fbpx

Ultimi Articoli

Rimani in contatto

Seguici sui social

Le catene muscolari nel ciclismo

Con l’Osteopata Meoni Cristiano, il Podologo Francesco Rossetti e il Biomeccanico Paolo Ferrali parliamo delle catene muscolari.

Cristiano: Il nostro corpo si muove grazie a una sinergia fra muscoli. Questi muscoli vengono chiamati in termini tecnici catene muscolari, sono diverse, tanti muscoli intervengono in più catene muscolari. Servono per farci muovere, per piegarsi, per estendersi.
Quello che ci interessa a noi principalmente è capire come vengono utilizzate nel ciclismo e l’importanza che hanno nel ciclismo. La bicicletta è uno sport che si dice a catena cinetica chiusa questo fa sì che andiamo a sviluppare e a stimolare determinati tipi di muscoli che partono dal piede e arrivano alla cervicale e viceversa scendono anche verso il basso. Un piccolo esempio è il diaframma, il diaframma entra in tutte le catene muscolari, ecco perché l’importanza dei trattamenti che facciamo anche noi osteopati sul respirazione diaframmatica, soprattutto sugli sportivi.
Detto questo vorrei passare la parola Paolo, biomeccanico è che ci spiegherà come arrivano le catene muscolari, quali muscoli vengono coinvolti, quali lui studia.

Paolo: Nella fase dell’avvio della pedalata il lavoro è dell’estensore dell’anca. Andiamo a richiamare totalmente il muscolo del gluteo e la catena posteriore dei muscoli.
Io tengo molto ad ottimizzare la pedalata perché se ogni muscolo riesce a fare il proprio lavoro, quindi ha un carico preciso nella fase della pedalata, come resa è anche come durata il ciclista riesce ad avere una maggiore prestazione.
Tutto questo viene ottimizzato sulla base del posizionamento della tacchetta.
Mi è capitato molte volte di clienti con problemi al piriforme quindi cerco di posticipare l’inizio della pedalata dal punto superiore perché porto al lavoro prima l’estensione del ginocchio.

C: Sì, il piriforme è uno dei muscoli coinvolti. Il piriforme è un muscolo è un muscolo abbastanza piccolo, la famosa sindrome del piriforme perché ci passa il nervo sciatico può creare una sciatalgia.
Comunque il piriforme nella bicicletta, insieme al grande gluteo, insieme anche al medio gluteo che è uno stabilizzatore dell’anca, se non corretto può portare veramente ha delle problematiche di schiena

Francesco: Lavorando sia con i ciclisti che su i podisti quando hanno questa sindrome del piriforme faccio fare degli esercizi ben precisi, sia sul medio gluteo sia sul tibiale posteriore, esercizi molto semplici da fare però importanti perché sono degli stabilizzatori dell’arto inferiore.
Io cerco di rafforzare il tibiale perché è un muscolo che spesso non è molto tonico e tanti problemi sull’instabilità piede e anca vengono dal fatto che il tibiale posteriore è ipotonico e anche il medio gluteo.

P: Infatti per quel tipo di fastidio molte volte ho risolto posizionando la tacchetta oltre il metatarso, leggermente più verso la punta.

Nella corsa sono molto più usati i muscoli dell’anca rispetto nel ciclismo, perché è una catena cinetica aperta e andiamo a “battere” la battuta del piede. Questo porta le contrazioni delle catene muscolari fino in alto in maniera molto più violenta e quindi gli stabilizzatori dell’anca, gli stabilizzatori del ginocchio, gli stabilizzatori della caviglia ma anche quelli della colonna vertebrale fino a cima alle spalle e via discorrendo vengono molto più usati.
Nella bicicletta ci sono delle altre bascule, i muscoli sono gli stessi però ci sono altri meccanismi di bascula che ti attivano altri muscoli.
Uno dei muscoli che viene maggiormente attivato nella bicicletta, e che porta tanti ciclisti nel mio studio, è il quadrato dei lombi è molto profondo, è un muscolo che agisce nei cambi di direzione in bicicletta, durante la pedalata quando basculiamoe e, nel momento in cui c’è un posizionamento scorretto nella bici o un sovraccarico funzionale tanti pazienti vengono da me con il mal di schiena.

F: Io ho notato queste problematiche spesso quando ci sono delle bascule, delle rotazioni, delle deviazioni importanti del bacino perché a il grande dorsale cerca di correggerle.

