Marrakech e l’Atlante in bicicletta, mille chilometri tra passi di montagna e villaggi berberi

C’è un anello in Marocco che parte dal brusio della Medina di Marrakech e ci ritorna solo dopo aver attraversato uno dei paesaggi montani più spettacolari del Nord Africa. Mille chilometri, quattordici tappe, pensate per chi cerca un cicloturismo capace di mescolare fatica vera, cultura berbera e panorami che cambiano faccia ogni pochi chilometri, quasi senza preavviso.

Il viaggio lascia alle spalle gli incantatori di serpenti e il minareto della Kotoubia per dirigersi verso le prime salite dell’Atlante. I pendii cominciano dopo circa trenta chilometri, dolci all’inizio, poi sempre più severi man mano che ci si avvicina al Tizi n’Tichka, il passo che segna uno dei momenti chiave dell’intero viaggio, oltre i duemila metri di quota tra tornanti e villaggi aggrappati al fianco della montagna come se avessero paura di cadere.

Superato il passo, la strada scende verso Telouet, dove le rovine dell’antica kasbah dei Glaoui raccontano un pezzo di storia coloniale marocchina rimasto sospeso nel tempo. Poi arriva Aït Benhaddou, villaggio fortificato patrimonio Unesco che il cinema internazionale ha scelto più volte come scenografia naturale. Da qui il tracciato prosegue verso la valle del Dadès, dove il fiume omonimo scava da secoli una gola tra pareti color ocra, punteggiata da oasi verdi e palmeti che sembrano fuori posto in un paesaggio altrimenti brullo, quasi lunare.

Le strade alternano asfalto a tratti sconnessi e sassosi, motivo per cui la maggior parte dei cicloturisti preferisce viaggiare leggeri in bikepacking, o comunque con un portapacchi robusto capace di reggere le sollecitazioni dei tratti più duri. Le notti si dividono tra piccoli alberghi a mezza pensione, dove una cena a base di tajine o cous cous accompagna quasi sempre l’arrivo, e campeggi liberi vicino ai villaggi, dove il cielo notturno, senza inquinamento luminoso, regala uno spettacolo che da solo vale il viaggio. Il rientro verso Marrakech chiude un cerchio che attraversa deserto, montagna e neve nel giro di poche ore, un’esperienza intensa e ancora sorprendentemente accessibile a poche ore di volo dall’Italia.