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Redazione ha scritto un nuovo articolo 11 ore, 36 minuti fa
Alpe Cimbra in Bicicletta Natura, Sport e Turismo Attivo nel Cuore del Trentino
Alpe Cimbra in Bicicletta: Natura, Sport e Turismo Attivo nel Cuore del Trentino L’Alpe Cimbra rappresenta una delle aree alpine più interessanti del Trentino per chi sceglie una vacanza in bicicletta, sia essa all’insegna della mountain bike, del cicloturismo o della bici da strada. Un territorio ampio, vario e accessibile, ideale per chi desidera pedalare immerso nella natura senza rinunciare a servizi turistici di qualità. Tra altipiani, boschi e panorami aperti sulle Dolomiti, l’Alpe Cimbra si presta a essere esplorata lentamente, seguendo strade secondarie, sentieri forestali e percorsi dedicati alle due ruote. MTB e Outdoor: un Territorio Pensato per i Biker Chi pratica mountain bike trova sull’Alpe Cimbra un ambiente particolarmente favorevole: i percorsi si sviluppano su un’ampia rete di strade sterrate e trail naturali, con dislivelli modulabili e tracciati adatti sia a chi muove i primi passi sia ai biker più esperti. I sentieri attraversano ambienti diversi – boschi, pascoli, zone panoramiche – e permettono di costruire itinerari personalizzati, anche su più giorni, combinando sport, relax e scoperta del territorio. Cicloturismo per Tutti: Famiglie, E-Bike e Viaggi Lenti L’Alpe Cimbra è una destinazione ideale anche per il cicloturismo e per chi viaggia in e-bike. Le pendenze generalmente regolari, la presenza di percorsi protetti e la possibilità di collegare più località rendono l’area perfetta per un turismo attivo e sostenibile. Le famiglie possono scegliere itinerari brevi e sicuri, mentre i cicloturisti più allenati possono affrontare tour giornalieri più lunghi, con soste in borghi alpini, malghe e punti di interesse storico e naturalistico. Bici da Strada: Allenamento e Panorami di Montagna Per gli appassionati di bici da strada, l’Alpe Cimbra offre salite impegnative ma regolari, ideali per l’allenamento in quota. Le strade, generalmente poco trafficate, si sviluppano tra vallate e altipiani, regalando panorami aperti e un contesto ideale per chi cerca prestazioni e tranquillità. È una zona apprezzata sia da amatori sia da ciclisti più esperti che desiderano preparare gare o migliorare la propria resistenza in ambiente montano. Servizi Bike Friendly e Ospitalità Uno dei punti di forza dell’Alpe Cimbra è l’attenzione ai servizi dedicati ai ciclisti. Strutture ricettive orientate al turismo outdoor, noleggi bici, assistenza tecnica e proposte guidate rendono semplice organizzare una vacanza su misura. L’offerta turistica è pensata per accogliere il ciclista in tutte le fasi del viaggio: dalla pianificazione dei percorsi al recupero post-uscita, fino alla scoperta dell’enogastronomia locale. Pedalare per Scoprire il Territorio La bicicletta diventa sull’Alpe Cimbra uno strumento per conoscere il territorio in modo autentico. Lungo i percorsi si incontrano tracce della storia alpina, architetture rurali, pascoli d’alta quota e testimonianze legate alla cultura locale. Pedalare qui significa unire sport, natura e identità territoriale, vivendo un’esperi Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 18 ore, 53 minuti fa
Sentiero della Bonifica: 62 chilometri nel cuore della Toscana etrusca
Un viaggio in bicicletta tra storia e natura lungo il Canale Maestro della Chiana. Il tracciato pianeggiante collega Arezzo a Chiusi attraversando laghi, riserve naturali e borghi millenari Pedalare lungo il Sentiero della Bonifica significa compiere un viaggio nel tempo attraverso uno dei territori più affascinanti della Toscana. Questo percorso ciclabile di circa 62 chilometri, interamente su sterrato in terra battuta, costeggia il Canale Maestro della Chiana unendo le province di Arezzo e Siena in un’esperienza adatta a tutti i livelli di preparazione fisica. L’antica strada utilizzata dai manovali per la manutenzione del canale e delle chiuse è oggi una ciclovia completamente chiusa al traffico veicolare, che si snoda tra paesaggi d’acqua, testimonianze storiche e produzioni agricole di eccellenza. Il tracciato, totalmente pianeggiante e privo di dislivelli, fa parte della EuroVelo 7, la Ciclovia del Sole che collega Capo Nord a Malta, ed è particolarmente adatto al turismo sportivo familiare. Un territorio tra bonifica e civiltà etrusca Il punto di partenza è strategicamente posizionato nel luogo dove si trova l’argine artificiale che segna il confine tra la Chiana toscana, che digrada verso l’Arno, e la Chiana romana, che defluisce verso il Tevere. La prima parte del sentiero regala atmosfere da sogno: si pedala in aree verdeggianti tra il lago di Chiusi e il lago di Montepulciano, antiche testimonianze della palude originaria e oggi luoghi ideali per piacevoli soste. Nei pressi del lago di Montepulciano, area protetta che si trova lungo un’importante via migratoria tra Arno e Tevere, una sosta è d’obbligo per gli amanti del birdwatching. Il Centro Visite “La Casetta” mette a disposizione capanni e piattaforme per l’osservazione dell’avifauna, con la possibilità di navigare sulle acque del lago. Il vicino lago di Chiusi, chiamato in passato “Chiaro di Luna” per una leggenda che narra di come la dea Noctiluca vi si specchiasse nelle notti serene, rappresenta un’oasi WWF dove è possibile ammirare numerose specie di animali protetti e uccelli migratori. Deviazioni verso borghi d’arte All’altezza del chilometro 37, il Sentiero dei Principi Etruschi si innesta sulla destra della pista ciclabile offrendo un’affascinante deviazione di 12 chilometri verso Cortona. Il borgo medievale, abitato fin dall’VIII secolo avanti Cristo quando gli etruschi lo chiamavano Curtun, si erge come avamposto della Val di Chiana aretina. La salita finale è decisamente impegnativa, ma la ricompensa di esplorare una città così ricca di storia ripaga abbondantemente la fatica. Il tratto aretino del percorso si addentra nell’anima agricola della Val di Chiana, la Toscana del vino, dell’olio extravergine d’oliva e del grano che qui si arricchisce di produzioni pregiate di pere, mele e susine. Lungo il sentiero si susseguono ponti di ferro, colmate e manufatti idraulici storici, testimonianze dell’opera secolare di bonifica che ha coinvolto ingegneri, matematici e idraulici illustri, da Leonardo da Vinci a Vittorio Fossombroni, tecnico illuminato che vi lavorò per oltre 50 anni fino alla sua morte nel 1844. Un’esperienza bike-friendly Il percorso si distingue per la forte caratterizzazione turistica nel senso della piena fruibilità, così come avviene per le piste ciclabili europee destinate a chi viaggia senza fretta utilizzando la bici come mezzo per vivere pienamente il territorio. L’altimetria decisamente piatta la rende adatta a viaggi per famiglie con bambini, offrendo quella Toscana dai profili