Venti minuti per cambiare continente, pedalando sul nuovo ponte tra Detroit e il Canad

Mettetevi nei panni di chi è arrivato il 5 agosto. Alle 8 del mattino i cancelli si aprono, la folla preme, e per la prima volta si può salire in bici sul ponte che unisce Stati Uniti e Canada. In poche ore il lato americano va in tilt e la pista chiude fino a mezzogiorno. Nessuno se ne lamenta davvero, perché tutti aspettavano quel giorno da anni.

Il ponte si chiama Gordie Howe e collega Detroit a Windsor, in Ontario. Le auto ci passano dal 27 luglio 2026. Pedoni e ciclisti, invece, hanno una corsia tutta loro, protetta da barriere di cemento. È l’unico punto tra Michigan e Canada dove si può passare il confine a piedi o in sella.

Immaginate la salita. Le ruote girano su una corsia larga 3,6 metri, le rampe non superano il 5 per cento, il fiume scorre sempre più in basso. Al punto più alto siete a 46 metri sopra l’acqua. Intorno a voi, gli stralli della campata più lunga del Nord America, 853 metri sospesi nel vuoto.

Da lassù il panorama toglie il fiato. Da un lato i grattacieli di Detroit, dall’altro le rive verdi del Canada. Il vento porta l’odore del fiume. In una ventina di minuti siete dall’altra parte, e non avete speso un centesimo.

C’è però un compagno di viaggio da non dimenticare, il passaporto. A metà strada vi aspetta la dogana, e senza un documento valido per entrambi i Paesi il viaggio finisce lì. Vale anche per i più piccoli. Meglio controllare lo zaino prima di partire.

Le regole sono poche e sensate. Sì alle bici classiche, alle cargo, alle pieghevoli e alle e-bike che smettono di spingere a 32 all’ora. No ad acceleratori, monopattini e animali. Sulla corsia si va piano, massimo 20 all’ora, e chi cammina passa per primo.

Adesso però l’orologio corre. Fino al 31 ottobre si pedala dalle 8 alle 20. Dal primo novembre il cancello chiuderà alle 16, e l’ultimo ingresso sarà alle 15. Chi sogna questa traversata con i colori dell’autunno deve sbrigarsi.

Il ponte porta il nome di Gordie Howe, campione canadese che ha fatto la storia dei Detroit Red Wings per 25 stagioni. Un eroe di due nazioni per un ponte che le unisce. Per i cicloturisti è molto più di un’infrastruttura. È una porta nuova sui Grandi Laghi, e si apre a colpi di pedale.