Tunisia in bicicletta: dal Mediterraneo al Sahara, il viaggio dove l’orizzonte non finisce mai
Non esiste un modo migliore per capire la Tunisia che attraversarla lentamente. E non esiste modo più lento e più intenso della bicicletta.
La strada parte dal blu del Mediterraneo e si perde, chilometro dopo chilometro, nell’oro del deserto. È un viaggio che non è solo geografico, ma culturale, umano, quasi interiore. Pedalare in Tunisia significa attraversare mondi diversi in pochi giorni: città antiche, villaggi berberi, oasi verdi come miraggi e distese di sabbia che sembrano non finire mai.
Il nostro itinerario comincia da Hammamet, sulla costa nord-orientale. Qui il mare è calmo, le palme ondeggiano al vento e il traffico, almeno nelle prime ore del mattino, lascia spazio al rumore delle onde e al fruscio delle gomme sull’asfalto. Le prime tappe scorrono veloci, tra strade costiere e campagne coltivate a ulivi. È una Tunisia gentile, accogliente, quasi europea.Ma basta puntare la ruota verso sud perché il paesaggio inizi a cambiare.
La strada che cambia colore
Dopo Kairouan, città santa e cuore spirituale del paese, il verde inizia a diradarsi. Le colline diventano più secche, la luce più intensa, l’aria più ferma. Il cicloturista se ne accorge subito: il sole pesa sulle spalle, il vento caldo soffia spesso contro, e le distanze cominciano ad avere un altro significato.
Pedalare qui non è mai banale. Le strade sono dritte, lunghissime, e l’orizzonte sembra non avvicinarsi mai. Ma è proprio in questa apparente monotonia che si nasconde la magia: ogni piccolo villaggio è un incontro, ogni bar polveroso una storia, ogni sorriso un invito a fermarsi.
A Gafsa e poi verso Tozeur, la Tunisia mostra il suo volto più sorprendente. All’improvviso, nel nulla, appaiono le oasi. Migliaia di palme, canali d’acqua, orti, ombra. È come entrare in un altro mondo dopo ore di luce accecante.
Tozeur e il confine del deserto
Tozeur è una tappa che ogni cicloturista dovrebbe segnare in rosso sulla mappa. Non solo per la sua architettura in mattoni color sabbia, ma perché rappresenta una soglia: oltre c’è il Sahara.
Qui il viaggio cambia ancora. Le borse della bici sono piene d’acqua, la testa di rispetto. La strada verso Douz, la “porta del deserto”, è uno dei tratti più emozionanti e più duri. Il vento può essere feroce, il caldo implacabile, ma il silenzio… il silenzio è qualcosa che non si dimentica.
Pedalare in mezzo al nulla, con le dune che cominciano a comparire all’orizzonte, è un’esperienza quasi meditativa. Non c’è traffico, non c’è rumore. Solo il respiro, la catena che gira e il battito del cuore.
Ospitalità che non si impara nei libri
Una delle sorprese più grandi di questo viaggio non è il paesaggio, ma le persone.
In Tunisia il ciclista non passa inosservato. I bambini salutano, gli adulti chiedono da dove vieni e dove stai andando. Spesso non parlano la tua lingua, ma non importa: un tè alla menta, un pezzo di pane, un posto all’ombra si trovano sempre.
Più di una volta ci siamo sentiti dire: “Bienvenue, repose-toi” benvenuto, riposati. Ed è in quei momenti, seduti su una sedia di plastica davanti a una casa nel nulla, che il viaggio acquista un valore che va oltre i chilometri.
Un viaggio per chi ama la strada, non solo la meta
La Tunisia in bicicletta non è un itinerario “facile”. Richiede organizzazione, rispetto per il clima, capacità di adattamento. Ma è proprio questo che lo rende speciale.Non è un viaggio da collezionare in foto, è un viaggio da vivere con lentezza. È per chi ama le strade che sembrano non portare da nessuna parte. Per chi trova bellezza nella fatica. Per chi sa che certe frontiere non sono su una mappa, ma dentro di noi.Quando, alla fine, si mette la bici contro una duna e ci si siede a guardare il sole scendere nel Sahara, si capisce che non si è semplicemente attraversato un paese. Si è attraversato un modo diverso di guardare il mondo.
