, ormai punto simbolico della manifestazione, rappresenta il momento decisivo: un finale che negli anni ha reso riconoscibile l’evento nel panorama delle mediofondo toscane. 🚴 Percorso: 70 km – 300 metri di dislivello Il tracciato del Giro della Questura 2026 è caratterizzato da: 70 km totali 300 m di dislivello Profilo ondulato e scorrevole Ideale per ritmo sostenuto Non si tratta di una prova estrema, ma di una mediofondo equilibrata che consente di: Testare la condizione di inizio stagione Lavorare su velocità e gestione del gruppo Vivere una gara competitiva ma accessibile La limitata altimetria favorisce una dinamica di gara veloce e tecnica, dove strategia e posizione in griglia fanno la differenza. 🔥 Promo lancio: 25€ e prima griglia per i primi 100 C’è un motivo concreto per iscriversi subito: ✅ Le prime 100 iscrizioni partiranno in prima griglia ✅ Quota promozionale attiva a 25€ Partire in prima griglia significa evitare rallentamenti iniziali e impostare subito il proprio ritmo. È un vantaggio competitivo reale. Raggiunte le prime 100 iscrizioni: L’accesso alla prima griglia sarà chiuso La quota promozionale potrà subire variazioni 🎯 Numero chiuso: massimo 500 iscritti Il Giro della Questura 2026 è a numero chiuso con 500 partenti totali. Questa scelta garantisce: Sicurezza lungo il percorso Migliore gestione dei flussi Maggiore qualità organizzativa Esperienza più fluida per tutti i partecipanti Una volta raggiunto il tetto massimo, le iscrizioni verranno chiuse. 📌 Come iscriversi 👉 Iscrizione diretta (promo 25€): 👉 Sito ufficiale dell’evento: 29 marzo 2026: apri la stagione nel modo giusto Il Giro della Questura è una mediofondo strategica per chi vuole iniziare l’anno con un evento organizzato, veloce e riconoscibile nel panorama toscano. 70 km – 300 m D+ – 500 posti totali – 25€ per i primi 100. La prima griglia non Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 2 giorni, 5 ore fa

    Cicloturismo 2026: 19 nuovi tour europei e il boom dei viaggi slow su due ruote Il cicloturismo europeo guarda al 2026 con un’offerta sempre più strutturata e internazionale. L’operatore specializzato Cycling for Softies ha annunciato il lancio di 19 nuovi tour cicloturistici in Europa, ampliando il proprio catalogo con itinerari pensati per chi desidera viaggiare in bicicletta senza fretta, privilegiando comfort, paesaggio ed esperienze autentiche. Il ritorno del viaggio lento La novità non riguarda soltanto il numero dei percorsi, ma soprattutto il concept. I nuovi tour si inseriscono pienamente nel trend del turismo slow, che negli ultimi anni ha registrato una crescita costante in tutta Europa. L’idea è semplice: pedalare a ritmo moderato, su tracciati accessibili, con servizi organizzati e logistica curata nei dettagli.I percorsi sono studiati per un pubblico ampio: coppie, gruppi di amici e cicloturisti non necessariamente agonisti, ma interessati a vivere il territorio con un approccio sostenibile e immersivo. Bike-and-boat: la formula ibrida conquista l’Europa Tra le proposte più interessanti per il 2026 spiccano gli itinerari bike-and-boat, una formula che combina navigazione fluviale o costiera e tappe in bicicletta. Durante il giorno si pedala lungo piste ciclabili panoramiche o strade secondarie, mentre la sera si rientra a bordo dell’imbarcazione, che diventa hotel galleggiante.Un modello che sta conquistando sempre più appassionati perché unisce comfort, varietà paesaggistica e riduzione dello stress organizzativo. Italia, Spagna e Portogallo tra le mete protagoniste I nuovi tour coinvolgono alcune delle destinazioni più amate dai cicloturisti europei, tra cui Italia, Spagna e Portogallo.In Italia, i percorsi valorizzano ciclovie panoramiche tra colline, vigneti e borghi storici, intercettando il crescente interesse per le infrastrutture dedicate e per l’offerta bike-friendly sempre più diffusa. In Spagna e Portogallo, invece, il focus è su itinerari costieri e grandi fiumi, con un clima favorevole per buona parte dell’anno e una rete ciclabile in continua espansione. L’Europa mediterranea si conferma così uno dei poli più dinamici del cicloturismo internazionale. Un segnale forte per il mercato europeo L’annuncio di 19 nuovi tour rappresenta un indicatore chiaro: il cicloturismo non è più un segmento di nicchia, ma una componente strutturale dell’industria turistica europea. Gli operatori stanno investendo in pacchetti sempre più accessibili, modulabili e attenti alla sostenibilità ambientale.Il 2026 si preannuncia quindi come un anno chiave per il settore, con un’offerta internazionale capace di intercettare sia il pubblico esperto sia chi si avvicina per la prima volta al viaggio su due ruote.Per i cicloturisti italiani, la notizia è doppia: nuove opportunità di viaggio all’estero e, allo stesso tempo, la conferma che il nostro Paese resta una delle destinazioni Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 5 giorni, 10 ore fa