collinari e montuosi che qui si distende e diventa amica anche di ciclisti non necessariamente allenati. La ciclabile del Canale Maestro della Chiana è anche un’occasione per entrare in contatto diretto con luoghi e persone che raccontano il territorio attraverso importanti produzioni come vino, olio, frutta e la celebre carne chianina. Seguendo la ciclabile si scoprono cantine, frantoi e artigiani ignorati dalle rotte tradizionali del turismo, in una sorta di via preferenziale verso il cuore di una valle frequentata ma sconosciuta da chi l’attraversa in auto o in treno. Il percorso in linea, abbinato al trasporto integrato con il treno grazie alle stazioni di Chiusi e Arezzo, permette di effettuare l’intero tracciato senza dover tornare sui propri passi. I servizi dedicati lungo il percorso – noleggio bici, trasporto bagagli, punti assistenza e strutture turistico-ricettive specializzate – rendono questa strada ciclabile un punto di riferimento nel cuore della Toscana, facilmente raggiungibile e perfettamente organizzata per accogliere cicloturisti da tutta Europa. Brevi deviazioni dal percorso principale permettono di effettuare un vero e proprio viaggio alla scoperta di città d’arte come Montepulciano, Chiusi, Castiglion Fiorentino e naturalmente Cortona, trasformando una semplice pedalata in un’esperienza culturale completa attrav Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 18 ore, 57 minuti fa
Ciclovia dell'Arno: dalle Foreste Casentinesi al Tirreno seguendo il fiume simbolo della Toscana
Oltre 270 chilometri di percorso ciclabile dalla sorgente del Monte Falterona alla foce di Marina di Pisa. Un’esperienza di cicloturismo attraverso città d’arte, riserve naturali e borghi medievali. Il 90% del tracciato è già completato Seguire il corso di un fiume dalla sua nascita fino al mare, attraversando la Toscana in tutta la sua varietà paesaggistica e culturale. È questa l’esperienza che offre la Ciclovia dell’Arno, un itinerario di circa 270 chilometri che rappresenta l’asse portante del sistema delle vie ciclabili toscane e uno dei percorsi ciclopedonali più ambiziosi d’Italia. Il progetto, nato sull’esempio delle grandi ciclovie fluviali europee come quelle del Danubio o della Drava, si sviluppa da Stia, piccolo borgo del Casentino alle pendici del Monte Falterona dove il fiume nasce, fino a Marina di Pisa, dove l’Arno incontra il Mar Tirreno. Secondo il Documento di Monitoraggio del Piano Regionale Integrato Infrastrutture e Mobilità 2025, il 90% del percorso totale è già stato completato o è in fase di completamento. Un viaggio attraverso tre province La Ciclovia dell’Arno attraversa interamente le province di Arezzo, Firenze e Pisa, intersecandosi con vari percorsi nazionali e internazionali. Il tratto compreso tra Firenze e Chiusi coincide con la rete EuroVelo 7, l’itinerario dell’Europa Centrale che congiunge Capo Nord a Malta. Comprendendo anche i collegamenti multimodali con le stazioni ferroviarie e i collegamenti verso i centri urbani, il Sistema integrato Ciclovia dell’Arno – Sentiero della Bonifica si sviluppa per oltre 500 chilometri di percorsi. Il viaggio inizia a Stia, comune di 3000 abitanti nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, e si sviluppa verso sud in un’ampia valle circondata dai rilievi appenninici. Dopo soli 10 chilometri si incontra il borgo di Poppi, dominato dal castello dei Conti Guidi e inserito nella lista dei borghi più belli d’Italia. Sarebbe un peccato non concedersi una sosta per ammirare la valle dall’alto del castello prima di proseguire. Tra riserve naturali e città d’arte Il percorso prosegue attraversando Bibbiena e Castelnuovo, dove la valle improvvisamente si chiude con le montagne che arrivano quasi a toccare il fiume. Superato questo punto, si sbuca nella piana di Arezzo e si pedala nella Riserva Naturale Regionale Ponte a Buriano e Penna, che circonda l’invaso de La Penna formatosi nel 1958 in seguito alla costruzione di una diga. La zona è frequentata da diverse specie di volatili come sosta durante le migrazioni o per lo svernamento. Pochi chilometri dopo si incontra un’altra riserva, quella della Valle dell’Inferno e Bandella, chiamata così per la difficile navigazione su questo tratto dell’Arno prima della costruzione della diga. È in questa zona che il fiume comincia a descrivere un’ampia curva che lo porta a dirigersi verso ovest, direzione che manterrà fino al mare. Dopo un’ultima curva si incontra Firenze, al chilometro 120. Il capoluogo toscano non ha certo bisogno di presentazioni, ma visitarlo in bicicletta permette di scoprirlo da una prospettiva diversa, pedalando lungo gli argini del fiume che regalano prospettive inedite sui monumenti più celebri. Passata Firenze, con un po’ di attenzione al traffico specialmente in periferia, si torna nella campagna toscana. La discesa, sempre molto leggera, è ormai finita e da qui al mare si pedala in pianura. L’arrivo al mare attraverso Pisa Il percorso continua attraverso la campagna empolese, raggiungendo Empoli dopo 150 chilometri dalla partenza. Una breve deviazione in salita porta a San Miniato, dove è possibile gustare il tartufo bianco, prodotto tipico locale. Si continua a seguire da vicino l’Arno nel suo tortuoso percorso fino a Pisa, altro gioiello dell’arte toscana. L’ingresso in città lungo la ciclabile è un’emozione crescente, fino a quando all’orizzonte non si staglia il profilo inconfondibile della Torre Pendente. L’ultimo atto del viaggio è breve ma intenso. Dopo aver esplorato Piazza dei Miracoli e il centro storico pisano, si rimonta in sella per gli ultimi chilometri verso Marina di Pisa. Il percorso segue il fiume fino alla sua foce, in una zona conosciuta come Bocca d’Arno, caratterizzata dai “retoni”, le tipiche bilance da pesca su palafitte che creano un’atmosfera d’altri tempi. Arrivare con la brezza del mare sul viso è la conclusione perfetta di un’avventura indimenticabile. Accessibilità e servizi La bellezza della Ciclovia dell’Arno sta anche nella sua accessibilità. Il percorso è adatto sia a biciclette da strada che a mountain bike, con diversi tratti già dotati di segnaletica specifica. Le numerose stazioni ferroviarie lungo il tracciato permettono un facile accesso e la possibilità di percorrere anche solo alcune tappe, integrando treno e bicicletta per gli spostamenti quotidiani o turistici. L’esperienza richiede dai 4 ai 5 giorni a seconda del ritmo e delle soste lungo il percorso. Il paesaggio cambia continuamente: dalle fitte foreste del Casentino alle dolci pianure che abbracciano Firenze, dai campi coltivati e pioppeti della zona di Empoli fino alla costa del Mar Tirreno. Lungo tutto il tracciato sono presenti in modo crescente strutture ricettive bike-friendly, punti di assistenza e servizi dedicati ai cicloviaggiatori. La Ciclovia dell’Arno rappresenta un investimento importante della Regione Toscana per incentivare la mobilità sostenibile e promuovere il cicloturismo. Il progetto, di cui si era iniziato a parlare già negli anni Novanta, ha visto un vero cambio di passo solo con l’inserimento nel Piano Regionale delle Infrastrutture e della Mobilità del 2014, che ha previsto una rete di ciclovie di rilievo regionale pensate per abbattere le emissioni atmosferiche e aumentare l’attrattività turistica della Toscana. Un percorso che serve prima di tutto ai residenti nei comuni rivieraschi – oltre 1 milione e 250mila persone – e poi a turisti ed escursionisti, per prendere contatto con il fiume, con la tradizione, la storia e la natura, ma anche per spostarsi per motivi di lavoro e studio verso i centri storici, le zone industriali, gli ospedali e le scuole. Una Toscana da scoprire pedalando lentamente, assaporando ogni chilometro di un viaggio che unisce passato e fu Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 giorno, 18 ore fa
