
Treni e bici, cresce l’intermodalità: il cicloturismo viaggia sui binari
Il futuro del cicloturismo passa sempre più dall’integrazione con il trasporto ferroviario. In Italia e in Europa si consolida il modello dell’intermodalità, che consente ai viaggiatori di combinare treno e bicicletta per raggiungere destinazioni anche lontane senza l’uso dell’auto.
Negli ultimi anni le compagnie ferroviarie hanno aumentato i posti disponibili per le biciclette a bordo, soprattutto sui treni regionali. Oggi oltre il 70% dei convogli regionali italiani consente il trasporto bici, mentre cresce anche l’offerta sui collegamenti a lunga percorrenza, seppur con numeri più limitati.
Parallelamente si diffondono servizi dedicati, come il trasporto bagagli e le navette per cicloturisti, che permettono di percorrere itinerari lineari senza la necessità di tornare al punto di partenza. Una soluzione particolarmente apprezzata da chi affronta viaggi di più giorni.
Il fenomeno è in espansione anche a livello europeo. Le principali reti ferroviarie stanno investendo per migliorare l’accessibilità, con nuovi vagoni attrezzati e sistemi di prenotazione dedicati. L’obiettivo è intercettare una domanda in crescita, stimata in milioni di viaggiatori ogni anno.
L’intermodalità rappresenta un fattore chiave anche in ottica ambientale. Viaggiare in treno con la bici consente di ridurre drasticamente le emissioni rispetto all’uso dell’auto, contribuendo a un modello di turismo più sostenibile.
Non mancano però le criticità: posti limitati, prenotazioni complesse e differenze tra regioni rendono l’esperienza ancora migliorabile. Tuttavia, la direzione è chiara: il cicloturismo del futuro sarà sempre più integrato, flessibile e connesso ai sistemi di trasporto pubblico.