    Umbria, nasce la Green Route: 80 chilometri tra borghi e paesaggi dell’Orvietano Un tracciato di 80 chilometri che unisce natura, storia e mobilità lenta. È stata presentata alla Borsa Internazionale del Turismo la nuova “Umbria Green Route”, progetto che collega i comuni di Montecchio, Baschi e Orvieto con l’obiettivo di rafforzare l’offerta cicloturistica dell’area. L’iniziativa punta su un modello di turismo lento capace di mettere in rete paesaggio, patrimonio culturale e ospitalità diffusa. Il percorso attraversa colline, strade secondarie e centri storici, proponendo un’esperienza che va oltre l’aspetto sportivo e si trasforma in viaggio immersivo. La presentazione ufficiale è avvenuta durante la BIT di Milano, vetrina internazionale che ogni anno riunisce operatori e destinazioni. Per l’Umbria si tratta di un segnale chiaro: il cicloturismo è considerato un asset strategico, in grado di generare flussi costanti e qualificati, con un impatto positivo sulle economie locali. Secondo i promotori, la Green Route è pensata per intercettare sia il pubblico italiano sia quello straniero, particolarmente sensibile ai percorsi che combinano attività outdoor e cultura. L’obiettivo è allungare la stagione turistica e distribuire i visitatori anche nei mesi tradizionalmente meno affollati. In un momento in cui molte destinazioni cercano alternative al turismo mordi-e-fuggi, l’Umbria sceglie la strada delle due ruote: un modello che valorizza i territori senza snaturarli e che potrebbe div Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 5 giorni, 10 ore fa

    Il cicloturismo accelera: mercato globale verso nuovi record Il cicloturismo non è più una nicchia per appassionati, ma un segmento strutturale dell’industria turistica internazionale. Secondo l’ultimo report diffuso da GlobeNewswire, il mercato globale del turismo in bicicletta è proiettato verso quota 190 miliardi di dollari nei prossimi anni, sostenuto da una crescita costante della domanda e da un’evoluzione dell’offerta sempre più organizzata e professionale. A trainare il settore sono diversi fattori convergenti. In primo luogo, l’esplosione delle e-bike, che ha ampliato la platea di utenti rendendo accessibili itinerari un tempo riservati ai ciclisti più allenati. In secondo luogo, la crescente attenzione alla sostenibilità ambientale: viaggiare su due ruote risponde alle nuove sensibilità dei turisti europei e nordamericani, sempre più orientati verso esperienze a basso impatto. Non si tratta soltanto di un cambiamento nei comportamenti individuali. Molti governi regionali e amministrazioni locali stanno investendo in infrastrutture ciclabili, reti interconnesse e servizi dedicati. In Europa, in particolare, il cicloturismo viene considerato una leva strategica per la valorizzazione delle aree rurali e per la destagionalizzazione dei flussi turistici. Gli operatori del settore parlano ormai di “economia della mobilità dolce”: tour organizzati, formule self-guided, trasporto bagagli, strutture bike-friendly e piattaforme digitali dedicate stanno creando un ecosistema che genera occupazione e indotto locale. La stagione 2026 si preannuncia come una delle più dinamiche degli ultimi anni, con prenotazioni in crescita già nei primi mesi.Il messaggio che arriva dal mercato è chiaro: il cicloturismo non è una mo Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 6 giorni, 10 ore fa

    Ciclovia del Danubio: il grande fiume d’Europa a ritmo lento Seguire il Danubio in bicicletta significa attraversare il cuore dell’Europa senza quasi accorgersi delle frontiere. La Ciclovia del Danubio è uno degli itinerari più amati dai cicloturisti, grazie a un tracciato prevalentemente pianeggiante e a un sistema di accoglienza rodato da decenni. Uno dei punti di partenza più frequentati è Passau, la “città dei tre fiumi”, dove il Danubio incontra Inn e Ilz. Qui si respira già un’atmosfera internazionale: gruppi organizzati, famiglie e viaggiatori solitari condividono lo stesso obiettivo, seguire il corso del grande fiume verso est. La pedalata lungo l’ansa dello Schlögener Schlinge, in territorio austriaco, è tra le più scenografiche dell’intero percorso. Si arriva poi a Vienna, dove il viaggio assume un tono imperiale. Palazzi asburgici, caffè storici e musei di livello mondiale offrono una pausa culturale prima di rimettersi in sella. Proseguendo verso la Slovacchia si raggiunge Bratislava, raccolta e sorprendentemente vivace, con il suo centro storico compatto dominato dal castello bianco. Le distanze tra una capitale e l’altra sono contenute, e questo rende il percorso perfetto anche per chi desidera alternare tappe naturalistiche a soste urbane. Il gran finale è Budapest, dove il Danubio divide Buda e Pest in un abbraccio monumentale. Attraversare uno dei ponti storici al tramonto, dopo centinaia di chilometri percorsi lungo l’acqua, è un’esperienza che sintetizza lo spirito della ciclovia: un viaggio accessibile, internazionale e profondamente europeo. La Ciclovia del Danubio è il simbolo del cicloturismo moderno: sicura, ben organizzata e capace di unire Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 6 giorni, 10 ore fa