Dall’Atlante al deserto: Marrakech – Tizi n’Tichka – Ouarzazate
C’è un momento, uscendo da Marrakech, in cui il traffico si dirada e l’Atlante inizia a prendersi la scena. La strada sale con decisione, i minareti lasciano spazio ai villaggi in terra cruda e l’aria diventa più sottile. È l’inizio di uno dei grandi classici del cicloturismo marocchino: l’attraversamento dell’Alto Atlante verso Ouarzazate, lungo il passo del Tizi n’Tichka. Il percorso è una lezione di geografia a cielo aperto. I primi chilometri scorrono tra campi coltivati e frutteti irrigati, poi la montagna si fa severa: tornanti ampi, pendenze regolari, panorami che cambiano a ogni curva. A oltre 2.200 metri, il passo è un confine simbolico tra due mondi. Da un lato il Marocco verde e montano, dall’altro l’anticamera del deserto. Pedalare qui significa fare i conti con il tempo e con il ritmo. Il vento può essere un alleato o un avversario, il sole non perdona, ma l’accoglienza sì: tè alla menta improvvisati, saluti dai bordi della strada, bambini curiosi che accompagnano la bici per qualche metro. È un viaggio fisico, certo, ma anche profondamente umano. La lunga discesa verso Ouarzazate è una ricompensa cinematografica. Non a caso questa regione è stata spesso scelta come set naturale: kasbah che emergono dalla roccia, palmeti improvvisi, orizzonti aperti. Arrivare in città, sta Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 giorno, 18 ore fa
L’oceano a sinistra: Essaouira – Agadir lungo la costa atlantica
Se l’Atlante è introspezione, la costa atlantica è respiro. Il percorso tra Essaouira e Agadir segue l’oceano come una linea guida costante, con il vento che detta le regole e il mare che accompagna ogni giornata di viaggio. Si parte da Essaouira, città bianca e blu, rilassata e creativa. I primi chilometri sono un invito alla lentezza: pescatori che rientrano, gabbiani sospesi nell’aria, l’odore di salsedine che resta addosso. La strada è scorrevole, il traffico limitato, e la sensazione è quella di una libertà immediata. Pedalando verso sud, il paesaggio si apre. L’oceano compare e scompare, le argan tree ospitano capre acrobate, i villaggi costieri vivono di pesca e piccoli commerci. Qui il cicloturismo è fatto di soste spontanee, di pane caldo comprato in un forno locale, di chilometri che scorrono quasi senza accorgersene. Il vento, spesso presente, è parte del gioco. A volte spinge con generosità, altre chiede rispetto. Ma è anche ciò che rende questo itinerario così autentico: un dialogo continuo con gli elementi. L’arrivo ad Agadir, più grande e moderna, segna il ritorno alla città, ma non cancella la sensazione di aver seguito una linea naturale, semplice e potente.È un percorso ideale per chi cerca il viaggio più che la prestazione, per chi ama i Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 2 giorni, 18 ore fa
Danimarca in bicicletta: il viaggio lento lungo la costa del Baltico
La Danimarca non è solo il Paese delle città a misura d’uomo e del design minimalista: è soprattutto una nazione che ha fatto della bicicletta un’infrastruttura culturale prima ancora che turistica. Pedalare qui non è un’eccezione, ma la regola. Ed è proprio lungo la costa del Baltico che questa filosofia trova una delle sue espressioni più affascinanti, in un percorso cicloturistico capace di unire natura, storia e quotidianità nordica. Il tracciato segue in gran parte la rete nazionale delle ciclovie danesi, perfettamente segnalata e mantenuta, attraversando isole, ponti e piccoli centri costieri. Non servono gambe da professionista: la Danimarca è piatta, accessibile, pensata per essere percorsa lentamente. Qui il viaggio conta più della meta. Pedalare tra mare, vento e silenzio Il primo elemento che colpisce è il paesaggio aperto. Il mare accompagna spesso il ciclista come una presenza costante, a volte distante, a volte così vicino da sentirne l’odore salmastro. Le strade ciclabili scorrono tra dune erbose, campi coltivati e villaggi di poche case, dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso. Il vento, presenza inevitabile, diventa parte integrante dell’esperienza. Non è un nemico, ma un compagno di viaggio che modella il passo e invita all’adattamento. Pedalare contro vento lungo la costa è quasi un rito di passaggio per chi attraversa il Paese su due ruote. Infrastrutture che fanno la differenza Dal punto di vista cicloturistico, la Danimarca rappresenta un modello. Le piste ciclabili sono larghe, separate dal traffico e collegate in modo continuo anche fuori dai centri urbani. Le aree di sosta sono frequenti, spesso affacciate sull’acqua, dotate di panchine, tavoli e talvolta fontanelle. Nei piccoli porti e nei campeggi non è raro trovare spazi dedicati ai ciclisti, con ricoveri per le biciclette e punti di ricarica per e-bike. Un dettaglio che racconta molto di come il cicloturismo sia considerato una risorsa strutturale e non un’attività marginale. Villaggi, fari e memoria vichinga Il percorso è costellato di luoghi che meritano una deviazione. I fari costieri, spesso isolati e battuti dal vento, offrono panorami ampi e silenziosi. I villaggi di pescatori conservano case basse, porticcioli ordinati e piccoli musei locali che raccontano la vita sul mare. Non manca la dimensione storica: tumuli, pietre runiche e musei dedicati all’epoca vichinga emergono lungo il tragitto, ricordando che queste coste sono state per secoli vie di comunicazione e di scambio. La bicicletta diventa così uno strumento ideale per leggere il territorio, senza filtri e senza fretta. Una cultura della bici che si vive ogni giorno Uno degli aspetti più interessanti del viaggio è l’incontro con la normalità ciclistica danese. Famiglie con bambini, anziani, studenti: tutti pedalano, ovunque. Il cicloturista non è un corpo estraneo, ma parte del flusso quotidiano. Questo rende l’esperienza più autentica e meno “turistica” nel senso tradizionale del termine. Anche l’approccio all’ospitalità riflette questa mentalità. Bar, panetterie e piccoli supermercati sono spesso facilmente accessibili in bici, senza barriere né spazi ostili. Fermarsi per un caffè o una fetta di torta diventa un gesto naturale, integrato nel viaggio. Quando andare e per chi è adatto Il periodo migliore va da maggio a settembre, con giornate lunghe e temperature miti. L’estate offre luce quasi infinita, mentre la primavera regala colori delicati e meno affollamento. Il percorso è adatto anche a ciclisti meno esperti, famiglie e viaggiatori solitari, grazie alla sicurezza e alla chiarezza della segnaletica. La Danimarca in bicicletta non promette imprese estreme né dislivelli epici. Promette qualcosa di diverso: continuità, equilibrio, spazio mentale. È un viaggio che insegna a rallentare, a osservare, a convivere con gli elementi. E alla fine, più che i chilometri percorsi, restano impressi il suono del vento, l’orizzonte marino e la sensazione Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 3 giorni, 18 ore fa
