Immaginate il cortile del Castello di Udine all’alba. Centinaia di bici cariche di borse, luci frontali ancora accese, il rumore secco delle tacchette sulla pietra. Poi il via, e un fiume di ciclisti che scende verso la pianura. Dal 3 al 6 settembre il FVG Bike ha scritto la sua pagina più grande.
I numeri fanno quasi impressione. I partecipanti sono stati 730, contro i 592 dell’anno scorso. È un balzo del 23 per cento in dodici mesi. Per un evento arrivato solo alla terza edizione, è una piccola esplosione.
Nessuno, però, correva per vincere. Il FVG Bike è un viaggio collettivo in bikepacking, dove il traguardo coincide con la partenza. Si pedala giorno e notte, o si dorme sotto le stelle, ognuno a modo suo. L’unica gara è con se stessi.
E che sfida. Quasi metà dei ciclisti ha scelto il percorso più estremo, 400 chilometri e 6.400 metri di dislivello. Sono salite che mordono le gambe e discese che fanno battere il cuore. Un altro 38 per cento ha scelto i 200 chilometri, mentre la domenica un anello da 100 ha richiamato altri 109 appassionati.
Il Friuli attraversato dai tracciati è quello che pochi conoscono. Venzone, rinata pietra dopo pietra. I Magredi, una distesa di ghiaia e praterie così aride da sembrare steppa. Il silenzio verde del Cansiglio, e poi Spilimbergo, Maniago e il profumo di prosciutto di San Daniele.
Quest’anno si è aggiunta anche la bici da strada. Due percorsi nuovi, il più lungo con oltre 7.000 metri di salita. Al primo tentativo li ha scelti il 16 per cento degli iscritti. Il gravel ha trovato un compagno di viaggio.
Il dato che fa sorridere di più riguarda chi è arrivato. Un ciclista su quattro veniva dall’estero, da undici nazioni diverse, fino all’Argentina e agli Stati Uniti. Oltre un terzo non aveva mai visto il Friuli Venezia Giulia. Sono arrivati per pedalare e sono ripartiti con una regione nel cuore.
Tra loro c’erano ragazzi di 18 anni e veterani di 73. Le donne sono salite al 22 per cento, tre punti in più in un anno. E più di seicento persone hanno viaggiato fino in regione solo per esserci. Letti, trattorie e botteghe lungo la strada se ne sono accorti eccome.
La lezione è semplice e potente. Basta una bici e una buona idea per accendere territori rimasti in ombra. Il Friuli lo ha capito e i ciclisti hanno risposto. L’anno prossimo, c’è da scommetterci, il cortile del castello sarà ancora più affollato.