C: Tutto dipende dalla posizione.
Consideriamo che il paziente parte da uno schema suo personale che è legato al suo stile di vita, una qualsiasi caduta può creare un’alterazione di questo schema primario o adattativo che lui ha e adattare uno schema sopra imposto che coinvolge queste catene muscolari.

P: è importante avere la possibilità di avere un atteggiamento accompagnatorio sulla pedalata perché c’è questa sorta di acconsentimento al gesto della pedalata, quindi avere un leggero spostamento essendo già di per sé in catena cinetica chiusa può evitare neuropatie.
Dove può nascere un problema da cattivo posizionamento? Spesso mi sono capitati dei clienti che hanno avuto dei problemi al femorale, quindiun cattivo posizionamento della tacchetta posizionata troppo avanzata rispetto al baricentro del piede quindi si porta in iperestensione la fascia muscolare posteriore. Un’altro cattivo posizionamento potrebbe essere l’altezza della sella o il troppo vanzamento in sella.

C: Io voglio voglio veramente fare una piccola divisione fra quelli che sono dolori di tipo miofasciale e dolori di tipo articolare.
I dolori più comuni che trovo nel ciclista possono essere di due tipi: un dolore di gruppo muscolare che si chiama di tipo miofasciale, non è legato solo alla fibra del muscolo ma anche proprio al rivestimento, posso trovare lo stesso dolore ma concausa articolare quindi una limitata estensione del ginocchio, limitata rotazione del ginocchio, una limitata mobilità dell’anca, problematiche della colonna e possono portare a degli schemi.
Questo per ribadire la soggettività del paziente, lo stesso dolore in persone diverse non è detto che abbia come origine lo stesso problema quindi il sta all’osteopata capire quale struttura dover rifunzionalizzare, il podologo deve capire se questa rifunzionalizzazione deve essere stabilizzata con degli esercizi e il biomeccanico deve soggettivizzare quello che noi abbiamo funzionalizzato nell’espressione della pedalata è quindi in bici.

Noi siamo esseri umani che ogni giorno crescono, ogni giorno cambiano, ogni giorno lavorano, si allenano quindi la posizione in bici va abbastanza controllata. Dipende dalla quantità di chilometri che facciamo, una caduta, una sovraccarica d’allenamento, un dimagrimento va controllata la posizione sulla bicicletta.

F: Ci sono catene muscolari che come si diceva prima per avere una salute buona devono funzionare in modo equilibrato. Quindi diciamo che il nostro lavoro è quello poi fondamentalmente di creare un’armonia, una sinergia per queste tra queste sta queste catene.

Per chi nasce con una struttura che ha già delle problematiche bisogna porre più attenzione, bisogna lavorarci di più perché alle catene hanno già delle problematiche.

P: Durante i miei test io faccio molta attenzione alla spina dorsale, per vedere se ci possono essere problemi di scoliosi. Nelle persone dove visivamente si vede uno spostamento posturale cerco di scorciare molto la distanza che intercorre tra sella e attacco manubrio in modo da togliere questo basculamento.
Cosa accade cosa accade in un soggetto con scoliosi a livello muscolare o miofasciale?

C: Allora innanzitutto, la parola esatta è rotoscoliosi, perché praticamente abbiamo dei corpi vertebrali che ruotano sullo stesso asse, di solito sono più gruppi vertebrali e praticamente la colonna si adatta su queste rotazioni.
Ovviamente tutta la muscolatura superficiale e profonda, la scoliosi agisce principalmente sulla muscolatura tonica, quindi quando una persona con scoliosi si mette a fare un’attività come il ciclismo ovviamente va a lavorare molto la muscolatura fasica, quindi ci sono praticamente degli adattamenti che più o meno sono simili a una persona che non ha una scoliosi.
Cambia la situazione nella posizione della bici, ovviamente una scoliosi può generare un’alterazione nelle dimensioni del posizionamento della bici.
Penso che la cosa migliore sia avvicinare la sella e il manubrio quindi chiudere l’angolo della colonna in cui le spalle stanno più rilassate.
Il corpo umano ha tre regole fondamentali: comfort, economia ed equilibrio. ça scoliosi è un disequilibrio, bisogna andare a stimolare in particolare quelli che sono i muscoli tonici per conservare le tre regole.