Corsica in bicicletta: il giro del Cap Corse
Vento, mare e asfalto ruvido. Pedalare in Corsica significa entrare in un Mediterraneo più selvaggio, dove la montagna cade a picco sull’acqua e la strada diventa un nastro sottile tra macchia profumata e torri genovesi. Il giro del Cap Corse, la penisola che si protende a nord dell’isola, è uno dei percorsi più affascinanti per il cicloturismo: impegnativo il giusto, scenografico sempre. Un’isola aspra, una strada iconica Il Cap Corse si percorre seguendo la D80, una strada costiera che abbraccia l’intera penisola per circa 130 chilometri. Si parte spesso da Bastia, porta d’ingresso dell’isola e città di mare dal carattere deciso. Da qui la strada sale subito, senza troppi preamboli: i primi chilometri servono a capire che la Corsica non regala nulla, ma ripaga ogni sforzo. Il versante orientale è il più “gentile”: saliscendi continui, panorami aperti sul Tirreno, borghi ordinati come Erbalunga e Pietracorbara. L’asfalto è buono, il traffico presente ma gestibile, soprattutto fuori dall’alta stagione. È il lato ideale per trovare il ritmo e lasciare che le gambe si adattino. Dal mare aperto al silenzio dell’ovest Superata Macinaggio, il punto più a nord, il Cap Corse cambia volto. La strada si fa più stretta, il paesaggio più severo. A ovest il mare è spesso mosso, il vento può diventare un avversario serio e i tornanti si susseguono senza tregua. Qui il cicloturismo diventa esperienza pura: poche auto, silenzio, odore di salsedine e cisto. Borghi come Centuri e Pino sembrano sospesi nel tempo. Le case in pietra guardano il mare dall’alto, i porticcioli raccontano una storia di pesca e di partenze. Una sosta è quasi obbligata, non solo per recuperare energie ma per assorbire l’atmosfera di un luogo che non ha fretta. Dislivello e carattere Il giro del Cap Corse non è un percorso pianeggiante: il dislivello complessivo supera facilmente i 2.000 metri. Le salite non sono lunghissime, ma spesso ripide e ravvicinate. È un itinerario adatto a cicloturisti allenati o comunque abituati a gestire sforzi prolungati. La ricompensa, però, è costante. Ogni curva apre un nuovo scorcio, ogni cima regala una vista diversa. Qui la bicicletta è il mezzo ideale: abbastanza lenta da permettere di osservare, abbastanza veloce da coprire distanze importanti in una sola giornata o in due tappe rilassate. Quando andare e come affrontarlo Il periodo migliore va da aprile a giugno e da settembre a ottobre. In estate il caldo e il traffico possono rendere il percorso più faticoso, soprattutto sul versante orientale. L’acqua non è sempre facile da trovare: meglio partire con borracce piene e pianificare le soste nei centri abitati. Una bici da strada con rapporti agili è la scelta più comune, ma anche una gravel scorrevole può essere un’ottima compagna, grazie all’asfalto talvolta irregolare. Fondamentale il rispetto per il vento: in Corsica è parte integrante del viaggio, non un dettaglio. La Corsica, oltre la cartolina Il Cap Corse in bicicletta non è solo un itinerario: è una dichiarazione d’intenti. Racconta un’isola fiera, poco addomesticata, che chiede attenzione e restituisce emozioni autentiche. Per chi cerca nel cicloturismo qualcosa che vada oltre i chilometri percorsi, questa penisola è una risposta ch Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 4 giorni, 18 ore fa
Verona Sud, via libera al progetto dell’itinerario ciclabile B20
Un nuovo passo avanti per la mobilità sostenibile a Verona Sud. Il Comune di Verona ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica dell’itinerario ciclabile B20 “Forte Chievo – Via Legnago”, un intervento strategico previsto dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS). L’opera, per la quale è stato stanziato un investimento complessivo di 1,9 milioni di euro, punta a rafforzare la rete ciclabile cittadina in una delle aree che maggiormente soffre la carenza di infrastrutture protette dedicate alle due ruote. Il nuovo tracciato attraverserà diversi quartieri di Verona Sud, favorendo collegamenti diretti e sicuri tra le zone residenziali e migliorando l’accessibilità complessiva del territorio. Il percorso B20 non sarà un intervento isolato: il progetto si inserisce infatti in un disegno più ampio di connessione della rete ciclabile. È prevista l’integrazione con un altro itinerario i cui cantieri partiranno a breve, destinato a collegare l’area di Basso Acquar con il quartiere di Borgo Roma. Un sistema di percorsi pensato per rendere la bicicletta un’alternativa concreta all’auto negli spostamenti quotidiani. Il progetto ha già ottenuto il parere favorevole della circoscrizione competente, confermando l’interesse e l’attenzione verso un intervento ritenuto prioritario per la zona sud della città. L’obiettivo dell’amministrazione è quello di colmare progressivamente il divario infrastrutturale e promuovere u Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 5 giorni, 18 ore fa
In bicicletta nel Cilento: il volto autentico della Campania su due ruote
