Un errore di valutazione sul trasporto della bici può costare cento euro in più, o farla restare a terra

Chi organizza per la prima volta un viaggio in bicicletta all’estero scopre presto che il momento più delicato non è la strada da percorrere, ma quello che precede la partenza vera e propria. Come portare la bicicletta fino a destinazione, tra aerei e treni, resta una domanda che sorprende per complessità chiunque non ci abbia mai fatto i conti prima.

In aereo la regola non cambia mai, la bicicletta viaggia come bagaglio speciale, smontata e protetta dentro una scatola rigida o una sacca dedicata. Pedali rimossi, manubrio girato parallelo al telaio, camere d’aria sgonfiate per reggere la pressurizzazione della stiva, e imbottiture attorno ai punti più fragili, cambio e forcella su tutti.

Il vero nodo, però, restano i costi, che possono cambiare parecchio da una compagnia all’altra. Ryanair chiede tra i sessanta e i settantacinque euro per una bici fino a trenta chilogrammi. EasyJet e Volotea si aggirano su cifre simili, tra i cinquanta e gli ottanta euro. Chi invece vola con una compagnia di linea su tratte intercontinentali rischia di superare tranquillamente i cento euro per lo stesso identico servizio.

Le e-bike complicano ulteriormente lo scenario. Quasi nessuna compagnia aerea, di linea o low cost, le accetta a bordo, per via delle normative sulla sicurezza delle batterie al litio. Chi lo scopre solo all’ultimo momento, con la partenza già prenotata, rischia di ritrovarsi improvvisamente senza soluzioni praticabili.

In treno la situazione cambia radicalmente, e quasi sempre a favore di chi viaggia. Trenitalia permette di prenotare il posto bici insieme al biglietto passeggero, su tratte regionali, nazionali e internazionali, a costi decisamente più bassi rispetto al trasporto aereo. Le bici pieghevoli, come le Brompton, viaggiano addirittura come bagaglio a mano se richiuse a dovere, mentre su Italo restano ammesse solo bici pieghevoli o completamente smontate.

Chi punta all’estero dovrebbe informarsi paese per paese, perché le regole non sono affatto uniformi. In Austria, per esempio, i treni regionali accettano le bici senza prenotazione, mentre sui treni a lunga percorrenza la prenotazione diventa obbligatoria, con un piccolo sovrapprezzo oltre al biglietto vero e proprio. Controllare tutto con qualche settimana di anticipo, più che un consiglio, resta l’unico modo serio per non ritrovarsi con la bicicletta a terra il giorno della partenza.