La Costa Verde, nel sud-ovest della Sardegna, è una delle mete più suggestive per chi ama il cicloturismo naturalistico. Il litorale si estende per circa 47 chilometri da Capo Frasca a Capo Pecora, nel territorio del comune di Arbus, ed è considerato una delle zone a più bassa densità abitativa dell’intera isola. Il nome della costa deriva dalla folta vegetazione di ginepro, lentischio, corbezzolo e ginestra che riveste le colline fino a ridosso del mare.
Sebbene il tratto non sia ancora completamente segnalato e attrezzato su tutto il percorso, un itinerario ciclabile di circa 160 chilometri che unisce Capo Frasca a Buggerru fa parte del progetto della Ciclovia della Sardegna, inserito nella rete nazionale Bicitalia, e attraversa le dune di Piscinas, le miniere di Ingurtosu e il borgo di Arbus. Il percorso più impegnativo si sviluppa proprio nel tratto che dall’Oristanese conduce verso il Sulcis, con deviazioni verso i siti minerari dismessi di Arbus e Guspini prima di ricongiungersi alla costa in prossimità di Fluminimaggiore e Buggerru.
Lungo la strada si susseguono alcune delle spiagge più fotografate della Sardegna: le Sabbie d’Oro di Pistis, la baia di Torre dei Corsari e naturalmente Piscinas, dove le dune possono raggiungere i 50 metri di altezza, tra le più estese d’Europa. Proprio su queste spiagge selvagge la tartaruga Caretta caretta sceglie ancora oggi di deporre le uova, un dettaglio che testimonia quanto l’area sia rimasta incontaminata nonostante il passato industriale.
Il tracciato, in gran parte su strade secondarie e sterrate, alterna salite impegnative e panorami mozzafiato, con tratti che si affacciano direttamente sul mare. Addentrandosi nell’entroterra si incontra Ingurtosu, oggi un vero e proprio villaggio fantasma, dove sorgeva uno dei complessi minerari più importanti della Sardegna. Le miniere di Montevecchio, Ingurtosu e Gennamari arrivarono a produrre circa il 10 per cento della produzione mondiale di piombo e zinco, prima della chiusura definitiva degli impianti avvenuta nel 1991. Il vecchio Pozzo Gal, realizzato nel 1924 nella valle di Is Animas, è stato restaurato e oggi ospita un museo multimediale dedicato alla memoria del territorio minerario.
Proseguendo verso sud, oltre Capo Pecora, il percorso raggiunge Buggerru, borgo minerario affacciato sul mare che conserva ancora testimonianze del suo passato industriale legato all’estrazione del piombo argentifero. Nei dintorni si trovano altre testimonianze di archeologia mineraria, come la Laveria di Nebida e il celebre Pan di Zucchero, faraglione alto circa 132 metri che emerge dal mare nei pressi di Masua, tra i più alti d’Europa.
Diversi progetti di valorizzazione sostenuti dal GAL Linas Campidano, che riunisce i comuni di Arbus, Gonnosfanadiga, Guspini e Villacidro, e dal Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna puntano a completare la segnaletica e a creare una rete di servizi per i cicloturisti, con strutture ricettive e punti d’acqua lungo tutto il percorso. L’obiettivo dichiarato è quello di trasformare un patrimonio ancora poco strutturato in un’offerta turistica organica, capace di attrarre chi cerca un’esperienza lontana dal turismo balneare tradizionale.
La Costa Verde rappresenta un esempio concreto di turismo lento e responsabile: un luogo dove la bicicletta diventa il mezzo ideale per scoprire paesaggi ancora intatti e testimonianze uniche della storia mineraria sarda. Tra dune che ricordano un deserto, borghi abbandonati e scogliere a picco sul mare, questo angolo di Sardegna racconta una storia fatta di lavoro, natura e resistenza, oggi riscoperta a un ritmo più umano, quello delle due ruote.












