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Le ferrovie dimenticate che fanno rinascere il turismo lento: viaggio nelle ciclovie più belle d’Italia

C’erano una volta i treni sbuffanti, le piccole stazioni di campagna, i binari che univano borghi oggi fuori dalle rotte principali. Poi, come spesso accade, il progresso ha cambiato direzione e molte di quelle linee ferroviarie sono state abbandonate. Ma negli ultimi anni, in silenzio e con una certa ostinazione, quelle stesse infrastrutture stanno vivendo una seconda vita: oggi sono alcune delle ciclovie più affascinanti d’Italia.

È il fenomeno delle ferrovie dismesse riconvertite in piste ciclabili, un’idea che mette insieme recupero del territorio, turismo sostenibile e memoria storica. E che, soprattutto, sta cambiando il modo di viaggiare in bici nel nostro Paese.

Perché le ex ferrovie sono perfette per il cicloturismo

Dal punto di vista del cicloturista, una vecchia ferrovia è quasi un sogno su due ruote. Le pendenze sono dolci, i tracciati regolari, le curve ampie. Non ci sono strappi impossibili né discese pericolose. È il tipo di percorso che si adatta a tutti: famiglie, viaggiatori lenti, bikepacker carichi di borse e anche a chi è alle prime esperienze.

Ma c’è di più. Pedalare su una ex ferrovia significa attraversare il paesaggio con un punto di vista privilegiato: ponti, gallerie, viadotti, tagli nella roccia. Opere pensate per il treno che oggi regalano alla bici un tracciato continuo, protetto dal traffico e spesso immerso nella natura.

Dalla Spoleto-Norcia alla Ciclovia della Val di Merse: esempi di rinascita

Uno dei casi più celebri è la Spoleto–Norcia, in Umbria. Era considerata un capolavoro di ingegneria ferroviaria per il numero di viadotti e gallerie scavate nella montagna. Oggi è una delle greenway più spettacolari d’Italia: 50 chilometri sospesi tra boschi, vallate e borghi in pietra, con un fondo che alterna sterrato compatto e tratti più tecnici.

In Toscana, la Ciclovia della Val di Merse segue in parte il sedime di vecchie infrastrutture e collega abbazie, fiumi e colline poco battute dal turismo di massa. In Sicilia, la pista ciclabile della Costa dei Trabocchi (pur non essendo solo ex ferrovia) rappresenta lo stesso concetto: togliere spazio al traffico motorizzato per restituirlo a chi viaggia lentamente.

E poi ci sono esempi meno noti ma altrettanto affascinanti: la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, alcuni tratti della ex Ferrovia delle Dolomiti, o la pista della Val Brembana in Lombardia.

Un nuovo modo di raccontare i territori minori

Il vero valore di queste ciclovie non è solo tecnico o paesaggistico. È narrativo. Le ex ferrovie attraversano territori “di mezzo”: vallate secondarie, paesi fuori dai circuiti principali, aree che raramente finiscono sulle copertine delle guide turistiche.

Il cicloturista, per sua natura, è curioso e lento. Si ferma al bar del paese, entra nel forno che profuma di pane, chiede informazioni all’anziano seduto sulla panchina. In questo modo, una vecchia linea ferroviaria può diventare una spina dorsale economica e culturale per zone che rischiano lo spopolamento.

Non è un caso che sempre più amministrazioni locali vedano nelle ciclovie un investimento strategico, non solo un progetto “verde”.

Tra memoria e futuro

C’è anche un aspetto emozionale, quasi romantico. Lungo queste ciclovie si incontrano spesso vecchie stazioni ristrutturate, caselli trasformati in bar o punti informativi, segnali ferroviari lasciati come elementi di arredo urbano. È un modo per non cancellare il passato, ma per integrarlo in un presente diverso.

Pedalare dove un tempo passavano i treni significa attraversare una storia che non è fatta solo di paesaggi, ma di persone, lavoro, migrazioni, collegamenti tra mondi piccoli.

L’Italia ha ancora un enorme potenziale inespresso

Secondo diverse stime, in Italia ci sono migliaia di chilometri di percorsi ferroviari dismessi. Solo una parte minima è stata recuperata. Il potenziale è enorme, soprattutto se si pensa alla rete ciclabile nazionale che lentamente sta prendendo forma.

La sfida non è solo costruire piste ciclabili, ma costruire visioni: collegare queste greenway tra loro, integrarle con treni, bus e ospitalità bike-friendly, raccontarle in modo coerente.

Pedalare sul futuro, senza dimenticare il passato

Le ex ferrovie riconvertite in ciclovie rappresentano forse la sintesi migliore dello spirito del cicloturismo: muoversi lentamente, rispettare i luoghi, dare valore al tempo e alle storie.

Non sono solo strade per biciclette. Sono corridoi di memoria, di natura e di possibilità. E ogni volta che ci pedaliamo sopra, stiamo scegliendo non solo un modo diverso di viaggiare, ma anche un’idea diversa di sviluppo.

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