F: Considerate ciclismo uno sport completo o ha qualche deficit? Lavorano tutte le catene muscolari nel ciclismo oppure bisogna implementare altri sport?

P: Io lo consiglio tantissimo e lo considero uno sport abbastanza completo. Certo, non fai i bicipiti non fai pettorali però con un po’ di ginnastica posturale completi il lavoro.

C: Non è completo, assolutamente perché quando si parla di sport completi si sparla di sport che coinvolgono tutti i gruppi muscolari.
Non lavorano tutte le catene muscolari, l’unica cosa è uno sport come ha detto Paolo aerobico, in più è uno sport di resistenza che agisce su livello aerobico ma si consiglia un attività fisica come ginnastica posturale, pancafit, passeggiate perché comunque riattivano delle muscolature che non vengono riattivate in bici.

Domande:

Efisio: non ho i rulli, mi dedico alla corsa, dolori all’anca e ginocchia, mi servirà per riprendere in bici?

F: Bisogna vedere da cosa sono causati questi dolori all’anca e alle ginocchia. Se sono problemi biomeccanici legati alla muscolatura o sono problemi articolari.

P: Penso di potergli dire che il ciclismo ha meno impatto muscolare rispetto al podismo, è più riabilitativo.
Quindi secondo me i fastidi che ha adesso nella fase di corsa andranno ad alleviarsi il ciclismo.

C: La corsa è molto più traumatica della bicicletta per chi fa riabilitazione sulle ginocchia gli si consiglia di andare in bici.

Dario: La spin bike può essere un’alternativa ai rulli?

P: Sì, anche perché la mobilità a livello fisico è maggiore quindi ci si tiene anche molto più allenati.
Diciamo che se volete fare spin bike, ciclismo sui rulli dovete cercare di avere sempre lo stesso posizionamento avere un buon sistema di rilevamento e riporto delle misure attuali sulla bici dove vi trovate, quindi se volete vi posso aiutare con il tutorial sul canale YouTube di Assetto ciclismo ferrali.

Dario: Ultimamente si vedono preparatori ed amatori fare 3 ore, 2 ore di allenamento sui rulli, prima gli stessi consigliavano max 70 minuti. Come mai hanno cambiato idea? Non vale più questa regola oppure era sol una cavolata?

C: Anche io sono un ciclista, faccio rulli e non supero mai un’ora e un quarto un’ora e mezzo per due motivi. Uno, il rullo disidrata, non c’è vento, alzi la temperatura corporea in maniera esagerata e sudi.
Due, quando andiamo in bicicletta, pur essendo bravissimi a pedalare continuamente e costantemente, il ritmo della pedalata cambia, sul rullo la pedalata è sempre attiva. Per la mia esperienza sopra un’ora e mezzo non serve a niente, ti finisce e bastra.

Per rispondere a quel ragazzo per me il ciclismo è molto soggettivo.
Secondo me potrebbe essere una valida soluzione durante la giornata fare tre volte 50 – 45 minuti.

F: Secondo me è un atleta deve equilibrare le catene muscolari prima, durante e dopo l’esercizio.
Prima di mettersi in bicicletta c’è bisogno di una visita scrupolosa a livello proprio posturale, c’è bisogno di un biomeccanico perché le catene muscolari devono essere equilibrate.
Quindi direi che un buon principio è sempre quello di partire con una buona visita in generale di questi muscoli, di farsi mettere per bene in bicicletta dal biomeccanico perché è fondamentale e poi dopo essere rivisti dopo lo forzo muscolare per imparare gli esercizi che servono per armonizzare queste catene.

P: Sostanzialmente bisogna fare molta attenzione alla funzionalità muscolare durante la pedalata. Un cattivo posizionamento crea sovraccarico muscolare e fastidi di qualsiasi tipo, io personalmente direi di fare molta attenzione alle discipline, ogni disciplina ha un suo posizionamento perché si devono richiamare le fasce muscolari ognuno sulla funzione di ciò che deve fare.

C: Io concordo con i miei colleghi, la soggettività dello Sport, dell’attività fisica, l’importanza degli esercizi anche a corpo libero, l’importanza di partire o soprattutto farsi seguire da figure professionali in alcuni momenti della vita.
Il messaggio che volevamo far passare è che ascoltarsi e capire se ci sono delle problematiche miofasciali, muscolari sta alla base di un buono stato di salute per poi poter ampliare la performance.

Cosa ne pensi di questo articolo?