    Via Claudia Augusta: dalle Alpi all’Adriatico sulle tracce di Roma C’è un filo antico che unisce la Baviera alla Pianura Padana, ed è lo stesso che oggi percorrono migliaia di cicloturisti ogni anno. La Via Claudia Augusta ricalca l’asse dell’antica strada romana voluta dall’imperatore Claudio nel I secolo d.C., trasformando un itinerario militare in una delle più affascinanti ciclovie europee. Il viaggio può iniziare ad Augsburg, elegante città bavarese attraversata dal fiume Lech. Da qui la ciclovia segue corsi d’acqua e vallate ordinate, con un tracciato ben segnalato e adatto anche a chi non ha grande esperienza. Le piste ciclabili tedesche sono un modello di efficienza: fondo regolare, aree di sosta curate e servizi pensati per chi viaggia con borse e bici al seguito. Entrando in Austria, si affronta il passaggio alpino più suggestivo: il valico di Passo Resia, dominato dal celebre campanile che emerge dalle acque del lago artificiale. È il momento più iconico del percorso, quello che regala la sensazione concreta di attraversare le Alpi con la sola forza delle gambe. La discesa verso l’Alto Adige è un premio meritato. I meleti ordinati, le architetture tirolesi e il bilinguismo accompagnano il ciclista fino a Bolzano, crocevia culturale tra mondo germanico e italiano. Da qui in poi la pista segue il corso dell’Adige, sempre in leggera discesa, rendendo la pedalata fluida e panoramica. L’arrivo a Verona, tra ponti storici e piazze rinascimentali, chiude un itinerario che è insieme viaggio nella storia e immersione nella natura. La Via Claudia Augusta è ideale per chi cerca un percorso strutturato ma ma Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana fa

    La Val Colla in bicicletta: salite silenziose e panorami sul Ceresio Chi cerca il silenzio deve solo salire. Basta lasciare il lungolago di Lugano e puntare verso nord, in direzione della Val Colla, per entrare in un’altra dimensione. Qui il cicloturismo diventa più intimo, più fisico, più montano. La salita verso Tesserete è progressiva, regolare, adatta anche a chi non è uno scalatore puro ma vuole mettersi alla prova. I tornanti si susseguono tra boschi di castagni e piccoli nuclei rurali. Il traffico diminuisce man mano che si guadagna quota e la vista sul Lago di Lugano si apre alle spalle, sempre più ampia. Tesserete è una pausa naturale. Una piazza raccolta, un caffè all’aperto, fontane dove riempire la borraccia. Da qui si può scegliere: proseguire verso i paesi più alti della valle, come Cimadera e Certara, oppure spingersi fino ai piedi del Monte Bar per chi ha ancora energie. La Val Colla è una meta perfetta per le e-bike, ma anche per i ciclisti tradizionali che amano le salite costanti e mai estreme. I dislivelli si fanno sentire il giro completo può superare facilmente i 1.000 metri di salita ma la ricompensa è un paesaggio autentico, lontano dal turismo più affollato del lungolago. Qui il ritmo cambia. Non ci sono piste ciclabili perfettamente asfaltate, ma strade di montagna ben tenute, curve ampie e tratti immersi nel verde. In autunno, il foliage accende i boschi di tonalità rosse e dorate; in estate, l’ombra degli alberi protegge dal caldo. Il rientro verso Lugano è un regalo: una lunga discesa panoramica che riporta gradualmente al lago, con la sensazione di aver attraversato un piccolo mondo sospeso tra acqua e montagna. Per chi ama il cicloturismo che alterna contemplazione e fatica, la Val Colla è un itinerario da segnare in agenda. Non è solo un giro in bici: è un cambio di prospettiva, a Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana fa

    Tra acqua e dogane: la ciclabile del Lago di Lugano tra Porlezza e Gandria C’è un momento preciso, pedalando lungo il Lago di Lugano, in cui il rumore delle auto scompare e resta solo il suono regolare delle ruote sull’asfalto. È il tratto che unisce Porlezza a Gandria, un itinerario transfrontaliero che mescola Italia e Svizzera, acqua e montagna, natura e piccoli borghi affacciati sul lago. Si parte da Porlezza, all’estremità italiana del Ceresio. Il paese, raccolto e tranquillo al mattino, offre subito una pista ciclabile pianeggiante che costeggia il fiume Cuccio e conduce verso il lago. I primi chilometri sono ideali per scaldare le gambe: fondo regolare, traffico limitato, panorami che si aprono gradualmente sulle acque del Lago di Lugano. La rotta segue in parte il tracciato della vecchia ferrovia dismessa, oggi riconvertita in percorso ciclopedonale. Si attraversano gallerie fresche e illuminate, si costeggiano pareti rocciose e si alternano tratti ombreggiati a scorci luminosi sul lago. È un itinerario adatto a tutti: famiglie con bambini, cicloturisti con borse laterali, e-bike in cerca di un giro panoramico senza eccessive pendenze. Superato il confine, l’atmosfera cambia senza cambiare davvero. Le case si fanno più ordinate, le piste più segnalate, ma il paesaggio resta lo stesso: acqua blu intensa e montagne che sembrano tuffarsi direttamente nel lago. L’arrivo a Lugano è spettacolare. La città accoglie il ciclista con un lungolago elegante, giardini curati e la vista sul Monte Brè e sul San Salvatore. Per chi desidera proseguire, l’ultimo tratto verso Gandria è un piccolo gioiello. Il villaggio, un tempo borgo di pescatori e contrabbandieri, appare come un grappolo di case color pastello aggrappate alla montagna. Qui la bici si parcheggia e si continua a piedi tra vicoli stretti e scalinate che raccontano storie di confine. Il percorso complessivo, a seconda delle varianti, varia tra i 25 e i 35 chilometri. Il dislivello è contenuto, ma non mancano brevi strappi che rendono il giro dinamico. Ideale in primavera e in autunno, quando il lago riflette colori più morbidi e il traffico turistico è ridotto. È un itinerario che unisce due Paesi senza mai perdere il filo del paesaggio. Un viaggio breve, ma capace di resta Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 1 giorno fa