C’è una Campania che va oltre le cartoline della Costiera Amalfitana, una terra più silenziosa e profonda, dove la bicicletta diventa il mezzo ideale per entrare in sintonia con il paesaggio. È il Cilento, cuore verde della regione, attraversato da strade secondarie, borghi in pietra e un mare che appare all’improvviso, dopo chilometri di colline e uliveti. Il percorso cicloturistico nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni è un viaggio lento e intenso, adatto a chi cerca autenticità, cultura e natura, senza rinunciare alla sfida sportiva. Il percorso: tra mare, colline e borghi storici Uno degli itinerari più affascinanti parte da Agropoli, porta d’accesso al Cilento, e segue la costa verso sud fino a Palinuro, con possibili varianti verso l’interno. La distanza complessiva può variare dai 70 ai 120 chilometri, a seconda delle deviazioni scelte, con un dislivello importante ma sempre ripagato dal panorama. La strada costiera alterna tratti panoramici sul Tirreno a salite dolci tra macchia mediterranea e fichi d’India. Superata Acciaroli, borgo marinaro caro a Hemingway, il percorso si fa più selvaggio: meno traffico, curve ampie, silenzio interrotto solo dal vento e dal rumore delle ruote sull’asfalto. Velia e la memoria del Mediterraneo Una tappa imprescindibile è Velia (Elea), sito archeologico patrimonio UNESCO. Qui la bicicletta si ferma e lascia spazio alla storia: fu culla della scuola filosofica eleatica, di Parmenide e Zenone. Pedalare in questo tratto significa attraversare secoli di civiltà, con il mare sempre sullo sfondo. L’entroterra: il vero segreto del Cilento Per chi ama i percorsi più impegnativi, vale la pena deviare verso l’entroterra, in direzione di Castellabate, Pollica o Piano Vetrale, il “borgo dei murales”. Le salite sono più decise, ma il traffico quasi assente e l’accoglienza dei piccoli paesi rendono ogni sforzo sostenibile. Qui il cicloturismo incontra la Dieta Mediterranea, nata proprio nel Cilento: pane cotto a legna, olio extravergine, fichi, formaggi locali. Fermarsi è parte integrante del viaggio. Quando andare e a chi è consigliato I periodi migliori sono primavera e autunno, quando le temperature sono miti e i colori del paesaggio più intensi. In estate il caldo può essere impegnativo, ma la vicinanza del mare offre ristoro. Il percorso è indicato per cicloturisti con un minimo di allenamento, perfetto anche in e-bike, che permette di godere delle salite senza rinunciare alla scoperta. Una Campania da vivere lentamente Il Cilento in bicicletta non è solo un itinerario, ma un modo di viaggiare. È la Campania che non corre, che accoglie, che si lascia scoprire un chilometro alla volta. Un territorio che sulla sella rivela il suo volto più vero Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 6 giorni, 18 ore fa
I Monti Rodopi: la Bulgaria più segreta in bicicletta
Se il Danubio rappresenta l’anima aperta e fluida della Bulgaria, i Monti Rodopi ne sono il cuore più profondo e misterioso. Situati nel sud del Paese, vicino al confine con la Grecia, offrono uno dei percorsi cicloturistici più affascinanti e impegnativi della regione balcanica. Qui la bicicletta diventa strumento di esplorazione lenta in un paesaggio fatto di foreste fitte, gole rocciose e villaggi sospesi nel tempo. Le strade sono spesso secondarie, con traffico quasi inesistente, ma richiedono buone gambe: i saliscendi sono continui e le pendenze, a tratti, non perdonano. È il terreno ideale per chi ama il cicloturismo d’avventura. Il percorso può partire da Plovdiv, una delle città più antiche d’Europa, e salire gradualmente verso l’interno dei Rodopi. Man mano che si guadagna quota, l’aria si fa più fresca e il paesaggio cambia: case in pietra, minareti che spuntano tra i tetti, strade che si arrampicano seguendo la morfologia della montagna. Luoghi come Shiroka Laka o Smolyan raccontano una Bulgaria multiculturale, dove tradizioni cristiane e musulmane convivono da secoli. Pedalare qui significa anche entrare in contatto con una cucina robusta, fatta di zuppe calde, formaggi locali e pane appena sfornato, spesso offerto con spontanea ospitalità. Le ricompense non sono solo gastronomiche: i panorami dai passi montani ripagano ogni fatica, e le discese lunghe e tecniche sono puro piacere ciclistico. La sensazione dominante è quella di trovarsi in una Bulgaria poco raccontata, intima e sincera. Questo itinerario è consigliato a cicloturisti esperti o ben allenati, ma soprattutto a chi cerca un viaggio che sia anche incontro culturale e immersione totale nella natura. Nei Rodopi, la bicicletta non è solo un mezzo: è una chiave per entrare in un mondo r Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 6 giorni, 18 ore fa
Lungo il Danubio: pedalare tra storia e natura selvaggia
Il Danubio, secondo fiume più lungo d’Europa, non è solo una linea d’acqua che separa confini: in Bulgaria è una vera e propria spina dorsale culturale. Pedalare lungo il suo corso significa attraversare un Paese meno conosciuto, lontano dalle rotte turistiche più battute, ma incredibilmente autentico. Il percorso ciclabile segue in buona parte la EuroVelo 6, che qui scorre tra argini erbosi, villaggi rurali e città dal passato importante come Vidin e Ruse. Vidin accoglie i cicloturisti con la fortezza medievale di Baba Vida, affacciata direttamente sul fiume: una partenza suggestiva, che mette subito in chiaro il tono del viaggio. Da qui, la strada è perlopiù pianeggiante, ideale anche per chi ama viaggiare con borse cariche e senza l’ansia dei dislivelli. La pedalata è scandita da paesaggi aperti: campi di girasoli, vigneti e tratti di natura quasi incontaminata, dove il Danubio diventa rifugio per uccelli migratori e fauna selvatica. I ritmi sono lenti, così come la vita nei piccoli centri attraversati, dove una sosta al bar del paese si trasforma facilmente in una conversazione a gesti e sorrisi. Ruse, spesso definita la “piccola Vienna bulgara”, segna uno dei punti più interessanti del percorso. L’architettura ottocentesca, i viali alberati e l’atmosfera mitteleuropea sorprendono dopo giorni immersi nella ruralità. È un ottimo luogo per fermarsi, riposare e assaporare la cucina locale, prima di riprendere a seguire il fiume verso est. Questo itinerario è perfetto per chi cerca cicloturismo contemplativo, fatto di lunghe giornate in sella, paesaggi orizzontali e incontri autentici. Un viaggio che Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana fa
Sulla spina dorsale della Baja California: 1.700 km tra oceano, deserto e silenzi
Pedalare lungo la Baja California non è solo un viaggio: è una prova di resistenza, di adattamento e di meraviglia continua. La penisola della Baja California si allunga per oltre 1.700 chilometri tra l’Oceano Pacifico e il Mar di Cortez. Un nastro d’asfalto la Carretera Transpeninsular (MX-1) – collega Tijuana a Cabo San Lucas ed è diventato negli anni uno dei percorsi più iconici per il cicloturismo d’avventura. Qui il paesaggio è il vero protagonista. Cactus giganti, distese desertiche, scogliere battute dal vento e improvvise baie turchesi si alternano senza preavviso. Le tappe sono lunghe, i servizi radi, l’acqua una risorsa da pianificare con attenzione. Ma è proprio questa essenzialità a rendere la Baja un’esperienza unica. Dal punto di vista ciclistico, il percorso è impegnativo ma lineare: carreggiata spesso stretta, traffico variabile, continui saliscendi che mettono alla prova le gambe più che le grandi pendenze. Il clima è secco, con temperature elevate soprattutto nella parte centrale della penisola, dove l’ombra è un concetto astratto. A sorprendere è anche l’aspetto umano. Nei piccoli villaggi si viene accolti con curiosità e gentilezza, tra minimarket improvvisati, missioni storiche e pescatori che offrono un pasto caldo senza troppe domande. La Baja insegna la lentezza e l’autosufficienza, ma regala in cambio uno dei sensi di libertà più puri che si possano provare in bicicletta. È un percorso per chi cerca spazi aperti, solitudine e orizzonti lunghissimi. Non per fuggire dal Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana fa
