Corsica in bicicletta: il giro del Cap Corse
Vento, mare e asfalto ruvido. Pedalare in Corsica significa entrare in un Mediterraneo più selvaggio, dove la montagna cade a picco sull’acqua e la strada diventa un nastro sottile tra macchia profumata e torri genovesi. Il giro del Cap Corse, la penisola che si protende a nord dell’isola, è uno dei percorsi più affascinanti per il cicloturismo: impegnativo il giusto, scenografico sempre.
Un’isola aspra, una strada iconica
Il Cap Corse si percorre seguendo la D80, una strada costiera che abbraccia l’intera penisola per circa 130 chilometri. Si parte spesso da Bastia, porta d’ingresso dell’isola e città di mare dal carattere deciso. Da qui la strada sale subito, senza troppi preamboli: i primi chilometri servono a capire che la Corsica non regala nulla, ma ripaga ogni sforzo.
Il versante orientale è il più “gentile”: saliscendi continui, panorami aperti sul Tirreno, borghi ordinati come Erbalunga e Pietracorbara. L’asfalto è buono, il traffico presente ma gestibile, soprattutto fuori dall’alta stagione. È il lato ideale per trovare il ritmo e lasciare che le gambe si adattino.
Dal mare aperto al silenzio dell’ovest
Superata Macinaggio, il punto più a nord, il Cap Corse cambia volto. La strada si fa più stretta, il paesaggio più severo. A ovest il mare è spesso mosso, il vento può diventare un avversario serio e i tornanti si susseguono senza tregua. Qui il cicloturismo diventa esperienza pura: poche auto, silenzio, odore di salsedine e cisto.
Borghi come Centuri e Pino sembrano sospesi nel tempo. Le case in pietra guardano il mare dall’alto, i porticcioli raccontano una storia di pesca e di partenze. Una sosta è quasi obbligata, non solo per recuperare energie ma per assorbire l’atmosfera di un luogo che non ha fretta.
Dislivello e carattere
Il giro del Cap Corse non è un percorso pianeggiante: il dislivello complessivo supera facilmente i 2.000 metri. Le salite non sono lunghissime, ma spesso ripide e ravvicinate. È un itinerario adatto a cicloturisti allenati o comunque abituati a gestire sforzi prolungati.
La ricompensa, però, è costante. Ogni curva apre un nuovo scorcio, ogni cima regala una vista diversa. Qui la bicicletta è il mezzo ideale: abbastanza lenta da permettere di osservare, abbastanza veloce da coprire distanze importanti in una sola giornata o in due tappe rilassate.
Quando andare e come affrontarlo
Il periodo migliore va da aprile a giugno e da settembre a ottobre. In estate il caldo e il traffico possono rendere il percorso più faticoso, soprattutto sul versante orientale. L’acqua non è sempre facile da trovare: meglio partire con borracce piene e pianificare le soste nei centri abitati.
Una bici da strada con rapporti agili è la scelta più comune, ma anche una gravel scorrevole può essere un’ottima compagna, grazie all’asfalto talvolta irregolare. Fondamentale il rispetto per il vento: in Corsica è parte integrante del viaggio, non un dettaglio.
La Corsica, oltre la cartolina
Il Cap Corse in bicicletta non è solo un itinerario: è una dichiarazione d’intenti. Racconta un’isola fiera, poco addomesticata, che chiede attenzione e restituisce emozioni autentiche. Per chi cerca nel cicloturismo qualcosa che vada oltre i chilometri percorsi, questa penisola è una risposta chiara: qui si pedala per sentire, non solo per arrivare.