    Dalle rotaie all’asfalto verde: quando le ferrovie dismesse diventano piste ciclabili Le ferrovie dismesse possono trasformarsi in piste ciclabili? Non solo possono: in molti casi lo stanno già facendo, diventando simbolo di rinascita urbana e territoriale. Dove un tempo correvano treni locali e merci, oggi pedalano famiglie, sportivi e turisti alla ricerca di percorsi sicuri, panoramici e sostenibili. Un patrimonio dimenticato che torna a vivere In Italia, centinaia di chilometri di linee ferroviarie secondarie sono stati abbandonati nel corso del Novecento, vittime della progressiva riduzione del traffico su rotaia e dello sviluppo della mobilità su gomma. Questi tracciati, spesso immersi in contesti naturali di pregio, sono rimasti per anni inutilizzati. La loro riconversione rappresenta una scelta strategica: le infrastrutture ferroviarie, infatti, sono progettate con pendenze dolci e curve ampie, caratteristiche ideali per la mobilità ciclistica. Inoltre, la presenza di ponti, viadotti e gallerie aggiunge valore paesaggistico e attrattiva turistica ai nuovi percorsi. Esempi virtuosi in Italia Tra i casi più noti c’è la Ciclovia Spoleto-Norcia, realizzata lungo il tracciato della ex ferrovia che collegava Spoleto a Norcia. Il percorso attraversa l’Appennino umbro tra gallerie illuminate e spettacolari viadotti, attirando ogni anno migliaia di cicloturisti. Altro esempio emblematico è la Ciclabile delle Dolomiti, nata dalla trasformazione della storica ferrovia delle Dolomiti. Il tracciato si snoda tra montagne patrimonio naturale e borghi alpini, offrendo un itinerario di grande fascino che unisce sport e valorizzazione del territorio. Anche nel Nord Italia si moltiplicano i progetti di recupero, spesso sostenuti da associazioni come la FIAB, che promuove una rete nazionale di ciclovie e mobilità sostenibile. Benefici economici e ambientali La trasformazione delle ferrovie dismesse in piste ciclabili non è soltanto una scelta ambientale, ma anche economica. Il cicloturismo è un settore in crescita costante e genera ricadute positive su ristorazione, strutture ricettive e commercio locale. Inoltre, il recupero di queste infrastrutture evita il consumo di nuovo suolo e restituisce spazi pubblici alle comunità. Si tratta di un modello di rigenerazione a basso impatto che coniuga tutela del paesaggio, mobilità dolce e sviluppo sostenibile. Una visione per il futuro Il riuso delle linee ferroviarie abbandonate racconta una nuova idea di infrastruttura: non più solo corridoio di trasporto veloce, ma spazio condiviso, accessibile e integrato nel territorio. In un’epoca in cui la sostenibilità è diventata una priorità, pedalare dove un tempo passava il treno non è soltanto un gesto simbolico. È la dimostrazione concreta che il passato può essere reinventato, trasforman Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 2 giorni fa

    La Loira in bicicletta: viaggio lento lungo il fiume dei castelli C’è un modo semplice per capire la Francia senza passare dalle autostrade: seguire il corso della Loira in bicicletta. L’itinerario conosciuto come La Loire à Vélo si sviluppa per oltre 900 chilometri, dall’entroterra fino all’Atlantico, attraversando paesaggi agricoli, città d’arte e una delle più alte concentrazioni di castelli d’Europa. È un percorso che non punta alla sfida sportiva, ma alla continuità del viaggio. Il tratto più frequentato è quello tra Orléans e Tours, circa 120 chilometri pianeggianti che costeggiano il fiume alternando piste ciclabili dedicate e strade secondarie a basso traffico. La segnaletica è chiara, i servizi diffusi, l’organizzazione capillare. La Francia, quando investe sul cicloturismo, lo fa con metodo. La pedalata è regolare, senza strappi. La Loira scorre ampia, con le sue isole sabbiose e gli argini verdi. Ogni pochi chilometri appare una torre, una facciata rinascimentale, un profilo in pietra chiara. Il più celebre è il Castello di Chambord, con le sue geometrie monumentali e la celebre scala attribuita a Leonardo da Vinci. Poco più avanti, il Castello di Chenonceau attraversa il fiume Cher con le sue arcate eleganti, diventando uno dei luoghi più fotografati dell’intero itinerario. Ma ridurre il percorso a una sequenza di monumenti sarebbe un errore. La Loira in bici è soprattutto ritmo rurale: vigneti ordinati, mercati di paese, boulangerie dove fermarsi per una pausa che diventa parte del tragitto. Il fondo è prevalentemente asfaltato o in stabilizzato compatto, adatto a bici da trekking, gravel ed e-bike. Le distanze giornaliere si modulano facilmente: 40 o 60 chilometri al giorno consentono di viaggiare senza fretta, lasciando spazio alle deviazioni. Dal punto di vista tecnico, non ci sono difficoltà rilevanti. Il dislivello è minimo, il vento può incidere ma raramente diventa un ostacolo serio. Il periodo migliore va da aprile a ottobre, con una preferenza per tarda primavera e inizio autunno, quando le temperature sono miti e l’afflusso turistico più contenuto. Arrivando a Tours, con le sue case a graticcio e le piazze animate, si ha la sensazione di aver attraversato una Francia meno spettacolare ma più autentica. Non quella delle metropoli, ma quella delle province operose, dei campi coltivati, dei fiumi lenti. La Loira non impone un’impresa sportiva. Propone piuttosto un patto: rallentare per vedere meglio. In un’epoca che misura tutto in velocità e performance, seguire il corso di un fiume diventa quasi un gesto controcorrente. Ed è forse proprio questa la Continua a leggere

