Casco obbligatorio: sicurezza o falso problema?
Negli ultimi mesi è tornata al centro del dibattito pubblico la proposta di rendere obbligatorio il casco per chi va in bicicletta. Una misura che, nelle intenzioni dei promotori, punta ad aumentare la sicurezza dei ciclisti, ma che continua a dividere esperti, associazioni e appassionati di due ruote.
I numeri parlano chiaro: gli incidenti che coinvolgono ciclisti sono in aumento, soprattutto nelle aree urbane. Secondo i sostenitori dell’obbligo, il casco potrebbe ridurre in modo significativo le conseguenze dei traumi cranici, come già avviene per motociclisti e scooteristi. “È una misura di buon senso”, dicono, “che può salvare vite”.
Ma il fronte del no è altrettanto compatto. Molte associazioni di ciclisti e di cicloturismo sottolineano come il problema principale non sia la mancanza del casco, ma la mancanza di infrastrutture sicure: piste ciclabili continue, strade 30, città progettate per la convivenza tra utenti diversi. L’esperienza di Paesi come Olanda e Danimarca, dove il casco non è obbligatorio ma l’uso della bici è altissimo e gli incidenti sono relativamente pochi, viene spesso citata come esempio.
C’è poi un altro rischio: rendere il casco obbligatorio potrebbe scoraggiare l’uso della bicicletta, soprattutto per gli spostamenti quotidiani e turistici. Meno bici in strada significa meno “sicurezza per numero” e, paradossalmente, città ancora più dominate dalle auto.
Nel mondo del cicloturismo la questione è ancora più delicata. Il viaggio in bici è sinonimo di libertà, lentezza, semplicità. Trasformarlo in un’attività percepita come pericolosa e iper-regolamentata rischia di allontanare proprio quei neofiti che si vorrebbero avvicinare a uno stile di vita più sostenibile.
Forse la vera domanda non è se rendere obbligatorio il casco, ma quando inizieremo a rendere obbligatorie strade più sicure per tutti.
