Esiste un modo di attraversare la Basilicata che volta le spalle al mare, sia quello ionico che quello tirrenico, per affondare invece nel cuore montuoso della regione, quello che nessuna cartolina riuscirà mai a mostrare per davvero. Si chiama Ciclovia dei Boschi Sacri, nasce a Pescopagano, ai confini con la Campania, e si chiude a Castrovillari, già in territorio calabrese, dopo quattrocentocinquanta chilometri e dieci tappe pensate da tre soci dell’associazione ciclOstile Fiab Potenza, raccolte poi in una guida edita nel 2021 da Typimedia Editore.
Due parchi nazionali scandiscono il respiro del viaggio, quello dell’Appennino Lucano e quello del Pollino, mentre ventotto borghi punteggiano il tracciato, ventisei lucani e due già calabresi. Dimenticate ogni idea di linea dritta o comoda, qui la strada non conosce scorciatoie e non ne promette. Il percorso segue fedelmente l’orografia della regione, un saliscendi continuo tra crinali e vallate che cambia volto quasi a ogni chilometro, senza mai regalare due giornate identiche l’una all’altra.
Il nome stesso della ciclovia nasce dai boschi sacri disseminati lungo il tragitto, aree naturali legate un tempo a culti pagani dimenticati, oggi tutelate come parte viva del patrimonio ambientale lucano. Strade provinciali quasi deserte accompagnano il ciclista per gran parte del viaggio, alternando l’ombra fitta del bosco a improvvise aperture panoramiche su colline coltivate e paesi che il turismo di massa non ha mai scoperto, e forse non scoprirà mai.
Le prime tappe, da Pescopagano, attraversano il territorio montuoso della Basilicata settentrionale, dove piccoli comuni di poche centinaia di anime conservano ancora un’economia legata all’agricoltura di montagna, praticamente immutata da generazioni intere di famiglie. Proseguendo verso sud il percorso entra nel Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, tra faggete secolari e altopiani dove il silenzio diventa quasi un elemento tangibile, qualcosa che si respira più che si sente con le orecchie.
Nella sezione centrale, pur restando ben distinto dal tracciato della vicina Ciclovia delle Dolomiti Lucane, il viaggio attraversa territori che sembrano usciti direttamente dalle pagine di Cristo si è fermato a Eboli. Calanchi scavati dal tempo, masserie isolate e borghi fermi a metà del secolo scorso raccontano una Lucania rurale che Carlo Levi descrisse decenni fa e che qui, sorprendentemente, resiste ancora quasi identica a se stessa, come se il tempo avesse deciso di rallentare apposta.
Le ultime tappe conducono verso il Parco Nazionale del Pollino, il più esteso d’Italia, fino a Castrovillari. È un arrivo che segna anche un confine simbolico, quello tra la Lucania più autentica e la Calabria, in territori dove il turismo tradizionale è arrivato tardi, lasciando intatte tradizioni, prodotti tipici e un’accoglienza genuina che chi ha già pedalato qui ricorda quasi sempre come il vero motivo per tornare, molto più del paesaggio in sé.











