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La ciclovia che non ti aspetti: viaggio lento lungo la Via Verde della Costa dei Trabocchi

C’è un’Italia che non fa rumore. Non urla, non corre, non si mette in mostra. È l’Italia che si scopre pedalando, metro dopo metro, con il tempo necessario per guardarsi intorno. La Via Verde della Costa dei Trabocchi, in Abruzzo, è una di quelle strade che non nascono per stupire, ma finiscono per farlo.

Un nastro d’asfalto e ghiaia lungo oltre 40 chilometri, ricavato dal tracciato della vecchia ferrovia adriatica dismessa, che collega Ortona a Vasto costeggiando uno dei litorali più sorprendenti e meno raccontati del Centro Italia.

Dove il mare incontra i pedali

Qui la bicicletta non è un mezzo: è una chiave d’accesso. Si pedala sospesi tra il blu dell’Adriatico e il verde delle colline, con il profumo di salsedine che entra nei polmoni e il rumore delle onde che accompagna ogni chilometro. Il tracciato è quasi completamente pianeggiante, adatto a tutti: famiglie, viaggiatori lenti, cicloturisti con le borse e anche chi è alla prima esperienza.

Ma sarebbe un errore ridurre la Via Verde a una semplice pista ciclabile. È piuttosto un corridoio culturale e paesaggistico, dove ogni curva regala un affaccio sul mare e ogni galleria riconvertita racconta un pezzo di storia ferroviaria.

I trabocchi: macchine da pesca e poesia

Il vero simbolo di questo tratto di costa sono loro: i trabocchi. Antiche macchine da pesca in legno, costruite su palafitte e protese sul mare come insetti giganti. Sembrano fragili, ma resistono da secoli alle mareggiate e al tempo.

Pedalando se ne incontrano decine. Alcuni sono stati trasformati in piccoli ristoranti sospesi sull’acqua, altri restano strutture silenziose, buone solo per essere fotografate e immaginate. È qui che il viaggio in bici diventa qualcosa di più: non solo spostamento, ma osservazione.

Un turismo diverso, finalmente

La Via Verde è anche un esempio concreto di riconversione intelligente del territorio. Dove prima passavano treni, oggi scorrono biciclette. Dove c’era infrastruttura pesante, ora c’è turismo lento, sostenibile, distribuito.

I numeri crescono ogni anno, ma senza l’effetto “parco giochi”. Ci sono cicloturisti stranieri, famiglie del posto, viaggiatori con borse enormi e gravel impolverate. Tutti convivono in uno spazio che invita più a rallentare che a performare.

Cosa resta alla fine della pedalata

Quando si arriva a destinazione che sia Vasto, Ortona o un piccolo borgo nell’entroterra non resta solo la traccia GPS. Resta la sensazione di aver attraversato un territorio con rispetto, di averlo letto a bassa voce.

La Via Verde dei Trabocchi non è una sfida sportiva. È un promemoria: che viaggiare può essere semplice, che la bellezza spesso non ha bisogno di altitudine, e che la bicicletta, ancora una volta, è il modo migliore per accorgersene.

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