Via Rhôna, il viaggio in bicicletta che comincia su un ghiacciaio e finisce tra i cavalli selvaggi della Camargue

C’è qualcosa di quasi cinematografico nel percorrere una strada che nasce dal ghiaccio e muore nel sale. La Via Rhôna parte da un torrente gelato incastrato tra le Alpi svizzere e arriva, un migliaio di chilometri dopo, dove il Rodano si scioglie in canali e paludi davanti al Mediterraneo. In mezzo, un viaggio che cambia pelle ogni due giorni.

Quanto sia lungo davvero, nessuno lo dice allo stesso modo. C’è chi parla di milleduecentocinquanta chilometri per l’intero EuroVelo 17, chi si ferma a milletrenta considerando solo il tratto realmente pedalato da alcuni viaggiatori, chi riserva il nome Via Rhôna alla sola Francia, da Ginevra al mare, per circa ottocentoquindici chilometri. Anche la Svizzera cambia misura da una guida all’altra. Meglio studiare bene la mappa prima di promettersi un numero di giorni preciso.

Si parte da Andermatt, un pugno di case a quasi millecinquecento metri, dove l’aria è già rarefatta prima ancora di pedalare un metro. Da lì si sale al Passo della Furka, il punto più alto di tutto il tracciato, e poi si vola giù lungo la valle di Goms, in una discesa che toglie il fiato più della salita. Chi preferisce risparmiare le gambe può salire su un treno o su un autobus postale attrezzato per le biciclette, e concedersi comunque il panorama.

Passata Briga, il fiume rallenta e si allarga fino a diventare lago. Il Lemano, diviso a metà tra Svizzera e Francia, regala un anello di circa duecento chilometri che sfiora Ginevra e attraversa i terrazzamenti di vigne del Lavaux, patrimonio Unesco da percorrere con calma, magari fermandosi ogni tanto ad assaggiare un bicchiere di bianco locale.

Da Ginevra in poi la strada cambia lingua e diventa, in senso stretto, la Via Rhôna. Il fiume si stringe tra pareti di roccia scure prima di raggiungere Lione, seconda città di Francia, e da lì accompagna il ciclista tra vigneti e borghi di pietra fino ad Avignone, dove un tempo risiedevano i papi in esilio.

L’ultimo tratto è puro spettacolo. Nella Camargue il Rodano si sfalda in più bracci tra saline e acquitrini, mentre cavalli bianchi semiselvatici pascolano a pochi metri dalla ciclabile, indifferenti al passaggio delle bici. Il viaggio finisce spesso su una spiaggia libera, con la sabbia calda sotto i piedi e il mare che chiude il cerchio aperto sul ghiacciaio svizzero.

La fatica, va detto, non è distribuita in modo uguale. La Svizzera concentra quasi tutte le salite, mentre la Francia scorre via quasi piatta, con il fondo per lo più asfaltato. È proprio questo contrasto, tra lo sforzo delle prime tappe e la leggerezza delle ultime, a rendere la Via Rhôna un viaggio capace di sorprendere due volte: quando si suda in salita, e quando ci si accorge di non pedalare quasi più.