  • Redazione ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 3 giorni fa

    Crono Squadre Puccini Versilia La Crono Squadre Puccini – Versilia – Viareggio si svolgerà il 11 Aprile a Torre del Lago (Viareggio) ed è valida come Campionato Italiano FCI, aperto a tutti gli enti riconosciuti. Un evento che celebra il ciclismo di squadra in uno dei contesti più suggestivi della Toscana, dove sport, natura e cultura si incontrano. La gara si svolgerà nella formula della crono a squadre, con formazioni composte da 6 atleti. Il tempo ufficiale di squadra sarà determinato dal passaggio al traguardo dei primi 4 atleti. Per le squadre miste, ai fini della classifica, tra i primi quattro atleti classificati dovrà essere obbligatoriamente presente almeno una donna; in caso contrario, il tempo ufficiale di squadra sarà rilevato sul passaggio al traguardo della prima atleta donna, che farà fede per la classifica. La manifestazione è aperta a squadre maschili, femminili e miste, oltre alle squadre di fantasia, che potranno essere create direttamente in fase di iscrizione, consentendo anche ad atleti senza una squadra di formare un team per l’occasione. Il percorso si sviluppa in una location unica, sospesa tra mare e lago, completamente immersa nella natura. Si pedala tra la pineta incontaminata di Torre del Lago, il mare della Versilia e le acque suggestive del Lago di Massaciuccoli, in un ambiente che invita alla concentrazione, al ritmo e al respiro. È in questi luoghi che ha vissuto e trovato ispirazione Giacomo Puccini, componendo alcune delle sue opere più celebri. Pedalare qui significa attraversare un paesaggio che parla di bellezza, silenzio e armonia, dove il tempo non è solo quello del cronometro. La Crono Squadre Puccini – Versilia – Viareggio non è soltanto una gara valida per il titolo tricolore, ma un’esperienza che unisce agonismo, spirito di squadra ed emozione, in Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 3 giorni fa

    European Cycling Tourism Market Set to Boom nel 2026: impatti per i viaggiatori su due ruote Il cicloturismo europeo si prepara a entrare in una nuova fase di espansione. Le previsioni per il 2026 indicano una crescita significativa del mercato del turismo in bicicletta, trainata dalla domanda di viaggi sostenibili, dall’aumento dell’uso delle e-bike e da investimenti sempre più consistenti nelle infrastrutture ciclabili. Un trend che promette ricadute concrete non solo per operatori e territori, ma soprattutto per chi sceglie di viaggiare pedalando. Un settore in accelerazione Negli ultimi anni il cicloturismo è passato da nicchia a segmento strutturato dell’offerta turistica europea. La combinazione tra attenzione ambientale, benessere fisico e desiderio di esperienze autentiche ha spinto un numero crescente di viaggiatori a scegliere la bicicletta come mezzo principale di esplorazione. Nel 2026, secondo le analisi di mercato, questa tendenza è destinata a rafforzarsi ulteriormente, con un aumento sia dei flussi interni sia di quelli internazionali. A sostenere la crescita contribuisce anche la progressiva destagionalizzazione: pedalare non è più solo un’attività estiva, ma una modalità di viaggio praticabile in primavera e in autunno, con benefici diretti per le economie locali. Infrastrutture e reti europee Uno dei pilastri dello sviluppo è rappresentato dalle grandi reti ciclabili continentali. Il sistema EuroVelo, che collega decine di Paesi attraverso itinerari a lunga percorrenza, continua ad ampliarsi e a migliorare in termini di segnaletica, sicurezza e servizi. Per il cicloturista questo significa poter attraversare confini nazionali con maggiore continuità, pianificando viaggi di più settimane su percorsi riconoscibili e sempre meglio attrezzati. Parallelamente, molte regioni investono su ciclovie locali e interregionali, spesso recuperando ferrovie dismesse, argini fluviali e strade secondarie, trasformandole in corridoi verdi dedicati alla mobilità lenta. E-bike e digitalizzazione Un altro fattore chiave del boom previsto per il 2026 è la diffusione delle biciclette a pedalata assistita. Le e-bike ampliano il pubblico potenziale del cicloturismo, rendendo accessibili itinerari collinari e montani anche a chi non ha una preparazione atletica avanzata. Questo ha un impatto diretto sull’offerta turistica, che si diversifica con pacchetti pensati per coppie, famiglie e viaggiatori senior. Cresce anche il ruolo del digitale: app di navigazione, sistemi di prenotazione online e mappe interattive semplificano l’organizzazione del viaggio e favoriscono l’autonomia dei cicloturisti, riducendo la necessità di intermediazione tradizionale. L’impatto sui territori Per le destinazioni, il cicloturismo rappresenta una leva di sviluppo sostenibile. I viaggiatori in bici tendono a fermarsi più a lungo, a utilizzare strutture ricettive di piccole dimensioni e a consumare prodotti locali. Un modello che distribuisce la spesa su aree spesso escluse dai grandi flussi turistici. Organizzazioni come la European Cyclists’ Federation sottolineano come il cicloturismo possa contribuire alla rigenerazione delle aree rurali e interne, favorendo occupazione e imprenditoria locale senza gli impatti negativi del turismo di massa. Cosa cambia per i cicloturisti Per chi viaggia in bicicletta, il 2026 potrebbe tradursi in un’offerta più ampia e strutturata: percorsi meglio segnalati, alloggi bike-friendly, servizi di assistenza e trasporto bagagli sempre più diffusi. Allo stesso tempo, l’aumento della domanda impone una sfida: preservare lo spirito del viaggio lento, evitando che la crescita snaturi l’esperienza. Il boom annunciato non è solo una questione di numeri, ma di qualità. Se ben governato, il cicloturismo europeo può diventare uno dei modelli più efficaci di turismo responsabile, capace di coniugare libertà d Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 4 giorni fa

