Immaginate un gruppo di frati, nel 1151, intenti a costruire una semplice pescaia per regolare le acque paludose della Valdichiana. Nessuno di loro poteva sapere che quella chiusa, oggi ancora visibile e ancora chiamata Chiusa dei Monaci, sarebbe diventata il punto di partenza di una delle ciclabili più amate della Toscana. Il Sentiero della Bonifica nasce esattamente lì, e oggi collega Arezzo a Chiusi con sessantadue chilometri dove il dislivello, semplicemente, non esiste.
Il tracciato segue passo passo l’argine del Canale Maestro della Chiana, l’opera idraulica che tra Settecento e Ottocento trasformò una palude malarica in uno dei territori agricoli più produttivi della regione. Completato nella sua forma ciclabile nel 2010, resta chiuso al traffico motorizzato per quasi tutta la sua lunghezza, un privilegio raro che rende ogni incontro con un’automobile quasi un evento degno di nota, più che una scocciatura.
Da Chiusi, il primo colpo d’occhio è l’argine artificiale che divide, quasi con precisione chirurgica, la Chiana toscana diretta verso l’Arno da quella romana che scorre invece verso il Tevere. I chilometri iniziali scivolano tra zone verdi punteggiate dai laghi di Chiusi e Montepulciano, ultimi resti dell’antica palude, oggi riserve naturali perfette per una sosta all’ombra, quando la si trova, cosa non scontata da queste parti.
Avvicinandosi ad Arezzo, il paesaggio si trasforma progressivamente in un mosaico di vigneti, oliveti e campi di grano che ondeggiano al minimo alito di vento. Al chilometro trentasette si stacca una deviazione di dodici chilometri verso Cortona, borgo etrusco abitato fin dall’ottavo secolo avanti Cristo. La salita finale toglie il fiato, letteralmente, ma il panorama sul Trasimeno che si apre in cima ripaga ogni goccia di sudore versata per raggiungerlo.
Lungo tutto il canale si susseguono le leopoldine, le case coloniche fatte costruire dai Lorena per ripopolare la valle appena bonificata, riconoscibili per un’architettura ordinata che ritorna quasi con la regolarità di un metronomo. Alcune chiuse storiche continuano a funzionare esattamente come allora, prova silenziosa di un’ingegneria progettata per durare ben oltre la vita di chi l’ha immaginata.
L’unico vero nemico di questo viaggio non sono le gambe, ma il sole che picchia senza pietà. Ombra scarsa, esposizione totale, e temperature capaci di trasformare una pedalata rilassante in una piccola prova di resistenza nelle ore centrali dell’estate toscana. Cappello, crema solare e abbondanti scorte d’acqua diventano qui più utili di qualunque allenamento in salita, per un percorso che alla fine sa premiare tutti allo stesso modo, dal principiante assoluto al veterano in cerca solo di un pomeriggio di pace vera.











