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Una settimana in bikepacking: quello che impari davvero quando parti

C’è un momento preciso, quando chiudi la zip dell’ultima borsa e guardi la bici carica, in cui capisci che non stai per fare un semplice giro in bicicletta. Stai per andare via davvero. Una settimana in bikepacking è abbastanza lunga da farti cambiare ritmo, pensiero e anche un po’ pelle.All’inizio porti sempre troppa roba. È inevitabile. Anche se hai pesato tutto, anche se hai fatto la lista tre volte, qualcosa di inutile finirà comunque in una borsa. E qualcosa che servirà davvero, ovviamente, resterà a casa. Fa parte del gioco.

Dopo il primo giorno impari la prima grande lezione: ogni grammo si sente. In salita soprattutto. È lì che inizi a guardare con sospetto quella maglietta “nel caso servisse” o quel secondo paio di pantaloncini “per sicurezza”.

Il bikepacking ti insegna a semplificare. Due completi da bici bastano. Uno lo lavi la sera, uno lo usi il giorno dopo. Il resto è superfluo. Anche mentalmente.
Poi c’è il tempo. Il secondo insegnamento. Dopo due o tre giorni smetti di guardare l’orologio. Guardi il cielo, il vento, le gambe. Parti quando sei pronto. Ti fermi quando trovi un posto che ti piace. Non quando “dovresti”.

La notte cambia tutto. Dormire in tenda, in un bivacco, o in una stanza trovata all’ultimo momento ti fa sentire dentro il viaggio, non solo di passaggio. La bici diventa casa, tavolo, armadio e compagna silenziosa.

E infine c’è la cosa più bella: la testa si svuota. Rimangono solo la strada davanti, il rumore delle ruote e la prossima salita.
Dopo una settimana torni diverso. Non più forte. Più leggero. Dentro.

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