    Il telaio da viaggio non è una moda: perché oggi è il vero cuore della bici da cicloturismo Nel cicloturismo si parla spesso di borse, rapporti, gomme e accessori. Ma c’è un elemento che più di ogni altro determina il successo – o il fallimento – di un viaggio su due ruote: il telaio. Negli ultimi anni, complice l’evoluzione del bikepacking e dei viaggi a lungo raggio, il telaio da viaggio è tornato al centro del dibattito tecnico, distinguendosi sempre più nettamente da quello stradale o gravel “adattato”. Non è solo una questione di materiali. È una filosofia progettuale. Geometrie pensate per stare in sella tutto il giorno La prima grande differenza tra un telaio da viaggio e uno sportivo riguarda le geometrie. Il cicloturismo richiede stabilità, prevedibilità e comfort, soprattutto quando la bici è carica. I telai da viaggio moderni presentano: angoli di sterzo più aperti, per una guida stabile anche a bassa velocità; carro posteriore più lungo, che migliora la distribuzione dei pesi e riduce il rischio di contatto tra talloni e borse; stack più alto e reach più contenuto, per una posizione meno aggressiva e più sostenibile nel tempo. Il risultato è una bici che non invita allo scatto, ma alla continuità. Un mezzo che perdona gli errori e accompagna il ciclista per ore, giorno dopo giorno. Acciaio, alluminio o titanio? Conta più il progetto del materiale Nel dibattito sui telai da viaggio il materiale resta un tema caldo. L’acciaio continua a essere il riferimento per molti viaggiatori, grazie a: elasticità naturale, facilità di riparazione, comportamento prevedibile sotto carico. Ma l’alluminio, se ben progettato, ha colmato molte lacune del passato, mentre il titanio rappresenta una nicchia di altissimo livello, capace di unire comfort, leggerezza e resistenza alla corrosione. La vera discriminante, però, non è il materiale in sé, ma come il telaio è stato pensato: spessori, rinforzi nei punti critici, compatibilità con carichi elevati. Un buon telaio da viaggio nasce prima sul tavolo del progettista e solo dopo in fabbrica. Predisposizioni: il telaio come piattaforma modulare Il cicloturismo contemporaneo è sempre più ibrido. Portapacchi, borse morbide, portaborracce extra, dinamo, parafanghi: tutto deve convivere senza compromessi. Per questo i telai da viaggio moderni sono diventati vere e proprie piattaforme modulari. Le caratteristiche più richieste includono: attacchi multipli per portaborracce e cargo cage, occhielli per portapacchi anteriori e posteriori, compatibilità con parafanghi e coperture larghe, passaggio cavi pensato per semplicità e manutenzione. Un telaio ben progettato non impone un solo modo di viaggiare, ma si adatta a stili diversi: dal viaggio classico con borse rigide al bikepacking minimalista. Ruote larghe e standard “pratici” Altro elemento chiave è la compatibilità con ruote e pneumatici generosi. Il telaio da viaggio non insegue le mode estreme, ma privilegia soluzioni collaudate: spazio per gomme larghe, spesso oltre i 50 mm; standard diffusi e facilmente reperibili; forcellini e dropout robusti, pensati per carichi elevati. In questo senso, molti produttori stanno tornando a standard meno esasperati e più orientati alla riparabilità globale, un aspetto cruciale quando si viaggia lontano dai centri specializzati. Comfort strutturale: quando il telaio lavora per il ciclista Nel viaggio lungo il comfort non è un lusso, ma una necessità. Un telaio da viaggio efficace assorbe vibrazioni, riduce l’affaticamento e contribuisce alla salute del ciclista tanto quanto una buona sella o una corretta posizione. Foderi sottili, tubazioni conificate e una progettazione attenta alla flessione controllata fanno la differenza. Non si tratta di “ammortizzare”, ma di filtrare: lasciare passare le informazioni utili della strada, attenuando ciò che alla lunga stanca. Il telaio come compagno di viaggio, non come oggetto di performance A differenza del ciclismo sportivo, nel cicloturismo il telaio non è giudicato per i watt risparmiati, ma per i problemi evitati. È una componente che lavora nell’ombra, ma che diventa protagonista quando qualcosa va storto o quando tutto funziona alla perfezione. Un buon telaio da viaggio non promette velocità. Promette continuità. È quello che, anche dopo mille chilometri, invita a risalire in sella il mattino se Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 5 giorni fa

