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In bicicletta ai confini del deserto: attraversare Israele pedalando tra storia e silenzio

C’è un punto, nel sud di Israele, in cui l’asfalto sembra sciogliersi nel paesaggio e la strada diventa una linea sottile tracciata tra cielo e deserto. È da qui che inizia uno dei percorsi cicloturistici più sorprendenti del Medio Oriente: un viaggio in bicicletta dal cuore del Negev fino alle acque immobili del Mar Morto.

Israele è un paese piccolo nelle dimensioni, ma enorme per varietà. In poche centinaia di chilometri si passa dal Mediterraneo alle montagne, dalle città sacre ai crateri desertici, dai mercati rumorosi a distese dove il silenzio è quasi assoluto. Pedalarlo significa attraversare non solo un territorio, ma una stratificazione continua di storie, culture e paesaggi.

Dal Negev al Mar Morto: la strada del silenzio

Il punto di partenza ideale è Mitzpe Ramon, una piccola città affacciata sul Makhtesh Ramon, un gigantesco cratere naturale che sembra uscito da un altro pianeta. Qui il viaggio comincia in discesa, tra curve ampie e panorami che si aprono improvvisamente su distese di roccia e sabbia color ocra.

La Route 40 e le strade secondarie che attraversano il deserto sono un paradiso per chi ama i grandi spazi: traffico quasi inesistente, asfalto in ottime condizioni e un orizzonte che sembra non finire mai. Il vento è spesso il vero avversario, più delle salite, ma fa parte del gioco: nel Negev si pedala contro gli elementi, non contro il tempo.

Pedalare nella storia

Israele è uno di quei luoghi dove ogni sosta ha un peso storico. Lungo il percorso si incontrano antichi avamposti nabatei, kibbutz moderni e piccoli insediamenti nel nulla. A Sde Boker, per esempio, si può visitare il luogo dove visse David Ben-Gurion, il padre fondatore dello Stato di Israele: un promemoria di quanto questa terra sia giovane e antichissima allo stesso tempo.

L’arrivo al punto più basso della Terra

Gli ultimi chilometri verso il Mar Morto sono un lento e spettacolare scendere sotto il livello del mare. Il paesaggio cambia ancora: le montagne si fanno più aspre, l’aria più calda, la luce più intensa. Poi, all’improvviso, appare: una distesa d’acqua color argento, immobile, irreale.

Arrivare qui in bicicletta ha qualcosa di epico. Non per la difficoltà tecnica, ma per il contrasto: dopo giorni di deserto, il corpo trova riposo nel galleggiamento più famoso del mondo. E la mente si prende il lusso di guardarsi indietro.

Un viaggio che resta addosso

Pedalare in Israele non è solo un’esperienza sportiva. È un viaggio che mette insieme geografia, politica, religione e natura in un modo che pochi altri paesi riescono a fare. È sicuro, organizzato, sorprendentemente accogliente per i ciclisti. Ma soprattutto è intenso.Qui ogni chilometro sembra più denso. Ogni tramonto nel deserto pesa un po’ di più. E ogni strada racconta qualcosa.

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