Nove isole vulcaniche in mezzo all’Atlantico, dove il meteo cambia prima ancora che le gambe si stanchino

Provate a immaginare un arcipelago dove il sole lascia spazio alla pioggia, e poi di nuovo al sole, più volte nella stessa giornata di pedalata. Non è un’esagerazione da guida turistica, è semplicemente la normalità alle Azzorre, nove isole vulcaniche portoghesi sospese a metà strada tra Europa e America, ancora oggi una meta di nicchia per il cicloturismo europeo nonostante paesaggi capaci di competere con destinazioni molto più celebrate e affollate.

São Miguel, l’isola maggiore dell’arcipelago, non supera i cento chilometri di lunghezza complessiva. Un dato che potrebbe far pensare a un territorio da esplorare in poche ore tranquille, quasi con leggerezza. La realtà raccontata da chi l’ha già percorsa in bicicletta è ben diversa, con un dislivello importante quasi ovunque e salite dall’oceano verso l’interno vulcanico che richiedono gambe allenate, molto più di quanto suggerisca la dimensione contenuta dell’isola sulla carta.

Ponta Delgada, capitale dell’arcipelago, resta il punto di partenza quasi obbligato, riconoscibile per gli edifici in pietra lavica bianca e nera che caratterizzano il centro storico. Da qui uno dei percorsi più amati porta fino a Sete Cidades, complesso vulcanico considerato tra le sette meraviglie del Portogallo, dove due laghi gemelli, uno azzurro e uno verde, riempiono un antico cratere circondato da pareti ripidissime e di un verde quasi innaturale.

Proseguendo lungo la costa settentrionale si raggiungono le sorgenti termali di Ferraria, dove l’acqua calda di origine vulcanica si mescola direttamente con l’oceano, permettendo un bagno caldo praticamente sulla battigia, con le onde fredde a pochi metri di distanza. Più a est, la zona di Furnas custodisce invece caldere fumanti e fanghi sulfurei ancora in ebollizione, sfruttati da secoli per le cure termali della zona.

Chi cerca una sfida più lunga può affrontare l’anello dell’intera isola, che secondo diverse piattaforme di tracciati supera i novanta chilometri complessivi, tra scogliere frastagliate, villaggi di pescatori praticamente senza turisti e boschi lussureggianti che ricoprono buona parte dell’entroterra vulcanico. La salita verso la Lagoa do Fogo, altro lago craterico in quota, resta una delle più citate, e temute, da chi ha già pedalato qui.

Il periodo migliore va dalla primavera all’inizio dell’autunno, quando le temperature restano miti tutto l’anno ma le precipitazioni diminuiscono almeno un po’. Anche nei mesi più favorevoli, però, conviene sempre vestirsi a strati e controllare le webcam locali prima di partire, perché alle Azzorre il tempo non promette nulla per più di qualche ora di fila.