C’è un arcipelago nel Mar Baltico che l’Estonia sembra custodire quasi gelosamente, riluttante a condividerlo troppo in fretta con il resto del mondo. Saaremaa, Hiiumaa e Muhu fanno parte del grande tracciato dell’EuroVelo 10, che secondo il sito Cycloscope si sviluppa per quasi mille chilometri lungo l’intera costa baltica del paese. Ma è la deviazione verso queste tre isole, più di ogni altro tratto continentale, a raccontare l’Estonia più vera e meno patinata.
Muhu apre il percorso come una sorta di anticamera naturale verso le isole maggiori. Una strada costruita direttamente sul mare la collega a Saaremaa, pochi chilometri rubati letteralmente all’acqua con una tecnica che ricorda più l’ingegneria olandese che le tradizioni costiere baltiche, un dettaglio che sorprende sempre chi lo scopre per la prima volta pedalando, quasi senza accorgersene.
Saaremaa, la maggiore del gruppo, offre secondo Komoot un anello di 85,5 chilometri intorno al faro della penisola di Sõrve, uno dei tragitti più amati dell’intero arcipelago. Villaggi di pescatori rimasti quasi identici nel tempo, il castello medievale di Kuressaare, eretto nel Trecento su un’isola artificiale circondata da un fossato, e il cratere meteoritico di Kaali, tra i più grandi al mondo, oggi trasformato in un piccolo lago nel bosco, scandiscono il ritmo lento della pedalata.
Le strade restano nel complesso in ottime condizioni, con solo qualche breve tratto sterrato nella parte settentrionale di Saaremaa. Conviene sempre deviare verso gli angoli più isolati delle penisole, seguendo i percorsi numerati 301 e 302 su Hiiumaa, terre un tempo abitate da piccole comunità di origine svedese, oggi quasi disabitate ma ancora perfettamente segnalate per chi arriva in bicicletta e ama perdersi un po’.
Hiiumaa, la più remota e selvaggia delle tre, custodisce Kõpu, uno dei fari più antichi ancora in funzione al mondo, costruito nel quindicesimo secolo e sopravvissuto a guerre, tempeste e secoli di navigazione baltica. Foreste dense coprono buona parte dell’isola, interrotte solo da piccole radure coltivate e spiagge di ciottoli che restano deserte anche nel cuore dell’estate, quando altrove il turismo raggiunge il proprio picco stagionale senza pietà.
Il periodo ideale va da maggio a ottobre, quando le lunghissime giornate estive permettono di sfruttare fino all’ultimo chilometro di luce disponibile. L’Estonia non stordisce con effetti speciali immediati, niente montagne imponenti né panorami da cartolina pronti per una copertina patinata. Si fa amare piano, un’isola alla volta, un faro dopo l’altro, con la pazienza di chi sa già che le cose migliori raramente si mostrano al primo sguardo distratto.