La Ruta Maya in bicicletta: tra giungla, cenote e città coloniali
Nel sud-est del Messico, la bicicletta diventa una chiave per attraversare secoli di storia immersi in una natura sorprendentemente gentile. La Ruta Maya, che attraversa la penisola dello Yucatán e parte del Chiapas, è uno dei percorsi cicloturistici più affascinanti e accessibili del continente americano. Qui il viaggio non è fatto di estremi, ma di equilibrio: tra archeologia e vita quotidiana, tra strade tranquille e patrimonio culturale millenario. Il tracciato non è unico né obbligato, ma si snoda tra città come Mérida, Valladolid, Campeche e Palenque, collegate da strade secondarie pianeggianti, ideali anche per chi non cerca un’impresa estrema. Il dislivello è minimo, il fondo prevalentemente asfaltato, il traffico gestibile. Il vero lusso del percorso è la varietà. Si pedala nella giungla umida, si attraversano villaggi maya dove il tempo sembra sospeso, ci si ferma a rinfrescarsi nei cenote, grotte d’acqua dolce color smeraldo. E poi, quasi all’improvviso, compaiono le piramidi: Chichén Itzá, Uxmal, Calakmul. Monumenti che raccontano una civiltà complessa, osservati senza fretta, arrivando in silenzio, in bicicletta. Dal punto di vista climatico, l’umidità è la vera sfida, soprattutto nei mesi estivi. Ma la presenza costante di piccoli centri abitati rende la logistica semplice: alloggi economici, comida corrida, officine improvvisate sempre pronte a dare una mano. La Ruta Maya è il percorso ideale per chi vuole unire cicloturismo, cultura e relazione con il territorio. Non serve spingersi al limite: basta aprirsi all’incontro, accettare il ritmo del caldo e lasciarsi guidare dalla curiosità.In Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 1 giorno fa
Il giro del Luberon: pedalare tra borghi e lavanda
Se il Ventoux rappresenta la Provenza più aspra, il massiccio del Luberon racconta il suo volto gentile. Qui il cicloturismo si fa viaggio lento, tra colline morbide, borghi arroccati e strade secondarie che sembrano disegnate apposta per la bicicletta. Un itinerario classico è l’anello del Luberon, con partenza da Cavaillon o Apt. La distanza è affrontabile anche senza spirito agonistico e le pendenze, mai eccessive, permettono di godersi il paesaggio. Si pedala tra vigneti, campi di lavanda e frutteti, con il profumo dell’estate che accompagna ogni chilometro. I villaggi sono il vero valore aggiunto del percorso. Gordes appare all’improvviso, spettacolare, con le sue case di pietra incastonate nella roccia. Roussillon sorprende con le sfumature ocra delle sue falesie, un contrasto cromatico che rende la sosta quasi obbligatoria. Lourmarin, più a sud, invita a rallentare definitivamente: una piazza, una fontana, un caffè all’ombra. Il Luberon è anche un territorio accogliente per i ciclisti. Tra una tappa e l’altra non mancano panetterie, mercati locali e strutture abituate a ospitare chi viaggia su due ruote. È un ciclismo che privilegia l’esperienza complessiva: meno numeri, più sensazioni. Questo itinerario è ideale per chi cerca la Provenza delle cartoline, ma senza rinunciare al piacere autentico della pedalata. Un percorso che dimostra come il cicloturismo, quando incontra territori così ricchi di ident Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 1 giorno fa
Il Gigante della Provenza: il Mont Ventoux in bicicletta
Il Mont Ventoux non è soltanto una salita: è un monumento del ciclismo europeo. Isolato, riconoscibile da chilometri di distanza, il “Gigante della Provenza” domina la pianura del Vaucluse con i suoi 1.909 metri e una fama costruita su fatica, vento e leggenda. Affrontarlo in chiave cicloturistica significa entrare in un racconto che mescola natura estrema e memoria sportiva. Il versante più celebre parte da Bédoin, piccolo centro che vive di biciclette e caffè mattutini. I primi chilometri sono un inganno: strada larga, pendenza gentile, vigneti tutt’intorno. Poi, improvvisamente, la foresta. Da Saint-Estève in poi la salita si irrigidisce e non concede tregua: chilometri regolari sopra l’8%, silenzio interrotto solo dal respiro dei ciclisti e dal fruscio delle ruote sull’asfalto. Usciti dal bosco, al Chalet Reynard, il paesaggio cambia di colpo. Gli alberi scompaiono e lasciano spazio a un ambiente quasi lunare. La cima è visibile, ma sembra non avvicinarsi mai. Qui il vento è spesso protagonista e il sole può essere implacabile: elementi che rendono il Ventoux una montagna da rispettare anche in un’ottica turistica. La ricompensa, una volta in vetta, è totale. Lo sguardo spazia dalle Alpi al Massiccio Centrale, fino al Mediterraneo nelle giornate più limpide. La discesa, tecnica e veloce, restituisce al ciclista il piacere della leggerezza dopo la lunga lotta contro la gravità. Il Mont Ventoux non è un percorso per tutti, ma per chi am Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 2 giorni fa
Come organizzare un viaggio in bicicletta all’estero
Organizzare un viaggio in bicicletta fuori dai confini nazionali è un’esperienza che unisce avventura, logistica e una buona dose di pianificazione. Che si tratti di una traversata europea su piste ciclabili o di un itinerario più selvaggio in un Paese extra UE, la differenza tra un viaggio memorabile e uno stressante sta quasi tutta nella preparazione. Ecco una guida pratica, in stile essenziale, per partire informati e pedalare sereni. 1. Scegliere la destinazione (con realismo) Il primo passo non è sognare troppo in grande, ma scegliere con criterio. Livello di allenamento, tempo a disposizione e stagione sono variabili decisive. Un viaggio in Scandinavia offre infrastrutture ciclabili eccellenti ma richiede di fare i conti con clima e distanze; i Balcani o il Portogallo regalano autenticità e costi contenuti, ma con servizi più discontinui. Informarsi su viabilità, traffico, presenza di piste ciclabili e abitudini locali nei confronti dei ciclisti è fondamentale. I forum di cicloturismo, i racconti di viaggio e le tracce GPX condivise online restano le fonti più affidabili. 2. Documenti e burocrazia: meglio pensarci prima Viaggiare all’estero significa anche adeguarsi alle regole del Paese ospitante. Per l’Unione Europea bastano carta d’identità valida e tessera sanitaria, ma è sempre consigliabile una assicurazione di viaggio che copra infortuni e rientro. Fuori dall’UE entrano in gioco passaporto, eventuali visti e, in alcuni casi, vaccinazioni. Non va trascurata la normativa locale sul ciclismo: obbligo di casco, luci diurne, giubbotti riflettenti o assicurazione RC possono essere richiesti. 