Chiedete a chiunque abbia pedalato in Armenia quale sia stato il vero punto di riferimento del viaggio, e la risposta arriverà quasi sempre identica, il lago Sevan. A circa 1900 metri di quota, tra i laghi d’alta montagna più estesi al mondo, finisce per orientare prima o poi quasi ogni itinerario in questo piccolo paese del Caucaso meridionale, dove il traffico resta scarso e le montagne sfiorano regolarmente i tremila metri senza troppi complimenti.
Si parte quasi sempre da Yerevan, la capitale a circa mille metri sul livello del mare. Uno dei tragitti più amati porta verso Garni e Geghard, ottanta chilometri che terminano al monastero di Geghard, sito Unesco scavato in parte direttamente nella roccia del canyon dell’Azat, un edificio che sembra essere cresciuto dalla montagna stessa più che costruito su di essa dall’uomo.
Da qui molti proseguono verso il Sevan, incontrando lungo la sponda il monastero di Hayravank, due cupole di stile diverso risalenti al nono secolo, sorto accanto all’antica Via della Seta che un tempo attraversava questa stessa regione carica di merci e storie. Poco distante, il monastero di Sevanavank domina da una piccola penisola l’intera distesa d’acqua, con le montagne che la circondano da ogni lato come una cornice naturale.
La salita più dura dell’itinerario resta il Passo di Selim, venticinque chilometri di steppa spoglia che conducono all’omonimo caravanserraglio del quattordicesimo secolo, costruito per proteggere le carovane di passaggio dal freddo e dai briganti. Oltre i duemila metri, nelle giornate limpide, la vista si allunga fino al monte Ararat, simbolo dell’Armenia nonostante si trovi oggi oltre il confine con la Turchia, quasi a voler ricordare un confine che il paesaggio ignora.
Verso nord il paesaggio cambia volto quasi all’improvviso. Colline dense di boschi accompagnano fino al monastero di Goshavank, del dodicesimo secolo, e poi a Dilijan, cittadina termale immersa in una riserva naturale, un tempo destinazione di vacanza preferita dalla nomenclatura sovietica. L’architettura tradizionale in legno, ancora ben conservata, stona piacevolmente con la pietra vulcanica che domina il resto del paese.
Chi cerca invece pianura, almeno per qualche chilometro di tregua, trova nella valle dell’Ararat frutteti e vigneti a perdita d’occhio, con una sosta d’obbligo al monastero di Khor Virap, simbolo dell’Armenia cristiana e punto di osservazione perfetto sulla montagna sacra. Tra fortezze urartee, caravanserragli medievali e monasteri scavati nella roccia, l’Armenia resta uno dei pochi angoli del Caucaso capaci di sorprendere davvero chi arriva ancora convinto di sapere cosa aspettarsi.