    La Via Verde della Sierra: pedalare tra gallerie, viadotti e pueblos blancos Nel sud della Spagna esiste un percorso che sembra fatto apposta per chi ama il cicloturismo lento, panoramico e ricco di storia. È la Via Verde della Sierra, uno dei tracciati ciclabili più affascinanti dell’Andalusia, ricavato da una linea ferroviaria mai entrata in funzione. Il percorso si snoda per circa 36 chilometri, tra le province di Cadice e Siviglia, attraversando un paesaggio dominato da oliveti, colline calcaree e pueblos blancos arroccati sulle alture. L’assenza di traffico motorizzato e le pendenze dolci lo rendono ideale anche per famiglie e cicloturisti meno allenati. Uno degli elementi più suggestivi sono le 30 gallerie e i numerosi viadotti in pietra, testimonianza di un progetto ferroviario di fine Ottocento mai completato. Pedalare al loro interno significa viaggiare nel tempo, con il fresco naturale delle gallerie che regala sollievo soprattutto nelle giornate più calde. La tappa più iconica è Olvera, con il suo castello e la chiesa che dominano il paese, offrendo una vista spettacolare sulla campagna andalusa. Lungo il percorso non mancano aree di sosta, vecchie stazioni ferroviarie riconvertite e punti di ristoro. La Via Verde della Sierra è più di una pista ciclabile: è un esempio riuscito di turismo sostenibile, dove la bicicletta diventa il mezzo perfetto per scoprire un’ Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 5 giorni fa

    Da Girona alla Costa Brava: tra colline catalane e Mediterraneo Girona è ormai considerata una delle capitali europee del ciclismo, ma basta uscire di pochi chilometri dal centro storico per capire perché. Uno dei percorsi più amati dai cicloturisti è quello che collega la città catalana alla Costa Brava, seguendo l’antico tracciato ferroviario oggi noto come Via Verde del Carrilet. Il percorso misura circa 40 chilometri e collega Girona a Sant Feliu de Guíxols, sul Mediterraneo. Si parte dalle rive del fiume Onyar e si pedala inizialmente tra campi coltivati e piccoli borghi medievali, con un fondo compatto e ben curato, perfetto per gravel e bici da viaggio. Avvicinandosi alla costa, il paesaggio cambia gradualmente: le colline si fanno più pronunciate, la vegetazione diventa mediterranea e l’aria salmastra anticipa l’arrivo al mare. Le vecchie stazioni ferroviarie, oggi riconvertite in bar o punti informativi, raccontano la storia di un territorio che ha saputo reinventarsi. L’arrivo a Sant Feliu de Guíxols è il premio finale: spiagge, porto, lungomare e la possibilità di proseguire lungo la costa o concedersi una pausa gastronomica a base di pesce e cucina catalana. Questo itinerario rappresenta una sintesi perfetta tra ciclismo, cultura e mare, ed è ideale in primavera e autunn Continua a leggere

  • Redazione ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 6 giorni fa

    Alpe Cimbra in Bicicletta Natura, Sport e Turismo Attivo nel Cuore del Trentino Alpe Cimbra in Bicicletta: Natura, Sport e Turismo Attivo nel Cuore del Trentino L’Alpe Cimbra rappresenta una delle aree alpine più interessanti del Trentino per chi sceglie una vacanza in bicicletta, sia essa all’insegna della mountain bike, del cicloturismo o della bici da strada. Un territorio ampio, vario e accessibile, ideale per chi desidera pedalare immerso nella natura senza rinunciare a servizi turistici di qualità. Tra altipiani, boschi e panorami aperti sulle Dolomiti, l’Alpe Cimbra si presta a essere esplorata lentamente, seguendo strade secondarie, sentieri forestali e percorsi dedicati alle due ruote. MTB e Outdoor: un Territorio Pensato per i Biker Chi pratica mountain bike trova sull’Alpe Cimbra un ambiente particolarmente favorevole: i percorsi si sviluppano su un’ampia rete di strade sterrate e trail naturali, con dislivelli modulabili e tracciati adatti sia a chi muove i primi passi sia ai biker più esperti. I sentieri attraversano ambienti diversi – boschi, pascoli, zone panoramiche – e permettono di costruire itinerari personalizzati, anche su più giorni, combinando sport, relax e scoperta del territorio. Cicloturismo per Tutti: Famiglie, E-Bike e Viaggi Lenti L’Alpe Cimbra è una destinazione ideale anche per il cicloturismo e per chi viaggia in e-bike. Le pendenze generalmente regolari, la presenza di percorsi protetti e la possibilità di collegare più località rendono l’area perfetta per un turismo attivo e sostenibile. Le famiglie possono scegliere itinerari brevi e sicuri, mentre i cicloturisti più allenati possono affrontare tour giornalieri più lunghi, con soste in borghi alpini, malghe e punti di interesse storico e naturalistico. Bici da Strada: Allenamento e Panorami di Montagna Per gli appassionati di bici da strada, l’Alpe Cimbra offre salite impegnative ma regolari, ideali per l’allenamento in quota. Le strade, generalmente poco trafficate, si sviluppano tra vallate e altipiani, regalando panorami aperti e un contesto ideale per chi cerca prestazioni e tranquillità. È una zona apprezzata sia da amatori sia da ciclisti più esperti che desiderano preparare gare o migliorare la propria resistenza in ambiente montano. Servizi Bike Friendly e Ospitalità Uno dei punti di forza dell’Alpe Cimbra è l’attenzione ai servizi dedicati ai ciclisti. Strutture ricettive orientate al turismo outdoor, noleggi bici, assistenza tecnica e proposte guidate rendono semplice organizzare una vacanza su misura. L’offerta turistica è pensata per accogliere il ciclista in tutte le fasi del viaggio: dalla pianificazione dei percorsi al recupero post-uscita, fino alla scoperta dell’enogastronomia locale. Pedalare per Scoprire il Territorio La bicicletta diventa sull’Alpe Cimbra uno strumento per conoscere il territorio in modo autentico. Lungo i percorsi si incontrano tracce della storia alpina, architetture rurali, pascoli d’alta quota e testimonianze legate alla cultura locale. Pedalare qui significa unire sport, natura e identità territoriale, vivendo un’esperi Continua a leggere

  • Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 6 giorni fa

    Sentiero della Bonifica: 62 chilometri nel cuore della Toscana etrusca Un viaggio in bicicletta tra storia e natura lungo il Canale Maestro della Chiana. Il tracciato pianeggiante collega Arezzo a Chiusi attraversando laghi, riserve naturali e borghi millenari Pedalare lungo il Sentiero della Bonifica significa compiere un viaggio nel tempo attraverso uno dei territori più affascinanti della Toscana. Questo percorso ciclabile di circa 62 chilometri, interamente su sterrato in terra battuta, costeggia il Canale Maestro della Chiana unendo le province di Arezzo e Siena in un’esperienza adatta a tutti i livelli di preparazione fisica. L’antica strada utilizzata dai manovali per la manutenzione del canale e delle chiuse è oggi una ciclovia completamente chiusa al traffico veicolare, che si snoda tra paesaggi d’acqua, testimonianze storiche e produzioni agricole di eccellenza. Il tracciato, totalmente pianeggiante e privo di dislivelli, fa parte della EuroVelo 7, la Ciclovia del Sole che collega Capo Nord a Malta, ed è particolarmente adatto al turismo sportivo familiare. Un territorio tra bonifica e civiltà etrusca Il punto di partenza è strategicamente posizionato nel luogo dove si trova l’argine artificiale che segna il confine tra la Chiana toscana, che digrada verso l’Arno, e la Chiana romana, che defluisce verso il Tevere. La prima parte del sentiero regala atmosfere da sogno: si pedala in aree verdeggianti tra il lago di Chiusi e il lago di Montepulciano, antiche testimonianze della palude originaria e oggi luoghi ideali per piacevoli soste. Nei pressi del lago di Montepulciano, area protetta che si trova lungo un’importante via migratoria tra Arno e Tevere, una sosta è d’obbligo per gli amanti del birdwatching. Il Centro Visite “La Casetta” mette a disposizione capanni e piattaforme per l’osservazione dell’avifauna, con la possibilità di navigare sulle acque del lago. Il vicino lago di Chiusi, chiamato in passato “Chiaro di Luna” per una leggenda che narra di come la dea Noctiluca vi si specchiasse nelle notti serene, rappresenta un’oasi WWF dove è possibile ammirare numerose specie di animali protetti e uccelli migratori. Deviazioni verso borghi d’arte All’altezza del chilometro 37, il Sentiero dei Principi Etruschi si innesta sulla destra della pista ciclabile offrendo un’affascinante deviazione di 12 chilometri verso Cortona. Il borgo medievale, abitato fin dall’VIII secolo avanti Cristo quando gli etruschi lo chiamavano Curtun, si erge come avamposto della Val di Chiana aretina. La salita finale è decisamente impegnativa, ma la ricompensa di esplorare una città così ricca di storia ripaga abbondantemente la fatica. Il tratto aretino del percorso si addentra nell’anima agricola della Val di Chiana, la Toscana del vino, dell’olio extravergine d’oliva e del grano che qui si arricchisce di produzioni pregiate di pere, mele e susine. Lungo il sentiero si susseguono ponti di ferro, colmate e manufatti idraulici storici, testimonianze dell’opera secolare di bonifica che ha coinvolto ingegneri, matematici e idraulici illustri, da Leonardo da Vinci a Vittorio Fossombroni, tecnico illuminato che vi lavorò per oltre 50 anni fino alla sua morte nel 1844. Un’esperienza bike-friendly Il percorso si distingue per la forte caratterizzazione turistica nel senso della piena fruibilità, così come avviene per le piste ciclabili europee destinate a chi viaggia senza fretta utilizzando la bici come mezzo per vivere pienamente il territorio. L’altimetria decisamente piatta la rende adatta a viaggi per famiglie con bambini, offrendo quella Toscana dai profili collinari e montuosi che qui si distende e diventa amica anche di ciclisti non necessariamente allenati. La ciclabile del Canale Maestro della Chiana è anche un’occasione per entrare in contatto diretto con luoghi e persone che raccontano il territorio attraverso importanti produzioni come vino, olio, frutta e la celebre carne chianina. Seguendo la ciclabile si scoprono cantine, frantoi e artigiani ignorati dalle rotte tradizionali del turismo, in una sorta di via preferenziale verso il cuore di una valle frequentata ma sconosciuta da chi l’attraversa in auto o in treno. Il percorso in linea, abbinato al trasporto integrato con il treno grazie alle stazioni di Chiusi e Arezzo, permette di effettuare l’intero tracciato senza dover tornare sui propri passi. I servizi dedicati lungo il percorso – noleggio bici, trasporto bagagli, punti assistenza e strutture turistico-ricettive specializzate – rendono questa strada ciclabile un punto di riferimento nel cuore della Toscana, facilmente raggiungibile e perfettamente organizzata per accogliere cicloturisti da tutta Europa. Brevi deviazioni dal percorso principale permettono di effettuare un vero e proprio viaggio alla scoperta di città d’arte come Montepulciano, Chiusi, Castiglion Fiorentino e naturalmente Cortona, trasformando una semplice pedalata in un’esperienza culturale completa attrav Continua a leggere

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