3. La bicicletta giusta (e come trasportarla) La scelta della bici dipende dal tipo di percorso: gravel e trekking bike sono le più versatili per i viaggi, mentre una bici da corsa è indicata solo per itinerari asfaltati e leggeri. Per raggiungere la destinazione, le opzioni principali sono aereo e treno. L’aereo richiede una valigia rigida o una sacca certificata e costi aggiuntivi variabili da compagnia a compagnia. Il treno, quando possibile, è spesso la soluzione più semplice e sostenibile, ma va verificata la disponibilità di posti bici e le regole di smontaggio. Prima della partenza è indispensabile un controllo completo del mezzo: trasmissione, freni, ruote e una revisione che riduca al minimo gli imprevisti. 4. Pianificare l’itinerario, senza ingabbiarsi La tecnologia aiuta, ma non deve diventare una gabbia. App e ciclocomputer permettono di pianificare tappe, dislivelli e punti di interesse, ma lasciare margine all’improvvisazione è parte del fascino del cicloturismo. Meglio tappe realistiche, con chilometraggi compatibili con il terreno e il carico. Inserire giorni di recupero o tappe brevi può salvare il viaggio in caso di maltempo o stanchezza. 5. Dove dormire e come gestire i pasti Prenotare tutto in anticipo offre sicurezza, ma riduce la libertà. Una soluzione intermedia è prenotare le prime notti e lasciare il resto flessibile. Ostelli, campeggi e strutture bike-friendly sono ideali per i cicloturisti. In alcuni Paesi esistono reti di ospitalità dedicate ai viaggiatori in bici. Per l’alimentazione, vale la regola dell’adattamento: conoscere i piatti locali aiuta a gestire le energie, ma è sempre utile avere con sé snack e integratori per le tratte più isolate. 6. Bagagli: meno è meglio Il cicloturismo premia l’essenzialità. Abbigliamento tecnico, un cambio civile, antipioggia, kit di riparazione, elettronica minima e documenti: tutto il resto è spesso superfluo. La distribuzione dei pesi sulle borse laterali influisce sulla stabilità della bici. Fare una prova su strada prima della partenza è il modo migliore per evitare sorprese. 7. Sicurezza e imprevisti Casco, luci e visibilità non sono opzionali. Portare con sé una copia digitale dei documenti e dei contatti di emergenza è una precauzione semplice ma efficace. Accettare l’imprevisto fa parte del viaggio: una foratura, una deviazione o un cambio di programma non sono fallimenti, ma storie da raccontare. In conclusione organizzare un viaggio in bicicletta all’estero richiede attenzione e metodo, ma la ricompensa è un’esperienza di viaggio profonda e autentica. Pedalare in un altro Paese significa attraversarlo davvero, un chilometro alla volta, con il tempo necessario per capirlo. Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 3 giorni fa
Che abbigliamento portare per un viaggio in bicicletta di una settimana
Preparare le borse per un viaggio in bicicletta di una settimana è un esercizio di equilibrio: tra comfort e leggerezza, tra sicurezza e praticità. Nel cicloturismo, più che in altre forme di viaggio, l’abbigliamento gioca un ruolo chiave nel determinare la qualità dell’esperienza. Scegliere cosa portare non significa solo decidere “cosa indossare”, ma anche come affrontare clima, fatica e imprevisti. Il principio base: pochi capi, giusti La regola d’oro è una: portare meno, ma meglio. I cicloturisti esperti lo sanno bene: capi tecnici, facilmente lavabili e ad asciugatura rapida permettono di ridurre il carico senza rinunciare al comfort. In una settimana di viaggio bastano due o tre completi da bici ben scelti. Abbigliamento da ciclismo: comfort prima di tutto Il cuore del guardaroba è l’abbigliamento tecnico. Due maglie traspiranti (meglio se una a maniche corte e una a maniche lunghe) e due pantaloncini con fondello di qualità sono generalmente sufficienti. Il fondello, spesso sottovalutato dai neofiti, è invece essenziale per prevenire dolori e irritazioni dopo molte ore in sella. Per chi viaggia in zone variabili dal punto di vista climatico, è consigliabile aggiungere una maglia termica leggera o un gilet antivento, capi versatili che occupano poco spazio ma fanno la differenza nelle prime ore del mattino o in discesa. Pioggia, vento e freddo: essere pronti Anche in estate, il meteo può cambiare rapidamente. Una giacca impermeabile e traspirante è indispensabile: protegge dalla pioggia, ma anche dal vento e dal freddo improvviso. In alternativa, per i climi più miti, può bastare un k-way tecnico ultraleggero. Non vanno dimenticati manicotti e gambali, accessori spesso trascurati ma estremamente utili: consentono di adattarsi rapidamente alle variazioni di temperatura senza cambiarsi completamente. Fuori dalla sella: l’abbigliamento “civile” Il viaggio non è solo pedalare. La sera, una volta scesi dalla bici, è piacevole indossare qualcosa di più comodo. Qui vale lo stesso principio: pochi capi, multifunzionali. Un paio di pantaloni leggeri (o shorts), una t-shirt tecnica che sembri “normale” e una felpa o giacca leggera sono più che sufficienti. Per le scarpe, molti cicloturisti scelgono scarpe da bici con suola adatta alla camminata, evitando così di portare un secondo paio ingombrante. In alternativa, delle infradito ultraleggere possono essere utili per la sera o la doccia. Intimo e accessori: piccoli dettagli, grande differenza L’intimo tecnico (2-3 cambi) è preferibile a quello in cotone: asciuga prima e gestisce meglio il sudore. Le calze meritano attenzione: almeno due paia specifiche da ciclismo e un paio più caldo, se il clima lo richiede. Tra gli accessori indispensabili rientrano guanti, occhiali da sole, bandana o sottocasco e, naturalmente, il casco. Tutti elementi che aumentano sicurezza e comfort, spesso sottovalutati fino al momento del bisogno.In un viaggio in bicicletta di una settimana, l’abbigliamento giusto non è quello più abbondante, ma quello più intelligente. Scegliere capi tecnici, versatili e adatti al clima permette di viaggiare leggeri, pedalare meglio e godersi davvero il percorso. Perché nel cicloturismo, co Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 4 giorni fa
L’Anello d’Oro in bicicletta: pedalare nel cuore storico della Russia
