Pedalare in Armenia, tra il lago Sevan e i monasteri scavati nel Caucaso meridionale

C’è un piccolo paese nel Caucaso meridionale, stretto tra montagne che sfiorano regolarmente i tremila metri, che quasi nessun cicloturista europeo ha ancora scoperto davvero. L’Armenia offre itinerari che partono quasi sempre da Yerevan, la capitale a mille metri di quota, e si spingono verso paesaggi che cambiano volto in continuazione, canyon rossastri, altipiani deserti, e uno dei laghi d’alta quota più grandi del mondo, il Sevan, che domina ogni racconto di viaggio armeno.

Uno dei percorsi più amati collega Yerevan a Garni e Geghard, ottanta chilometri che conducono al monastero omonimo, sito patrimonio Unesco in parte scavato direttamente nella roccia. Un secondo itinerario, più lungo, unisce Yerevan a Bjni, Sevan, Dilijan e Goshavank per oltre centocinquanta chilometri, attraversando mondi profondamente diversi tra loro, dalle rive argentate del lago alle fitte foreste che avvolgono Dilijan, cittadina termale nota per la propria architettura tradizionale in legno rimasta quasi intatta nel tempo.

Il giro completo del lago Sevan, circa trecento chilometri, richiede almeno quattro giorni e resta uno dei momenti più intensi di qualsiasi viaggio armeno. Lungo la sponda si incontra il monastero di Hayravank, con le sue due cupole di stile diverso risalenti al nono secolo, costruito accanto all’antica via commerciale della Via della Seta, e poco distante il monastero di Sevanavank, arroccato su una penisola collinare da cui lo sguardo abbraccia l’intera distesa d’acqua e le montagne che la incorniciano.

Chi cerca qualcosa in più può affrontare il Passo di Selim, venticinque chilometri di salita attraverso la steppa che conducono all’omonimo caravanserraglio del quattordicesimo secolo, uno degli edifici meglio conservati lungo le antiche rotte commerciali armene. Il traffico intenso di Yerevan scoraggia molti dal pedalare in città, tanto che spesso conviene spostarsi in taxi per le visite urbane, ma appena fuori dalla capitale le strade si svuotano in fretta, regalando chilometri di solitudine, campi di grano e villaggi dove fermarsi per un caffè diventa quasi sempre l’occasione per uno scambio genuino con chi l’Armenia la vive ogni giorno, lontano dalle rotte più battute.