Immagina un legionario romano, sudato sotto l’armatura, che scala lo stesso passo che tu stai per affrontare in bicicletta. Duemila anni ti separano da lui, ma la strada sotto le ruote è quasi la stessa. La Via Claudia Augusta collega Baviera, Tirolo, Alto Adige e Veneto, e porta ancora il nome dell’imperatore che la volle finita a ogni costo.
Fu Druso, figlio di Augusto, a tracciarne il primo segno sulla mappa. Suo figlio Claudio la completò nel 47 dopo Cristo, lasciando dietro di sé una strada destinata a sopravvivere all’impero stesso. Due pietre miliari originali resistono ancora oggi, una in Val Venosta e una nel Bellunese: pochi centimetri di pietra che hanno visto passare legioni, mercanti e, oggi, migliaia di cicloturisti in maglia tecnica.
Quanto sia lunga per intero, però, dipende da chi la racconta. Alcune fonti parlano di seicento chilometri, altre arrivano a novecento, altre ancora la fermano a metà strada considerando solo la versione a piedi. Prima di partire vale la pena controllare bene la tratta scelta, perché una cifra sbagliata può trasformare un weekend rilassante in una corsa contro il tramonto.
A Trento la strada si divide come un bivio nel destino del viaggiatore. Chi scende verso Verona attraversa la Vallagarina e la Valpolicella, respirando profumo di vigneti fino a Ostiglia sul Po. Chi punta a nordest passa per Feltre e arriva a Venezia, con il sale del mare che comincia a farsi sentire nell’aria molto prima di vedere la laguna.
Il cuore pulsante del percorso resta la Val Venosta, tra Malles e Merano. Ottanta chilometri che scivolano via quasi da soli, con l’Adige che scorre a fianco della ruota e i meleti che esplodono di fiori bianchi in primavera. Qui pedala chi cerca sfida quanto chi porta i figli sul seggiolino posteriore, ed entrambi tornano a casa soddisfatti.
Più a nord, però, la strada mostra i denti. Tra il confine austro tedesco e Imst il fondo diventa incerto, tra sterrati e strade forestali dove il navigatore non è un optional. Il Fernpass e la salita verso il Passo Resia mettono alla prova polpacci e pazienza, con pendenze che in certi tratti superano il dieci per cento.
Poi arriva la ricompensa. Gli ultimi centocinquanta chilometri scendono quasi da soli verso l’Adriatico, tra borghi rimasti fermi al Medioevo come Glorenza e monasteri sospesi nel tempo come l’abbazia di Monte Maria. È il momento in cui le gambe si riposano e gli occhi lavorano il doppio.
Pedalare la Via Claudia Augusta significa scegliere quanta storia portarsi addosso. Bastano due giorni per assaggiarla in Val Venosta, oppure serve una settimana buona per seguirla dalle sorgenti del Danubio fino al mare. In ogni caso, sotto le ruote resta sempre la stessa domanda: chissà cosa penserebbe un legionario romano, vedendoci pedalare leggeri dove lui marciava sudando.