C’è una Russia che scorre lenta, lontana dalle metropoli e dai grandi assi ferroviari. È la Russia delle cupole a cipolla, dei fiumi larghi come pianure e dei villaggi di legno affacciati sulla strada. Percorrerla in bicicletta, seguendo il tracciato dell’Anello d’Oro, significa entrare nel cuore storico del Paese, dove il tempo sembra aver deciso di rallentare il passo. Un itinerario tra storia e paesaggio L’Anello d’Oro è un circuito di circa 700–800 chilometri a nord-est di Mosca che collega alcune delle città più antiche della Russia europea: Sergiev Posad, Pereslavl-Zalesskij, Rostov Velikij, Jaroslavl, Kostroma, Suzdal e Vladimir. In bicicletta, l’itinerario si trasforma in un viaggio progressivo, fatto di tappe equilibrate e strade secondarie immerse nella campagna. Il percorso alterna asfalto tranquillo e tratti rurali, con dislivelli moderati e lunghe sezioni pianeggianti che seguono il corso del Volga e dei suoi affluenti. Non è un viaggio tecnico, ma richiede autonomia, spirito di adattamento e una buona pianificazione delle tappe. Pedalare nella Russia profonda Uscendo da Mosca, il traffico si dirada rapidamente. Dopo i primi chilometri urbani, la bicicletta diventa il mezzo ideale per osservare la vita quotidiana: anziani seduti sulle panchine, mercati improvvisati lungo la strada, fermate di autobus che sembrano rimaste agli anni Ottanta. Le città dell’Anello d’Oro sono piccole ma dense di storia. Suzdal, con le sue chiese bianche e i prati infiniti, è una delle tappe più suggestive per il cicloturista. Jaroslavl, affacciata sul Volga, offre invece un centro storico elegante e servizi migliori, perfetti per una giornata di riposo. Accoglienza spartana, ma autentica Viaggiare in bicicletta in Russia significa accettare una certa essenzialità. Le strutture ricettive sono semplici, spesso a gestione familiare, ma l’accoglienza è diretta e genuina. Non è raro che qualcuno si avvicini incuriosito dalla bicicletta carica di borse, offrendo aiuto o un tè caldo. Dal punto di vista logistico, negozi di alimentari e acqua non mancano, anche nei centri più piccoli. Più rari, invece, i negozi specializzati in ciclismo: meglio partire con ricambi essenziali e una bici in perfette condizioni. Quando partire e perché farlo Il periodo migliore va da giugno a inizio settembre, quando le giornate sono lunghe e il clima relativamente stabile. Le estati possono essere calde, ma mai estreme, mentre le mezze stagioni portano pioggia e temperature variabili. L’Anello d’Oro in bicicletta non è solo un itinerario turistico: è un viaggio culturale e umano. È la Russia vista dal bordo strada, senza filtri, con il tempo necessario per osservare, ascoltare e capire. Per il cicloturista che cerca strade poco battute e un’esperienza fuori dai circuiti classici, pedalare nell’Anello d’Oro è una scelta che lascia il segno. Non tanto per la diff Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 5 giorni fa
In bicicletta ai confini del deserto: attraversare Israele pedalando tra storia e silenzio
C’è un punto, nel sud di Israele, in cui l’asfalto sembra sciogliersi nel paesaggio e la strada diventa una linea sottile tracciata tra cielo e deserto. È da qui che inizia uno dei percorsi cicloturistici più sorprendenti del Medio Oriente: un viaggio in bicicletta dal cuore del Negev fino alle acque immobili del Mar Morto. Israele è un paese piccolo nelle dimensioni, ma enorme per varietà. In poche centinaia di chilometri si passa dal Mediterraneo alle montagne, dalle città sacre ai crateri desertici, dai mercati rumorosi a distese dove il silenzio è quasi assoluto. Pedalarlo significa attraversare non solo un territorio, ma una stratificazione continua di storie, culture e paesaggi. Dal Negev al Mar Morto: la strada del silenzio Il punto di partenza ideale è Mitzpe Ramon, una piccola città affacciata sul Makhtesh Ramon, un gigantesco cratere naturale che sembra uscito da un altro pianeta. Qui il viaggio comincia in discesa, tra curve ampie e panorami che si aprono improvvisamente su distese di roccia e sabbia color ocra. La Route 40 e le strade secondarie che attraversano il deserto sono un paradiso per chi ama i grandi spazi: traffico quasi inesistente, asfalto in ottime condizioni e un orizzonte che sembra non finire mai. Il vento è spesso il vero avversario, più delle salite, ma fa parte del gioco: nel Negev si pedala contro gli elementi, non contro il tempo. Pedalare nella storia Israele è uno di quei luoghi dove ogni sosta ha un peso storico. Lungo il percorso si incontrano antichi avamposti nabatei, kibbutz moderni e piccoli insediamenti nel nulla. A Sde Boker, per esempio, si può visitare il luogo dove visse David Ben-Gurion, il padre fondatore dello Stato di Israele: un promemoria di quanto questa terra sia giovane e antichissima allo stesso tempo. L’arrivo al punto più basso della Terra Gli ultimi chilometri verso il Mar Morto sono un lento e spettacolare scendere sotto il livello del mare. Il paesaggio cambia ancora: le montagne si fanno più aspre, l’aria più calda, la luce più intensa. Poi, all’improvviso, appare: una distesa d’acqua color argento, immobile, irreale. Arrivare qui in bicicletta ha qualcosa di epico. Non per la difficoltà tecnica, ma per il contrasto: dopo giorni di deserto, il corpo trova riposo nel galleggiamento più famoso del mondo. E la mente si prende il lusso di guardarsi indietro. Un viaggio che resta addosso Pedalare in Israele non è solo un’esperienza sportiva. È un viaggio che mette insieme geografia, politica, religione e natura in un modo che pochi altri paesi riescono a fare. È sicuro, organizzato, sorprendentemente accogliente per i ciclisti. Ma soprattutto è intenso.Qui ogni chilometro sembra più denso. Ogni tramonto nel Continua a leggere
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Matteo ha scritto un nuovo articolo 1 settimana, 6 giorni fa
Tra le montagne maledette: in bici da Valbona a Theth, nel cuore selvaggio dell’Albania
Ci sono strade che non si attraversano: si conquistano. La salita che collega Valbona a Theth, nel cuore delle Alpi Albanesi, è una di queste. Un nastro d’asfalto ruvido a tratti ancora sterrato che si arrampica fino a oltre 1.700 metri e taglia in due uno dei territori più selvaggi e meno addomesticati d’Europa. Siamo nel nord dell’Albania, in quella regione che un tempo veniva chiamata “le montagne maledette”. Un nome che oggi suona come una promessa: qui la natura è ancora sovrana. Le valli sono profonde, i boschi fitti, i villaggi sembrano sospesi nel tempo. Si parte da Valbona, piccolo centro immerso in una valle ampia e verdissima. I primi chilometri sono ingannevoli: la strada scorre dolce lungo il fiume, tra pascoli e case in pietra. Poi la montagna si chiude, la pendenza aumenta e la salita diventa subito seria. I tornanti si susseguono senza tregua, ma ogni curva regala panorami sempre più vasti: pareti rocciose, boschi di faggi, cime frastagliate che ricordano più i Balcani selvaggi che le Alpi turistiche. In cima al passo, il mondo cambia improvvisamente. Si entra nel regno di Theth, una valle stretta e spettacolare, con case in pietra, chiese isolate e una sensazione rara di silenzio autentico. Qui il tempo sembra avere un altro ritmo. Le gambe sono stanche, ma la testa è leggera: è la ricompensa delle strade difficili. Questo non è un percorso per chi cerca solo chilometri facili. È un viaggio per chi vuole sentire la montagna, per chi pedala anche per il gusto dell’isolamento, p Continua a leggere
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